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Gli spiriti non dimenticano. Il mistero di Cavallo Pazzo e la tragedia dei Sioux

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Il racconto struggente e meraviglioso di un popolo, i Lakota Sioux delle Grandi Praterie americane, e del loro ultimo intrepido eroe, il capo Cavallo Pazzo, il vincitore di Custer. Una indimenticabile epopea ricostruita con emozionante intensit&agrave da un famoso scrittore e giornalista.

404 pages, Kindle Edition

First published January 1, 1996

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About the author

Vittorio Zucconi

29 books16 followers
Vittorio Zucconi, nato a Bastiglia il 16 agosto 1944, è un giornalista e scrittore italiano.
Laureato in lettere e filosofia all'Università degli Studi di Milano, è il figlio del giornalista Guglielmo Zucconi (che fu direttore de Il Giorno). Ha la doppia cittadinanza, italiana e, più recentemente, americana.
È stato corrispondente da Bruxelles per La Stampa di Torino, da Parigi per la Repubblica, dalla Russia durante il periodo della Guerra Fredda e dal Giappone. Da diversi anni vive a Washington, dove ricopre l'incarico di corrispondente dagli Stati Uniti per la Repubblica. In passato ha lavorato per il Corriere della Sera e La Stampa.
È attualmente direttore del quotidiano on-line la Repubblica.it e di Radio Capital. Cura inoltre una rubrica sul settimanale D - la Repubblica delle Donne. Dal 2007 tiene corsi estivi di storia italiana contemporanea e di giornalismo per post laureati al Middlebury College (Vermont, USA)
Ha pubblicato vari saggi, insieme al padre ha scritto il libro La scommessa (1993). Ha scritto inoltre un libro per ragazzi, Stranieri come noi (1993)

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Profile Image for Albus Eugene Percival Wulfric Brian Dumbledore.
593 reviews97 followers
February 9, 2021
Il massacro di Sand Creek, non è opera di soldati pur impegnati nell’orrore di una guerra, ma è stato fatto da cani e da vigliacchi. [B. F. Wade - Report of the Joint committee on the conduct of the war at the second session Thirty-eighth Congress. Author: United States. Congress. May 5, 1865.]
Crazy Horse by Jim Yellowhawk - SPIRITO LAKOTA / LAKOTA SPIRIT (*)
Vittorio Zucconi (1944 – 2019) giornalista e scrittore, era figlio del giornalista Guglielmo Zucconi.
Negli anni ’60, Vittorio intraprende la carriera di giornalista, come cronista di nera a La Notte a Milano. Lavora poi, come corrispondente di diverse testate, da Bruxelles, Parigi, Mosca, dal Giappone e infine da Washington. Nel 2002 ottiene la cittadinanza statunitense.
Ho sempre avuto un’alta considerazione di Zucconi sia come giornalista che come uomo, e ho sempre letto con piacere i suoi articoli, e ho seguito per anni la sua rubrica su “D” di Repubblica. Mai una parola di troppo, mai una volgarità e un costante, acuto sguardo sul mondo, che restituiva sempre con un mix sapiente di intelligenza, cultura e ironia.
Nel 1998, dopo approfondite ricerche d’archivio e ‘sul campo’, esce questo libro, che costituisce un originale contributo alla conoscenza della cultura dei nativi americani.
Zucconi racconta di Tashunka Uitko (Cavallo Pazzo), indiscusso leader guerriero dei Sioux, e della strenua e tragica resistenza di quel popolo alla politica di sistematico sterminio messa in atto, a cavallo della metà dell’Ottocento, da parte dei visi pallidi.
A proposito dell’atteggiamento di coloni, soldati e apparati governativi, viene spesso citata la frase «The only good Indian is a dead Indian», che il Generale Philip Sheridan avrebbe pronunciato nel 1870.
Zucconi racconterà di tradizioni, cultura, saggezza e spiritualità delle nazioni sioux (Oglala, Hunkpapa, Sicangu, Mineconju, Sisitonwan, ...), che avevano vissuto fino ad allora in pace e armonia con le leggi della natura, ma che ben prima dello scoppio della Civil War, si trovarono a dover combattere per le loro terre e la loro stessa sopravvivenza contro un nemico spietato e snza scrupoli. Quell’uomo bianco, Uas’ìchu "colui che si prende il grasso e lascia le ossa agli altri", che, pur di garantirsi gli immensi profitti che quelle nuove terre promettevano, non ebbe difficoltà ad inventare anche la teoria del Manifest destiny.
Leggeremo del Bozeman Trail, della scomparsa dei bisonti, dell’arrivo del Cavallo di Ferro, di campagne militari e dei tanti massacri perpetrati dalle giubbe blu, degli Agenti indiani, spesso opportunisti e senza scrupoli, dei trattati (sempre disattesi) tra i capi delle tribù ed il Grande Padre Bianco, di promesse mai mantenute e di molto altro ancora.
Zucconi racconterà di singoli episodi che ci aiuteranno a comprendere meglio tante scene di western come Balla coi lupi o Il massacro di Fort Apache o Un uomo chiamato Cavallo e altri ancora.
Altri libri - Seppellite il mio cuore a Wounded Knee sopra tutti – hanno già raccontato di questo genocidio, ma Zucconi ci restituisce quegli stessi avvenimenti attraverso uno sguardo originale e ricco di compassione e rispetto nei confronti di questo popolo straodinario.
Mr. Zucconi, grazie. Magari, per mio grande diletto, ci incontreremo nel Campo delle Mille Tende.
(*) Immagine tratta dal libro di Jim Yellowhawk - SPIRITO LAKOTA / LAKOTA SPIRIT – Settembre 2020
Profile Image for *LauraG..
62 reviews28 followers
July 14, 2012
Oh Grande Spirito,
Fammi sempre essere pronto a venire da te
con mani pulite e sguardo alto.
Così quando la vita appassisce,
come appassisce il tramonto,
il mio spirito possa venire a te senza vergogna

Tatanka Mani (Bisonte che Cammina)
(1871-1967)

Gli indiani potranno abitare le loro terre fino a quando ci saranno bisonti sufficienti per giustificarne la caccia.” Questo citava l’ultimo fasullo trattato che gli Uas’ichu, gli uomini bianchi “ladri di grasso”, fecero firmare ai nativi americani: l’ultimo capitolo scritto del loro annientamento. La candida onestà dei grandi capi Sioux raccolti a Fort Laramie per “toccare la penna”, non era naturalmente disposta a prevedere l’atroce inganno nascosto in quell’inchiostro nero. Le sagge mani analfabete della lingua bianca, incerte nel firmare quell’inutile pezzo di carta, erano guidate da quelle dei tenenti delle Giubbe Blu, ancora sporche del sangue di un popolo che, senza rendersene conto, marchiava a fuoco la propria condanna a morte.

Nel 1804, sul territorio che oggi chiamiamo Stati Uniti, viveva un milione di indigeni e galoppavano liberi 50 milioni di bisonti. Alla fine dello stesso secolo, quando il Selvaggio West fu domato dai suoi invasori, restavano solamente 1000 bisonti e 237.000 indiani. Nell’arco di pochi decenni un genocidio umano e animale si era compiuto nella nazione che oggi si erige paladina della libertà, una parentesi brevissima che grida la storia di una guerra che spazzò via una civiltà millenaria: la storia dell’invasione europea e dello sterminio dei Sioux delle Grandi Praterie del Nord.

Ha ragione Vittorio Zucconi quando ci fa riflettere, raccontandoci di come noi, figli del XX secolo, abbiamo imparato a conoscere gli indiani esclusivamente nei loro estremi stereotipati, all’interno di una buia sala cinematografica o sfogliando, fino alla consunzione, le pagine di qualche fumetto di Tex Willer. Hollywood prima ce li dipinse come primitivi urlanti e assetati di sangue, “ombre rosse” cacciatrici di scalpi, e successivamente, negli anni ’70, come vittime sacrificali della furia pallida. Da sempre intrappolati nella figura del pellerossa piumato e dipinto con i colori della guerra, gli indiani sono arrivati fino alla nostra epoca plasmati dalla cultura dei vincitori, a seconda delle ideologie e della sensibilità delle generazioni dell’epoca, che pagavano il biglietto per il cinema o rompevano il salvadanaio per incrementare la propria collezione di fumetti.

Nella volontà di dipingerli come demoni infernali prima e come martiri perseguitati poi, nel tentativo di “espiare le nostre colpe al modico prezzo di un biglietto di cinema”, ci siamo dimenticati un fondamentale particolare, ovvero di come Sioux, Mohicani, Aràpaho, Pownee, Cheyenne, Seminole e tutte le 500 nazioni indigene che popolavano il Nordamerica prima dell’arrivo di Colombo, non fossero né ecologisti, né scotennatori, né poeti, né santi, ma semplicemente uomini, capaci di provare tutto lo scibile dell’emotività propria della natura umana. Guerrieri implacabili e mariti affettuosi, fratelli e sorelle, padri e madri, in grado di provare odio e amore, portatori di grandi virtù e di grandi limiti, gloriosi e miserabili al tempo stesso, esattamente come qualsiasi altro popolo di questa terra,“dai Romani di Giulio Cesare ai Russi di Pietro il Grande, dagli zulu di re Shaka ai mongoli di Gengis Khan”.

Sfogliando le pagine di questo saggio, che non è solo una biografia, ma una testimonianza preziosa e appassionata su un mondo che sta scomparendo ancor prima di essere pienamente compreso, viene da chiedersi come sia potuto accadere realmente tutto questo, con quale giustificazione l’uomo bianco ha barbaramente sterminato i suoi fratelli, la cui unica colpa era l’amore per la propria terra. E’ naturale quindi domandarsi perché europei e nativi americani non hanno saputo trovare un punto di contatto, un abbozzo di armonia, per evitare o forse solo per ritardare l’Olocausto indiano.

La risposta a questa domanda è racchiusa nelle semplici parole di uno dei più celebri capi Sioux, Colui Che Fa Paura: “Del Uas’ichu non ci si può fidare”. Ecco svelata la vera tragedia della guerra fra bianchi e rossi: una politica europea che tendeva una mano carica di doni e promesse, ma nell’altra impugnava la sciabola e dunque rinnegava nei fatti le intenzioni su carta.

Il destino del popolo nordamericano era stato segnato quel 12 ottobre 1492, quando Cristoforo Colombo sbarcò nei Carabi, mettendo in contatto, per la prima volta, due civiltà, due culture, troppo intrinsecamente diverse per trovare la pace. Questo appare drammaticamente evidente dalle parole di Piccola Foglia, Sioux Oglala, studiosa contemporanea di storia indiana: il contrasto fra europei e indigeni era molto più radicato e profondo del semplice dislivello tecnologico fra due civiltà; derivava da due visioni del mondo opposte e incompatibili, una concezione della vita che si incarnava nella “cultura dell’essere” rappresentata dagli indiani contenti di essere quello che il Grande Spirito aveva voluto, e la “cultura del divenire” degli inquieti europei, perennemente alla ricerca del cambiamento, di qualcosa di nuovo e di diverso.

Per trovare una conferma di questo basta solo riflettere sulla concezione che entrambe le civiltà hanno di “Terra”. Per i bianchi cristiani la Terra è l’inferno, la selva oscura, il luogo dell’esilio temporaneo dove Dio li ha confinanti cacciandoli dal Paradiso Terrestre; un luogo di peccato e miserie, un travagliato cammino da percorrere mirando al ritorno all’Eden. Per gli indiani, invece, la Terra è il paradiso, il luogo che il Grande Spirito ha creato appositamente per l’uomo, per donargli pace e sostentamento, e che nessuno ha il diritto e neppure l’esigenza di cambiare. Quindi gli europei, come un tornado abbattutosi improvvisamente nella Grande Prateria del Nord, rubando agli indiani la Terra, hanno rubato loro anche il Paradiso.

Da quando Colombo appoggiò per la prima volta i piedi sul nuovo continente, baciando la sabbia di quella inaspettata Terra Promessa, fu tragicamente inevitabile, in seguito, che la massa inarrestabile di immigrati europei occupasse e privasse gli indiani della loro Grande Madre. Tuttavia lo svolgimento della Storia sarebbe forse stato diverso, sicuramente meno crudele, se ad alimentare i fiumi di sangue Sioux non ci fosse stata la stoltezza, la cecità e la cupidigia degli uomini chiamati ad applicare le politiche del governo federale.

Il vero epilogo della resa di un popolo millenario è racchiuso nello storico e indimenticabile discorso pronunciato da Nuvola Rossa alla firma dell’ennesimo trattato, impregnato ancora una volta di menzogne, sangue e morte. Poche parole, grondanti disperazione e impotenza contro la colonizzazione bianca, l’addio definitivo alla propria libertà, una sincera rassegnazione alla inevitabile fine: “Fratelli della Grande Prateria, ora voi dovete ricominciare la vostra vita e dimenticare gli insegnamenti dei vostri padri. Per diventare come l’Uomo Bianco e per imparare a vivere nel suo mondo, dovrete imparare ad accumulare cibo e ricchezza solo per voi stessi, e dimenticare i poveri e gli altri uomini, che non sono fratelli, ma selvaggina da cacciare. Dovrete costruirvi una casa di legno e di pietra, e, quando la vostra casa sarà costruita, dovrete guardarvi intorno e cercare quale altra casa e quali ricchezze potrete portare via al vostro vicino. Perché questa è la maniera dei bianchi e questo è il mondo nel quale il nostro popolo ora dovrà imparare a vivere e sopravvivere”.

Fra le tante figure che hanno costellato la gloriosa e, anche per noi Uas’ichu, indimenticabile resistenza Sioux alle ottocentesche offensive bianche, nessuna contiene tanto mistero quanto quella di Cavallo Pazzo, o Tashunka Uitko per il suo popolo, capo guerriero Oglala, a cui Vittorio Zucconi, completamente perso nella sua ossessione “dalla pelle rossa”, dedica questa evocativa biografia. La sua fama di guerriero invincibile e sanguinario dall’astuzia mefistofelica, ha terrorizzato e eccitato generazioni intere, arrivando ad incarnare la quintessenza dello spietato cacciatore di scalpi. Un nome, quello di Crazy Horse, dai connotati sinistri e inquietanti, quasi una minaccia che ci rammenta lo scempio che i nostri antenati compirono sulle sue terre natie.

Ben lontana da questo stereotipo è invece la figura che emerge dalle scorrevolissime pagine di Zucconi: un guerriero valoroso e brillante, morto giovanissimo, che fra la sua gente, ancora oggi, assume i connotati di un cavaliere mistico, un profeta, un Messia oggetto di venerazione profonda e sovrumana. I Sioux tuttora tramandano le sue imprese e invocano il suo perdono, e pare che il suo spirito ancora viva e voli sulla Grande Prateria del Nord, sulla desolante miseria degli indiani di oggi, sotto le sembianze di un falco rosso, la cui venuta è accompagnata da un fischio di guerra.

La vita di Cavallo Pazzo, alla sua morte, aveva compiuto un cerchio completo, il cerchio sacro a tutti i Lakota Sioux. Il suo cammino era iniziato dall’alto di una collina, dove un ragazzo introverso soprannominato Riccetto aveva visto il villaggio dello zio Coda Macchiata ardere, distrutto dalla furia in giubba blu, e aveva giurato di vendicarsi, battersi contro gli invasori e preservare le terre dei suoi antenati.

Profondamente turbato da quell’orrore senza nome e senza perché, Riccetto si isolò nelle foreste delle Black Hills dove entrò in contatto con il Grande Spirito che gli mandò una visione, una premonizione su quella che sarebbe stata la sua gloriosa e breve cavalcata contro l’uomo bianco, l’ultimo luminoso singulto di libertà di un popolo ormai in ginocchio.

Un cavaliere senza piumaggi e senza colori in volto apparve a Riccetto, vestito solamente di una semplice pelle di daino, portando sul capo una sola penna, una penna di falco rosso. Volava fluttuando nell’aria luminosa della sera, destreggiandosi in mezzo a una tempesta di proiettili di fucile diretti contro di lui, ma che si dissolvevano misteriosamente prima di colpirlo, lasciandolo incolume. Improvvisamente dietro alle spalle del cavaliere si alzò una folla, il suo popolo, che tendeva le mani verso di lui, tentando di afferrarlo, di trattenergli le braccia, ma il guerriero riuscì a divincolarsi e a proseguire la sua corsa. Il cielo si oscurò e scoppiò un temporale e, mentre un tuono scuoteva aria e terra, una saetta colpì in viso il cavaliere e una scarica di chicchi di grandine bersagliò il suo cavallo. Appena la tempesta si calmò, riapparve di nuovo la folla e questa volta le mani riuscirono ad afferrarlo e a disarcionarlo. Il cavaliere cadde a terra e scomparve, mentre un falco rosso attraversava il cielo emettendo il proprio grido acuto.

Da quel giorno Riccetto, che prese poi il nome di Cavallo Pazzo, combatté insieme al suo popolo senza portare piumaggi da guerra ad eccezione della penna di falco rosso, dipingendo sul suo viso una saetta e sul suo cavallo chicchi di grandine. Cavalcava nudo, con solo una pelle di daino intorno ai fianchi e al termine di ogni vittoria non profanava il nemico portando alla sua tribù gli ambiti scalpi che testimoniavano la gloria delle proprie imprese.
Come aveva previsto il Grande Spirito, Cavallo Pazzo guidò con astuzia e coraggio interi eserciti di Sioux, diffondendo il terrore nell’uomo bianco e rimanendo incolume a qualsiasi scontro, come se le pallottole deviassero misteriosamente il loro percorso prima di incontrare il corpo di questo messia dalla pelle rossa.

Purtroppo il Grande Spirito, oltre a mandare un suo messaggero, non poté fare altro per difendere il nobile popolo Sioux, che ormai tragicamente marciava verso il suo destino. Però riuscì a regalare ai suoi figli un’ultima memorabile vittoria, che rimase negli annali e che ancora oggi testimonia il valore della gente rossa e la stoltezza dell’uomo bianco, incarnata da un uomo invasato e avido di gloria, che teneva più ai suoi riccioli biondi che ai suoi cavalleggeri: il generale Custer.

Nel tempo necessario per una buona cena” , Cavallo Pazzo e Toro Seduto, forti dell’alleanza di tutte le sette tribù Sioux, consumarono sul Little Bighorn il terribile banchetto della vendetta per placare i vivi e i morti. Durante quella battaglia tornarono gli spiriti di Orso Che Conquista, ucciso dal tenente Grattan per una stupida mucca lessata, di Donna Gialla, la Cheyenne salvata e amata da Cavallo Pazzo, di Antilope Bianca, il guerriero che aveva invocato e scelto la propria morte per espiare l’ingenuità del suo popolo, di Penna Nera e di Orso Inquieto che, con la colpa di cercare la pace, erano stati impiccati e lasciati marcire sulla forca di Fort Laramie, di Colei Che Fa Tremare, figlia di Cavallo Pazzo uccisa dalla “tosse” portata dai bianchi, di Due Pentole, il capo che aveva esposto la bandiera americana in segno di pace e dei milioni e milioni di bisonti sterminati dai fucili dei turisti per diventare macabri souvenir.

Gli spiriti avevano reclamato il loro scotto, affidando al loro figlio prediletto, Tashunka Uitko, la più grave sconfitta militare che gli Stati Uniti avessero conosciuto sul proprio territorio. 264 Soldati Blu morirono in quel pomeriggio caldo e polveroso, surclassati dalla furia indigena alleata con i propri antenati.
Nell’unica vera battaglia campale di tutti i secoli di guerra fra uomini rossi e uomini bianchi dopo lo sbarco di Cristoforo Colombo, gli indiani avevano vinto. E i bianchi miseramente perduto.

Tuttavia gli spiriti sono soliti a pretendere molto verso coloro a cui concedono molto. Quando Cavallo Pazzo depose le armi definitivamente e abbandonò ogni ostilità, dovette scontrarsi di nuovo con un nemico forse molto più infido e ambiguo dell’uomo bianco: l’invidia del suo popolo.

L’inganno attirò Cavallo Pazzo a Fort Robinson e qui le mani di un suo caro amico, Piccolo Grande Uomo, lo fermarono sospingendolo verso la morte. La baionetta di una Giubba Blu penetrò nella sua pelle, attraversò un rene e un fiotto di sangue uscì dalla ferita. Il soldato infierì una seconda volta, ma Tashunka Uitko si afflosciò a terra, mormorando “Basta, amici, basta, non vedete che mi avete già ucciso?”.

Piccolo Grande Uomo, piccolo grande Giuda, si era semplicemente limitato a svolgere la parte che il cavaliere della visione aveva profetizzato a Riccetto, bloccandogli le braccia e impedendogli di difendersi. Il guerriero che in 22 battaglie con l’Uomo Bianco non era mai stato neppure sfiorato da una pallottola stava morendo, paralizzato dalle mani di un suo caro amico. Il suo popolo lo aveva tradito e consegnato ai bianchi. La profezia in questo modo si era avverata.

Appena prima della mezzanotte del 5 settembre 1877, Tashunka Uitko morì, deposto sulla nuda polvere, come lui aveva voluto, in modo da morire a contatto con la terra che lo aveva fatto nascere, su cui era cresciuto e che con il suo sacrificio aveva tentato di preservare. Il suo migliore amico, Tocca Le Nuvole, si presentò davanti alla folla dei Sioux che, compatta e in silenzio, aveva aspettato la morte del proprio profeta armato. Queste furono le sue parole: “Una cosa buona è accaduta questa notte, fratelli Lakota. Un uomo ha cercato la morte e la morte lo ha trovato”.

Il dottore che accertò la morte di Cavallo Pazzo, raccontò che a quel punto un forte vento si alzò dalla prateria, iniziò a piovere e un fragoroso tuono scosse il cielo e la terra. “Gli indiani annuirono con l’aria di chi sa. Il tuono era venuto a riprendersi suo figlio”.
Molti Sioux giurano ancora oggi che quando Tashunka Uitko morì avesse 33 anni. Ma questo a noi non è dato sapere.
Profile Image for Stefano Menchetti.
304 reviews3 followers
January 5, 2020
Tashunka Uitko, "Cavallo Pazzo", è stato uno dei guerrieri Sioux più leggendari di sempre.
"Gli spiriti non dimenticano" è una storia incredibile, il racconto di un uomo e del suo popolo, la loro cultura, identità, dignità, la loro terra..., e della loro legittima intenzione di conservare tutto questo, a costo della vita.
Un contrasto tra due visioni del mondo opposte e incompatibili, la "cultura dell’essere" che gli indiani incarnavano nella tranquilla allegria di essere quello che erano, e la "cultura del divenire" incarnata dagli inquieti uomini bianchi, perennemente alla ricerca del nuovo e del diverso.
“cit. Per voi uomini bianchi il Paradiso è in cielo, per noi il Paradiso è la Terra; quando ci avete rubato la Terra ci avete rubato il Paradiso “.
Profile Image for Karenina.
135 reviews105 followers
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November 22, 2017
Classico esempio di “libro di pancia” ovvero da valutare più con il cuore che con il cervello, nel senso che dal punto di vista strettamente letterario non è un granché: Zucconi scrive come parla e indulge al romanticismo banalizzante in più di un’occasione, avrei preferito un approccio più filologico, ma mi rendo conto che in questo modo ha reso accattivante e divulgativo ai massimi livelli il racconto di uno sterminio spesso sottovalutato.
Profile Image for Anna [Floanne].
631 reviews301 followers
June 1, 2016
Biografia interessantissima di una delle più importanti figure degli indiani d'America che ha invano cercato in ogni modo di fermare il vergognoso eccidio del proprio popolo per mano dell'uomo bianco. Scritto in modo scorrevolissimo e avvincente, questo reportage di Zucconi (che approfondisce anche momenti della quotidianità della tribù come l'istruzione dei piccoli, l'allestimento dell'accampamento, la caccia al bisonte, i principali riti religiosi e svariati altri argomenti) si legge come un romanzo, ma purtroppo è storia. Non entrerò nel merito di come l'Uas'ichu (l'uomo bianco) si sia comportato tradendo, frodando, umiliando, massacrando, violentando e infine deportando il pacifico popolo dei Sioux lungo i "sentieri delle lacrime", come verranno poi ribattezzate quelle strade che li allontanarono per sempre dalla loro terra per confinarli nelle riserve, a centinaia di chilometri da dove erano nati e vissuti i loro avi. Come ho già detto, purtroppo, è storia nota. A chi volesse comunque approfondire la propria conoscenza dei Lakota Sioux e della loro tristissima fine consiglio vivamente questa lettura.
Voto: 5 stelle
9 reviews1 follower
August 31, 2019
L'uomo bianco, non c'è parola per descrivere la sua crudeltà quanto la sua intelligenza.
Profile Image for Ester Baroni.
141 reviews8 followers
December 16, 2020
“Adattavano il tempo alla vita, e non la vita al tempo, come facciamo noi”
Profile Image for Silvia Cherchi.
282 reviews1 follower
April 3, 2022
Storia di cui si parla troppo poco. Il razzismo dalle mille forme, ma di solo una poi si parla.
L’uomo giusto non può che provare rabbia e impotenza di fronte alla storia degli indiani.
Profile Image for ★Loredana★.
99 reviews8 followers
April 6, 2013
Soluzione finale, può sembrare anacronistica questa locuzione riferita allo sterminio dei Nativi Americani, eppure di questo si è trattato, lo stesso autore più volte la usa nel libro.
Soluzione finale, pulizia etnica, termini che sembrano moderni, ma che possono benissimo essere usati per descrivere ciò che è stato fatto a un popolo definito selvaggio, ma che di fatto aveva la sola colpa di vivere al di fuori di ogni logica modernista e progressista, di vivere in simbiosi con la natura, di abitare una terra ambita dall'uomo bianco (il minuscolo non è casuale) perchè ricca di oro, perchè terra di passaggio per la ferrovia, per il progresso, per la ricchezza.
La caratteristica che ha reso straordinario questo libro ai miei occhi è che in realtà si tratta di una biografia, la biografia di Cavallo Pazzo, ma è raccontata con una empatia e con un coinvolgimento così grandi che è come se fosse un romanzo. Ho imparato a conoscere usi e costumi di un popolo che tutto era fuorchè selvaggio, per comprendere ciò basta capovolgere per un momento la nostra logica, il nostro senso del tempo, perfino i nostri tabù... sul sesso, sulla famiglia allargata, sull'amicizia e sull'amore, sull'emancipazione della donna.
E' stato deciso a tavolino di sterminare un popolo davanti al quale l'uomo "civile" avrebbe solo dovuto imparare, davanti al quale avrebbe dovuto solo fermarsi e rispettare, con umiltà... ma rispetto e umiltà sono parole ormai in disuso... evidentemente da più tempo di quanto non sospettassimo.
Profile Image for paperopap.
81 reviews3 followers
April 5, 2021
Ancora una volta, cupidigia e avidità ma soprattutto rifiuto di accettare lo status quo ante o per lo meno di integrarsi col dovuto rispetto portano all'eradicazione di una delle due parti. E poi la storia (di Hollywood) ha raccontato altro.
Profile Image for Monny.
91 reviews1 follower
July 31, 2025
Per scrivere questa biografia di Cavallo Pazzo, capo Lakota, Vittorio Zucconi, giornalista emiliano, dice di avere non solo studiato tutto quello che era stato scritto sul capo indiano, ma di avere viaggiato nei sui luoghi e di avere parlato con i depositari della sua eredità spirituale (quanto ho sognato di essere lì con lui, al cospetto di un medicine man, per chiedere il permesso al Grande Spirito di potere scrivere!). Zucconi disegna dunque il ritratto a tuttotondo di Tashunka Uitko (Cavallo Pazzo) che nel 1876 sconfisse il Settimo Cavalleggeri di Custer a Little Bighorn; si infila nella Grande Storia per cercare gli indizi e le tracce di una storia più umana e più vera, quella di un guerriero che al di là di un mito che lo ha dipinto come sanguinario cacciatore di scalpi è stato prima di tutto un uomo animato dall’amore per la sua terra, per il suo popolo, per la natura incontaminata in cui viveva. Amore che deve essere diventato prima rabbia violenta, poi lancinante disperazione, infine triste rassegnazione, davanti al dilagare inarrestabile dell’Uomo Bianco che con la sua superiorità militare ma soprattutto con la sua insaziabile fame di possesso, ha di fatto decretato la fine del suo popolo.
Non si può restare indifferenti davanti a un racconto così
Profile Image for Tatiana Sabina Meloni.
Author 14 books8 followers
August 28, 2022
"Gli spiriti non dimenticano", di Vittorio Zucconi, è la biografia romanzata di Tashunka Uitko, meglio conosciuto come Cavallo Pazzo, e del popolo Sioux.
Sono rari i libri che rileggo, ma questo mi stava chiamando a gran voce. E l'ho assecondato, amandolo più della prima volta.
Zucconi prende affettuosamente per mano il lettore, facendogli fare capolino nella vita quotidiana dei nativi americani, per poi catapultarlo senza remore in una vita fatta di balli, battaglie e riti. Questa immersione totale nella vita dei Lakota Sioux è possibile sia per il lessico semplice ma perfetto dell'autore sia per l'amore al limite dell'ossessione che egli riversa in queste pagine di storia sanguinosa.
Con penna chirurgica, Zucconi narra ogni errore dei nativi e ogni porcata degli Uas'ichu (ovvero "i ladri di grasso", cioè i bianchi), le loro promesse rimangiate, i trattati mai rispettati, la sfrenata corsa all'arricchimento. Non fa sconti, mai, facendo bruciare sulla pelle del lettore ogni lacrima versata dal popolo di Tashunka, ogni tradimento, ogni speranza tumulata.
Non c'è niente da fare: Zucconi è un maestro, e questo titolo ne è la prova.
Un capolavoro da leggere e rileggere.
Profile Image for Alessandro Giuliani.
350 reviews1 follower
May 12, 2018
Vita, opere e morte di Cavallo Pazzo, figura iconica nota ai più per la vittoria di Little Big Horn, ma molto più di un capo militare per il suo popolo, che ancora oggi ne tiene viva la memoria
Libro bellissimo e triste perché racconta di morti e tradimenti continui, è anche di una grande attualità perché la politica USA non è cambiata oggi rispetto a quella che ha depredato i nativi dei territori in cui vivevano da sempre: ignorante della cultura, degli usi e dei costumi altrui, capace di giudicare sempre e solo in riferimento ai propri parametri, facile alla menzogna se può costituire il motivo per scatenare la guerra cercata, che si tratti dell'ipotetica rottura dei trattati da parte dei pellerossa - in realtà sistematicamente infranti dall'uomo bianco - o del possesso di armi di distruzione di massa da parte di Saddam o Assad. E la storia continua tristemente a ripetersi
Profile Image for Simone Sidiya.
4 reviews
August 4, 2025
Ripercorre la vita e le gesta di uno dei più leggendari ed enigmatici eroi del popolo Sioux: Cavallo Pazzo. Quest'ultimo fu nel corso della sua breve vita una moltitudine di personaggi: guerriero, profeta e persino essere sovrannaturale nelle leggende popolari. In primo luogo però fu un uomo, con le sue debolezze e smarrimenti esistenziali. Zucconi lo ritrae in questo libro come un idealista prigioniero della sua solitudine, per il quale per ogni giorno buono in cui morire sapeva essercene altrettanti nei quali la vita era meravigliosa. Nel libro l'autore ripercorre anche l'orribile pagina delle guerre indiane, i gloriosi giorni della libertà e la tristezza nel quale questo meraviglioso popolo vive nel presente. Attraverso questo scritto Zucconi a parer mio ha restituito una giusta narrativa alla storia dei nativi americani attraverso un racconto che ne restituisce una dimensione umana di popolo. Se gli spiriti non dimenticano non puó farlo di certo l'America di oggi, la quale deve fare i conti con il proprio passato predatore e coloniale.
Profile Image for Tex-49.
748 reviews60 followers
October 21, 2017
Questa biografia di Cavallo Pazzo e della sua gente, il popolo delle grandi praterie, ci fa rivivere le vicende narrate come se fossimo al centro della scena, vicini a questi uomini, e soffrire per le loro vicissitudini. Fa veramente rabbia constatare con quanta disumanità i bianchi abbiano freddamente sterminato un popolo, cancellando una cultura ed un insieme di valori, che non riuscivano a capire! E dire che si dicevano portatori di una fede religiosa che fa dell'amore verso il prossimo la sua vera essenza! Per quanto riguarda le pagine in cui Vittorio Zucconi racconta il suo approccio a quel mondo, mi chiedo se sia tutto vero (comprese le sensazioni di contatti con quello spirito) o solo un espediente narrativo.
Profile Image for Chiara Pignanelli.
123 reviews10 followers
May 18, 2021
La storia di Tashunka Witko, Cavallo Pazzo, la conoscevo solo vagamente, intravista in qualche manuale di storia americana in cui generalmente agli indiani viene dato poco e vago spazio. Ovviamente è una storia tragica, terribile, ma anche piena di coraggio, spiritualità e dignità, che Zucconi ha saputo raccontare in maniera splendida. Meno "distaccato" di Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, il saggio capolavoro di Dee Brown, Gli Spiriti Non Dimenticano è il frutto delle ricerche sul campo di Zucconi e delle testimonianze dei Sioux sopravvissuti a massacri e tradimenti dell'infame Uomo Bianco, Uas'ichu.
Profile Image for Federico.
109 reviews1 follower
April 19, 2021
5 stelle per il profondo significato che racchiude. Se chi lo legge lo fa con empatia non può non provare una punta di amarezza e una meno leggera punta di vergogna per appartenere alla razza dei "visi pallidi" che tanto avaramente hanno approfittato dell'infantile ingenuità dei nativi per sottrar loro la terra natia.
E' pur vero che i nativi si sono lasciati corrompere da sacchi di farina e alcolici di quarta segata.
In ogni caso, al di là del significato, il libro è scritto in modo molto scorrevole, interessante e mai lacunoso. A tratti struggente.
Bellissimo.
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Profile Image for Fabrizio.
239 reviews4 followers
January 13, 2024
Tashunka Uitko, che noi ribattezzeremo Crazy Horse o Cavallo Pazzo e’ stato un guerriero dei Sioux Oglala, ultimo ad arrendersi nel 1877 all’esercito degli Stati Uniti. Inutile aggiungere di più: la sua è una storia che tutti dovremmo conoscere, fatta di orgoglio delle proprie tradizioni e amore per il proprio popolo. La fine è nota a tutti ma quello che non va perso è il viaggio, il percorso di un Uomo del quale ci hanno raccontato decine e decine di opere. Questo di Zucconi è un libro piacevole e di facile lettura che ci aiuta a non dimenticare. Perché “gli spiriti non dimenticano”.
Profile Image for Starfall.
2 reviews
June 12, 2025
Lo sguardo delle persone di oggi è circoscritto al proprio mondo, un mondo che a noi sembra di pace, di piccoli problemi di tutti i giorni, e tendiamo a ricevere i fatti così come sono senza lasciarci intaccare. Per molti la verità è quello che viene detto dal vincitore. I vinti vengono ignorati. Negli Stati Uniti, dove i vincitori stessi sono gli stranieri, i nativi americani vengono distorti in film e fumetti. Questo libro non è solamente una rievocazione della vita di Cavallo Pazzo, ma di un intero popolo.
Profile Image for Mario.
3 reviews9 followers
November 30, 2019
La prima parte molto coinvolgente e appassionante, più scialba la seconda, come se l'autore avesse perso un po' di ispirazione. Un ottimo libro, consigliatissimo agli appassionati della storia dei Nativi Americani
Profile Image for Antonella Saponaro.
25 reviews1 follower
January 30, 2021
Meraviglioso. Un libro che ti entra dentro e ti fa scoprire la vera storia degli indiani. Un libro che ti insegna le loro tradizioni, il loro modo di approcciarsi alla vita e al quotidiano. Un libro che ti fa comprendere fino in fondo che la legalità è il diritto stabilito dai più forti.
11 reviews
December 14, 2024
Un libro che dovrebbero fare leggere nelle scuole. E che i ragazzi, sono certo, leggerebbero volentieri, sviluppando un pensiero critico su una delle pagine più vergognosa e meno note della storia dell'occidente.
È un libro che ho amato sin da subito e che continuo a consigliare a tutti.
Profile Image for Alberto Falezza.
2 reviews
October 4, 2025
Bellissimo libro , la storia romanzata della fine dei Lakota , di Cavallo pazzo colui che non tocco’ mai la penna , non so dove sia il suo corpo ma e’ dove sta il suo spirito che mi piacerebbe stare . ( Alce Nero)
Profile Image for Claudio Iannoni.
66 reviews1 follower
August 8, 2017
Una bellissima storia romanzata da un grande Zucconi. Avvincente e appassionante.
Profile Image for Giulia Bartolini.
11 reviews
December 2, 2019
Ci sono storie che non hanno bisogno di discorsi edulcorati o di superflua retorica. Questa straordinaria storia e’ raccontata da Zucconi con rispetto, semplicita’ e amore.
5 reviews
April 20, 2020
Una storia vera davvero illuminante che fa venire voglia di visitare la leggendaria terra dei Sioux nel nord-ovest americano.

Libro molto scorrevole, consigliato assolutamente!
Displaying 1 - 30 of 45 reviews

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