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448 pages, Paperback
First published April 29, 2021
Siamo nel 2022 l’era del “populismo geriatrico”, così viene definita da Vaccari, Zelinda è una ragazza che fa parte di un movimento politico fondato su un libertarismo che quasi sfiora l’anarchia, lo scopo ultimo di questo gruppo di ribelli è rovesciare la Venerata Gherusia che si è insediata al governo facendo approvare un disegno di legge che ha stabilito che la loro sarà l’ultima generazione.
Ciò può accadere in un solo modo: proibendo nuove nascite, rendendo illegali le gravidanze e impiantando dei microchip alla popolazione, e far sì che la gente segua il corso della vita accettando di avviarsi all’estinzione. Ovviamente quando ci si rende conto della gravità della situazione sembra essere troppo tardi, l’Italia intera è scossa da disordini intestini che vengono sedati con la violenza. Da questa legge così sconclusionata poi, come le tessere di un domino, una dopo l’altra sono sorte altre problematiche: distruzione ambientale dovuta all'ingerenza dell'uomo che ha sconvolto non solo la natura, ma anche le realtà urbane si trovano in condizioni di forte degrado; l’istruzione è passata in secondo piano tant’è che il linguaggio è sgrammaticato e ridotto praticamente all’osso, l’ignoranza e un clima di angoscia regnano sovrani. Tuttavia si percepisce quella voglia impellente di fuggire dal tempo in cui sono confinati, il titolo perciò è emblematico.
“Urla sempre, primavera” è un grido di speranza che profuma di rivoluzione e viene accostato al concetto di rinnovamento insito in questa stagione. Se può rifiorire la natura, potrà farlo anche la società.
C’è sempre dolore, in ogni forma di salvezza.
Vaccari imbastisce un distopico ultra-realistico dalla narrazione corale che si sviluppa su più piani temporali, per l’esattezza, in un arco di tempo che va dall’ 08 settembre 1943 all’08 settembre 2043. Spazi e tempi in cui reminiscenze storico-culturali assurgono un nuovo valore.
La struttura del romanzo vede una suddivisione in libri, le voci narranti sono quattro e, infatti, la storia si arricchirà di nuovi elementi man mano che loro si passano il testimone.
Forma e contenuto funzionano, il libro è stato confezionato con la presenza di mappe che vanno a rendere ancora più accurato il worldbuilding, un’ambientazione tutta italiana che ci mostra Genova e dintorni, la cui topografia è stata stravolta ma di certo non gentrificata.
Una scrittura pulp e dolceamara alla Chuck Palahniuk, in particolare per il modo di esprimersi che hanno alcuni personaggi mi ha ricordato tantissimo il suo romanzo Pigmeo, l’autore riesce a coniugare passi davvero evocativi a espressioni gergali spesso volgari e stridenti e per il sentore di nichilismo che permea queste pagine.
Il pregio è che nonostante la mole, 448 pagine, il romanzo è agevole e immersivo, dall’apparato paratestuale vicino ai romanzi d’avventura tanto per il dinamismo quanto per le diverse declinazioni del resistere.
“Urla sempre, primavera” ha una complessità e una risonanza che ricade sul lettore e spesse volte spiazza. L’autore prende a piene mani dalla nostra realtà per intessere un racconto sulla sfida generosa del cambiamento, sviluppando così dei personaggi davvero intriganti. Ricco di spunti politicamente complessi perché proprio la politica è uno dei temi fortemente presente, grazie anche a diverse considerazioni sparse per tutto il romanzo, associato anche a quello dei sogni. Su questo punto preferisco lasciare un po’ di mistero ma, volendo, potremmo definire Zelinda, Spartaco ed Egle dei novelli onironauti.
Questa nuova fatica letteraria di Michele Vaccari è uno di quei libri dichiaratamente manicheo, ma del quale è lapalissiano valore.