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Urla sempre, primavera

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Per Zelinda il presente è il 2022, e Genova, la sua città, è messa a ferro e fuoco come nel G8 del luglio 2001. Procreare è diventato un reato, e per Zelinda l’ultima ribellione è la fuga, per mettere in salvo la bambina che porta in grembo a costo della sua stessa vita. Per il Commissario Giuliani il presente è l’8 settembre 2043, quando viene chiamato a indagare sulla morte di un uomo centenario che ha cambiato le sorti del paese. Per Spartaco il presente è sua nipote Egle, la figlia di Zelinda: lui, partigiano, queer, militante, dovrà addestrarla a combattere per se stessa e per gli Orfani del bosco, i bambini sopravvissuti. Presente, passato e futuro entrano senza bussare nella vita di Egle che, depositaria di una storia familiare e di un potere legato ai sogni, è l’unica in grado di immaginare il cambiamento. Nella Metropoli che è diventata l’Italia, un’oligarchia di uomini anziani, la Venerata Gherusia, ha cancellato istruzione e scienza, avvelenato terre e città, e i cittadini devono scegliere di estinguersi. Ma la scintilla del sogno è così potente da piegare la realtà, aprendo la strada alla rivoluzione. Scritto in una lingua indomabile, "Urla sempre, primavera" è un romanzo vertiginoso, da leggere come un libro d’avventure. Una storia d’amore e lotta, un sogno lucido e folle dove la natura si supera dando vita a una nuova umanità.

448 pages, Paperback

First published April 29, 2021

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Michele Vaccari

20 books5 followers

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Profile Image for Valerio Finizio.
Author 1 book9 followers
May 6, 2021
Il mio professore di letteratura tedesca un giorno disse che, all’inizio di una lettura, lo scrittore stringe un patto col lettore dandogli un’idea di ciò che dovrà aspettarsi in seguito: se lo scrittore ci dà indizi di natura fantastica, il surreale non ci apparirà strano ma bensì atteso; nel racconto realista l’approccio sarà molto più ancorato alla verosimiglianza mentre in quello storico il lettore si aspetterà anche una corrispondenza precisa e priva di errori alla Storia. Quello che fa Michele Vaccari in questo romanzo è prendere quest’idea (che è quasi una regola), accartocciarla con sdegno e gettarla via.
Questi tre elementi da me citati si fondono, mostrando ambizioni piuttosto ardite.
Nella prima parte ci troviamo in una Genova distopica (di cui vengono citati i nomi di molti luoghi che, se non li conosci, non ti dicono nulla), dominata da una sorta di governo vegano (?) che sembra aver tratto la conclusione che l’estinzione di massa sia l'ambizione più giusta da perseguire per l'umanità. Parte dunque il massacro delle madri: essere incinte è una cosa fuorilegge e uno dei nostri personaggi principali è proprio una di loro, ovviamente provvista del classico “dono” capace di sovvertire gli schemi, un dono che sarà ancor più potente nella figlia eletta. Sa un po’ di cliché attualizzato, ma quantomeno siamo ancora nei limiti “dell’atteso” di cui parlavo prima, con tanto di strizzatina d’occhio a Orwell con l’introduzione della cosiddetta Lingua Nuda, che tuttavia a differenza della Neolingua non sembra essere altro che un miscuglio di termini presi dalla peggior gioventù, da internet e dallo spagnolo (???) senza avere un effettivo scopo come lo aveva la “creatura” del Socing. Se la meta è l’estinzione, qual è il motivo per il quale il governo vorrebbe introdurre una nuova lingua? Potrebbe esserci, ma non è chiaro; in realtà sembra più un modo di scimmiottare una piega del linguaggio moderno, portandolo all'estremo.
Nella seconda parte ci troviamo catapultati in una sorta di poliziesco-fantascientifico, per mezzo del racconto di un altro personaggio già incontrato nella prima parte e macchiatosi di un’orribile colpa. I riferimenti alla storyline di base, tuttavia, ci sono ancora.
Nella terza parte però avviene la frattura che mi ha fatto storcere il naso definitivamente: ci troviamo davanti a un lunghissimo flashback che ci catapulta all’interno del mondo partigiano, cent’anni lontano dagli eventi finora narrati. Certo, si tratta di un flashback di un personaggio importante ma il lettore (o almeno io) si ritrova scagliato molto lontano, per un numero di pagine troppo lungo e con un livello di dettaglio che appare un po' eccessivo. Questo perché la priorità dell’autore sembra essere quella di sviscerare il tema della diversità, di voler provare a includere tutti i motivi della nostra contemporaneità (Covid compreso) e sbatterceli davanti, ma credo che il modo in cui lo faccia sia (probabilmente per volerli includere tutti insieme) un po’ banale e intacchi il procedere della storia. Perché non concentrarsi su uno, due temi? Il lungo flashback di Spartaco Delfino è rivolto a Egle per il raggiungimento di quello che sarà il suo destino, ed è proprio per questo che il soffermarsi su determinati dettagli e discettazioni è per me forzato: qual è, per Egle, l’utilità di conoscere i dettagli precisi della vita sessuale del nonno? Non meritava, il tema trattato nel flashback di Spartaco, una storia a sé? L’autore vuole mettere tutto insieme e questo si scontra violentemente con la coerenza del racconto, deviando da quel che dovrebbe essere davvero utile ai fini della storia principale.
Le prime tre parti sono un’evidente preparazione per le ultime due parti, ma per quando ci arrivi ti senti già sfiancato e confuso, incapace di poter dire davvero cosa tu abbia letto. A questo si aggiungono pagine colorate di diverso colore (che hanno il loro bell’impatto visivo, ma il cui contenuto non fa che confondere ulteriormente), parti in corsivo inserite qua e là in cui la voce narrante cambia tono, citazioni da manoscritti… l’inventiva è una cosa buona, ma va dosata: le idee ci sono e in certi casi anche buone, così come alcune riflessioni, ma è troppo. Oltretutto, io sono un amante di tutti i generi toccati da questo romanzo, ma qui si salta dall’uno all’altro come una lunghissima ed estenuante sessione di parkour.
“L’Ottimo è nemico del Buono”, mi hanno sempre detto. Hanno ragione.
Profile Image for Ellis ♥.
1,000 reviews10 followers
February 15, 2025
Recensione apparsa su Leggere distopico!

Siamo nel 2022 l’era del “populismo geriatrico”, così viene definita da Vaccari, Zelinda è una ragazza che fa parte di un movimento politico fondato su un libertarismo che quasi sfiora l’anarchia, lo scopo ultimo di questo gruppo di ribelli è rovesciare la Venerata Gherusia che si è insediata al governo facendo approvare un disegno di legge che ha stabilito che la loro sarà l’ultima generazione.
Ciò può accadere in un solo modo: proibendo nuove nascite, rendendo illegali le gravidanze e impiantando dei microchip alla popolazione, e far sì che la gente segua il corso della vita accettando di avviarsi all’estinzione. Ovviamente quando ci si rende conto della gravità della situazione sembra essere troppo tardi, l’Italia intera è scossa da disordini intestini che vengono sedati con la violenza. Da questa legge così sconclusionata poi, come le tessere di un domino, una dopo l’altra sono sorte altre problematiche: distruzione ambientale dovuta all'ingerenza dell'uomo che ha sconvolto non solo la natura, ma anche le realtà urbane si trovano in condizioni di forte degrado; l’istruzione è passata in secondo piano tant’è che il linguaggio è sgrammaticato e ridotto praticamente all’osso, l’ignoranza e un clima di angoscia regnano sovrani. Tuttavia si percepisce quella voglia impellente di fuggire dal tempo in cui sono confinati, il titolo perciò è emblematico.

“Urla sempre, primavera” è un grido di speranza che profuma di rivoluzione e viene accostato al concetto di rinnovamento insito in questa stagione. Se può rifiorire la natura, potrà farlo anche la società.

C’è sempre dolore, in ogni forma di salvezza.

Vaccari imbastisce un distopico ultra-realistico dalla narrazione corale che si sviluppa su più piani temporali, per l’esattezza, in un arco di tempo che va dall’ 08 settembre 1943 all’08 settembre 2043. Spazi e tempi in cui reminiscenze storico-culturali assurgono un nuovo valore.
La struttura del romanzo vede una suddivisione in libri, le voci narranti sono quattro e, infatti, la storia si arricchirà di nuovi elementi man mano che loro si passano il testimone.
Forma e contenuto funzionano, il libro è stato confezionato con la presenza di mappe che vanno a rendere ancora più accurato il worldbuilding, un’ambientazione tutta italiana che ci mostra Genova e dintorni, la cui topografia è stata stravolta ma di certo non gentrificata.
Una scrittura pulp e dolceamara alla Chuck Palahniuk, in particolare per il modo di esprimersi che hanno alcuni personaggi mi ha ricordato tantissimo il suo romanzo Pigmeo, l’autore riesce a coniugare passi davvero evocativi a espressioni gergali spesso volgari e stridenti e per il sentore di nichilismo che permea queste pagine.
Il pregio è che nonostante la mole, 448 pagine, il romanzo è agevole e immersivo, dall’apparato paratestuale vicino ai romanzi d’avventura tanto per il dinamismo quanto per le diverse declinazioni del resistere.
“Urla sempre, primavera” ha una complessità e una risonanza che ricade sul lettore e spesse volte spiazza. L’autore prende a piene mani dalla nostra realtà per intessere un racconto sulla sfida generosa del cambiamento, sviluppando così dei personaggi davvero intriganti. Ricco di spunti politicamente complessi perché proprio la politica è uno dei temi fortemente presente, grazie anche a diverse considerazioni sparse per tutto il romanzo, associato anche a quello dei sogni. Su questo punto preferisco lasciare un po’ di mistero ma, volendo, potremmo definire Zelinda, Spartaco ed Egle dei novelli onironauti.
Questa nuova fatica letteraria di Michele Vaccari è uno di quei libri dichiaratamente manicheo, ma del quale è lapalissiano valore.

Profile Image for Hex75.
986 reviews60 followers
June 2, 2021
non mi è mica facile parlare di questo libro.
da una parte c'è la storia: c'è un romanzo che prova ad uscire dal vicolo cieco di molta letteratura distopica (in cui sembra quasi provare piacere nel trovarsi in una situazione pessima) con la forza del sogno e con l'utopia di provare a costruire prima ancora che semplicemente distruggere.
e sinceramente non tutto mi sembra funzionare: non lo so, alcuni momenti forse mi sono sembrati forzati, e se il capitolo dedicato al commissario non mi ha convinto quello dedicato a spartaco invece è talmente eccezionale da far rimpiangere non sia stato un romanzo a sè.
dall'altra c'è genova: una genova (sia detto da residente) assolutamente inedita, finalmente vista fuori dai soliti vicoli (con il solito carico di luoghi comuni che francamente hanno stancato: aveva già detto tutto -e con una grazia che altri si sognano- arpino in "sei stato felice, giovanni"), che arriva anche una caratteristica che così poco viene trattata in libri e film, ovvero la stretta vicinanza con la natura, la possibilità di trovasi in campagna e nei boschi appena si comincia a salire.

ci sono scelte stilistiche non indifferenti (dalla "lingua nuda" al tuffarsi senza rete nel mondo onirico), c'è non poca ricerca storica, c'è la voglia finalmente di parlare del g8 di genova in maniera inedita (e l'intreccio con la vicenda narrata farà fare un salto sulla sedia a non pochi lettori), c'è un finale che ha voglia di dividere i lettori e persino una scena post-titoli di coda (il sommario, in questo caso) come in un film marvel e soprattutto c'è la voglia di dividerli, i lettori: di non dare un romanzo al massimo "carino" ma uno che sia da prendere o lasciare, da accettare o su cui incazzarsi, e questo è un grande merito di vaccari.
io sono tra quelli a favore, fosse solo perchè è una salutare ventata di aria fresca nella narrativa italiana: magari non finirà nella cinquina dello strega (ma con certi chiari di luna, chissà...), ma se si ha voglia di qualcosa di diverso merita l'attenzione.
Profile Image for Antonella.
118 reviews19 followers
August 6, 2021
Impossibile da descrivere in maniera esauriente ma imperdibile. Leggetelo tutti perché dice della nostra realtà più che una pagina di giornale.
Profile Image for Giorgia Legge Tanto.
418 reviews13 followers
June 24, 2021
Per Zelinda il presente è il 2022, e Genova, la sua città, è messa a ferro e fuoco come nel G8 del luglio 2001. Procreare è diventato un reato, e per Zelinda l'ultima ribellione è la fuga, per mettere in salvo la bambina che porta in grembo a costo della sua stessa vita. Per il commissario Giuliani il presente e l'8 settembre 2043, quando viene chiamato a indagare sulla morte di un uomo centenario che ha cambiato le sorti del paese. Per Spartaco il presente è sua nipote Egle, la figlia di Zelinda: lui, partigiano, queer, militante, dovrà addestrarla a combattere per se stessa e per gli orfani del Bosco, i bimbi sopravvissuti. Presente, passato e futuro entrano senza bussare nella vita di Egle che, depositaria di una storia familiare e di un potere legato ai sogni, è l'unica in grado di immaginare il cambiamento. Nella Metropoli che è diventata l'Italia, un'oligarchia di uomini anziani, la Venerata Gherusia, ha cancellato istruzione e scienza, avvelenato terre e città; e cittadini devono scegliere di estinguersi. Ma la scintilla del sogno e così potente da piegare la realtà, aprendo la strada alla rivoluzione.
Partiamo dal presupposto che non si può leggere questo libro se non conoscete i fatti, circostanze e personaggi dalla resistenza partigiana ai fatti del G8 di Genova. L'autore ha scritto un libro tutt'altro che semplice in cui mischia vari generi letterari, insieme a varie ambientazioni saltando nel presente di ogni personaggio. È difficile seguire la storia, forse è un libro che meriterebbe una rilettura, perché il rincorrersi delle pagine di questo libro, non ha creato in me quella voglia di andare avanti nella lettura, che cerca ogni lettore in un libro. Questo è sicuramente un romanzo che lancia un grido di speranza, perché se ritorna sempre la primavera, tornerà anche il sole nella civiltà più buia.
Lo consiglio a chi ama i distopico, ma leggetelo con calma e in cartaceo assolutamente!
Profile Image for Minimerecensioni .
168 reviews19 followers
August 12, 2022
Urla sempre, primavera di Michele Vaccari (NN Editore 2021).

🌳 Difficile, difficilissimo parlare di questo libro, quasi impossibile classificarlo in un genere letterario. D'altra parte non si può incasellare una rivoluzione, né dare confini a un sogno.

🌳 Michele Vaccari ha creato un romanzo-mondo, in cui la distopia sfocia nel romanzo storico-politico, con un forte elemento fantastico, ambientato in una Genova fatta di boschi e campagne, al di fuori delle rappresentazioni più classiche e stereotipate.

🌳 La scrittura è potente, fitta, scomposta, intricata, feroce, sovversiva, destabilizzante. A tratti complessa da seguire (la parte del commissario mi ha messa in difficoltà, lo ammetto).

🌳 Non vi racconterò la trama, perché finirei col banalizzarla, e non se lo merita. Io l'ho amata questa primavera, l'ho amata anche nei suoi eccessi, nel suo essere assoluta, manichea, nel suo voler abbracciare troppe tematiche. L'ho amata per i suoi azzardi. L'ho amata perché è temeraria, ribelle e viva.

💚 Leggete questo libro. Fatelo perché è una sfida, una rivolta, una delle poche vere novità letterarie italiane.

🌿Michele Vaccari è sicuramente un audace e ha trovato in NN una casa editrice sufficientemente coraggiosa da portare avanti un progetto così ambizioso, folle e anarchico.
La copertina e le mappe all'interno del libro si debbono al tratto ispirato di Rocco Lombardi.
16 reviews
December 9, 2022
Sono rimasto stregato dalla storia di Egle, sua madre Zelinda e tutti gli altri coprotagonisti, immersi in una realtà distopica fantascientifica dal sapore amaro dell'ineluttaibilità.
La trama si dipana in diverse linee temporali, che spaziano dalla seconda guerra mondiale fino al cupo futuro prossimo fatto di disastri climatici e autoritarismo, traccia le vite grame o eroiche dei personaggi che convergono verso il medesimo ideale: cercare la libertà, qualunque essa sia.
Il romanzo di Vaccari ha un'anima punk, sovversiva, che non risparmia niente e nessuno, con alcune sequenze tra le più drammatiche e crude che si possano immaginare affiancate ad altre così tenere da far dimenticare per un solo momento le brutture del mondo sottomesso alla legge dei Vecchi.
Stilisticamente, la scrittura ridisegna le regole e le adatte per farle diventare un tutt'uno con la materia trattata, quella dei sogni, infranti, irrealizzabili e modificabili; l'Autore plasma la parola e le frasi al servizio del concetto, travolgendo il lettore in una girandola narrativa e metanarrativa.

Consigliatissimo e per quel che mi riguarda, forse uno dei libri migliori che mi sia capitato in questo 2022.
Profile Image for Alessandro Vietti.
Author 16 books24 followers
July 7, 2021
Sono due le premesse che devo fare prima di iniziare a parlare di “Urla sempre, primavera”, ma spero mi perdonerete, essendo in fin dei conti esse stesse già inevitabilmente parte delle mie osservazioni sull’ultimo romanzo di Michele Vaccari.

Dunque, la prima è che io conosco l’autore, nel senso che lo conosco di persona, ho mangiato e bevuto insieme con lui, ci siamo dati pacche sulle spalle, ci è capitato di abbracciarci. Di più. Io sono pure citato nei ringraziamenti avendo avuto il piacere (l’onore) di assistere ai primissimi passi del romanzo, quando ancora il suo autore esplorava dentro una nebbia fitta il territorio che voleva descrivere e il percorso che voleva intraprendere. Mi piace pensare di avere offerto il mio dito per aiutarlo a stare in piedi almeno in qualche momento, e prendere confidenza con quella mappa che andava tracciando di giorno in giorno. Così, insomma, potete pensare che io non sarò obiettivo. E forse è vero: non lo sarò. Ma bisognerebbe anche capire cosa significa esserlo e soprattutto, se mai lo si è, e se si può sapere se lo si è.

La seconda è che io conoscevo Michele Vaccari ancora prima di conoscerlo. Per qualche strano scherzo del Destino delle Lettere, mi ero infatti imbattuto nel suo esordio (“Italian fiction”, ISBN – 2007) proprio ai tempi del suo esordio, sorprendendomi sia per quel libro un bel po’ fuori di testa, sia di essere suo concittadino e, pur non avendo letto tutto quello che ha scritto dopo, ho letto molto di suo e quindi credo di conoscere abbastanza bene quali sono i suoi scenari d’elezione.

E qui veniamo alla terza premessa. Lo so, vi avevo detto che erano due, ma l’ho fatto per non spaventarvi. Il punto è questo: Michele Vaccari e io siamo entrambi genovesi e siccome questo romanzo, come il precedente (“Un marito”, Rizzoli – 2018), è fortemente radicato nel territorio della nostra città, ma non una Genova da cartolina o cantautoriale, bensì una Genova finalmente mitica che respira e soffre e partecipa come un personaggio in primo piano, ebbene è chiaro che questo può risuonare differente in me e nei lettori che hanno familiarità col paesaggio, anche se mi incuriosirebbe sapere l’effetto che fa negli altri.

Se a questo punto ancora vi fidate, posso partire dicendo che se ogni autore a un certo punto della sua carriera sente di dover (o voler) provare a scrivere il suo romanzomondo, credo che Vaccari lo abbia fatto questa volta. Perché conoscendo quello che è venuto prima nella sua produzione, ci si rende conto che quello era solo tutto un preparativo, un’esplorazione sommaria, la costruzione lenta, ma attenta e minuziosa di una rampa di lancio per questo salto cosmico, perché dentro “Urla sempre, primavera” c’è tutto quello che c’è stato prima, ma sviscerato (forse perfino eviscerato) all’ennesima potenza. E non solo come temi, ma anche come personaggi, tanto che vi sono ricomparse dai suoi romanzi precedenti (il fatto di accorgersene è ovviamente un di più, ma il fatto di non accorgersene non è un di meno). Dentro insomma c’è tutto il Vaccari-pensiero e tutto il Vaccari-stile, insomma, la sua personalità autoriale e la sua poetica, a tutto tondo e senza compromessi.

E se, chi conosce Vaccari, sa in quale misura il suo pensiero anarchico sovrintenda la sua visione della politica, della società e del mondo reale, come pure di quello delle lettere, devo dire che una delle grandi bellezze di “Urla sempre, primavera” è che per una volta Vaccari qui è stato anarchico in tutto e per tutto. Non ha inseguito vie di mezzo di stile, o di temi. Non ha cercato mode o inseguito modelli. In “Urla sempre, primavera” Vaccari è Vaccari sempre, in ogni singola riga delle oltre quattrocento pagine, dall’inizio alla fine, anche se, come è nella natura delle cose, questo può essere visto pure un po’ come il suo limite.

Ma facciamo un piccolo passo indietro e diciamo due parole sul libro. La Storia si sviluppa attraverso cinque libri che abbracciano un arco temporale di oltre un secolo di Genova e d’Italia, partendo da un (molto) vicino futuro, un futuro (assai) distopico, descritto nella parte intitolata “Il libro di Zelinda”, per poi rimbalzare tra il 2043 (“Il libro del Commissario”), il 1943 (“Il libro di Spartaco”) e infine tornare nel futuro tra il 2026 e il 2043, ovvero nel confronto e la contrapposizione di due diverse Resistenze (“Il libro di Egle” e “Il libro bianco”).

In questo scenario doloroso e magnifico, e pure parecchio ambizioso (e a me piacciono molto gli autori che osano inseguire grosse ambizioni, perché è solo in questo modo che si può tentare di sfornare grandi opere), Vaccari affronta tutti i temi che gli sono cari. Uno su tutti il tema della rivoluzione e della lotta contro il potere, il potere che soffoca e uccide, il potere che omologa e nega i diritti, il potere contro il quale bisogna comunque scagliarsi, perché soltanto la lotta per la libertà e i diritti è portatrice di senso, e se tu – lettore – eri convinto che Vaccari avrebbe imboccato il sentiero di quel ‘43 come il baluardo reale e ideale della Resistenza (partigiana) contro la dittatura (fascista), ti sorprende scoprire che non lo fa e prende invece una strada differente, dove la Resistenza è quella di Spartaco, iniziato sì alla lotta contro l’oppressore come piccola staffetta partigiana, ma che poi nella giovinezza e nella maturità del dopoguerra assume su di sé un diverso compito di quella medesima Resistenza che coinvolge il riconoscimento dell’identità sessuale e dei diritti omosessuali, e che – a mio avviso – rende la seconda parte del libro di Spartaco la più riuscita, bella, intensa, significativa e appassionante di tutto il romanzo. Ecco, l’ho detto. E credo anche di sapere il perché.

Perché in particolare nella seconda parte del Libro di Spartaco, la parte post-bellica, la voce di Vaccari vola e plana alla perfezione sulle necessità di quel registro narrativo, una via di mezzo tra la biografia del personaggio, il commentario politico e il saggio storico, ancorché a tratti ucronico (ebbene sì, nella Storia Berlinguer prende il posto di Moro), ma che funziona anche nei momenti di maggior empatia ed emozione.

E a questo punto devo fare una quarta premessa che ormai è più come un’aperta parentesi. Per me Michele Vaccari – e non lo dico per sodale piaggeria, se mi volete credere – è uno dei più talentuosi (non dico ‘il più di tutti’ giusto perché non li conosco ‘tutti’) scrittori della sua generazione. La sua scrittura è sempre una bomba, ricca, affilata e profonda. Potrete anche non essere d’accordo con lui, perché lui non si tira mai indietro ed è sempre schierato, ma non lo troverete mai banale o superficiale, quasi fino all’eccesso, quasi fino a sembrare sempre in lotta per dimostrare qualcosa a se stesso e al mondo (o a entrambi). Chiusa parentesi.

E qui veniamo al limite cui accennavo prima, perché questa caratteristica a mio avviso finisce per diventare anche un po’ un’arma a doppio taglio, quando i personaggi e le situazioni cambiano, ma la forte personalità della voce che le narra no. E se da un lato questo può essere visto come un bene (coerenza sempre e comunque!), dall’altro secondo me a tratti va a discapito di quella modulazione di cui la Storia potrebbe giovarsi per adattarsi ai momenti e ai personaggi e massimizzare l’impatto della narrazione, per esempio dove magari ci sarebbe bisogno di rallentare, di respirare, di essere più diretti, di usare meno immagini, di fare meno considerazioni e di stare un po’ più dalle parti di Hemingway e King, per intendersi, e quindi concedere più semplicità e comprensione e di non mediare sull’emozione per arrivare dritti al cuore senza troppe curve. Così le parti migliori secondo me sono quelle di Zelinda (che essendo la prima che il lettore incontra non soffre dell’effetto diversità) e quella già citata del dopoguerra di Spartaco, dove tutto funziona a meraviglia perché la Storia richiede proprio un registro che per me è quello ideale dell’autore.

L’altro, se vogliamo chiamarlo ‘inciampo’, è quello che mi è parso una presa non sufficientemente salda sul contesto del futuro (ma su questo aspetto va detto che io sono un lettore assai rognoso, quindi altri lettori potrebbero anche non rilevarlo). Nel senso che per parlare del futuro serve la costruzione di una credibilità che secondo il mio “metro” Vaccari fa un po’ di fatica a raggiungere nella realizzazione del contesto nel quale si muovono i personaggi, tanto che “Il Libro del Commissario” è quello che personalmente trovo riuscito meno bene.

E poi c’è la Storia di Egle e la questione del sogno. Egle è figlia di Zelinda e nipote di Spartaco, colei che nasce con la capacità di entrare nei sogni altrui, di modificarli, di realizzarli e alla quale viene demandata in maniera quasi leggendaria la costruzione della nuova Resistenza alla nuova dittatura della Venerata Gherusìa, colei che grazie alla sua facoltà dovrà catalizzare la salvezza dell’intero Paese (del Mondo?). E trovo particolarmente azzeccata questa visione del ruolo fondante del sogno che si innesta metaforicamente sul confronto (scontro) generazionale sempre presente in Vaccari e che diventa il seme della Lotta e della Libertà, perché serve prima avere una visione del futuro per poterla realizzare, una visione che – sembra dirci Vaccari – abbiamo perso, il senso dell’utopia che il potere a suo uso e consumo ci ha estirpato, e che abbiamo assolutamente bisogno di recuperare se vogliamo salvarci.

E per salvarsi e salvare, Egle troverà la Collina, gli Orfani del Bosco come lei, il destino comune dei compagni Animali vessati anch’essi dalle deformazioni del Potere con i quali Egle può comunicare dentro la lingua comune del sogno. Egle diventa quindi il simbolo della nuova Resistenza e di un nuovo modo di vedere il futuro che parte proprio dal sogno, simbolo di desiderio e di giustizia, emblema di motivazione e di scopo, motore che spinge all’azione finale e mette in conto il prezzo da pagare per la liberazione di tutti.

È obiettivamente molto difficile restituire l’idea complessiva di un romanzomondo come “Urla sempre, primavera”, e davvero spero di essere riuscito a darne qualcuna che vi invogli a prenderlo in mano e a concedergli un po’ del vostro tempo, perché di rado si può leggere un libro così coraggioso e temerario, un libro anarchico che non ha paura di uscire dai canoni costruendo quello che in fin dei conti è un romanzo d’avventura, ma con uno stile da romanzo di personaggi, impostando un romanzo di genere o meglio ‘di generi’ (qualcuno lo ha definito ‘slipstream’) che però sovverte le regole dello “show, don’t tell”, un romanzo politico e ideologicamente schierato, un romanzo il cui stile vi richiede immersione totale, ma che vi porta dentro un mondo profondo che non avete mai visto prima, un romanzo certamente imperfetto nella difficoltà quasi improba di disciplinare un autentico maelström di temi, situazioni e personaggi, eppure vero e palpitante come lo sono le bellissime mappe di Rocco Lombardi che contribuiscono a creare la suggestione di una mitologia della Metropoli e di tutte le anime che contiene e che lottano per la loro libertà e forse anche un po’ per noi.
Profile Image for Chiara Basile.
239 reviews141 followers
November 28, 2022
Il romanzo vuole essere un potpourri omnicomprensivo di tutto ciò che ci si aspetterebbe tratti uno scrittore nel terzo millennio: resistenza, tematiche queer, critica sociale e chi più ne ha e più ne metta. Il tutto a mio dire strutturato male: il capitolo sulla storia di Spartaco è di gran lunga il migliore, peccato che sia totalmente avulso dal resto della narrazione. Manca poi la coesione tra le parti, si alternano momenti di grande coinvolgimento ad altri che sembrano completamente inutili per l'economia del romanzo.
Sicuramente l'intenzione era quella di comporre un'opera strutturata e su più livelli: direi operazione fallita. Peccato perché al di là di tutti i tentativi dell'autore di fare vedere quanto sia bravo, qualcosa di salvabile in fondo c'è davvero, purtroppo sepolta sotto i chili di ego.
In generale mi pare che l'intento di costruire un mondo distopico funzioni solo parzialmente, ci sono molti elementi che non si incastrano tra loro, molte contraddizioni e poca coesione strutturale tra i vari libri che compongono il romanzo.
Profile Image for Alberto Palumbo.
317 reviews43 followers
June 20, 2021
Distopico, fantasy, fantascienza, chi più ne ha più ne metta. Michele Vaccari ha scritto un romanzo che in pochi avrebbero il coraggio di scrivere: un romanzo che fonda il passato della Resistenza e del G8 di Genova con un futuro distopico in cui ogni sogno di rivoluzione sembra troncato sul nascere. Un romanzo che ribadisce l’importanza di coltivare la memoria di chi ha perso la vita per creare un mondo migliore, ma allo stesso tempo che ci insegna che senza memoria e sogni non c’è vita. È proprio il sogno che risveglia la primavera che dà il titolo al romanzo: il sogno che risveglia la memoria di ciò che è stato e che ci rivela ciò che saremo, e ci permette di coltivare la rivoluzione, la speranza di un cambiamento.
Profile Image for Amanda Rosso.
335 reviews29 followers
June 6, 2021
Io avrei davvero voluto dare a questo libro cinque stelline. L'ho atteso e l'ho letto con l'intenzione di amarlo, come si amano le epifanie inevitabili che ti parlano da luoghi dell'animo profondi e insondabili, perché é un libro necessario, quello di Michele Vaccari, un libro che combina la distopia con l'utopia, la Resistenza di ieri, quella di oggi e di domani. Vaccari é un fine scrittore, e pur nella piena solidarietá all'intento di questo romanzo, non posso ritenermi soddisfatta.

C'é un onesto tentativo di guidare il pensiero contemporaneo verso una rilettura delle possibilitá infinite della Storia, e i pericoli del "sonno della ragione", ma allo stesso modo il narratore non sembra riuscire ad evitare di essere didascalico, forzando il messaggio con un'insistenza da carroarmato. I dialoghi, pur rispettando l'idea di portare un elemento politico alla narrazione, ricadono spesso nella trappola dell'autoreferenzialitá, come se i personaggi fossero meri vessilli del bisogno di Vaccari di parlarci di cosa lui pensa sia importante per noi sapere. Credo ci sia una relazione fra autore e lettore che implica da una parte la volontá di comunicare qualcosa, ma dall'altra lo spazio che si deve necessariamente lasciare a chi legge di cogliere il sottotesto e le sfumature di un testo. Io ho avuto l'impressione che l'autore non si fidasse abbastanza di noi, del fatto che potessimo comprendere senza la costante chiarificazione e reiterazione dei temi.

D'altro canto ho amato visceralmente molti passaggi, specialmente quelli inerenti al G8, sia reali che onirici, e la parte dedicata a Spartaco. C'é nel suo personaggio una ricchezza di possibilitá e un'onestá intellettuale, una capacitá di scortarci nei meandri della storia del Novecento ma anche di proiettare sprazzi di distopia, che ha reso il capitolo su Spartaco il mio preferito senza dubbio. Peccato che ai fini della storia fosse insensato per lui tramandare con cosí tanto dettaglio gli estremi sessuali della sua vita. Non riesco a immaginare come un nonno possa raccontare alla nipote in un diario le istanze delle proprie erezioni. Pur comprendendo e apprezzando la volontá di ricollegare il passato e il presente, e il futuro prossimo e distopico, c'é una certa incongruenza nel mezzo utilizzato.

La parte finale dedicata a Egle é anch'essa molto inconsistente: se da una parte ho apprezzato il viaggio onirico (penso che la lingua di Vaccari abbia raggiunto lí il suo apice), dall'altra ho trovato forzata e frettolosa la fine, deboli le motivazioni del Presidente (insomma, capisco l'importanza degli anni formativi di un individuo nello sviluppo della sua psiche, ma insomma forse si poteva trovare qualcosa di piú determinante e articolato del "ho avuto un'adolescenza pessima = rimuoveró la giovinezza dall'equazione"), e confusa la dinamica.

Ultimo, e qui il mio si fa parere puramente politico: basare un romanzo che teoricamente dovrebbe rivendicare l'anarchismo libertario, l'orizzontalitá e la collettivitá dell'atto rivoluzionario, e dotare una singola protagonista del potere di sconfiggere tutti i mali attraverso il sacrificio penso sia un po' un'esaltazione del leader sacrificale che contraddice l'anima egualitaria del romanzo, un'anima che ho apprezzato sia nel suo decostruire il concetto rivelandone le criticitá e alle volte le contraddizioni, sia nell'includere una visione utopistica e antispecista della rivoluzione libertaria.

In conclusione peró, nonostante le problematiche che per me hanno un po' compromesso gli entusiasmi iniziali, Vaccari ha scritto un libro che non solo merita di essere letto e apprezzato per gli spunti di dibattito e lo stile immaginifico e potente, ma che comunque fa parte di un filone, quello della narrativa distopica e politica italiana, che necessita di essere ampliato, supportato e arricchito. Abbiamo bisogno di libri come questo, di chiamate alle armi come questa, di narrativa contemporanea che sia politica e sia senza compromessi, che non si nasconda nella retorica ma abbracci le contraddizioni della lotta e le sue conseguenze.

Abbiamo bisogno di rendere questo romanzo un territorio di condivisione e di evoluzione, di dibattito e riflessione, di leggere e rileggerne pagine e frasi, di ricordare Carlo Giuliani e il G8 e avere il coraggio di interrogarsi sull'attivismo politico e le sue fasi, imbracciare nuovamente le armi che abbiamo a disposizione per non lasciare che la retorica pacificatrice diventi la narrazione predominante per descrivere il nostro passato e le sue vittime, e il nostro presente.
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Profile Image for Angela Saba.
137 reviews
July 25, 2021
Aspettative deluse.
Bel progetto, bell’architettura, ottimo inizio cantiere.... poi però si tirano via i lavori per fare in fretta e finire presto la casa. Questa è l’impressione finale. I primi 3 libri, belli, ricchi e corposi gli ultimi due deboli ai limiti dell’inconsistenza e soprattutto noiosi da leggere.
Peccato. Un’occasione persa.
Profile Image for Nelliamoci.
738 reviews116 followers
December 29, 2021
In Urla sempre, primavera i riferimenti a fatti accaduti o prossimi non sono mai troppo casuali: le tracce lasciate dalla Resistenza fra i colli attorno a Genova, le ferite di quei giorni dl luglio del 2001, un virus che provoca pandemie un ventennio dopo, la natura che nel 2043 si ribella con furia all’uomo e ai suoi comportamenti, all’incuria e all’abbandono. In queste pagine, Michele Vaccari costruisce una distopia con radici profonde che traggono linfa vitale dalla Seconda Guerra Mondiale e dalla rabbia delle conseguenze del G8 di Genova.

La storia di Egle si intreccia nei vari libri che compongono questo romanzo ricco, denso e intenso dove si viaggia nel tempo fra cronaca e fantasia, ricostruendo storie su una mappa che cambia secondo le regole della Venerata Gherusia, un’oligarchia di uomini anziani che nei primi quarant’anni degli anni Duemila hanno fatto di tutto per cancellare ogni forma di istruzione e ricerca scientifica.
Profile Image for Reb tra le pagine.
103 reviews5 followers
May 1, 2021
«Io ho sempre lasciato perdere. Credevo che a quelli della mia generazione non servisse niente per farcela nella vita. Io vengo da un mondo in cui non dovevi avere niente di speciale perché i tuoi sogni si realizzassero. Bastava crederci, dicevamo. C'era tutto questo mito, la forza di volontà. Siamo venuti su con quella, poco altro. Quando le cose sono cambiate, siamo tutti diventati così disillusi, così gretti. Ho capito solo da quando sto in carcere l'importanza dei sogni, quanto si sottovaluti il loro potere. Non è un gioco. Ho visto troppe volte i sogni di chiunque, sogni splendidi e rivoluzionari, fallire miseramente. Non ho mai potuto fare nulla, non è la mia specie. Per una volta, sarebbe bello non pensare a se stessi, vedere che qualcuno, ben instradato, si metta a lavorare per qualcosa che fa bene a tutti».

Un romanzo per tutti coloro che si reputano folli perché ancora oggi viaggiano in direzione ostinata e contraria, sperando e sognando con forza un futuro migliore.

Trovi la mia recensione completa qui:
https://squittiitralepagine.wordpress...
Profile Image for Alice Celeste.
179 reviews16 followers
January 12, 2022
Romanzo definibile distopico e fantascientifico. Ho amato soprattutto il linguaggio che caratterizza i personaggi in modo diverso. Un po’ prolisso in alcuni punti, giudizio del tutto personale, ma sempre coerente con se stesso e scorrevole. Un viaggio appassionato e appassionante.
Profile Image for irene.
233 reviews15 followers
January 30, 2022
non è scritto male male. l'idea di partenza era buona. è bello trovare in un libro Corso Perrone, l'Ansaldo, la Croce Verde.
i dialoghi sono altalenanti, a volte ben equilibrati botta e risposta, a volte ridicoli proclami. troppo spesso il tono è da comunicato stampa. c'è una tale carrellata di celebrità politiche che pare Forrest Gump. non so come cazzo gli sia venuto in mente di mettere in mezzo Carlo Giuliani a quel modo.
pare un prodotto costruito a tavolino, con tanto di personas, per un preciso target in cui rientrano i miei affetti e io stessa - quindi mi ha fatto ancora più incazzare.
mi fa soprattutto inferocire la sciatteria con cui è costruita la distopia. non sta in piedi, non funziona, non ha senso, non è coerente.
un esempio: una neolingua nel giro di soli 2 anni si diffonde in tutta la popolazione a dispetto dei dialetti e dello scambio linguistico della globalizzazione, infarcita da calchi hiphop benché a crearla e usarla sia una gerontocrazia, in cui vocabolario e registro sono identici indipendentemente dalla posizione sociale di chi parla? dai su, sei uno scrittore, lo sai che il linguaggio non funziona così.
spero che la gente di destra non lo legga mai, perché darebbe loro parecchi argomenti contro le idee e le pratiche de* antagonist*, e non potrei dar loro torto.
Profile Image for Rita Fortunato.
168 reviews9 followers
December 26, 2021
Urla sempre, primavera di Michele Vaccari è una bella scoperta di lettura.

Suddiviso per colori (rosso, blu, nero, verde e bianco) è un romanzo in cui i generi si mescolano definendo un contesto, quello italiano, che ricorda l'immaginario frammentario di Gadda ma meno ingarbugliato.

Rivoluzionario.

Recensione completa su:
https://paroleombra.com/2021/05/31/ur...
Profile Image for Ester.
271 reviews2 followers
August 4, 2024
Sarà che non amo il genere distopico, sarà che ultimamente gli autori italiani non gli comprendo pienamente... Sarà che era il periodo sbagliato per questo libro, resta il fatto che salvo alcune parti il libro non l'ho proprio capito.
É un mio limite, si, ma preferisco orientarmi verso altri lidi più confortevoli.
Profile Image for B L U.
68 reviews9 followers
May 2, 2021
Ci sono molte delle persone che amo, a cui sono grata, che mi mancano tremendamente. C’è parte della nostra storia nazionale, tutte le paure che abbiamo, l’indole da vigliacchi che vorrebbero farsi coraggiosi. L’amore, la lotta, la libertà, la rivoluzione e una canzone: https://youtu.be/oCbZ0kHVZHE
Profile Image for Ilaria Manferdini.
513 reviews5 followers
August 24, 2021
La storia è bella ma l'autore da per scontato molte conoscenze creando una grande frammentazione nel worldbuilding, alla fine è tutto un po' caotico.
Profile Image for Flavia.
170 reviews
September 24, 2021
Perplessa e delusa nonostante le aspettative. Salvo il primo libro.
Profile Image for Gabriele.
14 reviews2 followers
May 18, 2025
Ambizioso, e a tratti accattivante.
Profile Image for Letireadsbooks.
9 reviews
June 21, 2025
Che fatica. Le premesse erano buone, però l’autore si è posto aspettative troppo alte
Displaying 1 - 24 of 24 reviews

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