Scritte tra il 1950 e il 1958, custodite tra i documenti di famiglia, riportate alla luce dal nipote Stefano De Mattia, le poesie giovanili di Carmelo Bene ci offrono l’occasione preziosa di incontrare di nuovo un artista unico e indimenticabile. Sono testimonianze di una voce che vibra e canta l’adolescenza e la scoperta, pagine di un diario intimo in cui amore, solitudine, desiderio di fuga e d’indipendenza si mescolano con il racconto del mondo osservato e il paesaggio là fuori riverbera e riflette quello interiore, evocando, come scrive Filippo Timi nell’introduzione, “una sconfinatezza selvaggia, una foresta di costellazioni, nebulose e vie lattee, un universo in continua espansione”.
Carmelo Pompilio Realino Antonio Bene, known as Carmelo Bene (1 September 1937 – 16 March 2002) was an Italian actor, poet, film director and screenwriter. He was one of the greatest figures in Italian avant-garde culture.
Also famous for his eccentric behaviour and for mocking the Italian theatre tradition, he took to the extreme the concept of Artaud's Theatre of Cruelty. His first work was the italian version of Caligula, requested to his friend Albert Camus in 1959. Some of his dramatic works were interrupted by police for his supposed blasphemous and outrageous contents, as his play Cristo '63 (Christ '63).
He was also a filmaker, but claimed to have little sympathy for almost all the film-making made after Buster Keaton and Sergei Eisenstein, all his movies were higly criticized by the time of their release for their unusual and cryptic mise-en-scène but gained cult following in the following years.
Le poesie giovanili di Carmelo Bene, contenute in questa raccolta, sono ambientate nel mio Salento. Scrive Stefano De Mattia, il nipote di Carmelo Bene, nella prefazione: “Le poesie giovanili di Carmelo Bene rappresentano la forma più embrionale e pura del genio che in seguito si rivelerà. I manoscritti originali, rimasti inediti fino ad ora, costituiscono la parte più consistente di quest’opera e vennero donati da mio zio Carmelo a mia nonna Amelia poco dopo la loro creazione affinché li serbasse nel cuore, e li custodisse.”
Questi testi sono stati a lungo custoditi, prima di essere pubblicati: “I manoscritti quindi, dopo essere passati di mano in mano tra gli affetti più prossimi al Maestro, sono stati da me custoditi per oltre dieci anni, e mi sono ritrovato così amorevolmente coinvolto in una sorta di missione della quale ho colto fortemente il senso e l’importanza.”
Ne ho selezionate tre, per invitare alla lettura.
“A te, malinconia, piuma sospinta da ricordi dolci nega quiete la memoria beffarda. Una mano febbrile, in cerca d’abbandoni, sfiora la carta per consumar carezze e pensieri scontati invitano parole a tingersi di nero!”
“E il mattino mi spegne. Apparecchia di bianco questa mia tavola al sole – dove la follia quotidiana mangerà il suo nudo.
Ma la vita è dannarsi al coraggio e sapere ogni giorno questo schianto, se lo schianto è cadere da un bacio.
Perché un bacio è una croce malferma sul fatuo – e le braccia, ahi, le braccia infiorate.”
“Son salito lassù. Dove il selciato corre il suo squilibrio di pietra, s’addolcia asfalto, rompe nelle pozze che sibilano, nei cesti di soffitta pesanti di borea. Nelle pesche sull’asse i pensieri dai denti di tarlo. Nel tempo che divora il davanzale, ai fanali pazzi di vento, ai fili che corrono di sotto verso l’isola che non c’è mai stata.
Nei cappelli rossi fasciati di cotone, dorme il carnevale tutti i suoi colori. L’orologio fermo sull’ora in cui non sei venuta.
Dalla volta ricurva che s’inarca, cupa, dove s’acceca il firmamento, ai vetri sporchi, telaio di luce, alle quattro.”
Ho sognato di vivere! raccoglie le poesie giovanili di Carmelo Bene, restituendoci la voce acerba ma già intensa di un artista destinato a lasciare il segno. Versi inquieti, vitali, che raccontano desiderio, fragilità e slancio creativo, curati da Stefano De Mattia e accompagnati dalla lettura appassionata di Filippo Timi. Una finestra rara sul cuore segreto di un genio irrequieto.
Un Carmelo Bene poco noto nelle vesti di poeta. Scritte nel periodo dell'adolescenza queste poesie mostrano un Carmelo Bene lucido osservatore e descrittore delle piccole cose attraverso uno stile tradizionale ma già dalla scrittura controllata e intensa. Il Bene noto a tutti è quasi irriconoscibile nella semplicità di queste poesie ma già mostrava un grande talento e che, soprattutto nella seconda metà della raccolta, già anticipava alcune riflessioni e caratteristiche che diverranno tipiche del suo futuro.
I primi scritti di CB raccontano, in maniera epifanica, gran parte del suo percorso successivo: la carriera di autore, la fissazione col concetto di voce, l'interesse per il pensiero e per la filosofia. In mezzo a tutto ciò però assistiamo anche ad un aspirante poeta che si diletta in versi semplici, un po' acerbi ma estremamente evocativi ed efficaci.
È (quasi) un sacrilegio dare solo tre stelle su cinque al Maestro, Capolavoro, CB. Ma si farebbe diversamente un torto a tutto ciò che è venuto dopo, di molto superiore.