Facciamo una cosa breve, anche perché lo spazio è poco. Da anni Valerio Lundini dirige e interpreta corti, sketch e spettacoli, lavora in radio e in televisione. In pratica, Lundini scrive cose che fanno ridere. Scrive parecchio, ma senza sparge fogli in giro e tra una cosa e l'altra c'è sempre il rischio che si perda qualcosa. Per questo ha deciso di scegliere le sue pagine migliori e stamparle in un certo numero di copie. Uno «Potevi mettere tutto su una chiavetta usb», ma non è la stessa cosa. Il libro raccoglie una serie di racconti su killer perbene, coppie che vivono su diversi piani temporali, critici cinematografici sbrigativi, editorialisti problematici, la nostra bella Napoli, il ruolo del clacson e dell'incesto nella società civile e i gradi di separazione che ci dividono da Franco Califano. Che Lundini è surreale lo hanno già scritto in tanti, quindi su questa cosa non mi dilungherei. Anche perché qui lo spazio è finito e il libro è molto meglio dentro.
Primo libro scritto da Lundini che ho avuto modo di conoscere (ed amare) nel suo programma "Una pezza di Lundini". Che dire, un libro senza dubbio di cuore, di spirito e di grande risate, con molte scene d'azione e, perché no, un pizzico di velato erotismo. Unica pecca: non è stato scritto da Lundini ma, immagino, da un generale, tale Xyajjim che ripetutamente tenta di emulare il linguaggio umano. Divertente certo, ma ora ho un po' paura a dormire con le luci rigorosamente spente.
Valerio non ha personaggi da trasporre dal video alla carta stampata. Ecco perché il suo potrebbe essere il primo libro comico che fa effettivamente ridere.
Premetto che amo Lundini, mi fa piegare dal ridere ogni volta che lo vedo o ascolto. Perciò da questo libro mi aspettavo tanto, e, come spesso accade quando si parte con forti aspettative, ne sono rimasto lievemente deluso.
Il libro è una raccolta di racconti; alcuni sono formidabili, altri più deboli. Credo che renderebbe molto meglio se fosse letto da Lundini stesso, ma allora sarebbe un monologo teatrale, e non un libro, no?
Resta comunque un libro piacevole, che spesso strappa una bella risata, consigliato per chi cerca una lettura leggera e scorrevole.
Lundini è sicuramente un personaggio che si merita di prendere appunti su di lui. In un mondo mediatico che propone soltanto un certo tipo di intrattenimento ,Valerio Lundini si propone come valida alternativa. Grazie al suo programma Una pezza di Lundini che va in onda sulla Rai infatti ha portato una cosa in italia che prima era pressoché assente: l’umorismo basato sul cringe.
E per quanto non sia il tipo di umorismo fatto per Pietrino, che preferisce il black di Ricky Gervais o Daniel Sloss, senza ombra di dubbio la cosa funziona, infatti pare che il pubblico sia impazzito per questo personaggio con la r moscia simpatica e un look palesemente di sinistra che piace tanto agli italiani.
Parto subito col dire una cosa: non so quanto del suo sia da attribuire a Valerio e quanto alla parte di Editing (cosa che tra l’altro vale per qualsiasi libro esistente) - ma il libro è scritto veramente bene. Se l’editor ha solo sistemato gli errori allora Valerio ha probabilmente sbagliato lavoro, per cui sono stato piacevolmente sorpreso dalla scrittura. Al di là del format, ovvero dei racconti brevi poco convenzionali con un vibe che ricalca alla perfezione la sua trasmissione, quindi comicità abbastanza “ignorante” - nel senso buono s’intende - e con una punta di cringe.
Le cose che non ho apprezzato invece sono due. La prima è che se da un lato la scrittura sembra quella di uno scrittore tutt’altro che alle prime armi, la struttura di ogni capitolo lo è. Infatti nessun racconto raggiunge le 10 pagine e per quanto non ci aspettavamo trame alla beautiful, avrebbe potuto complicarle un pochino di più. Ma penso che in un certo senso il suo spettatore medio rimarrebbe compiaciuto anche da questo aspetto.
A me Lundini piace, non in maniera assurda da vedermelo tutte le settimane, ma abbastanza da essere esilarato - si può dire esilarato? - da spendere tempo e soldi per leggermi il suo libro. Ed è qui che signori miei, arriva il secondo problema, ovvero il prezzo. Mi è chiaro che un personaggio pubblico, che sia un influencer o qualcuno della televisione, quando scrive un libro non è che lo faccia come fonte primaria di guadagno, motivo per cui ci sta pompare un pochino il prezzo, però questo non è un libro che, a mio modesto parere, vale 14 euro. Certo, senza ombra di dubbio pone al pubblico delle domande fondamentali sulla vita, l’universo e tutto quanto tipo Cosa penserebbe Voltaire delle idee di Pietrino, in quanti modi diversi potrebbe andare un primo appuntamento sulla base di come siano stati pettinati i miei capelli oppure ancora che cosa avrei fatto di buono se fossi stato io il direttore Rai e altre domande a cui risponderei per ovvi motivi sempre con “42”, però da qui a giustificare il prezzo di copertina così alto la linea non è così sottile.
E siccome sono un grande amante delle speculazioni e delle polemiche sterili, mi viene difficile non pensare che il prezzo sia pompato perché il libro essendo di lundini venderà a prescindere, e non credo che funzioni così.
Anche se dalla regia mi dicono che, in effetti, l'ho comprato.
Magari 5 stelle sono tante, che ne so, però a Valerio voglio bene e inoltre non so dare le valutazioni su Goodreads senza esagerare. Comunque, ho riso, e pure tanto. Penso che in questo periodo storico questa cosa da sola valga molte stelle. Poi tanto sono gratis, che mi frega.
Dopo il più lungo blocco del lettore della storia, il libro di Lundini ha portato un po’ di leggerezza e la voglia di leggere è tornata, almeno credo. Mi è piaciuto e in alcuni punti ho proprio riso.
In quanto Italiano all’estero, ho scoperto Lundini solo 2 settimane fa, ma è stata davvero una grandissima scoperta: nel Paese dove le cazzate regnano sovrane, creare qualcosa di fresco nel campo della commedia, un po’ diverso e originale, è un’impresa titanica!
Ma credo che lui con il suo umorismo assurdista ce l’abbia fatta. Non che lo stile surreale sia nuovo, per carità… Ma la miscela particolare di Lundini, che lui stesso in un’intervista assimila alla comicità demenziale dei fratelli Zucker, è una cosa rara.
Anche perché, diciamolo, è uno molto intelligente, rapidissimo di testa, e quanti ce ne sono nel mondo dello spettacolo? Eh. Esatto. Non proprio una valanga.
E niente, questi raccontini, o forse meglio “sketch”, sono proprio una primizia. Non c’è da rotolarsi dalle risate, ma certamente almeno da arrivare alla fine di ognuno con un bel sorriso compiaciuto.
For my english-speaking beloved fans and admirers, I'm sorry, but I can't recommend this "book" to anybody who does not speak Italian. Very nationalist.
Pregievole opera prima di un frizzantino Lundini alla prova del nove. Ho personalmente letto ogni storia della collezione a un mio amico, il ben noto Marco Rizzi da Largo Murani (MI), durante una lunga macchinata pan-europea, e abbiamo rischiato di fare un incidente più volte a causa delle grasse, fragorose e a volte moleste risate causate dalla sottile ma esplicita ironia del Lundini. Tale ironia è tagliente al punto giusto ed è caratterizzata da un non-sense elegante e - relativamente - colto che nel panorama della comicità italiana non è facile da scovare. Degno di nota è il racconto "Hotel Gran Bella Europa", che da solo vale il prezzo del libro. Consigliatissimo.
L'effetto che ti fa la lettura di questi brani è quella di disorientarti, quanto basta per lasciarti qualche secondo attonito come quando ascolti una barzelletta che ha il quadruplo senso e devi ripercorrere in breve tempo tutti i passaggi logici superando l'assurdità del finale, per poi metterti a ridere.
Faccio un esempio. In Il palindromo più lungo del mondo, che secondo me vale il libro, pensi in ordine: -che lingua è? -...azz, devo iscrivermi al corso di Irish su Duolingo -poi vedi che ci sono caratteri ancora più nordici, orientali? -poi vai alla fine e poi ritorni all'inizio -mandi gentilmente l'autore a quel paese. Lo stesso anche per altri brani con stile letterario ogni volta diverso, molto ricercato, molto triviale, surreale, dialettale, ecc.
Una sorpresa, perché non ho mai avuto occasione di ascoltarlo in TV o in radio.
Acquistato prima che cominciasse il suo spettacolo bresciano di ieri, divorato appena tornato a casa. Chiunque abbia seguito le sue comparse televisive e i suoi spettacoli, riconoscerà subito qualcuno di questi racconti; si passa dal momento comico improvviso all'essere spiazzati e/o meravigliati da alcuni sprazzi di non banale scrittura, sempre con quella percezione che tutto sia volutamente paradossale, come uno sketch di Andy Kaufman. O meglio, una pezza di Lundini.
L'abilità di Lundini è il calarsi perfettamente nell'immaginario collettivo italiano. E' un amante della TV degli anni 90, della fumettistica, della musica, della romanità, dei linguaggi (della sua e delle nuove generazioni), dei cliché. In "Era meglio il libro" riesce a manipolare queste realtà abilmente in chiave surreale. Purtroppo il flusso dei racconti non sempre dà l'effetto sorpresa necessario, e non sempre riesce a rendere i tempi comici come ce li si immaginerebbe raccontati da Lundini stesso a voce, e quindi l'effetto è limitato dalla capacità del lettore stesso di essere "un po' Lundini". Alcune manipolazioni però, come la chat o la vignetta, sono semplicemente irresistibili.
Uscendo dal libro per un secondo, la ventata di freschezza che sta portando alla comicità in Italia è incredibile. Uscite come la Lundini challenge e Una Pezza, oltre a far ridere senza mezzi termini, ci ricordano, con la surrealità continua del quotidiano, di non prenderci troppo sul serio. Come sto facendo in questa recensione. Smetto subito.
Libro piacevole che mi ha fatta ridere di cuore diverse volte. L'umorismo è quello surreale del Lundini televisivo, quindi se il genere vi aggrada, leggere questa serie di racconti vi piacerà. Una pecca è la presenza di certe ripetizioni distraenti, cosa però anticipata nella prefazione: "[questo libro] ha grandi limiti ed è pieno di ripetizioni, di ridondanza, di enormi ingenuità e di ripetizioni". Potrebbe darsi di un'ulteriore strato di comicità che non ho ben afferrato.
ULTIME PAROLE: “È UN APPUNTO MIO!!!” L’ho divorato! Ok, alcune parti forse erano un po’ più deboli di altre, ma quei giochi con i dialetti e i finali pazzi-folli di ogni racconto... Posso uscire a cena con Valerio Lundini? Per favore, ci tengo tanto tanto
Mah, Lundini a volte mi diverte e a volte no. Questa sua raccolta riunisce una serie di scritti irriverenti, demenziali e anche poco politically correct alla sua maniera. In alcuni casi ho riso di cuore, in altri mi ha dato davvero fastidio, come in alcuni racconti con un linguaggio immotivatamente scurrile. Il mio "racconto" preferito? La commedia in dialetto (abruzzese?) Nonno Putrivale. Atto unico per miseria e decubito. Invece non ho capito cosa abbia fatto la povera Botrugno a Lundini...
Che legga qualcosa di strappalacrime, un giallo o un libro pieno di cliffhanger a ogni capitolo, ad eccezione di quando inconsapevolmente imito le espressioni dei personaggi, sul mio volto rimane sempre un'impassibile pokerface. Con questo libro invece, per la prima volta, ho riso spesso di gusto a costo di sembrare un idiota.
Nonostante sia un grande funz di Valerio, ho aspettato a comprare il libro col timore che fosse il solito modo di sfruttare l'hype del nuovo personaggio di turno e invece per fortuna non è stato così.
Si ride tanto, in tanti capitoli, tranne alcuni dove non si capiscono bene le intenzioni di Lundini, che sembra voler raccontare delle semplici storie senza puntare sul solito effetto sorpresa surreale a cui ci ha abituato.
Spero di ricevere la risposta passivo-aggressiva di Paola M. perchè avrei letto altre 100 pagine di quel capitolo.