È il 2 aprile del 1978. In una villa vicino a Bologna alcuni professori si riuniscono insieme alle loro famiglie per trascorrere una domenica spensierata e qualcuno, per passare il tempo, propone di fare una seduta spiritica per trovare Aldo Moro, da diciassette giorni nelle mani delle Brigate Rosse. E gli spiriti rispondono, offrendo gli indizi per individuare il principale covo delle BR. Ma cosa accadde quel pomeriggio? Davvero un piattino da caffè capovolto si mosse da solo tra le lettere dell'alfabeto disegnate su un foglio di carta formando la parola Gradoli? Per indagare su questa storia assurda Antonio Iovane ha messo in ordine, uno dietro l'altro, fatti e testimonianze. Mescolando finzione e reportage, interviste, memorie e autobiografia, ha trasformato in azione tutto quello che è stato raccontato dai protagonisti della seduta spiritica. È una ricostruzione indiziaria, un racconto inchiesta che mette in rilievo gli equivoci e le circostanze ambigue di questa storia. L'Italia è un paese senza verità, se manca la verità si può solo cercare di formulare gli enigmi irrisolti nella maniera più corretta. Ma, come diceva Sciascia che apre e chiude questa indagine, i fatti della vita, una volta scritti, diventano più complessi e oscuri.
Povera Patria... cantava qualcuno e pochi altri avvenimenti possono darne triste conferma come l'affare Moro. Che non si sapra' mai la verita' sulla vicenda e' ormai dolorosamente pacifico, posto che la parola verita' abbia un senso, ma siamo in Italia, al dramma si deve sempre aggiungere il grottesco, l'assurdo. Ed ecco che nel travaglio dei 55 giorni del rapimento e dell'agonia repubblicana trovo' posto anche una seduta spirica. Un gruppo di professori zuzzerelloni, Prodi in testa, venne informato "dagli spiriti" dell'ubicazione del possibile covo/prigione brigatista. Il susseguirsi di insabbiamenti, deviazioni, errori, distorsioni, incapacita' vanifico' la soffiata "spiritica" sul covo di via Gradoli. Il libro e' una bella ricostruzione degli avvenimenti con qualche tentativo di spiegazione ma a piu' di quarant'anni di distanza vien solo da dire davvero: povera Patria...
Letto in un pomeriggio di aria condizionata al riparo dalla calura romana "La seduta spiritica" di Antonio Iovane sulla famosa seduta che si tenne a Zappolino (fra i partecipanti Romano Prodi) ai tempi del rapimento Moro, e wow, ora di corsa a (ri)leggere L'affaire Moro di Leonardo Sciascia!
Prima di leggere il libro ho ascoltato questa intervista a Iovane (del quale avevo appena finito di ascoltare la quinta puntata del podcast sul caso Emanuela Orlandi): è quella che ha stimolato la volontà di leggerlo, nonostante un mezzo desiderio mi si fosse acceso quando uscì, e che penso mi porterà a leggere anche Il brigatista.
Iovane racconta della famosa seduta spiritica iniziata per gioco nell'aprile del 1978 da cui venne fuori che Aldo Moro era stato nascosto a via Gradoli. A quella seduta partecipò, tra gli altri, Romano Prodi. Lautore immagina una serie di scenari a partire da quella vicenda, non escludendo anche la possibilità che la seduta non sia mai avvenuta, ma che fosse una trovata per nascondere un informatore
Il libro parla della famosa seduta spiritica da cui alcuni professori di Bologna (tra cui Prodi) avrebbero appreso la via del covo delle BR dove era tenuto prigioniero Aldo Moro. Conoscevo già l'evento grazie al mitico Barbero (e alle decine e decine di ore di sue conferenze ascoltante in quarantena) e in questo libro ne viene fatta un'attenta ricostruzione. Dal mio punto di vista emerge con molta evidenza il fatto che l'autore sia di professione un giornalista: il testo infatti si pone quasi come un'inchiesta, vengono riportati virgolettati e conversazioni reali, mischiate con una buona dose di ricostruzione finzionale (anche se solo a scopo riempitivo, mai per sostituire gli accadimenti). Complessivamente ho trovato il testo molto piacevole, il ritmo della narrazione è molto scorrevole e l'inserimento nel testo di aneddoti e discorsi reali lo hanno reso ai miei occhi ancora più interessante. E questo è forse il motivo per cui quel "romanzo" in copertina un po' mi disturba, perché di fatto non stiamo parlando di un romanzo nel senso classico del termine ma di una specie di reportage misto a invenzione che proprio non saprei come definire.
The book is about an alleged seance in 1978, done by a group of middle-class professors involved in the Italian government politics. The seance apparently revealed details of where a prominent Party leader, Aldo Moro, should have been hidden, after being kidnapped by a left-wing terrorist group called Brigate Rosse.
It's a reknown dark page of Italian history of which I know a full zero about. So I was intrigued. I noticed that Italian journalism lacks to provide you with background details - this being written articles or video reports. It seems always that you should know what's going on. Introductory digressions to explain the historical context, people involved and what was the general sentiment are usually missing. So, when I started the book, naively thinking I would get an idea of who everyone was, I was very lost.
You may be thinking that I should have done my own research before reading the book, and we would disagree because I firmly believe any writer should consider their readers as completely unaware of the events of the story they are about to tell, and they should always spend time (and words) to immerse the reader in the story.
This to say that I didn't enjoy the book. My vague knowledge of the historical period wasn't enough to grasp the intrigues and the subtle connections between politics, mobs, and intellectuals, and the author didn't help me in the slightest to know more. The only thing I've learnt is that the seance was a facade and that nothing has been found out for sure, which is exactly how I felt before starting to read the book. Hence my recommendation is don't bother.
Interessante ricostruzione di un fatto ormai noto avvenuto a latere del rapimento Moro. Avrei preferito un approfondimento maggiore sui protagonisti e sulle implicazioni politiche. Se devo trovare un difetto direi che è un libello un po’ breve e poco esaustivo.
Un libro che ho scoperto per caso e che ho letto incuriosita dal fatto in questione, di cui non sapevo assolutamente nulla. Partendo dall'evento che dà il titolo al libro, già di per sé incredibile - una presunta seduta spiritica del 1978, svoltasi privatamente tra universitari e politici in vista, con lo scopo di ritrovare l'allora rapito Aldo Moro - tutto sembra una vicenda assurda. Capiamo però che è tutto vero e, più procediamo nella lettura, più ci vengono illustrati i retroscena e le enormi ambiguità. Iovane, verso la fine, dà una propria e plausibile interpretazione dei fatti. Seppur romanzato, La seduta spiritica racconta uno spaccato dell'Italia passata che io non ho vissuto, e per questo lo ritengo una lettura utile. Sempre illuminante e saggia, poi, la figura di Leonardo Sciascia, il cui sguardo in quegli anni aveva indagato a fondo l'affare Moro e che viene più volte citato nel testo.
Metterei poco più di 3 stelle se fosse possibile utilizzare i mezzi voti. È un libro interessante, ricostruisce con uno stile semi investigativo quanto successo durante i giorni della prigionia di Moro, sulla seduta spiritica che diede alcuni indizi fondamentali su come trovarlo ma alla fine non “portò” a nulla. Personalmente non sapevo nulla di questa vicenda, e mi pare che neanche l’autore avesse qualcosa di davvero innovativo da comunicare. Forse avrei approfondito di più il profilo dei protagonisti (ma il rischio era di rendere il libro troppo lento), Sciascia come protagonista ha un po’ salvato il libro.
Ascoltato. Insopportabile al quadrato. Insopportabile nella scrittura, con frasi inutilmente lunghe, spazi bianchi inutilmente romanzati e vuoti di conoscenza convenientemente riempiti dalla finzione per sostenere la tesi. Insopportabile nella lettura, dà lo stesso cringe del doppiaggio delle serie tv. Ho dovuto fare frequenti pause per riuscire a tollerarlo.
libro molto interessante, ho apprezzato in particolare il capitolo dedicato al ruolo di diodato, dargen d'amico e ghali nel rapimento e la prigionia di aldo moro nonché la complicità di angelina dei ricchi e poveri e del santofrancese 1
Letto tutto in un paio d’ore. Il libro più che gli spiriti rivelatori di Zappolino, evoca e fa rivivere lo spirito di Leonardo Sciascia. Ed è questo il suo vero pregio. Grazie Iovine.
Non dice niente di più di quel che è già noto a chiunque si sia interessato alla vicenda Moro, ed è anche abbastanza noioso per quanto riguarda lo stile.
“Cosa Nostra, banda della Magliana, ‘ndragheta, Sismi, tutti sapevano che bisognava cercare in Via Gradoli 96.”
Il libro ripercorre in maniera dettagliata le indagini relative alla famosa seduta spiritica che ci fu, vicino Bologna, nell’aprile del ‘78, per ritrovare Aldo Moro. Dalla seduta, i cui partecipanti erano dei professori, tra i quali Romano Prodi, alla domanda “dove si trova l’onorevole Aldo Moro?” uscì questa parola “Gradoli”, (insieme ad altre), ma è stata proprio questa quella più interessante, misteriosa e preoccupante. Cos’è Gradoli?
Gradoli: tutti pensarono subito al paesino in provincia di Viterbo, visto che anche questa parola trapelò dalla seduta spiritica, e non a “Via Gradoli”, presente a Roma, no si diceva che non esisteva nessuna Via Gradoli a Roma. In molti parlarono di un rastrellamento completo del paesino, di un’irruzione militare, ma ci fu davvero? No. Eppure, come già detto, molti ne parlarono, ma in realtà furono soltanto suggestionati da un film (Il caso Moro), assurdo da pensare. Una grande suggestione collettiva, frutto di una nevrosi collettiva, o di una paranoia collettiva, proprio per rimarcare quanto questa vicenda, tra le più famose, abbia colpito il popolo italiano. E allora perché non hanno controllato bene in Via Gradoli? Altro mistero, grandissimo mistero. In Via Gradoli, il 18 aprile, si scoprì che c’era il covo dei brigatisti, era però stato abbandonato, (casualità? Impossibile), eppure il logo delle BR era stato lasciato ben in vista, anche delle armi, proprio per sottolineare che era vero che il covo era lì, e per umiliare i responsabili, perché ovviamente scoprendolo prima avrebbero potuto salvare Moro, eppure anche qui sono stati “con le mani in mano”. Aldo Moro è stato abbandonato dallo Stato, tutti lo sapevano, tutti tacevano, tutti erano come impietriti dal terrore delle BR. La linea della fermezza, dicevano, e nel frattempo lo statista moriva. È come se fosse già tutto scritto, cosa cercare, dove, e sopratutto cosa evitare. Oppure era tutta una messa in scena, un depistaggio. Potrebbero essere state le stesse Brigate Rosse a far trapelare l'informazione per avvertire i frequentatori del covo che avrebbero dovuto abbandonarlo. Chissà. Se fosse cosi, però, vorrebbe dire che i protagonisti della seduta spiritica sono stati strumenti inconsapevoli delle BR.
Nella storia repubblicana, la seduta spiritica è diventata sinonimo di mistero. Ogni tanto riemerge, usata come arma, strumento di polemica politica, colpo basso, veleno. Si tratta di una delle tante pagine nere della storia del nostro Paese, dei misteri che persistono tutt’ora. Qual è la verità?
Attraverso questo libro il giornalista Antonio Iovane tenta di ricostruire questo gigantesco puzzle, difficile da spiegare, e anche da capire, con le testimonianze dei diretti interessati, di magistrati, di scrittori, (Sciascia, in particolare, figura fondamentale), un viaggio, se così possiamo chiamarlo, nel caso che più di tutti colpì il nostro Paese, che le persone di ogni età e di ogni epoca conoscono, perché è impossibile dimenticare: il rapimento dell’onorevole Aldo Moro, all’indomani del fatidico Compromesso Storico con il PCI, i 55 giorni di prigionia, fino ad arrivare all’esecuzione, perché “Moro fu condannato a morte dal tribunale del popolo.”
È stata una lettura interessantissima, terminata in pochissimi giorni, che consiglio a tutti, sia a chi conosce già abbastanza bene il tema (come me, essendo io appassionata di questo periodo storico) sia a chi vuole approcciarsi a questo mondo, perché conoscere la storia serve, nulla è più importante.
È stato davvero coinvolgente, e spinge a voler conoscere sempre di più, per eliminare tutti i dubbi che si hanno, anche se, concludendo, i dubbi persistono, anzi sono sempre di più.
La seduta spiritica in questione è quella memorabile del 2 aprile 1978 durante la quale venne fuori il nome Gradoli come luogo della prigionia di Aldo Moro, rapito in via Fani dalle Brigate rosse il 16 marzo. Quella seduta si tenne in una villa a Zappolino, un piccolo paese vicino Bologna. Erano presenti, con le rispettive famiglie, Romano Prodi ed altri docenti universitari suoi colleghi, Mario Baldassarri e Alberto Clò: sono tutti ancora vivi, hanno tutti avuto delle carriere importanti (Prodi naturalmente più di tutti). Tutti hanno sempre sostenuto, concordemente, in varie sedi ufficiali, che, iniziata la seduta piuttosto scettici e un po’ per gioco, invocati don Sturzo e La Pira, il piattino si mosse da solo senza alcun trucco da parte di nessuno. Come segnalato da Romano Prodi agli organi competenti due giorni dopo, insieme a Gradoli quel piattino molto dinamico compose anche le parole Bolsena, Viterbo, casa con cantina. Nessuno associò il nome Gradoli alla corrispondente via di Roma nei pressi della Cassia dove, guarda caso, c’era un importante covo terroristico che le Brigate rosse si premurarono di far scoprire il 18 aprile provocando intenzionalmente un allagamento con conseguente intervento dei Vigili del fuoco.
Sul confine tra romanzo e saggio, con un’abile miscela di reportage e finzione, memorie famigliari e collettive, interviste e verbali Antonio Iovane ricostruisce questa storia assurda e ambigua. Capiamoci: nessuno in Italia ha mai creduto alla seduta spiritica. Francesco Cossiga, presidente della repubblica dal 1985 al 1992 e ministro degli interni durante il rapimento Moro, dirà: “in un altro paese avrebbero chiuso Prodi in una stanza sigillata fino a quando non sputava il nome dell’informatore”. Del resto l’Italia è un paese senza verità, se manca la verità si può solo cercare di formulare gli enigmi irrisolti nella maniera più corretta. Iovane ci prova e il libro è davvero interessante. Ma, come diceva Sciascia che apre e chiude questa indagine, i fatti della vita, una volta scritti, diventano più complessi e oscuri.
Sulle prime ero scettica, anche se il tema è molto, molto interessante e non particolarmente esplorato: insomma, del caso Moro tutti ricordano gli aspetti salienti, ma della seduta spiritica si sa davvero poco, grazie al mistero che la avvolge e all'intenzione ferma di chi vi ha partecipato. Siccome è definito un romanzo facevo fatica a distinguere tra fiction e ricostruzione storica, e dire che di libri sulle Brigate Rosse ne ho letti diversi. In realtà, proseguendo con l'ascolto (gradevolissimo e ben interpretato nei molti dialoghi), comprendo che la struttura del racconto è basata su fatti, testimonianze, interviste e memorie, mentre di romanzato ci sono alcuni focus che approfondiscono eventi ben precisi (la dinamica della seduta spiritica, la vicenda del carabiniere che ignora la segnalazione..). Ho apprezzato il modo in cui l'autore ha saputo mediare tra fiction e inchiesta giornalistica, coinvolgendo personaggi della politica, del giornalismo, della letteratura, dello spettacolo, della criminalità organizzata. E' riuscito a costruire una suspense veramente avvincente e a farmi rivivere un periodo della storia recente di questo paese. Parte di questo merito va a Iovane, ma anche alla vicenda di per sé che ha dell'incredibile e annovera una serie di colpi di scena collezionati nel corso dei decenni successivi. Emerge con forza, se ci fosse ancora bisogno di ribadirlo, come la Democrazia Cristiana abbia abbandonato il presidente al suo destino e, in maniera piuttosto sconcertante e amara, il fatto che un sacco di gente conoscesse quel nascondiglio e che l'epilogo avrebbe potuto essere diverso. Molto interessanti le ipotesi dell'autore su cosa ci fosse dietro quella seduta e su cosa nascondessero i suoi partecipanti, ma anche quella sulla suggestione collettiva a proposito del raid armato nel paese di Gradoli (mai avvenuto) e sull'ultima esibizione a S. Remo di Tenco (mai andata in onda in video).
[3.5/5] Prima di cominciare questo libro, avevo idea che fosse la storia di come fosse possibile che un messaggio dall’Oltretomba avesse fornito un indizio durante le indagini per il sequestro di Aldo Moro. Di questo non si tratta, e sebbene questo potrebbe deludere le aspettative di chi, come me, sia alla ricerca di un folklore italiano contemporaneo e di resoconti di fatti soprannaturali, il mio invito è a non farsi distogliere da questo libro - originale, ben scritto, ben ricostruito, leggibile anche per chi fosse del tutto a digiuno dei dettagli di quelle settimane (come me). Antonio Iovane va a comporre un quadro impressionista, e infatti è possibile ricostruire l’immagine e quello che si ha davanti agli occhi solo allontanandosene, solo alla fine. Sul rapimento di Aldo Moro, sugli eventi che ne sono stati diretta conseguenza, sulla simbolicità e il significato di quell’evento, si è parlato e scritto forse anche troppo - Antonio Iovane però mi sembra sia riuscito a mettere insieme suggestioni, ricostruzioni e a farlo attraverso un metodo che mi piacerebbe chiamare “filologico” o di interpretazione del testo, se preferite; cioè a cercare di comprendere, sulla base dei dati forniti, e senza cercare di volare con la fantasia e allontanarsi dal testo, quali possano essere le sue reali intenzioni, basandosi anche sugli effetti ottenuti. Mi pare che l’operazione risulti originale e piacevole, giusto un po’ meno bella di laboratori simili (come “L’arrivo di Saturno” di Loredana Lipperini, per me impareggiabile Gemma della nostra letteratura contemporanea).
Questo libro comincia con una frase ad effetto: “questa è una storia assurda”. E lo è davvero! Quando il 16 marzo del 1978 fu rapito Aldo Moro, tutta Italia si attivó per cercare quello che all’epoca era stato il fondatore della Democrazia Cristiana. Si arrivò anche a consultare veggenti, un tale Gerard Croiset che all’epoca viveva ad Utrecht, nei Paesi Bassi. Un giorno, un gruppo di professori universitari e di politici, tra cui Romano Prodi, si riunì nella villa del professor Alberto Cló a Zappolino. Decisero di fare una seduta spiritica e, tra le domande poste, chiesero se Aldo Moro fosse ancora vivo e dove fosse nascosto. La risposta fu: Gradóli. Le forze dell’ordine fecero irruzione nel paese di Gradóli, nel Viterbese, ma di Aldo Moro non vi fu traccia. Per “Gradóli” si intendeva, infatti, una strada di Roma: via Gradóli 96, covo delle Brigate Rosse in cui era detenuto Moro. L’epilogo della vicenda è cosa nota: Aldo Moro è stato ucciso dalle Brigate Rosse il 9 maggio del 1978 ed il suo corpo fu ritrovato nel cofano di una Renault 4 in via Caetani a Roma.
Angolazione particolare della ricerca della verità sul rapimento Moro, che cerca di esplorare quell'angolo relativo alla famosa seduta spiritica. Politicamente ogni volta che ascolto leggo inchiesta giornalistica più o meno romanzata ma basata su fatti accaduti o meglio presentati negli interrogatori dei processi e commissioni, mi trovo a sconvolgermi per aver avuto ancora Andreotti Cossiga Prodi e altri protagonisti delle istituzioni.
"La verità è semplice" è il supposto che il racconto si trova a sfatare, seguendo la coda di fatti storici che hanno davvero dell'incredibile e che coinvolgono personaggi della politica italiana ancora oggi sotto i riflettori. Un romanzo/reportage breve, e dunque rapido quanto curioso excursus sui fatti; per chi ne vorrà sapere di più, si rimanda alle fonti. Un piccolo libro dalla programmatica incompletezza.
Un libro interessante che offre molti spunti di approfondimento e dimostra come la storia di quegli anni sia così terribilmente manchevole di verità. Mi ha mostrati molti aspetti di questa vicenda che non si esaurirà mai, molti dei quali anagraficamente mi erano sconosciuti e che ho appreso con interesse. A volte la narrazione mi è sembrata un po' incoerente per la scelta della voce narrante che spesso cambia, ma in generale l'ho letto con grande interesse.
Tutto già noto, questo libro non presenta niente di nuovo. Tutto già scritto in svariati quotidiani, libri fin'oggi pubblicati. Quindi? Utile per chi approccia la faccenda per la prima volta, digiuno di tutto sul caso Moro
Un capitolo della storia della prima repubblica che mi ha sempre affascinato e scoprire della presunta seduta spiritica è stato sconvolgente. Un reportage accurato questo di Iovane, che ha il sapore dell’inchiesta, che alza numerosi punti interrogativi.