Dopo la morte della madre Emma, Clelia ha smesso di vivere. Nasconde le cicatrici sotto il trucco pesante e le magliette scure troppo lunghe, con il silenzio unico compagno delle sue giornate, da cui la musica, tanto amata da Emma, è bandita. Il giorno del suo compleanno, quando la nonna le consegna la chiave di uno scantinato che le aveva comprato la madre per allestire una web radio, Clelia all'inizio non ne vuole sapere, poi la curiosità di scoprire il suo ultimo piano ha la meglio.
Ed è proprio fuori dallo scantinato, sotto il sole cocente di giugno, che conosce Lorenzo, appena arrivato all'Isola d'Elba da Roma, con i suoi ricci ribelli, la faccia da schiaffi e un sorriso arrogante.
Tra i due prima è guerra aperta, poi tregua armata, infine pace che assomiglia tanto all'amore.
E all'improvviso, mentre l'estate infuria e l'afa diventa sempre più opprimente, Clelia non si nasconde più e la musica torna a fare da colonna sonora ai suoi giorni.
Ma la ragazza non sa che Lorenzo è in fuga da tutto, soprattutto da se stesso, e si porta dentro un terribile dolore. Una volta che i segreti di entrambi verranno svelati, la loro storia sopravvivrà ai contraccolpi della vita?
Questo di Silvia Ciompi è un la storia caleidoscopica di un dolore. Volevo solo sfiorare il cielo non è semplicemente la storia di Lore' e di Clelia, il protagonista, a mio avviso, dell'intero volume è il rimpianto. Clelia è un'anima ferita e sanguinante, Lorenzo cerca di fuggire da un destino bastardo; si ritrovano per scontrarsi, odiarsi, amarsi e poi perdersi. L'Isola d'Elba è lo sfondo perfetto di una storia come questa, un posto piccolo che vede molte vite: quella turistica e spensierata, quella invernale desolata e fredda. L'Elba, in qualche modo riflette i suoi protagonisti perchè anche lei è appunto sfaccettata come solo i posti di mare possono essere. Ho trovato questa lettura profonda e riflessiva, il ritmo narrativo, lento e misurato, si è adeguato alla tipologia di storia raccontata. Silvia Ciompi è stata bravissima a rendere lo spessore dei protagonisti simile a una matrioska; dietro ogni evento se ne nascondeva un altro, dietro ogni emozione pura se ne nascondeva una sempre più complessa. In Volevo solo sfiorare il cielo troverete strascichi profondi di "tutto quello che avrebbe dovuto essere e non è stato", troverete profumo di mare, profumo della carta che avvolge vinili, il profumo nostalgico della pasta riscaldata da tua nonna. Suggerisco questo libro a chiunque abbia voglia di leggere un bel libro, a chi vuole immedesimarsi con protagonisti che non solo conoscono il dolore, ma cercano di annientarlo commettendo sbagli e ripensamenti, ma che comunque non perdono mai la speranza di vivere una vita che merita di essere vissuta.
"Farsi spezzare il cuore fa parte del rischio, bimba mia. Incontriamo così tante persone che ti capiterà di farti calpestare un po’ i sogni e un po’ i sentimenti, e anche l’orgoglio. Capiterà, te lo garantisco. E magari vorrai smettere di provarci, chiuderai il mondo fuori dalla stanza, penserai che questa sia la soluzione. Ma è esattamente come con la musica, Clelia. Esiste per tutti quella canzone, quel pezzo perfetto che ti strazia il cuore e te lo riaggiusta allo stesso tempo. E il dolore fa parte del gioco. Non ci credere a chi ti dirà che l’amore è un lieto balsamo per l’animo. L’amore fa male, l’amore fa anche soffrire, l’amore certe volte è spaventoso. Ma adesso immagina il Teatro Farnese di Parma, con la sala piena, e poi immagina l’allegro in Fa minore dell’Inverno di Vivaldi suonato dall’orchestra più prestigiosa del mondo, con gli archi che volano sulle corde e il pubblico ammutolito ed estasiato che assiste. Immagina Freddie Mercury che inizia a cantare sul palco del Live AID dell’85 e Wembley che impazzisce. Immagina Ella Fitzgerald e Louis Armstrong duettare dal vivo. E adesso somma tutte queste cose straordinarie insieme e non ti sarai ancora avvicinata a quanto può esser bello l’amore. Ecco perché rischiare, Clelia. Bisogna mettersi in tasca la paura e lasciarla celata lì fino a dimenticarsela. Ecco perché a qualsiasi età, finché c’è vita, bisogna vivere."
Questo lungo estratto racchiude esattamente il senso di questo capolavoro scritto dalla Ciompi. La musica, l'amore e la vita sono i punti cardine, sono l'essenza della storia di Clelia e Lorenzo. Dalle primissime pagine comprendi che non sarà un viaggio facile, che ci sarà da soffrire perché entrambi hanno un bagaglio pesantissimo sulle spalle. In realtà all'inizio si comprende solamente quello di Clelia di fardello, quello di Lorenzo, che a volte vorresti prendere a calci perché sembra minimizzi i dolori della ragazza, si capirà verso la fine del romanzo, quando una doccia gelata ti scende addosso e un nodo ti stringe la gola fino all'ultima pagina.
«Non vuoi provare a sfiorare il cielo, regazzì?»
L'autrice non indora la pillola, non usa stratagemmi ad arte, racconta una verità nuda e cruda e questo rende le emozioni talmente intense da sentirle sulla pelle. Non so quante frasi ho sottolineato, non so quante canzoni ho ascoltato, alcune completamente sconosciute, ma che si prestavano perfettamente al momento, non so quante volte ho sentito il vento dell'Elba sulla pelle e il sole che picchiava in testa, non so quante ricerche ho fatto su internet per capire di cosa parlasse, so però, che questa ragazza ha un talento innato per raccontare storie che lasciano il segno.
"Lei è stata vita nel momento in cui pensava di non avere speranza. È stata la vertigine del salto nel vuoto. Il cielo che sfiori dentro a un bacio, in un orgasmo, tra le pieghe di una pelle che non ti appartiene. Lei è stata tutto."
Prenditi il tuo tempo Silvia, ma raccontaci al più presto un'altra storia meravigliosa.
«Non possiamo sapere quanto tempo ci viene concesso, ma possiamo decidere di smettere di essere incazzati per quello che ci è toccato e vivere vivere vivere tutta la vita che avremo a disposizione.»
“Bisogna mettersi in tasca la paura e lasciarla celata lì fino a dimenticarsela. Ecco perché a qualsiasi età, finché c’è vita, bisogna vivere.”
Dolore, dolore, ancora dolore e infine salvezza (o almeno consapevolezza). Ecco cosa è questa storia. Clelia e Lorenzo sono persi e soltanto insieme riescono a salvarsi. L’amore è tutto quello di cui hanno bisogno per poter continuare a vivere. È questo ciò che mi è rimasto di questo libro: amare è una necessità. Noi abbiamo bisogno di amare e di essere amati per poter essere salvi, per poterci sentire vivi. Solo con l’amore si ha il coraggio di rimanere o di andare via, di saltare o di rimanere fermi, di non avere più paura e di sfiorare il cielo. Silvia Ciompi scrive da Dio, ogni scena descritta la potevo quasi guardare, come in un film. Ho adorato soprattutto i titoli di ogni capitolo, oltre alle playlist all’inizio del libro. È una storia bellissima ed emozionante, ma non riesco a dare una piena valutazione perché purtroppo in alcune parti mi ha un po’ annoiata. Si alternano parti un pochino più movimentate e toccanti con parti in cui non succede nulla di che. Inoltre non ho amato a tutti gli effetti la protagonista femminile, ma ho adorato tutti (letteralmente tutti, da Lorenzo ed Ahmed a Piero) gli altri personaggi. Ad ogni modo, volente o nolente, la storia di Clelia e Lorenzo rimane, non si riesce a dimenticare facilmente o a ignorare. È una storia che richiede il suo spazio nel cuore, uno spazio che io ho concesso con moltissimo piacere. È un libro che consiglio a chi piacciono le storie d’amore che nascono dal e nel dolore. Magari potremmo imparare da Calimero e Lorè che non tutto deve necessariamente essere sofferenza. Finché c’è amore, c’è vita e “finché c’è vita, bisogna vivere.”
La Ciompi ci regala un altro libro meraviglioso ❤️😍 Una storia che è un inno alla vita, anche se a volte ci fa soffrire; è un inno all’amore, quello vero, quello che ti segna profondamente; è un inno alla famiglia, quella che ti sta accanto in ogni momento, anche se non sarà presente sempre fisicamente. È un racconto pieno di immagini mozzafiato, che ti fanno innamorare dell’Elba senza esserci mai stata; è pieno di musica, perché che altro può descrivere e contraddistinguere meglio un momento speciale? E niente, mi mancano già Clelia e Lorenzo, si sono presi senza dubbio un pezzo del mio cuore 💖
Con questo libro spunto la casella della Fuffy Reading Challenge: Maledetta primavera, un libro attinente alla stagione in cui ti trovi. https://www.instagram.com/p/CJa82pnre_K/
Estate, Isola d'Elba. Clelia ha visto morire sua mamma e ha smesso di vivere. Lorenzo è scappato da Roma e da una situazione familiare e personale per niente rosea. I due si incontreranno (scontreranno) e chissà se, una volta svelati tutti i segreti e le parti più oscure di loro, la loro storia continuerà...
Silvia ha sempre il potere di farmi commuovere e, anche se per tre quarti di libro ero riuscita a non versare una lacrima, arrivata all'ultima parte ho ceduto.
Volevo solo sfiorare il cielo è un young adult che di young ha poco e nulla. I problemi e le difficoltà che hanno Clelia e Lorenzo sono realistiche e incredibilmente quotidiane ed è questo che mi piace sempre dei libri dell'autrice. Persino i loro modi di fare, di rispondere, di punzecchiarsi sono quelli dei veri adolescenti. Questobè uno dei grandi pregi di Silvia, secondo me, insieme a uno stile molto introspettivo che non penalizza le descrizioni di luoghi e azioni.
Mi è piaciuto molto ma non avevo dubbi. Il bello della storia di Clelia e Lorenzo è che non si tratta solo della storia di un grande amore, quel tipo di amore che è capace di rompere ogni barriera e resistenza, ma è anche una storia di traumi, malattia, esperienze difficili, difficoltà economica. è anche un inno a vivere e a farlo bene, godendosi ogni istante nonostante il dolore e le brutte esperienze. è un inno a godersi le persone che ci stanno intorno e ad amarle senza pregiudizi.
Clelia e Lorenzo, le loro storie, sono caratterizzati benissimo ma anche ai personaggi secondari è riservato lo stesso trattamento, dalla nonna Bruna all'amico Ahmed a coloro i quali non ci sono più, fino ad arrivare agli odiosi compagni di Clelia. Insomma, è un libro bello bello bello, doloroso, catartico, vero, il tutto contornato dalla bellissima Isola d'Elba e quell'accento toscano che amo.
Se pensate di trovarvi davanti ad una storia facile, scordatevelo perchè il nuovo romanzo di Silvia Ciompi è un pugno dritto in faccia. Non usa mezze misure l’autrice, è schietta, spietata e assolutamente perfetta nel raccontare uno spaccato della vita di Clelia e Lorenzo. Una storia difficile, di delusioni, di sofferenza ma che da un sapore nuovo alla nostra vita, ci permette di aprire gli occhi su tante cose e ci lascia senza fiato com’è giusto che sia. Un inizio di recensione non proprio convenzionale il mio lo so ma diamine questo libro di convenzionale non ha nulla e merita solo lodi sbandierate ai quattro venti.
In una calda estate a far da cornice a questo romanzo la splendida Isola D’Elba che con i suoi colori e i suoi profumi è sempre lì a guardare Clelia e Lorenzo con occhio indulgente e un po’ contrito perchè questi due meravigliosi protagonisti nonostante la giovane età portanto sul corpo e nell’anima cicatrici che molti di noi non avranno in una vita intera. Non è mia intenzione entrare nel merito della vicenda, perchè chi vorrà leggere questo libro deve farlo senza spoiler di sorta, però posso raccontarvi di quanta forza abbiano questi personaggi, di quanto sia importante la musica per loro e per la narrazione stessa, ad ogni pagina mi sembrava di ascoltare vecchie canzoni che in tanti non cantano più, canzoni che hanno fatto la storia dell’Italia e che li accompagnano per mano in un bisogno concreto di amore e amicizia.
I legami affettivi sono parte predominante della narrazione, l’amore di Bruna per sua nipote, l’amicizia di Ahmed per Lorenzo prima e per Clelia poi, l’amore dei genitori per i figli e ovviamente quello di due ragazzi che vorrebbero solo poter essere felici. Ed in contrapposizione alle bellezze dell’isola, la Ciompi ci mostra una Roma per alcuni versi degradata, non quella del Colosseo e di Piazza Navona, ma quella dove ci sono solo palazzoni decadenti e che si nasconde agli occhi dei turisti che cercano solo il fascino della città eterna. Un po’come Lorenzo, bello, affascinante e un po’ mascalzone in superfice ma nasconde agli altri le brutture della sua vita che anche la persona più coraggiosa farebbe fatica ad accettare.
Un pugno in faccia ve lo ripeto ma leggetelo, leggetelo assolutamente, amerete queste pagine tanto quanto le ho amate io.
Un libro emozionante come pochi. Una storia d'amore potente e fragile allo stesso tempo. Due anime che nel dolore si riconoscono e che nell'amore trovano la forza di ricominciare a credere nella vita. Nonostante tutto...
Sta a te scegliere. Puoi andartene via e lasciarti tutto alle spalle, oppure puoi restare, provarci, vivere altre estati come la scorsa, tutte quelle che ci saranno concesse.
Volevo solo sfiorare il cielo è il terzo romanzo auto-conclusivo di Silvia Ciompi che leggo e che mi tocca profondamente. Se non avete mai letto nulla di suo preparatevi ad immergervi completamente in una storia sofferta e commovente. Una delle cose che preferisco dei libri di questa autrice è che i suoi personaggi non sono mai perfetti ma complicati, tormentati (per ragioni diverse) e spesso combinano delle cavolate. I protagonisti di questo nuovo libro non sono da meno, Clelia e Lorenzo sono due diciottenni con dei demoni che li perseguitano e grossi pesi sulle spalle, le loro storie personali sono veramente potenti ed è stato inevitabile versare qualche lacrima durante la lettura. Il romanzo è ambientato all’isola d’Elba, luogo di origine di Clelia e dove Lorenzo cerca rifugio a casa dallo zio per l’estate. Clelia ha perso la madre in un incidente un anno prima, il giorno del suo diciassettesimo compleanno, e da allora è l’ombra della ragazza che era, è sempre sola e isolata, si rasa i capelli, indossa delle lenti per coprire il colore dei suoi occhi e si veste solo di nero. La musica è sempre stata una costante della sua vita, la passione per i vinili e i vecchi cantautori che hanno fatto la storia della musica le è stata trasmessa dalla madre e dal nonno, ma dopo la loro morte ha smesso persino di ascoltarla. Lorenzo invece è scappato dalla sua casa di Roma dopo aver scoperto una terribile verità, è arrabbiato con la sua famiglia e con la vita. Sono le circostanze a far incontrare per caso questi due ragazzi, nessuno dei due cercava qualcuno o un amico, ma giorno dopo giorno il loro punzecchiarsi e irritarsi a vicenda si trasforma in qualcosa di vero, in uno di quegli amori che probabilmente capitano solo una volta nella vita. Ma devono fare i conti con la vita, con la realtà di quello che li aspetta e con gli scheletri nascosti che tutti e due tengono ben nascosti. La prosa di Silvia è sempre molto forte, ha un’indole poetica e sono diverse le frasi del libro che arrivano dritte al cuore. La musica è una costante nella trama, molte scene vengono associate ad una canzone (soprattutto canzoni vecchio stile) e questa cosa mi è piaciuta molto, anche se confesso che molte non le avevo mai sentite. I personaggi sono ben caratterizzati e mi sono divertita a leggere i dialoghi con esclamazioni tipiche dei rispettivi dialetti, mi sembrava quasi di sentire i loro accenti nelle orecchie mentre leggevo. Silvia Ciompi si conferma una delle autrici italiani da leggere, in particolare consiglio la lettura di Volevo solo sfiorare il cielo a chi cerca una storia struggente, giovanile e intrisa di musica e riflessioni.
Punto di vista: terza persona Sensualità: presente ma soft Caratteristiche: sofferto, romantico, struggente, intriso di musica Stile narrativo: scorrevole e poetico Tipo di finale: autoconclusivo Voto: 4 stelle
In questo nuovo romanzo, Silvia ci porta nell’isola d’Elba e ci fa entrare nelle vite di Clelia e Lorenzo due personaggi che non faranno altro che farsi la guerra poi a mano mano riusciranno anche a sopportarsi a trovare quegli attimi felici di spensieratezza insieme senza insultarsi contro per poi trasformarsi in un grande amore, di quelli che non ti scordi, di quelli che ti fanno male, ti logorano dentro ma che ne valgono la pena.
Questo libro è stato un vortice di emozioni, passavo dal ridere al piangere in un batter d’occhio. Quei due regazzini di soli 18 anni che si portano dietro un bagaglio enorme. Un dolore grande, straziante che ti sento un po’ tuo, che vuoi prenderlo, farlo tuo così che non soffrano così tanto. Clelia e Lorenzo sono stati l’uno il faro dell’altro e separati perdevano la loro luce. Lorenzo con quella faccia da schiaffi, sbruffone, quel parassita romano e Clelia che si veste sempre e solo di nero, che cerca solo di sopravvivere, amante dei vinili e della musica dimenticata. Quell’isola dell’Elba che li ha fatti passare l’estate più bella della loro vita, con uno sfondo musicale da Lucio Dalla a De Andrè, Mina, Rino Gaetano, Toto Cotugno e tanti altri.
Con il suo modo di scrivere, inconfondibile e inimitabile ci ha regalato una storia che ti lascia tanto ma che ti toglie il respiro. Una storia vera, pura, che non ti scordi più. Una storia che ti fa riflettere sulla vita che va vissuta momento per momento, secondo dopo secondo, perché la vita è ora.
Grazie Silvia per averci regalato un’altra storia indimenticabile, grazie per averci fatto conoscere Clelia e Lorenzo, io sono ancora lì dentro in quello scantinato con le mura dipinte di nero con quei due ad ascoltare “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli, a guadarli il loro cielo dentro, immenso e sconfinato. Grazie di tutto, come sempre.
VOTO---- ⭐⭐⭐⭐⭐️ sensualità-----👠👠 Questo di Silvia Ciompi è un la storia caleidoscopica di un dolore. Volevo solo sfiorare il cielo non è semplicemente la storia di Lore' e di Clelia, il protagonista, a mio avviso, dell'intero volume è il rimpianto. Clelia è un'anima ferita e sanguinante, Lorenzo cerca di fuggire da un destino bastardo; si ritrovano per scontrarsi, odiarsi, amarsi e poi perdersi. L'Isola d'Elba è lo sfondo perfetto di una storia come questa, un posto piccolo che vede molte vite: quella turistica e spensierata, quella invernale desolata e fredda. L'Elba, in qualche modo riflette i suoi protagonisti perchè anche lei è appunto sfaccettata come solo i posti di mare possono essere. Ho trovato questa lettura profonda e riflessiva, il ritmo narrativo, lento e misurato, si è adeguato alla tipologia di storia raccontata. Silvia Ciompi è stata bravissima a rendere lo spessore dei protagonisti simile a una matrioska; dietro ogni evento se ne nascondeva un altro, dietro ogni emozione pura se ne nascondeva una sempre più complessa. In Volevo solo sfiorare il cielo troverete strascichi profondi di "tutto quello che avrebbe dovuto essere e non è stato", troverete profumo di mare, profumo della carta che avvolge vinili, il profumo nostalgico della pasta riscaldata da tua nonna. Suggerisco questo libro a chiunque abbia voglia di leggere un bel libro, a chi vuole immedesimarsi con protagonisti che non solo conoscono il dolore, ma cercano di annientarlo commettendo sbagli e ripensamenti, ma che comunque non perdono mai la speranza di vivere una vita che merita di essere vissuta.
Clelia e Lorenzo hanno diciotto anni, sono due ragazzi che dovrebbero prendere a morsi la vita e godersi gli anni più belli. Invece, sono due ragazzi perseguitati dal dolore e la vita ha dato loro più dolori che gioie.
Clelia è l’ombra di se stessa da quando ha perso sua madre, Emma. Si trascina giorno dopo giorno annegando nella sofferenza e si rifugia tra le forti mura che si è costruita intorno. Si nasconde anche da se stessa e la musica, l’unica passione che la lega alla sua mamma, è diventata la sua nemica. Tuttavia, sua nonna non si arrende e continua a volerla tirare fuori dal suo guscio.
Un paio di chiavi, uno scantinato, i vinili, le pareti nere, tutto questo arriva con forza nella vita di Clelia insieme a Lorenzo, un ragazzo pieno di rabbia, scappato da Roma che in realtà sta scappando dal dolore e dalla sua famiglia. Ma sappiamo tutti che non siamo in grado di correre più veloce della vita.
Il rapporto tra Lorenzo e Clelia è intenso, è costellato da silenzi e piccoli gesti d’amore. Sono due ragazzi che si nascondono, che sfuggono al dolore, che provano a sopravvivere a quella che è la vita. Insieme, Lorenzo e Clelia, si ritrovano a cullare l’uno il dolore dell’altro. Riescono a costruirsi la loro bolla di serenità, fatta di litigi, scherzi e baci dove non c’è spazio per la verità ingombrante che Lorenzo custodisce.
A Lorenzo e Clelia si aggiunge un terzo personaggio, Ahmed. Sono tre persone completamente diverse tra loro, sembrano fuori posto l’uno vicino all’altro. Eppure, loro tre diventano molto di più e quei tre ragazzi non sono più soli.
La musica è centrale per tutto il romanzo, accompagna i nostri protagonisti nei momenti più belli e più tristi. È un mix di cantanti moderni con quelli più famosi e conosciuti da tempo, d’altronde i due protagonisti hanno gusti diversi. Tutte le canzoni che vengono citate nella storia ci vengono riportate all’inizio nelle due playlist. Alcuni brani li conosco, li canticchiavo anche durante la lettura, mentre altri sono stati una piacevole scoperta.
Un libro intenso e profondo che nasconde dentro di sé molteplici significati. È un libro che va assaporato parola dopo parola, ogni frase riesce a colpire il cuore del lettre che si ritrova inevitabilmente a sottolineare tantissime frasi e magari a sentirle sue.
Non possono non citare le email di Lorenzo, profonde e piene di significati, che portano il lettore a riflettere. Nella lettura di alcune frasi sentivo la forza delle parole e le sentivo mie. Mi hanno emozionato e ci insegnano qualcosa.
Il romanzo è scritto in terza persona e, nonostante io non ami molto questa narrazione, ho apprezzato ogni singola parola. All’interno è stato inserito anche del dialetto e Silvia è stata bravissima a inserirlo nei contesti giusti senza italianizzarlo e senza renderlo troppo ingombrante. Oserei dire che Silvia ha uno stile quasi poetico che risultante incalzante e lento allo stesso tempo. La narrazione non è noiosa, semplicemente si prende il tempo di raccontarci di Lorenzo e di Clelia, del primo amore, dei primi dolori, della sofferenza, della speranza e dell’amore. Solo all’inizio, se devo essere pignola, ho fatto un po’ di difficoltà ad andare nella storia però questo non ha penalizzato di molto il romanzo.
Questo libro non è solo la storia di Lorenzo e di Clelia. Tra le pagine di Volevo solo sfiorare il cielo c’è dolore, perdita, speranza e amore. C’è un mix di emozioni che vi faranno sentire sopraffatti e arrivati all’ultima pagina vi sentirete un po’ persi.
Questo è il primo romanzo di Silvia che leggo e me ne sono innamorata lentamente, pagina dopo pagina. Sono stata trasportata all’Isola d’Elba e ho vissuto la storia di Lorenzo e di Clelia. Cosa posso dire di altro se non consigliarvi questa lettura? Prendete questo romanzo, respirata l’aria dell’isola, innamoratevi e soffrite un pochettino anche voi perché ne vale pena.
“Volevo solo sfiorare il cielo” è uno di quei libri che ti entrano dentro, rimangono impressi nell’anima e ti spaccano il cuore, parola dopo parola. Clelia e Lorenzo hanno 18 anni e scappano entrambi da dolori inimmaginabili. Clelia ha perso sua madre a causa di un incidente, e da allora ha smesso di vivere, di amare la musica che tanto amava insieme a sua madre e di interagire col mondo. Finché un giorno sua nonna non le regala le chiavi di uno scantinato dove dovrebbe nascere la sua Web Radio. E così, Clelia incontra Lorenzo ed è guerra aperta. Finché non lo è più. Peccato che dietro il sorriso da schiaffi, Lorenzo nasconda una vita difficile e un futuro incerto. “Volevo solo Sfiorare il cielo” è la storia d’amore tra due adolescenti, ma è anche altro: è il superamento del dolore, del trauma, della colpevolezza del sopravvissuto, della difficoltà di vivere. Silvia Ciompi è riuscita anche stavolta ad insegnare tanto con un romanzo prettamente rivolto ad adolescenti. Che la vita va vissuta, nonostante tutto, nonostante tutti.
Li chiamo libri a termine, io, quei libri che ancora prima di aprirli sai già che ti faranno stare male, che ti faranno andare indietro con la mente, che scaveranno solchi dentro di te, più di quanto pensavi potessero essere profondi. Che ti isoleranno dal resto del mondo, che dovrai finire in breve tempo, per non portare il cuore a scorticarsi più di quanto tu abbia preventivato, ma che allo stesso tempo non riuscirai a leggere tutto d’un fiato, perché come si fa a metabolizzare tanto dolore in qualche ora? Non si può. Umanamente impossibile, soprattutto se l’autrice in questione, una giovanissima e talentosa Silvia Ciompi, riesce a farti entrare nelle viscere del suo romanzo, dei suoi personaggi, se ti butta addosso tutta la loro giovinezza, e le loro cicatrici, e le loro paure, ed il loro amore. Ed allora i libri a termine si rivelano per quello che sono, libri che inizi sapendo che arriverà un punto in cui la gioia e l’appagamento ottenuti, anche con gran fatica, sono solo il preludio di altra sofferenza ed altri segreti che svelati manderanno in tilt tutta la pace faticosamente raggiunta. Sono i libri in cui l’amore non è mai l’arrivo, ma la partenza verso un altro viaggio.
È così che, in una piovosa domenica di novembre, ho fatto la conoscenza di Clelia, una diciottenne dal nome antico, come un po’ antica è la musica di cui si circondava e che l’aiutava a sopravvivere prima di infilarsi nella melma in cui si è costretta a vivere per un anno, e Lorenzo, moderno e canzonatorio e al passo con i tempi, come la musica da cui non si stacca mai, sempre pronto a scappare quando la realtà diventa insopportabile da gestire. E sì che lui da anni ormai vive in una situazione che gli toglie il respiro, lo estrania, lo rende distante dagli altri, ma si tiene tutto dentro Lorenzo, non parla, non tira fuori l’inferno in cui vive.
Sono così diversi Clelia e Lorenzo? Se esteriormente danno questa impressone, in realtà i loro occhi parlano altre lingue, i loro corpi emanano un odore in cui loro si riconoscono e loro semplicemente si amano, con tutti i segreti, scomodi e difficili da pronunciare a voce alta, che si portano dentro. Si vivono alla giornata e cosa gli può regalare un’estate, in un’isola assolata come l’Elba, se credi che l’amore sia un lusso che non puoi permetterti, se sai che l’amore, il primo amore, quello che solo a diciott’anni si riesce a vivere, non può far parte della tua vita, ma ti investe con tutta la sua potenza, ti fa tornare a sperare, a credere, a vivere? Gli regala 90 giorni di momenti, di ricordi che neanche la lontananza, e la perdita, e le bugie, possono portarsi via, ma a quale prezzo?
Ti entrano sotto la pelle Clelia e Lorenzo, i loro dolori ti tormentano, non ti danno pace perché in 400 pagine, i loro dolori diventano i tuoi, davvero, e non ti lasciano scampo. E allora le loro lacrime, anche quelle che loro non riescono a versare, ti scorrono sul viso e neanche te ne accorgi, e dentro il cuore senti tutta l’ingiustizia, l’irreversibilità della sentenza che gli cade addosso, perché ti chiedi se tutto questo dolore, sommato ad altro dolore, possa mai aver fine!
La fine potranno deciderla solo loro due, con la presa di coscienza delle loro vite, partendo da un sentimento forte e che a diciott’anni può sembrare forte ed invincibile, ma che loro sanno sarà messo a dura prova, sarà dilaniato, distorto, probabilmente dimenticato, ma una parte di loro deve scegliere, deve farlo, e deve scegliere di buttarsi, devono darsi una possibilità, lo devono a loro stessi, al loro passato tormentato, alla speranza. Lo devono a noi lettori.
È un romanzo ricco di sentimento, questo, di sofferenza, dove la morte sembra farla da padrone, ma dietro ogni morte c’è la consapevolezza di un vissuto importante che fa la differenza, l’amore non è stato mai sprecato, ha salvato chi ha saputo crederci.
Sapevo che dopo questa lettura sarei uscita un po’ provata, io che ancora vivo con difficoltà il lutto per la morte di mio padre, e ci sono stati dei momenti che a dire il vero avrei voluto chiudere il libro ed abbandonarlo, ma ho risposto al richiamo di una storia scritta con grande spessore emotivo, con grande delicatezza, anche se l’autrice non ha fatto sconti a nessuno, chiamando ogni cosa con il suo nome, ed ho apprezzato soprattutto la capacità di scorgere un raggio di sole in un mare in tempesta.
Ho un’unica certezza, chiudendo il libro ed asciugandomi le lacrime, che Lorenzo e Clelia, ed il loro bagaglio di esperienze, di sogni, di amore, di sorrisi, rimarranno a lungo nella mia mente.
quando ti rendi conto che stai leggendo un libro che la vita te la cambierà per sempre, ti senti il cuore che scoppia.
qui non si parla solo di un romanzo, non si parla di una semplice storia d’amore fra due giovani ragazzi, è molto di più, si tratta di qualcosa che ti strappa il cuore e ci passa sopra.
Clelia è in fuga da tutto dopo la morte della madre, ma Lorenzo riesce a far di lei quello che era prima, diventa per lei suo punto di riferimento.
E Clelia si rende conto che qualcosa dentro di lei cambia, che l’amore che prova per Lorenzo gli fa sentire emozioni che pensava non potesse mai più risentire dopo la morte della madre.
Però non sa che lui è in fuga da tutto.
Lorenzo è uno di quei personaggi che non dimenticherò facilmente, io il suo dolore l’ho sofferto come se fosse mio, ho pianto lacrime amare perché era straziante, tremendo, atroce.
Se dovessi definire con due parole questo romanzo direi: brutalmente onesto.
Perché leggere romanzi dove la verità ti viene sbattuta a pugni in faccia fa bene, ci fa bene ricordare che il dolore purtroppo esiste e non possiamo farci nulla..però questo dolore si può alleviare con l’amore.
Ed è proprio l’amore che in questo romanzo ti da la forza di asciugare le lacrime e di continuare a leggere.
Questo è un libro che arriva e colpisce forte, ma da subito, non è una storia facile, ci vuole tanta forza per leggerlo e anche tanti fazzoletti a portata di mano.
Quando vi dico che i libri di Silvia sono i miei preferiti e perché io amo la schiettezza.
Lei non usa mezze misure nei suoi romanzi, se qualcosa fa troppo male per essere accettato, pazienza, lo si accetta e basta.
Volevo solo sfiorare il cielo è un libro che va letto come insegnamento di vita.
E secondo me 𝘀𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗹𝗶𝗯𝗿𝗼 𝗳𝗼𝘀𝘀𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗮𝗻𝘇𝗼𝗻𝗲, 𝘀𝗮𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 “..e non finisce mica il cielo.” 💛
Volevo solo sfiorare il cielo di Silvia Ciompi, romanzo young adult in uscita oggi grazie a Sperling & Kupfer.
'Non lo faccio mai, non scrivo mai alle autrici dopo aver terminato il loro libro perché detesto essere invadente, ma tu sei responsabile delle tante lacrime versate durante la lettura e non ho potuto resistere. Voglio dirti grazie perché mi hai spezzato il cuore e poi lo hai ricomposto. Grazie perché sai raccontare le emozioni come nessuna autrice al mondo. Il tuo modo di scrivere è unico, fai sentire tutto fin nel profondo. Calimero e Lore’ sono un gran casino, sono ammaccati, feriti, distrutti, ma hanno tantissimo da dire e da dare a chi ha la fortuna di volerli conoscere senza fermarsi all’apparenza. Grazie davvero di cuore ❤️'
Penserete che io sia impazzita, ma è andata proprio così, martedì 2 marzo ho terminato la lettura di Volevo solo sfiorare il cielo e la prima cosa che ho fatto è stata scrivere questa mail a Silvia. Da lettrice non ho mai contattato nessuno, da blogger ho sempre e solo messo ciò che sentivo sulla pagina del blog senza anticipare nulla, ma con Silvia ho sentito che era giusto darle subito un feedback, forse perché la vedevo agitata, forse perché volevo attenuare un pochino la sua ansia o forse semplicemente perché quando si sente troppo è impossibile mettere un freno a ciò che si prova.
Silvia ha uno stile unico che definirei viscerale, i suoi protagonisti li senti fin nelle ossa, sono contorti, complicati, scontrosi, chiusi ermeticamente al mondo, e lei te li mostra nudi e vulnerabili. Non lascia nulla all’immaginazione, ti fa sentire tutto ciò che provano e le loro emozioni ti travolgono come un treno lanciato a velocità massima, impossibile scansarti, impossibile mantenere le distanze, impossibile non soffrire. E come sempre Silvia ci mette il carico da novanta sulla sofferenza. Qui siamo ai livelli massimi e vi ritroverete con gli occhi colmi di lacrime in più di un’occasione, non potrete farci nulla, sgorgheranno senza che voi nemmeno ve ne rendiate conto.
Ho apprezzato tantissimo l’ambientazione del romanzo, ho avuto la fortuna di visitare l’Isola d’Elba due volte ed è magica, non avevo mai letto un libro così ancorato ai luoghi delle vicende e tutto acquisisce ancor più importanza. Clelia su quell’isola ci è nata, Lore’ ci ha passato solo alcune estati, ma entrambi sentono di appartenere a quei luoghi, sentono sgorgare dentro loro l’energia di quel mare.
Clelia è ormai un anno che non vive, lascia che la vita scorra senza far nulla per afferrarla. Tutto ha smesso di funzionare il giorno in cui ha perso sua madre. La nonna ci prova a capirla, ci prova a starle accanto, ma non sa più come fare per farla tornare la ragazza solare che era prima dell’incidente.
Lorenzo fugge da Roma e si rifugia da suo zio all’Elba per scappare da una amara verità che non gli lascia scampo. Lore’ ha tanta di quella rabbia in corpo che l’unica cosa che può fare è staccare completamente dalla sua realtà e provare a passare un’estate lontano da tutti.
Clelia e Lore’ si incontrano e si scontrano, perché non sanno come altro approcciarsi, loro sono due vulcani pronti a eruttare, due tsunami pronti ad abbattersi sulla costa, la loro furia è inarrestabile e potete ben immaginare che quando due fenomeni incontenibili entrano in collisione può avvenire solo una catastrofe.
A farli incontrare è il destino, la madre di Clelia, prima di morire, ha comprato uno scantinato da regalarle per poterci fare la sua radio ma lei, che ha sempre condiviso con la madre la passione per la musica, non ne vuole più sapere, nemmeno la musica le è stata di conforto in questo anno pieno di sensi di colpa. La musica è stata bandita per sempre e non sa proprio cosa farsene di uno scantinato.
Clelia arriva all’indirizzo e trova Lore’, tra i due sono subito scintille. Lo scantinato è proprietà di suo zio e non ha nessuna intenzione di far passare questa ragazzina che pare Calimero. Ovviamente Clelia ha ragione lo scantinato è di sua proprietà e Lorenzo viene obbligato dallo zio a sgomberarlo da tutti gli scatoloni che ci sono dentro. Inizia così una frequentazione che non sembra portare a nulla di buono. Clelia e Lorenzo non sono propensi a conoscersi, sembrano essere capaci solo di scontrarsi, ma lo zio di Lore’ e la nonna di Clelia hanno in serbo per loro un’estate a stretto contatto. Lorenzo dovrà dare lezioni di matematica a Clelia per recuperare il debito che ha, in cambio Lorenzo potrà lasciare la costosissima bici di suo zio nello scantinato.
L’inizio tra Clelia e Lore’ non è dei più semplici, si studiano, litigano, si insultano, pian piano qualcosa però sembra cambiare, iniziano ad aprirsi, a comunicare senza sputarsi tutto addosso. Lore’ sembra essere la medicina in grado di far tornare Clelia la ragazza di un tempo, la presenza di Clelia sembra in grado di trasformare l’estate di Lore’ nella migliore della sua vita.
Clelia e Lore’ sapranno curare le loro ferite, ma come si può stare insieme davvero quando uno dei due non ha detto la verità? Come può nascere un amore così forte da un’omissione tanto importante? L’estate sta giungendo alle sue ultime battute e Lore’ decide di fuggire come un ladro senza dare nessuna spiegazione. Clelia lo rincorrerà o si richiuderà di nuovo nel suo dolore?
Insomma smeraldi credo che abbiate già ben chiaro ciò che dovete fare perché questo sono certa sarà IL LIBRO del 2021. Quindi correte in libreria o aprite il vostro kindle e compratelo, lo amerete dalla prima all’ultima pagina e alla fine farete come, scriverete a Silvia per dirle grazie.
spoiler alert: per quanto bello, il problema numero uno del lasciarsi invadere il cuore è il vuoto che resta, quando l’amore decide di fotterti e se ne va via, strappandoti il sole e lasciandoti inerme, in balia delle onde altissime. Adesso, trattieni il respiro che il mare diventa profondo. E, se hai il coraggio, resta in ascolto.
‘E non sono più la ragazza strana che si veste da funerale e si rasa i capelli. Quella che ha perso la madre, quella che non si lascia toccare da nessuno. E non sono più il ragazzo in fuga dalla realtà e dalla sua vita che si sta sgretolando a pezzi come intonaco crepato. Sono solo Clelia e Lorenzo.’
Un libro che mi ha spaccato il cuore in perfetto stile Ciompi, un inno alla vita che è adesso non è domani ma adesso. Un inno alla famiglia, al valore aggiunto dei nonni e all’amore delle mamme 😭 Un amore estivo, voglia di mare, voglia di estate in un’isola che ha scorci e paesaggi incredibili, l’Elba, non vedo l’ora di andarci. Le mail mai inviate di Lore’, le sue cose da ricordare, il disco di Emma e quelle benedette 10 gocce di sole nei giorni di pioggia della sua Clelia, Calime’. Mi ha lasciato l’amarezza, quella tristezza ma quella meraviglia che è la scrittura di Silvia, unica, ti aspetto ancora, sempre 😉
https://labibliotecadellibraio.blogsp... "...l'amore vero è come un marchio. E' qualcosa che ti resta addosso, che respira e vive con te, e non sbiadisce mai, resiste al tempo, alla distanza, perfino alla morte. E fa male, certe volte è doloroso, ma è l'unica cosa vera, l'unica per cui valga la pena di vivere."
Avrei potuto scegliere migliaia e migliaia di frasi, di parole, perché questo romanzo ne è pieno, ma quella che più mi ha affascinato è stata la dichiarazione di un uomo che ha amato una, due volte, e che nonostante il destino avverso gli ha dato una seconda possibilità.
L'amore è quel sentimento che solo quando lo provi realmente e ne sei coinvolto, riesci a dargli un significato, perché l'amore non è solo gioia, felicità, è anche dolore, paura, sofferenza, è un pacchetto unico che ti entra nel cuore e difficilmente riesci a scacciarlo via.
Volevo solo sfiorare il cielo è tutto questo, e servirebbero troppe parole difficili da riuscire a scriverle tutte.
Clelia è sempre stata diversa, diversa per chi l'ha conosciuta, diversa perché ha scelto ancor prima di essere scelta di avere un qualcosa in più. Ha amato con tutta se stessa Emma, sua madre che con suo nonno sono stati i punti fermi della sua infanzia e della sua adolescenza, ma ora che entrambi non ci sono più, non riesce a guardare oltre, ha un peso in fondo al cuore che la tormenta, è rotta, è stata strappata da una felicità che ha vissuto solo lei, e tutto quello che ricorda, sa che è colpa sua.
Lorenzo fugge da Roma, fugge da un pugno in pieno viso che gli è stato dato da chi lo ha generato, fugge da una realtà che non riesce ad accettare, ad ammettere. I ricordi, quelli belli, quelli che ti restano nella testa e nel cuore li ha solo lì, su quell'isola che ha una sua storia, che vive in mezzo a un mare di persone che non riconosce perché sono troppi gli anni che lo separano dall'ultima volta che ci è andato, con uno sguardo spensierato, senza alcuna colpa che invece ora si porta dietro.
Clelia e Lorenzo non hanno nulla in comune ma hanno molto per cui prendersi a schiaffi. Si disprezzano, si insultano, senza conoscersi solo osservandosi si entrano dentro, nella pelle, sotto gli strati che il tessuto li ricopre, perché poi li scoprirà che hanno tanto da dare e darsi. E' una battaglia persa per entrambi ma le parole sono il toccasana per qualcuno che finalmente scioglie il ghiaccio del proprio cuore, svelando i segreti che nessuno conosce. Cleia si apre, ma Lorenzo no. E se Cleia cede, Lorenzo fugge.
Volevo solo sfiorare il cielo di Silvia Ciompi è un nuovo titolo che non potrò dimenticare, è quella storia reale che non ti aspetti di leggere, è quella storia che sicuramente non leggeresti se conoscessi le verità nascoste, ma è anche una storia che parla di un amore che per vivere deve bruciare gli argini, deve oltrepassare le dune e nuotare in un mare con onde che vanno vinte con ogni briciolo di forza, paura ed entusiasmo.
Silvia Ciompi ha scritto un romanzo che si lascia leggere semplicemente, non riesci a staccare gli occhi dalle pagine, e vorresti sottolineare, piegare gli angolini o utilizzare tutti i segnalibri a disposizione per non dimenticare le tante parole dette e scritte.
E' andato troppo oltre, Lorenzo. Si è permesso di lasciare il cuore esposto e lei ci è entrata dentro senza fare rumore. Perché è così che ci si innamora: lentamente, in silenzio, a passi sospesi, mentre il mondo continua a girare caotico e improvvisamente non senti più niente, tutto diventa brusio di sottofondo, tranne la persona che ami. E poi, quando te ne accorgi, avverti solo un baccano pazzesco e il rumore tutto in una volta, si riaccende molto, molto più forte di prima.
Ero curiosa riguardo questa autrice di cui ho sentito parlare bene. Mi aspettavo un libro non leggero e scritto bene, ma non mi aspettavo questa storia, né di innamorarmi della penna di Silvia Ciompi.
Volevo solo sfiorare il cielo è una storia dura, che arriva dritto nello stomaco, che fa soffrire, che fa riflettere. Io mi sono sentita dentro la storia, nello scantinato con Lorenzo e Clelia, sulla barchetta con loro, per le strade dell’isola d’Elba e anche a Roma, insomma ho vissuto con i protagonisti provando un’empatia fortissima. L’autrice ha un modo di scrivere che cattura, che fa vivere la storia che racconta, ho proprio sentito caldo per l’afa di luglio, così come i brividi di paura per essermi esposta. Il suo stile, molto introspettivo, mi ha fatto sentire tutta la vasta gamma di emozioni provate dai personaggi, sono passata dalla rabbia all’apatia, dalla rassegnazione alla speranza, seppur flebile.
Ho amato tantissimo i protagonisti, lo scoprire poco a poco i loro segreti e soprattutto la loro maturazione. Il rapporto che nasce fra loro poi è bellissimo, lentamente si evolve da un fastidio iniziale fino a diventare qualcosa di straordinariamente importante, giusto, forte e bellissimo anche se difficile.
Ho amato molto come l’autrice sia riuscita a esprimere gli stati d’animo, quelle sensazioni fortissime provate che fanno commettere sbagli, che fanno star male, che fanno crescere.
I protagonisti mi sono rimasti nel cuore, ma anche con i secondari è stato amore. La nonna di Clelia è un personaggio straordinario, una persona stupenda e fortissima. Ma mi ha colpito tantissimo Ahmed, l’amico di Clelia e Lorenzo, lui che è sempre stato deriso ed escluso, lui che li aiuta tantissimo per tutto, lui che è parte integrante di quella estate magica che cambierà le loro vite.
La particolarità che forse mi ha colpita di più però è data dalla musica. ... continua sul blog
Il titolo di questo romanzo mi ronzava per la testa già da qualche tempo, vuoi per le recensioni in giro, vuoi perché ogni tanto Amazon me lo suggeriva a seguito di qualche acquisto. Seguo l'autrice ormai da parecchio, e mi ha sempre dato buonissime vibes. E devo dire, ora che finalmente mi sono interfacciata con la sua scrittura, che non ne sono rimasta delusa.
Parto col complimentarmi nell'aver saputo descrivere nei minimi dettagli, e in maniera molto (fin troppo) accurata, l'aria che si respira nelle periferie di Roma e all'isola d'Elba. Dei posti citati, da turista banalotta quale sono, nei miei venticinque anni ho solamente visitato la solite mete predilette di Roma (Colosseo, Fontana di Trevi, Castel Sant'Angelo, la Basilica di San Pietro etc).
Insomma, nulla a che vedere coi lati oscuri che descrivi, di una città che fa sognare a occhi aperti anche la persona più cinica; sai, parlando di una località immensa e meravigliosa come questa, si tende a immaginare solo al 𝘣𝘦𝘭𝘭𝘰 che mostra, agli aspetti positivi, alla facciata. E tu ti sei saputa infiltrare, a mio avviso, alla grande e con un occhio estremamente acuto, nei cunicoli più trascurati di Roma, negli angoli malfamati, abbandonati a loro stessi. E sono realtà che, a rifletterci meglio, spesso ci si dimentica della loro esistenza in ogni buona città che si rispetti.
Piccoli particolari — come le case popolari mezze decrepite, i campi Rom e Sinti che spiccano in lontananza, i graffiti ai muri scrostati e ingialliti, l'ambiente maleodorante, i pusher qua e là — fanno sì che il lettore capisca bene che la realtà in cui è nato, cresciuto e infine scappato Lorenzo Gelsi non è sicuramente dei migliori. Eppure, ancor prima che la sua vita venisse capovolta per sempre, gli piaceva; l'attaccamento che ha col passato, nell'età in cui era ancora un bambino che giocava a calcio e che non sapeva nulla di come gira il mondo, è una delle colonne portanti del romanzo.
Leggere ogni volta dei cambiamenti radicali che andava subendo quella povera famiglia, dove l'amore tra i membri era un pilastro che lo stesso Lorenzo credeva di non veder mai crollare, è stato un colpo al cuore.
Parlando di “lati oscuri”, ho apprezzato molto il modo in cui rappresenti le mille sfaccettature dell'amore, non per forza nel senso romantico, ma anche (e soprattutto) affettivo; si parla di promesse, l'amore per i nonni, per la propria mamma, di come qualsiasi forma di amore può mutare nel momento in cui si trova davanti qualcosa di insostenibile, qualcosa che lo mette a dura prova.
C'è chi supera l'ostacolo, e chi, magari per le sue fragilità, no e mai ci riuscirà. Penso che il modo in cui hai saputo descrivere la condizione della famiglia di Lorenzo sia stata davvero realistica, oltre che 𝘧𝘰𝘳𝘵𝘦.
Realismo nudo e crudo, cura del dettaglio quasi chirurgica e un'empatia impressionante caratterizzano uno stile in cui mi è stato impossibile rimanere indifferente; tralasciando alcune ridondanze di concetto in cui mi son spesso incappata, devi sapere che non mi capitava di trovarmi coinvolta da una storia d'amore da molto, molto tempo. All'improvviso i miei venticinque anni non esistevano più, specie davanti alle scene più dolci e significative che ritraevano due diciottenni scapestrati e senza peli sulla lingua come Clelia e Lorenzo.
Penso di aver perso il conto degli “Aw” che ho emesso di prepotenza per casa.
L'autrice ha fatto un bellissimo lavoro a maneggiare un rapporto come il loro. Perché sì, non sono facili da prendere: sono due teste calde che si mordono con le parole e si annusano appena si trovano vicini, si mandano a quel paese l'attimo prima, ma poi li vedi l'attimo dopo che si rincorrono. Lui e il suo “Calimé”, lei e il suo “Parassita burino”. Eppure, entrambi nascondono i loro tormenti, lui con una faccia da schiaffi e con la perenne mania di buttarsi a capofitto di nuove avventure, e lei con delle lenti a contatto nere e delle maniche troppo lunghe. Questo loro ritrovarsi durante l'estate per via di un malinteso, ha fatto sì che le loro peggiori paure si affrontassero: ho amato il loro modo di sostenersi a vicenda, di scoprirsi, di conoscersi attraverso le canzoni che gli stanno a cuore. Il tutto con una naturalezza dolcissima.
Scene che mi son rimaste particolarmente impresse: come Lorenzo si preoccupi (e si occupi) di sua madre, le scuse nei confronti di Clelia — sia per la canzone sul muro, che la scena dei cartelli (lì c'ho riso come una scema) — Clelia che ascolta il vinile che ha inciso sua madre (avevo i lacrimoni), il tuffo col parapendio, e per quanto risulta magari banale: il loro primo bacio.
Visto che adoro anch'io scrivere con la musica adatta in sottofondo, ho seguito ogni singolo momento coi brani che il testo andava citando. Il risultato è magnifico, il cuore di alcune parti venivano sviscerate ancor di più. Oltretutto ho avuto modo di scoprire alcune canzoni italiane che prima ignoravo (salvate subite su Spoty).
Menzione d'onore va alle descrizioni ambientali dell'isola, talmente 𝘰𝘯 𝘱𝘰𝘪𝘯𝘵 da sentire anch'io quel caldo appiccicoso e l'odore salmastro. Poi le metafore che toccavano sempre le corde giuste al momento giusto, e infine Ahmed. L'amico toscano che tutti noi vorremmo, perché, diciamoci la verità, se alla fine dei fatti Clelia riesce a far luce sul piccolo tassello del suo passato che non era mai riuscita a ricordare, è solo grazie a lui e al suo voler tenere uniti i suoi unici veri amici.
𝘔𝘢𝘳𝘦𝘮𝘮𝘢, meno male che esisti.
Infine, secondo me, hai trattato la tematica delicata — che non cito per non fare spoiler — in un modo così 𝘷𝘦𝘳𝘰, con una delicatezza tanto cruda da farmi salire il magone ogni volta che leggevo 𝘲𝘶𝘦𝘪 capitoli.
Anche se avevo immaginato il genere di problema — ma non il cosa e il come —, la rivelazione è stata comunque un colpo. Ho apprezzato il messaggio di fondo — si sente che è perlopiù rivolto ai giovani —, e ho apprezzato tantissimo il modo in cui i protagonisti, gradualmente, si evolvono.
Riga dopo riga.
Clelia e Lorenzo insegnano che non importa quanto tu ti senta sbagliato, quanto tu ti senta pieno di spigoli e di cicatrici e di passati turbolenti; esisterà sempre qualcuno capace di tirare fuori la luce dai momenti più bui e a farti sfiorare il cielo con un dito, che non è mai troppo tardi.
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4,5 Un libro che ho cominciato a bomba ma che ha finito per logorarmi piano piano. Una storia piena di emozioni, di buio e di luce. Due vite intrecciate per caso entrambe segnate dal dolore ma che insieme si annullano trovando la pace.
Clelia e Lorenzo hanno 18 anni ma la sorte gli ha riservato una spensieratezza vacua ed effimera con difficoltà da affrontare più grandi di loro. Un’amicizia quella con Ahmed sicuramente bizzarra, ma àncora di salvezza.
Non è una lettura semplice. Anzi. Ma merita di essere affrontata. Perché vi scava dentro per poi lasciarvi davvero tanto. La scrittura poi mi è piaciuta davvero molto; la definirei “adattiva” perché varia sulla base del personaggio che si racconta al lettore.
Avete presente Wattpad? Bene io su questa piattaforma di scrittori e lettori, ci sono cresciuta e ricordo la prima volta che ho letto qualcosa di Silvia Ciompi sul mio telefono e sapevo che era una delle migliori autrici italiane sul social quindi immaginate la mia emozione quando ho potuto trovare una sua nuova storia incredibile! Ho ritrovato quello stile di scrittura che mi aveva conquistata anni fa per la delicatezza e precisione nel raccontare, ma molto più maturo. Trattando anche argomenti delicati si vede l'impegno di Silvia Ciompi anche nel documentarsi sulla tesi e l'ha descritta in maniera impeccabile, senza risultare pesante ma dandogli comunque la giusta dose di pathos. Volevo solo sfiorare il cielo è un romance molto stile classico hate to love, ma sappiate che l'apparenza inganna: i protagonisti Clelia e Lorenzo rispecchiano perfettamente lo stereotipo della brava ragazza e del corrispondente cattivo ragazzo, o almeno così è ciò che sembra all'inizio e che mi aspettavo, invece ho letto una storia nuova, ricca di emozioni forti, due ragazzi che in fondo hanno solo voglia di vivere per davvero, nonostante tutto. Clelia un anno prima ha perso la madre, si sente colpevole della sua morte, ora vive sola con la nonna (un mito di donna) si è rifugiata nel mondo del silenzio. Si veste solo di nero, maniche lunghe anche con il caldo peggiore. Le sue cicatrici sono troppo profonde e non riesce a non vederle. L'unica cosa che le resta è il ricordo della musica d'altri tempi, che la rende unica e meravigliosa nei suoi silenzi mentre continua a sopravvivere. Lorenzo ha deciso di scappare all'isola di Elba dai suoi genitori. Ha voglia di vivere e di fare vivere, vuole staccare da tutti i drammi e responsabilità a casa e fare l'adolescente, anche un pò stronzo. Ha avuto un solo difetto durante la storia, a mio parere ma è un dettaglio facilmente tollerabile. Si sa che gli opposti si attraggono e nonostante sia prevedibile il riscontro che avranno queste due tempeste non appena si guarderanno per la prima volta, vi assicuro che è lo sviluppo della storia a renderla così bella: una storia d'amore quasi con dettagli d'altri tempi, dove non è sempre tutto facile ma ci si scontro con problemi reali e veri. E' la storia di due ragazzi che stavano solo sopravvivendo prima di incontrarsi e hanno davvero iniziato a vivere dopo, quando capiscono cosa sono l'uno per l'altra, che solo insieme possono vivere la vita che si meritano, in qualsiasi modo sarà. Mi viene da dire che Volevo solo sfiorare il cielo non è solo una storia d'amore tra due ragazzi, ma è la storia d'amore per la vita. La bellezza delle piccole cose, l'importanza delle persone che amiamo, quanto l'amore può davvero salvarci quando ci sembra tutto finito e impossibile. E' una storia di rinascita e di lotta, quella di Clelia e Lore'. Il tutto è coronato da una playlist meravigliosa, passando dal moderno indie di Coez, a pezzi d'oro come Anna e Marco di Lucio Dalla, ripassando per il rock anni '80. La musica è sempre presente in questo romanzo e ho amato questo aspetto, mi sono legata molto a Clelia per quanto riguarda l'aspetto musicale, ascoltando più o meno gli stessi artisti (morti per la maggior parte). Ho iniziato anch'io a fare il gioco se questo momento fosse una canzone sarebbe... che Lorenzo e Clelia giocano nei loro momenti migliori. Ci sono altri personaggi di cui parlare, come Roberto lo zio di Lorenzo che è un pò il padre che non ha mai avuto e si preoccupa per lui come nessun altro; ugualmente Clelia ha la nonna Bruna che passa ogni giorno della sua vita cercando di far sorridere la nipote e deve colmare un dolore immenso nel mentre. Sicuramente il miglior personaggio secondario è Ahmed, un ragazzo pakistano che vive sull'isola che si rivela essere l'amico che tutti ci meritiamo di avere e abbiamo tutti tanto da imparare da lui. E' gentile, intelligente e tollerante. Mi piacerebbe molto leggere uno spin off su di lui. Il talento di Silvia Ciompi, oltre a raccontare una storia che mi ha emozionato come poche, è quella di creare degli scenari perfetti, reali. Non sono mai stata sull'isola d'Elba, ma dopo aver letto Volevo solo sfiorare il cielo mi sembra di conoscere questo posto, di aver camminato sulla spiaggia e in giro nel paese, o di conoscere le leggende attorno all'isola. E quando leggevo mi sentivo sull'isola, come una piccola spettatrice in questa storia fatta di musica e emozioni. Sono sicura che chiunque possa apprezzare questo romanzo, quindi non mi resta che augurarvi buona lettura!
Due schegge, due pezzi appuntiti di un vetro andato in frantumi, che a stringerli ci si taglia, si sanguina. Questi sono Clelia e Lorenzo, quella la sensazione nel leggerli: è una storia che graffia, che schiaffeggia, che scuote forte, la loro. È una storia d’amore, un amore che parte dal buio, dalla rabbia, da ricordi troppo brutti e troppo vivi. È un seme buttato nel vento, che cade su una terra arida ( o davanti alla porta di uno scantinato) e tenta di mettere radici e fiorire. Tra le pieghe delle cicatrici di Clelia , nelle bozze di email mai inviate di Lorenzo. È una storia di liberazione dal senso di colpa, dal peso delle scelte “sbagliate”, della liberazione dalla paura, perché a diciotto anni non bisognerebbe sentirsi già così stanchi dentro, ma si dovrebbe vivere, vivere al massimo, fino in fondo. Non scappare da una malattia con un nome difficile, non rinchiudersi in sé stessi e sparire dentro al nero di felpe e pantaloncini anche a 35 gradi.
è la storia di un amore che entrambi rifiutano, loro che si sentono relitti alla deriva. Ma si sa, l’amore non si cura di questi dettagli e, semplicemente, accade. Quando poi accade tra due solitudini come loro, esplode in tutta la sua potenza. C’è un verso attribuito a Rilke che mi ha fatto compagnia durante tutta la lettura, perché è uno dei miei preferiti,e perché sembra cucito addosso ai protagonisti del romanzo. “L'amore consiste in questo, che due solitudini si proteggono a vicenda, si toccano, si salutano “. e si riconoscono, aggiungerei. Come se chi ha sofferto abbia un segno, un marchio invisibile che solo chi ha vissuto altrettanto dolore è in grado di vedere. Un super potere al contrario, una sensibilità di cui si farebbe a meno. E, per quanto riguarda Clelia, il fatto che Lorenzo la veda, la fa arrabbiare tantissimo, lei che si è negata la musica che tanto ama, dopo aver perso la madre, lei che fa di tutto per negarsi la gioia e scomparire nel dolore. Mentre Lorenzo è più abile a non mostrarsi, a stuzzicare quella ragazza strana e intrigante che gli si è piantata tra la pancia e lo sterno dal primo momento. E nonostante questo Clelia intuisce che dietro la strafottenza e l’arroganza si nasconde un ragazzo fragile e spezzato tanto quanto lei, se non di più.
Mentre scrivo mi sembra di sentire la voce di Amhed : ” maremmina! – mi direbbe- la fai sembrare una tragedia!” E in effetti…Ma non è tutto dolore e lacrime, c’è anche tanta bellezza , tanto amore verso i nonni che in questa storia sono o sono stati veri angeli custodi, capaci di amare sempre e comunque e legati a ciò che di bello c’è stato nelle vite di Lorenzo e Clelia. C’è lo stesso Amhed che fa ridere di gusto e riflettere sugli stereotipi e sulla cattiveria di certi adolescenti “fighi”. Ci sono Roberto ed Emanuele e una bici dall’improbabile nome “the Lady”. C’è la luce dell’estate dell’Elba, talmente forte da spazzare via il nero dalle viscere di Clelia e da farle tornare gli occhi azzurri. C’è la musica, tanta musica, che è una sorta di passaggio di testimone nella famiglia di Clelia: dal grammofono “magico” del nonno, ai dischi di Emma, fino al sogno di aprire una radio. C’è la musica su Spotify di Lorenzo, così diversa da quella della “regazzì” ma ugualmente potente e capace di smuovere emozioni. C’è la vita, un suo spaccato per lo meno. Una sua possibilità. E c’è la scelta che faranno due ragazzi. Questo libro è la loro storia, che potrebbe diventare un film ( mentre leggevo mi sembrava di vedere tutto)..nel caso la colonna sonora è già pronta!
È il primo romanzo che leggo di Silvia Ciompi e mi è piaciuto. Mi piace il suo stile, il modo che ha di mostrare i personaggi, di farli parlare, di come descrive situazioni e luoghi. Mi sono ritrovata nella playlist di Clelia: molti dei suoi pezzi sono anche i miei, che ho ereditato dai genitori (molta della musica anni Sessanta la devo a mio babbo, il cantautorato degli anni successivi a mia mamma) e ho scoperto tanti brani nuovi grazie a Lorenzo.
Non è un romanzo leggero, ma ha una sua bellezza che trova fondamento nell’amore e nella forza e nel coraggio che occorre per viverlo.
4 stelle e mezzo e buone letture.
Leggetelo se volete un libro forte e dolce allo stesso tempo, che vi faccia venire gli occhi lucidi . Se invece cercate qualcosa di più leggero, tenetelo per un altro momento.
Ho sempre avuto un rapporto di amore e odio con i libri drammatici, e per quanto trovi queste storie meravigliose e toccanti, è difficile riuscire a trattare certi temi con la dovuta importanza. Premesso ciò, Volevo solo sfiorare il cielo di Silvia Ciompi è uno di quei libri che ti entrano dentro e che ti cambiano, inevitabilmente. - Dopo la morte della madre, Clelia ha smesso di vivere, chiudendo a doppia mandata ogni ricordo felice dietro un velo di tristezza e di distacco, compresa la musica, tanto amata da Emma. Ma il giorno del suo compleanno, la nonna le consegna la chiave di uno scantinato che le aveva comprato la madre per allestire una radio Web, e se inizialmente non vuole saperne niente, alla fine Clelia si lascia convincere. Ed è proprio qui che Clelia incontra Lorenzo, capelli ricci e sorriso arrogante, appena arrivato all’Isola d’Elba da Roma e in fuga da tutto, soprattutto da se stesso. Tra i due è subito guerra, ma ben presto entrambi si accorgeranno che i loro animi così spigolosi combaciano alla perfezione. Non si può tuttavia fuggire per sempre, e se Clelia deve fare i conti col suo doloroso passato, Lorenzo deve affrontare le ombre che oscurano il suo presente. Riuscirà la loro storia a sopravvivere? - Per colpa di Silvia, ho pianto tutte le mie lacrime. “Volevo solo sfiorare il cielo” è un libro crudo, ricco di sofferenza e di tematiche sensibili, con uno stile quasi poetico e, probabilmente, non adatto a tutti. Ma è più di un semplice libro: è un vero e proprio inno alla vita, a quanto essa possa essere ingiusta, spesso ostinata, accanita, ma allo stesso tempo bella e ricca di opportunità. Silvia mi ha ricordato che è normale avere paura, stare male, fuggire da se stessi e dal mondo, ma che bisogna sempre trovare la forza, la spinta per alzarsi ed affrontare le difficoltà. - Ed è quello che fanno anche Clelia e Lorenzo, entrambi in fuga da qualcosa, che si incontrano per caso e, come spesso accade, non si sopportano. Ma pian piano, tra una chiacchiera e una gita al mare, cominciano a scoprirsi, a piacersi, e si aprono completamente l’uno all’altra, condividendo non solo le proprie cicatrici, il proprio dolore, ma anche quei barlumi di felicità e di vita, che mai avrebbero pensato di riuscire a provare nuovamente. - Insomma: Volevo solo sfiorare il cielo è un libro meraviglioso e struggente, che mi ha fatto ridere, piangere ed emozionare, una storia intensa e di una profondità che raramente riesco a trovare, e che affronta varie tematiche importanti e le affronta MAGNIFICAMENTE. Datevi una possibilità, e leggete questo libro, davvero. - - QOTD: Qual è l’ultimo libro che vi ha fatto piangere?? Fatemi sapere!🥲 - #DavsReviews #Sperling #librirosa #giftedby @ #mybookfeatures #bookporn #libridaleggere #bookstagramitalia #bookdragon #bookworm #bookcommunity #bibliophile #librimania #libriconsigliati #libribelli #consiglidilettura #leggeresempre #librichepassione #bookstagram #bookstagramfeature #bookishlove #bookstagrammer #booklover #bookfeature #booknerd #bookaddict #igreads #mybookfeature #booksofig #bhfyp
Lo dico? QUESTO ROMANZO DOVREBBE DIVENTARE UN FILM, ovviamente senza omettere niente.
Ho aspettato qualche giorno prima di scrivere una recensione, perché è stato un turbolento di emozioni e avevo bisogno di tempo per rimetterle al loro posto.
📝 Dopo la morte della madre, Clelia ha smesso di vivere. La musica, tanto amata dalla madre, è bandita. Il giorno del suo compleanno, la nonna le consegna la chiave di uno scantinato che le aveva comprato la madre per allestire una web radio. Ed è proprio fuori dallo scantinato che conosce Lorenzo, appena arrivato all'Isola d'Elba da Roma. Tra i due prima è guerra aperta, poi tregua armata, infine pace che assomiglia tanto all'amore. E all'improvviso, Clelia non si nasconde più e la musica torna a fare da colonna sonora ai suoi giorni. Ma la ragazza non sa che Lorenzo è in fuga da tutto e si porta dentro un terribile dolore.
🌿 Silvia Ciompi sa come mettere su per iscritto le emozioni, e già ne avevo avuto la sensazione leggendo solo il prologo. La penna di Silvia è meravigliosa. È riuscita a creare personaggi umani, non perfetti ma UMANI. Perché si sa, ognuno di noi ha difetti e problemi che affronta e, questo romanzo, ne è la prova vivente. La scrittrice è riuscita ad entrare nel mio cuore con questa storia. Ho amato fin dalle prime pagine Lorenzo e, credo, che una parte di me sia rimasta lì, dentro a quel libro che mi ha regalato tanto, nonché lezioni di vita.
🌿 Solo poche parole: non è la solita storia d’amore, no. È LA STORIA D’AMORE PIÙ VERA CHE IO ABBIA MAI LETTO dentro ad una cornice altrettanto sensazionale come quella dell’Isola dell’Elba e quella di Roma.
🌿 Lo stile di Narrazione è tutta la storia mi ha travolta letteralmente, non sapevo se sorridere o piangere. I personaggi Lorenzo e Clelia sono stati descritti in maniera vera e unica. Silvia, ha saputo catapultarmi lì in mezzo a loro e farmi provare ogni sensazione, dolore e paura.
🌿 “Volevo solo sfiorare il cielo” non è solo un romanzo, ma un inno alla vita, alla speranza. È un “ritorno a casa” dalla perdizione causata dalla paura di vivere.
Dolorosamente meraviglioso. La storia di Clelia e Lorenzo è difficile da descrivere, troppe emozioni tutte insieme. È un romanzo che va letto assolutamente, perché è un concentrato di sentimenti che per capire bisogna solo immergersi nelle parole di questo libro, e nuotare insieme ai protagonisti.