"Ricordatelo, ragazza mia, distingui sempre quel che è bello dallo schifo."
♠ Rosa rifiuta e va avanti.
Io poi sono insensibile come la merda, poco empatica e mi fa schifo il martirio autoinflitto e non capisco, davvero non capisco, questa paura di stare da soli. Questo sentire il bisogno fisico di avere sempre un piede attaccato al passato anche se quel passato ha fatto schifo e la vita davanti può solo essere migliore. Quella paura di affrontare un qualcosa che non si conosce pur essendo consapevoli che invece, quello che si è conosciuto finora, è stato una vera merda.
E cresci pensando di volertene allontanare, arrivi addirittura quasi a proporre a tua madre di scappare, ma quando arriva l'opportunità non ce la fai. Rimani ancorata a quella malinconia, a quel vuoto e non lo capisco, davvero non lo capisco.
Cresci guardando tua madre fare una vita di merda, lo pensi, lo sai, e questo avrebbe dovuto formarti in qualche modo, no? Darti degli insegnamenti, giusti o sbagliati che fossero? Avrebbe dovuto spingerti ad avere consapevolezze, no? Cosa vuoi fare da grande, cosa non vuoi diventare. Avrebbe dovuto aiutarti a dire: "Non voglio ritrovarmi a fare la vita di mia madre", "Non permetterò mai ad un uomo di trattarmi così" . E invece niente. Ciò che avrebbe dovuto insegnarle ad essere dura l'ha resa una banderuola che non ha volontà propria, lei non ha opinioni, gusti personali, lei non dice mai cosa pensa, cosa prova, non sappiamo cosa le piace, cosa odia. E va bene, è una crescita coerente con l'infanzia che ha avuto? Forse si, non sono una psicologa, però vai da un terapeuta tesoro perché c'hai quarant'anni e fai gli stessi pensieri di quando ne avevi 10.
♠ Comunque curiosa la scena dove lei viene scoperta a casa di Marilyn dopo che il fratello le ha detto di non parlare con quella donna. Il fratello che lei stessa considera la copia sputata di suo padre. Quel fratello. Che guarda un po' è anche quello che le dice che Marilyn è stata fatta fuori. Quel fratello, pensa un po'.