“I ragazzini di via Xiangchunshu crescevano rigogliosi come le paulonie, per la strada si vedevano ogni anno facce nuove e nuovi schieramenti, come gli alberi che ogni estate mettevano foglie più verdi e più grandi”
Cina del sud, metà degli anni ‘70, i ragazzini di via Xiangchunshu cercano disperatamente di emergere dalle difficoltà della vita quotidiana che affrontano nella quasi completa assenza degli adulti. Attraverso le loro storie, intrise di violenza e brutalità, Su Tong trasporta il lettore negli anni terribili della Rivoluzione culturale che, sebbene mai menzionata, rimane la ragione implicita del crollo dei codici morali di un’intera generazione.
Cinque splendidi racconti inediti di uno dei più importanti scrittori cinesi contemporanei presentati per la prima volta in una raccolta: - L'epoca dei tatuaggi - I fratelli Shu - Banda autonoma - La scena del crimine - Diario di agosto
Su Tong (simplified Chinese: 苏童; traditional Chinese: 蘇童; pinyin: Sū Tóng; born January 23, 1963) is the pen name of Chinese writer Tong Zhonggui (童忠贵 Tóng Zhōngguì). He was born in Suzhou and lives in Nanjing.
He entered the Department of Chinese at Beijing Normal University in 1980, and started to publish novels in 1983. He is now vice president of the Jiangsu Writers Association. Known for his controversial writing style, Su is one of the most acclaimed novelists in China.
Cinque racconti ambientati a Suzhou negli anni della Rivoluzione Culturale. Protagonisti ragazzini che crescono immersi nella violenza del loro tempo. Scritti tra il 1989 e il 1999, non solo sono accomunati dall’essere ambientati nello stesso luogo e nello stesso tempo, ma anche dal fatto di avere la stessa tipologia di protagonisti. Su Tong ci porta nella sua città di origine, Suzhou, nella Cina meridionale, per la precisione in via Xiangchunshu, una strada tagliata in due da un fiume, dove il celebre scrittore cinese viveva da bambino. Sono gli anni della Rivoluzione Culturale (1966-1976), uno dei periodi più bui della storia della Cina, che ha travolto e sconvolto le vite di milioni di cinesi. Nonostante Su Tong non la citi mai chiaramente, oltre a inserire in più punti l’anno dei fatti narrati, la tratteggia in maniera inequivocabile, facendoci respirare l’aria che si respirava a quel tempo, il clima in cui si viveva. All’epoca Su Tong era poco più di un bambino, proprio come i protagonisti di questi racconti, non più bambini ma non ancora adolescenti. È facile immaginare, quindi, che oltre all’ambientazione in via Xiangchunshu, ci siano in questi racconti altri elementi autobiografici. Su Tong racconta questo mondo violento con uno stile semplice e lineare, che contribuisce a farlo apparire al lettore in tutta la sua atroce normalità.
I racconti contenuti ne “L’epoca dei tatuaggi” di Su Tong, ambientati nella metà degli anni Settanta, durante la Rivoluzione culturale, nella via Xiangchunshu, credo meglio di altri ci raccontano cosa accade alle persone quando vengono meno il tessuto socio-familiare e i codici morali indispensabili alla vita di comunità. Più esattamente, questi racconti ci mostrano l’impatto che tutto ciò può avere sui più giovani, veri protagonisti dell’opera di Tong: la tragedia; anzi, le tragedie; quelle di adolescenti che, nel caos apportato dalla Rivoluzione culturale, cercano di definire sé stessi, di trovare una loro più chiara identità, attraverso riti, simboli identificativi (come i tatuaggi), atti (spesso violenti, distruttivi, vendicativi) e appartenenze a gruppi o bande che dovrebbero, nel loro insieme, in mancanza di modelli “costruttivi”, aiutarli nell’assolvimento di questo compito. Questa disperata ricerca di modelli a cui riferirsi da parte dei giovani di via Xiangchunshu – che riflette una difficoltà che non è solo vissuta dai giovani di questa via, dove Tong viveva da piccolo, peraltro, e che diviene ambientazione ideale per le sue storie (per le quali svolge il duplice ruolo di narratore e di “cronista”, quando compare in esse come personaggio), ma accomuna i giovani cinesi di quel periodo, sembra dirci l’autore – informa ogni loro azione, come testimonia, per esempio, l’imitazione (maldestra) del linguaggio “adulto” di Song Wen, giovane capo di una banda locale, nel racconto “Banda autonoma”, che egli usa durante l’interrogatorio a Shen Tang nel corso di un “processo pubblico per tradimento” condotto a carico di quest’ultimo. Tutti questi ragazzi allo sbando, privi di una bussola che indichi loro un percorso possibile per trovare sé stessi, che vivono l’assenza di una vicinanza (non solo fisica) e di una comprensione da parte degli adulti, i quali spesso paiono dimenticarsi di esser tali, tutti intenti invece a soddisfare infantilmente i propri bisogni e incapaci di fare i genitori, mi hanno suscitato un moto di tenerezza per la loro condizione. Questa via Xiangchunshu così ammantata di tragedia, e a cui ormai si è però abituata, in cui si svolgono le grame esistenze di questi poveri ragazzi, corrode le loro vite «come la ruggine corrode il ferro», per riprendere una similitudine tratta dal racconto “I fratelli Shu”. «Sono stato buttato in questo mondo come un sasso, e ci sono rimasto. […] Non sono che una cosa smarrita», si può leggere nelle prime righe di un racconto – “Cane” – di Ba Jin, uno dei più importanti scrittori cinesi del XX secolo; queste parole credo che ben si attaglino alle vite dei giovani protagonisti dei racconti di Su Tong contenuti ne “L’epoca dei tatuaggi”. E, come scrive molto bene Maria Rita Masci nella Prefazione all’opera, «il quadro che ne emerge è quello di una giovinezza schiacciata, frustrata, oggetto di umiliazioni e violenze, che reagisce con rabbia, diventa distruttiva, ricorre alla violenza perché è la forma più visibile che ha per interpretare il mondo, ma la sua ferocia, a differenza di quella dei grandi, è del tutto inconsapevole. In una fase storica anomala, gli adolescenti non riescono a maturare, a compiere il passaggio verso l’età adulta, non evolvono ma restano bloccati o soccombono, a sancire la bancarotta morale di un’intera epoca». “L’epoca dei tatuaggi” è un’opera che si fa interessante, secondo me, proprio nel suo tentativo di raccontare un periodo – quello della Rivoluzione culturale – in cui si attestano il «crollo dei codici morali di un’intera generazione», per riprendere la quarta di copertina, e gli effetti, in particolare sui più giovani, che da esso sono discesi, realizzando così una sintesi «fra storia personale e Storia del Paese», per usare ancora le parole della Masci. «La neve cade sulla terra cinese / il gelo serra la Cina…», scriveva il poeta Ai Qing; ebbene, in modo figurato, si può dire che Su Tong, ne “L’epoca dei tatuaggi”, sia stato in grado di raccontarci “la neve caduta sulla terra cinese” e “il gelo che ha serrato la Cina” portati dalla Rivoluzione culturale e, soprattutto, l’impatto che essa ha avuto su quelle che, all’epoca, nella metà degli anni Settanta, erano le giovani generazioni.
I cinque racconti qui contenuti sono ambientati durante gli anni della rivoluzione culturale, quindi circa anni '70, nel microcosmo di via Xiangchunshu, il luogo dell'infanzia dell'autore. Il fil rouge è la violenza, ragazzi adolescenti che replicano i comportamenti degli adulti che li circondano perché privi di figure di riferimento positive a cui rapportarsi. Come sempre Su Tong è capace di scrivere racconti pregnanti, situazioni tragicomiche e con la sua vena semiautobiografica è perfettamente in grado di introdurre il lettore nelle atmosfere descritte e nella loro cruda realtà.
L’epoca dei tatuaggi è una raccolta di cinque racconti che hanno al centro la violenza di una generazione di ragazzini cresciuti in anni particolarissimi, tra bande organizzate ed esplosioni di rabbia cieca. Tutti i protagonisti vivono un qualche tipo di disagio e nella maggior parte dei casi vedono i loro sogni schiantarsi con una delusione cocente, che si consuma in un finale tragico. La prosa leggerissima di Su Tong si snoda tra vicoli e strade, abita il molo e fabbriche di calce; dipinge, in definitiva, un quadro precisissimo che, pure non dicendo, descrive ogni cosa nella maniera più chiara.