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Minotauro

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Con i versi di una ballata, che a stento riescono a contenere l’impeto affabulatorio, Friedrich Dürrenmatt, come già nella "Morte della Pizia", si inol­tra sul terreno del mito. Il suo minotauro, creatura terrifica e insieme innocente, imprigionato in un labirinto che è un intricato gioco di specchi, si dibatte alla ricerca di una via d’uscita, in primo luogo da se stesso. E nel turbine di immagini in cui il mostro si perde, e si scopre, il mito rifulge di nuova luce.

58 pages, Kindle Edition

First published January 1, 1985

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About the author

Friedrich Dürrenmatt

409 books1,026 followers
Friedrich Dürrenmatt (1921 – 1990) was a Swiss author and dramatist.

Dürrenmatt was born in the Emmental (canton of Bern), the son of a Protestant pastor. His grandfather Ulrich Dürrenmatt was a conservative politician. The family moved to Bern in 1935. Dürrenmatt began to study philosophy and German language and literature at the University of Zurich in 1941, but moved to the University of Bern after one semester. In 1943 he decided to become an author and dramatist and dropped his academic career. In 1945-46, he wrote his first play, "It is written". On October 11 1946 he married actress Lotti Geissler. She died in 1983 and Dürrenmatt was married again to another actress, Charlotte Kerr, the following year.

He was a proponent of epic theater whose plays reflected the recent experiences of World War II. The politically active author gained fame largely due to his avant-garde dramas, philosophically deep crime novels, and often macabre satire. One of his leading sentences was: "A story is not finished, until it has taken the worst turn". Dürrenmatt was a member of the Gruppe Olten.

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Community Reviews

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41 (4%)
1 star
4 (<1%)
Displaying 1 - 30 of 124 reviews
Profile Image for ♡ Martina ♡.
297 reviews374 followers
March 23, 2022
Una rivisitazione del mito del Minotauro che capovolge l'intero racconto.
Siamo sempre stati abituati a vedere in Teseo, e Arianna, come gli eroi buoni e bravi che uccidono il mostruoso Minotauro "reo" di uccidere i giovani ateniesi che vengono condotti nel labirinto costruito per imprigionarlo. Questa ballata però, come si legge nel titolo, narra una storia un po' diversa. Troviamo il Minotauro solo e spaesato che si risveglia nel labirinto costruito da Dedalo completamente solo, o meglio, circondato da centinaia, migliaia di immagini di sé riflesse dalla moltitudine di specchi che rivestono le pareti del labirinto. In queste pagine esploriamo i pensieri per immagini del Minotauro, la sua solitudine, la sua rabbia e il suo desiderio di dare e ricevere amore. Alla fine della storia, anche se già conoscevo la fine, mi sono sentita triste. Questo breve libro mi ha emozionata per come è riuscito a dare una "voce" alla triste storia del Minotauro, che paga per le colpe commesse da qualcun altro.
Profile Image for Dagio_maya .
1,110 reviews351 followers
March 10, 2021
“Dalla parte del toro “è una canzone di Caparezza che ribalta il ruolo toro/torero.
Vent’anni prima, Dürrenmatt scriveva questa breve lavoro di riscrittura del mito che potremmo sottotitolare:
“Dalla parte del mostro”.

La genialità di questo testo è quella di portarci ancora una volta dentro al labirinto facendocelo vedere con gli occhi di questo essere privo di conoscenza.

Figlio mostruoso che sconta altrui colpe.
Una meravigliosa scoperta del sé, una presa di coscienza della deformità (di cui la parte più abietta è proprio quella umana..) e la condanna di un’eterna solitudine.

”Sognò un linguaggio, sognò fratellanza, sognò amicizia, sognò sicurezza, sognò amore, vicinanza, calore, e contemporaneamente seppe, sognando, di essere un anormale cui non sarebbe mai stato concesso un linguaggio, mai fratellanza, mai amicizia, mai amore, mai vicinanza, mai calore, sognò come gli esseri umani sognano degli dèi, con tristezza d’uomo l’uomo, con tristezza d’animale il minotauro.”
Profile Image for Georgiana 1792.
2,415 reviews162 followers
August 5, 2020
Il Minotauro nel suo labirinto
Un'altra nuova interpretazione del mito secondo Durrenmatt. Questa volta si tratta della storia di Teseo e del Minotauro, ma il punto di vista è concentrato sul mostro, su un essere che non ha coscienza di sé e che anela solo a un po' di compagnia. Prima crede di non essere solo, perché tutti gli specchi gli restituiscono immagini di altri minotauri come lui. Ma il contatto con loro è freddo come il vetro. Poi, quando arriva un altro essere, che si moltiplica a far compagnia anch'esso agli altri minotauri negli specchi, sente che la compagnia ha un'altro calore, un'altra morbidezza. Ma l'eccitazione di non essere più solo in compagnia di minotauri freddi esalta tanto l'animale, da farlo comportare con la fanciulla come un bambino incosciente delle sue capacità con una bambola di porcellana; che così resta distrutta senza che ce ne sia l'intenzione, né la consapevolezza di aver fatto del male. Ma poi, quando nuove bambole arrivano a fargli compagnia - una è persino un minotauro, ma diverso da lui e da quelli dello specchio - il mostro è felice di non essere più solo. E si abbandona alla fiducia. E viene tradito.
Profile Image for Claire  Admiral.
212 reviews43 followers
December 4, 2024
★★★★☆ 4.5 stars

<>[...]sembrò all'uomo-toro che l'umanità intera-se mai gli fosse chiaro il concetto-si avventasse su di lui per annientarlo. Si rannicchiò. Avvertì la minaccia, e per non provare paura oppose l'orgoglio alla paura, l'orgoglio di essere minotauro, e quello che minotauro non era, era nemico. Solo i minotauri avevano il diritto di stare nel labirinto, in un mondo al di fuori del quale per lui non c'era altro mondo - se delle stalle dov'era cresciuto conservava in memoria soltanto un vago sentore di calore animale. L'odio lo invase, l'odio che gli animali provano per l'uomo, perché l'uomo li doma, maltratta, caccia, macella, divora,
l'odio primigenio che cova in ogni animale.


<>[...]il minotauro sognò di essere un uomo. Sognò un linguaggio, sognò fratellanza, sognò amicizia, sognò accoglienza, sognò amore, intimità, calore, eppure mentre sognava sapeva di essere un mostro cui mai sarebbe concesso un linguaggio, mai fratellanza, mai amicizia, mai accoglienza, mai amore, mai intimità, mai calore, sognò come gli esseri umani sognano gli dèi, l'uomo con la tristezza degli uomini, il minotauro con la tristezza degli animali.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Carlo Mascellani.
Author 17 books293 followers
February 1, 2023
Geniale la trovata di prendere un mito antico e conosciuto e farne l'emblema dell'esclusione sociale. Quando si legge la storia del minotauro, ci insegnano a parteggiare per Teseo, l'eroe che distrugge il mostro cattivo e, simbolicamente, ammaestra all'uomo le forze della natura sino a soggiogarle del tutto. Ma chi è il vero mostro in questa rivisitazione di Dürrenmatt? In quale, dei due contendenti, possiamo cogliere l'ingenuità della bontà priva di malizia, il puro desiderio di compagnia, la gioia della condivisione e in quale il cinismo, il desiderio di annientare ciò che, diverso, spaventa, il bisogno di ribadire il proprio totalitario predominio? Tutto diviene relativo e opinabile in questa rielaborazione narrativa. Ciò che , a fronte di giudizi troppo settari e superficiali, si ammantava di bontà, può riservare inattesi rivolgimenti. E ognuno di noi, in cuor suo, è costretto a fare i conti con la propria coscienza...
Profile Image for Lisa.
1,108 reviews3,288 followers
March 18, 2017
“Le Minotaure - C’est moi!”

Sitting in the maze of mirrors in Versailles, Louis XIV would have been more than justified to claim that, just like any other living and breathing human, trying to make sense of the incomprehensible world around, where power and impotence are experienced simultaneously, almost interchangeable in their fleeting presence.

I hadn’t read Dürrenmatt in quite a while, and was not overly impressed with the last one I tried, so nothing prepared me for the power of the words I encountered in his short ballad on the Minotaur, locked into the maze full of mirrors, slowly discovering himself and others in the mystery that constitutes his life.

The language itself is a beautiful labyrinth of expressive words, repeating themselves in different constellations to emphasise the equality between change and continuity in human life. As the story is well-known, a myth told a thousand times, the reader is in a godlike position, knowing better than the Minotaur what is happening and why.

I suffer from the Minotaur’s pain before he knows it himself, when he is still playfully discovering that the world (of mirrors) is full of Minotaurs, and that they move when he moves, dance when he dances:

“Aus dem Herumrennen
Und dem Sich-Überschlagen, aus den Sprüngen
Und dem Auf-den-Händen-Gehen - so gross
Wurde sein Übermut, weil die Spiegelbilder ja
Gleichzeitig dasselbe taten wie es, so dass es sich
Wie ein Anführer vorkam, mehr noch, wie ein Gott,
Wenn es gewusst hätte, was ein Gott ist - ,
[...]
Das Wesen tanzte durch sein Labyrinth, durch
Die Welt seiner Spiegelbilder, es tanzte wie ein monströses Kind,”

And just like a monstrous child, the Minotaur is also scared of itself, of its faces in the mirror. It is a monster, but not without fear. There is a direct link to the monster in Gaiman’s The Ocean at the End of the Lane, where fear and monstrosity are always interlinked: “Of course monsters are scared, otherwise they would not be monsters.”

The omniscient reader cringes when the Minotaur finds its first real toy, and plays wildly with it. Like a mother of an over-sugared three-year-old, I want to call:

“Don’t play so hard with your doll, you are going to break it!”

And of course I know the Minotaur will kill the beautiful young girl. But the masterly suggestive power of this ballad makes me suffer with the poor monster, losing its toy through sheer ignorance and physical force and immaturity.

The Minotaur matures slowly in the painful, raging way of the loner who does not fit in, and all of a sudden realises he is completely and utterly isolated from the rest of the world. The mirrors stop being playmates, and illusions of company. They turn into brutal reflections of self-awareness and self-loathing.

The Minotaur suffers from unhappiness until Ariadne and Theseus enter the stage for his final encounter with change. When Theseus approaches with a Minotaur mask, the monster is convinced to have found a friend: someone who is LIKE him, but not HIM. He jumps into the sword himself, and dies in the happy illusion of not being isolated and different after all.

And we leave the dead Minotaur on the floor of the labyrinth, birds approaching to do their clean-up job. A brutal end, but ambivalent as well. Is it not bliss for the Minotaur to die in the belief that it is not alone?

Is it not the course of any conscious life to go through stages of happiness, wildness, sadness, anger, frustration and isolation, and to die in the hope for something better that is nothing but a comforting illusion? Does that justify religion and supernatural belief? But by putting the reader into the knowing position of a god, Dürrenmatt makes sure the illusion is without application and use for me. Katharis is only offered to the character, not to the audience of this drama.

Dürrenmatt does not give an answer to the eternal question of the human condition, but he paints a beautiful language portrait for the feelings and struggles of the outsider, the misfit, the isolated element in mainstream society.

If Viktor Pelevin depicted the Minotaur as the helmet of horror in our own consciousness in his The Helmet of Horror: The Myth of Theseus and the Minotaur, Dürrenmatt gives it a human heart and soul, playful and dangerous at the same time, following instincts and struggling to understand. In Pelevin’s world, we all are Theseus trying to fight our personal Minotaur, and in Dürrenmatt’s, we all are the Minotaur, caught in the labyrinth, waiting for Theseus.

Highly recommended! Thank you Jean-Paul for bringing it to my attention: it gave me amazing reading experience!
Profile Image for Gattalucy.
380 reviews159 followers
January 24, 2018
Dalla parte del mostro. Sempre
Stupefacente la capacità di Durrenmatt di scardinare il mito e mettersi dalla parte del diverso. In un continuum di immagini riflesse si consuma il dramma psicologico del minotauro: la coscienza della propria unicità, la paura di essere solo, la gioia di trovare l'altro, l'amore, l'amicizia...e il tradimento, che ti coglie quando ti abbandoni alla fiducia. L'ho già detto, lo so, ma come mi piace Durrenmatt.
Profile Image for Andrea.
185 reviews62 followers
April 11, 2021
Dopo aver riscritto la tragedia di Edipo ne “La morte della Pizia”, Durrenmatt ritorna nel mito greco e lo fa, questa volta, offrendoci una rivisitazione del Minotauro. A differenza delle versioni antiche, il lettore ha di fronte una prospettiva rovesciata, immedesimandosi non già dalla parte dell'eroe Teseo, ma da quella del mostro del labirinto.

La storia la conosciamo tutti: il Minotauro, figlio della relazione proibita tra Pasifae (moglie di Minosse) e il Toro di Creta, sacro a Poseidone, viene rinchiuso nel labirinto di Cnosso, un palazzo dall'architettura complicata, una prigione progettata da Dedalo per salvaguardare l'uomo dal mostro, ma anche il mostro dall'uomo. La città di Atene, vinta da Creta, dovrà inviare in pegno ogni anno sette fanciulle e sette fanciulli, che saranno dati in pasto al Minotauro. Fino all'arrivo di Teseo, figlio del re di Atene Egeo, che grazie al filo di Arianna, figlia di Minosse e di Pasifae, riesce a penetrare nel labirinto senza perdersi, e a sconfiggere il mostro, liberando la sua patria dal giogo di Creta. Ma, sembra chiedersi Durrenmatt, siamo sicuri che Teseo sia un eroe? Abbiamo mai provato ad immedesimarci nel Minotauro?

Con lo stravolgimento del punto di vista, veniamo a conoscere un Minotauro che differisce dalla versione classica, in quanto non soltanto bestia brutale e feroce, dalla violenza animalesca ed efferata, bensì creatura chimerica, a metà strada tra l'essere umano e l'animale. Una creatura terrificante e tuttavia tenera nella sua innocenza, che si trova imprigionata in un labirinto senza saperne i motivi, a dover scontare colpe non sue. Durrenmatt lo descrive così: “Una creatura che, oltraggio agli dèi e maledizione per gli uomini, era condannata a non essere né dio né uomo né bestia, ma soltanto minotauro, in pari tempo innocente e colpevole”. È chiara l'influenza di Borges, che aveva già prima di Durrenmatt rivisitato la figura del Minotauro nel breve racconto “La casa di Asterione”, contenuto ne “L'Aleph”. Così il maestro argentino commentava tale figura: “Più che un mostro, è un freak. Combina molti tratti diversi e contraddittori. Ha qualcosa di animale, di umano e anche di divino. Commette crimini orribili, ma è anche in qualche modo innocente, inconsapevole di quello che fa”. Anche Borges narra le vicende del mito dalla parte del mostro, figura tragica e triste, straziante e commovente, incompresa e malinconica. E, infatti, sono molte le analogie tra l'Asterione di Borges e il Minotauro di Durrenmatt: entrambi simboli del diverso, del freak.

Il Minotauro si sveglia, dopo un lungo sonno, nel bel mezzo della sua prigione, un labirinto di specchi che riflettono la sua immagine, proiettata all'infinito intorno alla sua figura (il labirinto e gli specchi, simboli molto cari anche a Borges). Il labirinto di specchi genera confusione, spaesamento, disorientamento nel mostro, che inizialmente non ha piena coscienza di sé e nemmeno riesce a distinguere il sogno dalla realtà. Il suo primo e nuovo mondo dopo il risveglio è un mondo di tanti minotauri, uguali a lui, sue immagini speculari e illusorie, che lo ingannano dolcemente, facendolo sentire meno solo. Questo labirinto di specchi, per il Minotauro, è un po' come la caverna per gli uomini nel celebre mito di Platone: un mondo di illusioni che non permette l'accesso alla verità autentica, che lascia i suoi ospiti nella beata ignoranza. Nel caso del Minotauro, la sua condizione di prigioniero solitario non è inizialmente percepita, la sua vita è felice in compagnia di altri suoi simili, che crede reali ma che sono sue immagini speculari.

L'incontro con creature diverse da lui, gli esseri umani, e la scoperta, data dalla rottura accidentale degli specchi intorno a lui, della propria unicità e solitudine, fanno prendere coscienza al Minotauro della propria condizione di diverso, di escluso, di prigioniero. La rottura dello specchio è una sorta di squarcio del Velo di Maya, un'esperienza dolorosa ma necessaria per sfuggire dal mondo di illusioni ed accedere alla realtà autentica. L'accesso alla conoscenza di sé e della propria condizione tragica, il sentirsi soli, il non poter amare, né essere amato da, nessun altro simile: il dolore e la disperazione sono i nuovi sentimenti del Minotauro.

“Percepì che non esistevano molti minotauri ma un minotauro solo, che esisteva soltanto un essere come lui, nessun altro prima di lui, nessun altro dopo di lui, percepì che era un essere unico, a un tempo escluso e rinchiuso, che il labirinto c'era a causa sua, e questo soltanto perché era venuto al mondo, mentre una creatura come lui non sarebbe dovuta esistere, lo vieta il confine tracciato fra animali e uomini e uomini e dèi affinché al mondo regni ordine e il mondo non diventi un labirinto ripiombando nel caos da cui ha tratto origine; e quando lo percepì, come un sentire senza sapere, un intuire senza intendimento, non come un pensare umano fatto di concetti, ma come un pensare da minotauro, attraverso immagini e sentimenti, quando se ne accorse crollò a terra, e stando così a giacere, rannicchiato su se stesso, il minotauro sognò di essere uomo. Sognò un linguaggio, sognò una fratellanza, sognò amicizia, sognò accoglienza, sognò amore, intimità, calore, eppure mentre sognava sapeva di essere un mostro cui mai sarebbe concesso un linguaggio, mai fratellanza, mai amicizia, mai accoglienza, mai intimità, mai calore, sognò come gli esseri umani sognano gli dèi, l'uomo con la tristezza degli uomini, il minotauro con la tristezza degli animali”.

Dopo aver vinto le prime diffidenze nei confronti di esseri nuovi, sconosciuti, diversi da lui, ora l'istinto del Minotauro, dato dalla sua paura di rimanere solo, lo fa gioire e danzare per la presenza degli uomini, nonostante questi non capiscano gli intenti pacifici e amichevoli del mostro. In effetti, le sue movenze goffe e brutali fanno intuire tutt'altro, e l'incontro tra Minotauro e uomini, creature profondamente diverse, è involontariamente, ma anche inevitabilmente, tragico, risolvendosi nella violenza. Il destino, secondo Durrenmatt, non può essere cambiato, neanche dalle migliori intenzioni. I sogni del Minotauro si scontrano, dunque, con la dura realtà. L'incomunicabilità reciproca è alla base della sua sofferenza.

Il Minotauro, in queste circostanze, sembra dunque una creatura candida, ingenua nel non percepire l'ostilità di chi, come l'essere umano, è e si sente diverso da lui. Il mostro si illude di essere accettato, amato. Quando, ormai troppo tardi, il Minotauro capisce le vere intenzioni di Teseo, che vuole ucciderlo, non c'è più posto in lui per i sentimenti di amore, di amicizia, di fratellanza, di accoglienza, di calore: l'inganno di Teseo, che si traveste da minotauro per confonderlo e vincerlo, vengono percepiti come tradimento della fiducia concessa dal mostro all'uomo, e la delusione è insopportabile. La falsità dell'uomo e la sua mania di sopraffazione provocano nuovi sentimenti nel Minotauro: odio e sospetto. “L'odio lo invase, l'odio che gli animali provano per l'uomo, perché l'uomo li doma, maltratta, caccia, macella, divora, l'odio primigenio che cova in ogni animale”.

Durrenmatt scrisse il Minotauro in versi, la cui metrica è stata difficile da definire: l'analisi ha rivelato dominante, pur con frequenti eccezioni, l'utilizzo della pentapodia giambica, il verso d'elezione del dramma tedesco. È stato difficile, dunque, mantenere contemporaneamente nella traduzione italiana lo stesso schema metrico e lo stesso slancio, lo stesso impeto, la stessa forza del testo originale. Ne risulta comunque una poesia potente, dal ritmo incalzante, serrato, che ricrea un'atmosfera intensa e onirica, quasi claustrofobica. È praticamente impossibile fare delle pause, si è quasi obbligati a leggere il testo tutto d'un fiato, e la sensazione che si viene a creare, con le numerose e repentine variazioni di ritmo, è quella a metà tra una danza e un inseguimento. Infatti, il sottotitolo dell'opera, “Una ballata” (nella prima versione, “Un balletto”: da questa poesia dalla potente dimensione scenica, non a caso, venne infatti tratto un balletto che ebbe molto successo), che indica un tipo di componimento che tecnicamente mescola i generi lirico, epico e drammatico, con frequenti rimandi al mito antico, ne definisce già in partenza lo stile e i contenuti.

Era da tempo che desideravo leggere quest'opera breve di Durrenmatt, finita fuori catalogo. Per fortuna, Adelphi lo ha ripubblicato recentemente in una nuova, elegantissima edizione, corredata dal testo tedesco a fronte e dalle suggestive illustrazioni dell'autore. Un'occasione da prendere al volo, e per me è stato un bellissimo regalo di Pasqua. Il lavoro di traduzione di Donata Berra, che per lo stesso editore si è già dedicata alle opere di Durrenmatt, è stato encomiabile. Peccato per la mancanza della preziosa introduzione che Durrenmatt scrisse per presentare e commentare la sua ballata, presente invece nell'edizione italiana precedente, per i tipi di Marcos y Marcos.

Una storia, quella del Minotauro, che è la parabola dell'esistenza umana: una graduale presa di coscienza del proprio destino tragico, della propria condizione di solitudine e di impotenza. Una lettura emozionante, che tocca nel profondo e che rimane impressa. Dopo averla affrontata, ci si sente anch'essi, almeno un po', dei minotauri.
Profile Image for Patryx.
459 reviews152 followers
July 29, 2018
[…] era un essere come lui eppure anche il suo traditore, perché era un altro e perché tutto quanto non fosse egli stesso gli era nemico […].


Teseo e il Minotauro nel labirinto (Edward Burne-Jones, 1861)

Un racconto breve ma denso di significati simbolici in cui l’acquisizione della coscienza e la differenziazione tra Sé e l’altro da Sé sono uno dei fili intorno cui si dipana la narrazione. Comprendere che l’Io non è il centro dell’universo ma esistono degli altri con cui entrare in relazione, ci dicono gli psicologi, è il primo gradino per lo sviluppo dell’empatia, cioè della capacità di capire che l’altro non è una nostra emanazione ma prova sentimenti ed emozioni differenti dalle nostre e che i suoi comportamenti vanno interpretati secondo le sue categorie. Lo studio dello sviluppo cognitivo ci dice che durante l’adolescenza l’empatia si dovrebbe sviluppare pienamente ma non sempre avviene e lo sguardo verso l’altro non riesce mai a superare (con tutte le difficoltà che questo comporta) resistenze e pregiudizi.


Il Minotauro guarda e vede (Joselito Sabogal)

Il Minotauro, Teseo, Arianna, con modalità proprie, rappresentano questa impossibilità di comunicare sino a quando si rimane intrappolati in un labirinto che limita lo sguardo e impedisce di confrontarsi con l’altro da noi. Le motivazioni sono differenti e anche le responsabilità non sono uguali ma l’unica versione che verrà raccontata e tramandata sarà quella del vincitore.


La deposizione del Minotauro in costume da Arlecchino (Pablo Picasso, 1936)
Profile Image for Amaranta.
591 reviews265 followers
December 23, 2017
Un labirinto di specchi senza scampo. Un essere mostruoso senza coscienza di sé.
Una lettura impeccabile della vita e dell’animo umano, atroce, sublime nella sua perfezione. Il minotauro scopre se stesso attraverso gli specchi, in una coscienza che diventa solo immagine. Scopre la sua mostruosità di fronte alla bellezza di una giovane donna, che in un istante è allo stesso tempo affascinata e rapita dall’essere e lo sfugge terrorizzata, e più si allontana da lui più gli è vicina in un gioco di “spazi infiniti”. Il minotauro è felice dei mille minotauri che si riflettono e delle mille fanciulle che vengono prese da lui, perché non è più da solo. Perché scopre un mondo in cui lui è possibile.
“Lui danzò la sua deformità, lei danzò la sua bellezza, lui danzò la gioia d’averla trovata, lei danzò la paura di essere stata trovata, lui danzò la sua liberazione, lei danzò il suo destino, lui danzò la sua smania, e lei danzò la sua curiosità, lui danzò il suo addossarsi, lei danzò la sua ripulsa, lui danzò il suo penetrare, lei danzò il suo avvinghiare.”
Il labirinto di specchi è la nostra anima, sono le nostre paure, le ossessioni che si rincorrono nella nostra mente, che sbattono su di noi, il minotauro, rincorrendosi in un baillame di immagini duplici sempre uguali da cui non possiamo scappare. Vederci è guardarci, è scoprirci, è comprenderci, è capire lo spazio del nostro essere e quello che si relaziona a noi.
Così l’uomo/minotauro si illude di non essere solo. Così si disillude quando scopre che non è così e diventa debole, si aggrappa al primo riflesso possibile di un calore umano che lo faccia sentire meno solo nella sua mostruosità. Si fida e muore.
Il ritmo è serrato, un tamburo batte il tempo di questa lettura, instancabile, sempre più forte lo sento nel respiro del mostro, mentre gli specchi si infrangono, mentre si ingaggia la lotta per l’ultimo respiro del minotauro fino all’ultima battuta. E poi il silenzio. Bellissimo e tragico, questo Durrenmatt scava dentro.
Profile Image for Arybo ✨.
1,468 reviews177 followers
July 11, 2018
... un essere - ingiuria agli dei e maledizione all’uomo - condannato a non essere Dio, né uomo, né animale, bensì solo Minotauro, colpevole e incolpevole insieme.

2.5
Insomma.
Conosco la capacità di Dürrenmatt di scardinare le nostre sicurezze sui miti greci. La conosco grazie alla lettura de La morte della Pizia. Sfortunatamente, questa volta sono rimasta delusa dalla brevità del racconto. Ho compreso la strana comunione tra essere umano con sensazioni e essere animale che non comprende tali sensazioni, ma tutto è stato velocissimo. Troppo. Darò altre possibilità a Dürrenmatt perché il signore è un Signor scrittore, capace con poche parole di buttarti in un altro universo. Forse devo provare con i racconti. 🧐
Profile Image for Siti.
408 reviews167 followers
February 2, 2020
Una creatura, costretta al domicilio coatto, un essere quasi senza memoria, una creatura già disorientata prima ancora di essere trascinata dentro un labirinto claustrofobico. Una creatura moltiplicata, all’infinito in immagini concentriche tese anch’esse all’infinito e prodotte dagli specchi che rivestono le pareti del non luogo dove si trova. Un essere che non ha consapevolezza della realtà, intorpidito dal sonno della non conoscenza, una creatura senza categorie mentali, puro istinto.
Questo è il minotauro per lo svizzero: un istinto messo di fronte a tanti specchi, una reazione motoria che è capace di iniziativa, di azione, anche se bestiale. È accovacciato, è rannicchiato, è in piedi, arretra, si tocca il capo, fa cenni di saluto, gli altri esseri riflessi lo imitano. Non è solo, la relazione instaurata con la moltitudine dei sé riflessi lo rende presuntuoso, anche se per un attimo: crede di essere un capo, un dio. Nel labirinto entrano i giovinetti ateniesi, una ragazza prima fra tutte, la creatura è istinto, festeggia il contatto con altri da sé ma la relazione con l’altro da sé precipita: si fa violenza bestiale, morte. Non c’è però alcuna intenzionalità. Il mito si sfalda ulteriormente, accresce la carica umana dell’essere mostruoso, perde di consistenza la sua leggendaria violenza. Non sa cosa siano maledizione, destino, nascita e morte, il sole gli rapisce, con i suoi bagliori che impediscono il riflettere degli specchi, l’unica non verità alla quale era appena pervenuto. Altre presenze. Il contatto con l’altro però lo fa diventare di nuovo bestia ma questa volta seguendo l’atavico istinto della bestia sopraffatta dall’uomo, della creatura che ha scoperto l’odio. Prima categoria mentale: il dubbio. Al dubbio seguono paura dell’altro da sé e orgoglio della propria unicità, la creatura è ora volontà di violenza. Rimasto solo combatte con se stesso: è l’epifania dell’identità ma è solo percezione senza comprensione. Solo l’ inganno di Teseo lo riconduce al desiderio di amicizia, di comunanza, di fratellanza, dato dalla parvenza di somiglianza: morirà tradito dalla fiducia verso l’altro.

Amarissima parabola sulla condizione umana: un misto di dubbio, di incomprensione del sé che si scontra con i medesimi dubbi e le medesime incomprensioni degli altri.
Profile Image for Roberto.
627 reviews1 follower
August 7, 2017

La consapevolezza della nostra condizione

Il minotauro, come noto, è una figura mitologica; Pasifae, moglie di Minosse, innamoratasi di un toro si fece racchiudere in una mucca di legno per potersi accoppiare con lui. Da questa unione (che male!) nacque il minotauro, mezzo uomo e mezzo toro che fu racchiuso da Minosse nel labirinto, per evitare che avesse contatti con gli uomini.

In questo brevissimo racconto di Dürrenmatt, la storia è raccontata dal minotauro stesso, un ingenuo e stupido bestione, rinchiuso in un labirinto costituito da specchi, inconsapevole del suo sé, degli altri, della vita stessa.

Vede solo creature che intorno a lui imitano i suoi movimenti. E danza, quindi, con le immagini riflesse dagli specchi. Danza e intanto si interroga in cerca della verità che non riesce a trovare. Quando la trova, ecco l'estremo inganno, trova l'altro, Teseo, che gli procura la morte.

L’uomo, come il minotauro di Dürrenmatt, non fa altro che ingannarsi con i suoi stessi riflessi, arroccato nella propria solitudine, nel proprio labirinto tra i riflessi dei suoi specchi. Se spostiamo uno specchio sembra che tutto cambi, anche se però nulla cambia veramente.
L’unica, vera possibilità di azione che abbiamo, forse, è rompere gli specchi, prendere consapevolezza della propria solitudine, mettere fine alla rappresentazione e uscire dal labirinto.

Un altro di quei libri folgoranti che impongono riflessioni più lunghe del libro stesso.
Profile Image for Il Pech.
356 reviews23 followers
September 18, 2025
Che dire? È bello, è breve, dovresti leggerlo.
Profile Image for Gabriele Bitossi.
Author 4 books13 followers
May 26, 2021
Allucinante la rielaborazione del mito da parte di Dürrenmatt.
La lenta presa di consapevolezza del Minotauro è da brividi e tutto viene sublimato con un linguaggio poetico, complesso e semplicissimo allo stesso tempo, che ci porta a essere spettatori, mai imparziali, di una tragedia "di creazione" che si svolge sotto i nostri occhi. Impossibile resistere a questo freak, questa creatura che è condannata a essere "in pari tempo innocente e colpevole". La chiusura, spietata e crudele, ci invita a riflettere su come la divisione manichea uomo/bestia sia sempre stata fuorviante e priva di senso.

"Lui danzò la sua mostruosità, lei danzò
la sua bellezza, lui danzò la sua gioia
di averla trovata, lei danzò la sua paura
d’essere stata trovata"

Consigliato a tutti i coloro innamorati persi della "Casa di Asterione" di borgesiana memoria, del brano "il Minotauro" di Claver Gold o, più semplicemente, affascinati da questa figura che non smetterà mai di esercitare la sua bellezza dannata.

Profile Image for Alessandra Perduta_e_felice (Instagram).
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January 7, 2021
Chi non conosce la storia del Minotauro?
Il “mostro”, figlio di Pasifae e del toro bianco sacro a Poseidone. La bestia, selvaggia e feroce, che ogni anno uccide e divora i quattordici ragazzi inviati da Atene come tributo. Il colpevole, murato nel famoso labirinto e infine ucciso dall’eroe Teseo aiutato dall’astuzia di Arianna.

In questo folle e straziante racconto di straordinaria intensità, Dürrenmatt fa saltare ogni punto di riferimento e ci propone la storia che tutti conosciamo da sempre, stravolgendone la prospettiva.
Il mostro è visto nella sua totale incoscienza e nella sua animalità. La commovente vicenda di un essere costretto a non essere.
Rinchiuso nel labirinto tra infiniti specchi e infinite illusioni di sé.
Ignaro della propria segregazione, confuso dagli specchi che gli fanno credere di essere fra una moltitudine di minotauri, è appagato di vivere i suoi giorni sempre uguali fra illusori individui tutti uguali. Solamente quando la rabbia gli fa mandare in frantumi le superfici di vetro che lo circondano intuisce di essere emarginato, respinto, abbandonato. Infrangere lo specchio è il primo passo verso un’amara autocoscienza.
Alla comparsa di Teseo, che si è mascherato da minotauro per imbrogliarlo, torna il conforto di non sentirsi escluso. Non è più l’unico, non è più “soltanto il suo Io, ma anche un Tu”. È di nuovo la gioia, e la gioia si fa danza. Proprio mentre è tanto euforico e indifeso si svela il nuovo scherno. Teseo gli infligge il colpo fatale e con la piena consapevolezza di sé e dell’altro arriva la morte. Forte e invincibile nel fisico, il Minotauro mostra la sua innocente vulnerabilità nell’incapacità di riconoscere la falsità. A ucciderlo non è il coraggio ma l’inganno. Amarissima parabola sulla condizione umana: un misto di dubbio, di incomprensione del sé che si scontra con i medesimi dubbi e le medesime incomprensioni degli altri.
Profile Image for Esmeralda Vorewer.
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April 7, 2022
Posto che resto sempre affascinata da racconti o romanzi dove il tutto ruota attorno a uno specchio, casco in questo mini racconto non a caso. La sorpresa però sta nel trovare le parti invertite del Minotauro e di Teseo. Come allo specchio del resto, dove la destra diventa la sinistra e viceversa per ogni duplice parte che vi si riflette. Sono entrata da subito in sintonia col Minotauro, come quando al luna park entro nella casa degli specchi e tutti i pensieri di questo Minotauro sono gli stessi che ho io. La differenza è che io ragiono con la consapevolezza della "libertà" da subito, mentre il nostro Minotauro raggiunge la consapevolezza alla fine del racconto. Il che, senza aggiungere troppi dettagli, non si rivelerà un bene. Anzi. Perché all'autore preme sottintendere tematiche sociali che riguardano l'uomo e la sua dualità, nel bene e specialmente nel male. Che cosa geniale, quindi, accompagnare per intero questa storia a degli specchi. Quale miglior simbolo della dualità? Il lato negativo di questo libro è il prezzo. Considerato che è corredato anche del testo in lingua originale a fare volume, 7 euro di ebook per leggere 27 pagine in italiano sono una follia. Se poi si considerano le illustrazioni diventano una ventina.
Profile Image for Drilli.
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February 23, 2020
Una presa di coscienza al tempo stesso tenera, poetica e struggente, un susseguirsi di emozioni a stento comprese da chi le prova, una mini parabola della crudeltà dell'uomo di fronte al diverso, ma dal punto di vista del diverso. Bellissimo.
Profile Image for Simona F. 'Free Palestine, Stop Genocide'.
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June 21, 2018
Bellissima questa re-interpretazione del mito del Minotauro. Molto poetica e commovente.
Un labirinto di specchi riflette all'infinito l'immagine del mostro, affinché esso non si senta solo e si adatti alla sua eterna prigione. Ma il Minotauro impara presto che ciò che riflettono le pareti sono immagini di sé stesso e non sono reali e impara presto che la sua prigione gli è stata imposta dall'uomo che lui vorrebbe amico e compagno. Ciò ovviamente non è possibile perché lui "è condannato a non essere dio, né uomo, né animale, bensì solo minotauro, colpevole e incolpevole insieme", un mostro, selvaggio e crudele e il suo ruolo nel mondo è solo quello di dare risalto alle gesta dell'eroe.
Profile Image for Wu Shih.
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February 11, 2018
Durrenmatt, nelle poche ma intense pagine che compongono Il minotauro, reinterpreta a suo modo la mitologia, rovesciandone la prospettiva. Se il mito descrive il minotauro come un essere irrazionale, un animale violento che segue il proprio istinto a discapito della ragione, il cui unico scopo è uccidere e cibarsi, nell'ottica di Durrenmatt diventa un essere innocente, una vittima sacrificale che espia una colpa antecedente alla sua nascita, che paga con la vita il suo essere diverso, non assimilabile, unico nel suo genere.

L'assenza di raziocinio impedisce all'essere mezzo uomo e mezzo toro di comprendere a fondo quanto lo circonda, egli vorrebbe innanzitutto danzare ebbro di gioia con gli altri esseri simili a lui, irreali riflessi di specchi, e con i fragili esseri umani che incontra nel labirinto. Al principio egli semplicemente crede e ha fiducia, e in questo credere c’è un’ingenuità disarmante, ma ben presto si accorge che non esiste creatura reale simile a lui, solo fredde superfici levigate, e che non è possibile nessuna condivisione nè comprensione con chi è diverso da lui.

"Avvertì che non esistevano tanti minotauri, ma un minotauro solo, che esisteva un solo essere quale egli era, non un altro prima né un altro dopo di lui, che egli era l'unico, l'escluso e rinchiuso insieme, che il labirinto c'era per causa sua, e questo solo perché era stato messo al mondo, perché l'esistenza d'uno come lui non era consentita dal confine posto fra animale e uomo e fra uomo e dei, affinché il mondo conservi il suo ordine e non divenga labirinto per ricadere nel caos da cui era scaturito;"

Quindi l'animale percepisce, non tramite concetti, ma visceralmente, con istinto d'animale, di essere solo, unico, diverso. L'unica scelta che rimane, rinchiusi per sempre in un labirinto ostile ed incomprensibile, persi in un mondo che "dichiara colpevoli gli innocenti e le cui leggi sono ignote", è quella di abbandonare i propri sogni e combattere. Uccidere o essere ucciso. Farsi carnefice e morire.

"e quando l'avvertì, come percezione senza comprensione, come un'illuminazione senza conoscenza, non come una nozione umana fatta di concetti ma come nozione di minotauro fatta d'immagini e di sensazioni, crollò a terra, e allorché giacque, raggomitolato com'era stato raggomitolato nel corpo di Pasifae, il minotauro sognò di essere un uomo. Sognò un linguaggio, sognò fratellanza, sognò amicizia, sognò sicurezza, sognò amore, vicinanza, calore, e contemporaneamente seppe, sognando, di essere un anormale cui non sarebbe mai stato concesso un linguaggio, mai fratellanza, mai amicizia, mai amore, mai vicinanza, mai calore, sognò come gli esseri umani sognano degli dei, con tristezza d'uomo l'uomo, con tristezza d'animale il minotauro".

Ed è ironico come sia proprio l'illusione ultima, quella più umana, la vana speranza di aver trovato un essere simile a lui, che invece altri non è che Perseo travestito, a dare insieme la più alta ebbrezza di gioia e il più alto tradimento.

"Il minotauro cominciò a danzare. Danzò la danza della fratellanza, la danza dell’amicizia, la danza della sicurezza, la danza dell’amore, la danza della vicinanza, la danza del calore. Danzò la sua felicità, danzò la sua dualità, danzò la sua liberazione, danzò il tramonto del labirinto, lo sprofondare fragoroso di pareti e specchi nella terra, danzò l’amicizia tra minotauri, animali, uomini e dei, il filo rosso di lana, avvolto fra le corna, danzò attorno all'altro minotauro che tese il filo rosso di lana, trasse il pugnale dalla guaina di pelo senza che il minotauro se ne accorgesse, e le immagini dell'uno danzarono attorno alle immagini dell'altro che tendevano un filo rosso di lana e traevano un pugnale dalla guaina di pelo, e quando il minotauro si gettò fra le braccia aperte dell'altro, confidando di aver trovato un amico, un essere come lui, e quando le sue immagini si gettarono fra le braccia delle immagini dell'altro, l'altro colpì e colpirono le sue immagini, l'altro piantò con perizia tale pugnale fra le spalle che il minotauro era già morto quando s'accasciò a terra".
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January 25, 2020
Secondo libro di quest'anno legato al tema del Minotauro, dopo l'ottimo "Fisica della malinconia" di Georgi Gospodinov. Qui come nel romanzo di Gospodinov, il mito del Minotauro è umanizzato, non è la fiera priva di sentimenti e ragione, è un ibrido e come tale manifesta il dualismo tipico del reietto, del borderline: la malinconia e la solitudine di un bambino unita alla incapacità di gestire la forza ferina. L'operazione decostruttiva di Dürrenmatt si compie formalmente attraverso gli specchi da cui è circondato l'uomo-toro ed, in sostanza, con la confusione generata dalla moltiplicazione delle immagini. La pluralità da cui si sente circondato il torello attraverso la multi-riflessione, gli infonde la sensazione di non essere solo, le vittime che sembrano ballare con lui, infilzate e rimbalzate come carne inerme, sembrano all'inizio, nella psiche del Minotauro, partecipi della gioia. La confusione, l'alienazione della bestia, lo straniamento costituito da compassione, orrore e pena del lettore verso il Minotauro sono legate al mito della caverna di Platone, finché siamo nel labirinto degli specchi, non abbiamo contezza di quale sia la verità. A differenza del Minotauro, però, conosciamo già la sua storia, abbiamo avuto lo straniamento, abbiamo creduto che questa volta le cose potessero cambiare, ma il fato è incontrovertibile, ed è così che da copione, dopo le numerose offerte di giovani ateniesi per placare l'appetito della bestia, arriva Teseo e la sorella della bestia: Arianna. Tradito dagli specchi, tradito dalla sorella, figlia di Pasifae come lui, tradito da Teseo che si era finto un suo simile, il Minotauro si rende conto della propria unicità quando infrange gli specchi, quando il sangue gli sgorga dalla spalla. Cos'è quella cosa a terra? Ora che è morto assomiglia ad uomo ? Ne abbiamo compassione? Nel dolore è riuscito a comprendere la parte solo abbozzata della sua dualità: la parte umana e la sua natura menzognera.
Profile Image for leti lo yeti.
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June 5, 2022
"Proruppe in un grido, ma era piuttosto un muggito
che un grido, un prolungato ululare, mugghiare
e ragliare di gioia perché non era più
l'essere unico, a un tempo escluso e rinchiuso,
perché c'era un secondo minotauro,
non soltanto il suo io, ma anche un tu.
[...] e quando
il minotauro si gettò fra le braccia aperte
dell'altro, confidando di aver trovato
un amico, un essere uguale a lui, e quando
le sue immagini si gettarono fra le braccia
delle immagini dell'altro, l'altro colpì,
le sue immagini colpirono, e l'altro affondò
con tale sicurezza il pugnale nella schiena
che il minorauro era già morto quando
cadde a terra".

Sempre e comunque dalla parte del toro.
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Profile Image for Martina A.
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October 22, 2022
In questo folle e straziante racconto di straordinaria intensità Durrenmatt ci propone la stessa storia che tutti conosciamo da sempre, stravolgendone la prospettiva. Ci ritroviamo così immersi nel famoso labirinto, un mondo di silenzi, di solitudine, di specchi. E ci immedesimiamo nel Minotauro, una creatura totalmente inconsapevole di sé, della propria esistenza, delle colpe che sta scontando.
Profile Image for wutheringhheights_.
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April 25, 2022
Letto anni fa, e mai dimenticato, ho aspettato pazientemente che Adelphi lo introducesse nel catalogo per comprarlo e conservarlo insieme a La morte della Pizia - altro capolavoro. Perché si tratta di un piccolo capolavoro, è indubbio. Il racconto del mito narrato in versi, così da avvicinarlo alla forma che più fa risaltare questo tipo di storia, ma col cambio del punto di vista. Non ci inoltriamo nelle avventure di Teseo, come siamo abituati, ma nella vita metà umana e metà animale del Minotauro. Inizia col suo risveglio nel labirinto, dove è stato trascinato dormiente, e finisce in tragedia. Sarebbe inutile raccontare gli avvenimenti, attimo per attimo, perché per quello bisogna leggere il libro. Gli avvenimenti stessi, in una lettura del genere, sono di contorno alla poesia e alla sottile e sensibile descrizione psicologica. Quello che mi ha colpito di più, la spiegazione di come il Minotauro non riesce a capire se stesso e il mondo che lo circonda. La sua percezione distorta, perfettamente rappresentata dal mondo di specchi in cui è stato recluso e in cui vive. Unica dimensione in cui si riflette. Espressione più intensa della solitudine non può esistere.

"L'essere danzò attraverso il labirinto,
attraverso il mondo delle sue immagini,
danzò come un bambino mostruoso, danzò
come un mostruoso padre di se stesso, danzò
come un dio mostruoso nell'universo delle
sue immagini. Ma d'improvviso interruppe
la danza, rimase immobile, s'accovacciò,
guardò con occhi attenti e insieme a lui
si accovacciarono e guardarono attente
anche le immagini."
Profile Image for Zuaira.
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April 5, 2018
Uno di quei libri in cui la prefazione conta tanto quanto la narrazione stessa.
Profile Image for giada.
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June 3, 2024
reading around the world one book at a time 2024: switzerland

WHEW.
Ballata in prosa, tradotta cercando di mantenere il ritmo dell'originale. Dopo aver letto capirete perché è stata adattata in un balletto (lo trovate anche su youtube letto a voce alta e onestamente avrei voluto saperlo prima di leggerlo da sola, è il genere di testo che si presta tantissimo all'enunciazione).
Non ho molto da dire, e quello che ho da dire è poco coerente, quindi qui aggiungerò una serie di frasi che mi sono piaciute particolarmente.

"Arretrò, la sua immagine fece altrettanto, e a poco a poco comprese che si trovava di fronte a se stesso.
Tentò di fuggire, ma ovunque si rigirasse era sempre di fronte a se stesso, era murato in se stesso, in ogni luogo se stesso, senza fine se stesso, rispecchiato all’infinito dal labirinto."

"Sognò un linguaggio, sognò fratellanza, sognò amicizia, sognò accoglienza, sognò amore, intimità, calore, eppure mentre sognava sapeva di essere un mostro cui mai sarebbe concesso un linguaggio, mai fratellanza, mai amicizia, mai accoglienza, mai amore, mai intimità, mai calore, sognò come gli esseri umani sognano gli dèi, l’uomo con la tristezza degli uomini, il minotauro con la tristezza degli animali."


Anche la nota della traduttrice è molto poetica, e ho apprezzato il modo in cui ha voluto avvicinare l'audience italiana all'originale testo tedesco, sottolineando come il limite a cui Dürrenmatt porta gli schemi dell'epica tedesca si lega a doppio filo al modo in cui stravolge il canone classico.

"Del resto, servirsi di un modello classico per poi stravolgerlo è operazione tipica della poetica di Dürrenmatt: nel caso del Minotauro, lo strumento metrico viene piegato alle esigenze espressive dell’autore, come analogamente succede con il mito, che l’autore riprende dalla tradizione per reinterpretarlo fino al suo rovesciamento."


Alle persone che provano pietà ed empatizzano con la figura del Minotauro consiglio di ascoltare This One's for the Dancer & This One's for the Dancer's Bouquet di Moonface.
Profile Image for Maria Di Biase.
314 reviews76 followers
January 2, 2021
Una rivisitazione mitologica bizzarra, un testo così diverso.
La particolarità però non è quasi mai apprezzamento di massa ma preferenza sporadica del singolo.
A me, che cerco affannosamente il particolare, è piaciuto molto.

Noi l'abbiamo sempre pensata così: Teseo è il bene, il Minotauro è il male.
Chi riuscirebbe mai ad immaginare che una creatura tanto mostruosa, un essere con "un corpo umanoide e bipede, zoccoli, pelliccia bovina, coda e testa di toro" possa avere un'anima?
Friedrich Dürrenmatt l'ha fatto.
Ha immaginato, ha scritto e ha anche disegnato.
Sue sono infatti parole e illustrazioni di questa visione alternativa del mito.

E' una gabbia anomala quella che l'autore ha ideato per la sua creatura: un labirinto a cielo aperto fatto interamente di specchi.
Il Minotauro osserva la sua immagine e si conosce. Riconosce se stesso e gli altri.
Minotauri come lui, immagini imprigionate e moltiplicate all'infinito sul riflesso di ogni parete.
L'essere danzò per il labirinto, attraverso il mondo delle sue immagini, danzò come un bimbo mostruoso, danzò come un mostruoso padre di se stesso, danzò come un dio attraverso l'universo delle sue immagini.

In un angolo però una creatura non danza.
Un volto strano, diverso: una donna; un'altro corpo, un'altra carne.
Il Minotauro è spaventato, inizialmente, e attratto, successivamente; una frenesia inspiegabile, un'emozione mai provata prima.
Danzarono ancora, e danzarono le loro immagini.
Un ballo di gioia e di vita, un ballo di terrore e morte.

Qui: http://startfromscratchblog.blogspot....
Profile Image for Lupurk.
1,107 reviews35 followers
August 31, 2020
Un racconto breve, si legge davvero in pochissimo tempo, un breve spaccato sulla triste vita di questa figura, dal suo punto di vista. Una narrazione quasi onirica, sprazzi di immagini nel gioco di specchi del labirinto, che ci restituiscono una creatura fondamentalmente ingenua e indifesa, dalla sorte infausta. Interessante e molto ben scritto.
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