Non avevo voglia di scrivere questo commento eppure mi sentivo obbligato a farlo, ed eccomi qui: quando un libro ti resta nel cuore, è difficile il doppio mettere per iscritto anche solo l'idea di quello che ti ha lasciato, ma è anche il doppio necessario.
Carlo Rovelli è il punto di riferimento della gravità quantistica a Loop, che è il cardine della fisica teorica ed uno dei riferimenti dell'umanità intera per recuperare il senso da dare al mondo. Quel senso che è andato perso con la catastrofe ultravioletta e con la nascita della teoria della relatività generale da una parte, e della meccanica quantistica dall'altra.
Ma soprattutto è un uomo dal cuore grande. Aperto a tutte le culture del mondo, paladino della inclusività ad ogni costo nell' Italia della lega, scontroso e distante dai potenti, affabile e premuroso con chi è debole, con chi non sa ma vuole capire. Consapevole che la conosenza è un diritto, lui in odor di premio nobel è capace di presentarsi in sandali e maglietta a decine di manifestazioni di divulgazione per spiegare, per offrire alla gente che non ha la possibilità di studiare il nocciolo, il segreto delle nuove scoperte.
Questo "Helgoland" è il suo manifesto.
Nella prima parte racconta ai profani il significato profondo della meccanica quantistica quale è venuto delineandosi alla sua nascita, man mano che geni di vent'anni del calibro di Heisenberg, Schrodinger, Pauli, Born, Dirac ne tracciavano i fantasmagorici confini sotto la sapiente guida di Einstein e Bohr. Nella seconda ne presenta i limti e gli ultimi sviluppi, arrivando a quella interpretazione relazionale che ne è la rivoluzione più importante.
L'interpretazione relazionale ci dice che nel mondo che ci circonda le cose in sè non esistono. Ogni oggetto, ogni persona, dalle particelle beta fino agli ammassi di galassie, non sono che un fascio di relazioni, senza le quali nulla ha senso. Da qui a fare un parallelismo con la politica e la società il passo è breve. Un uomo che vive chiuso in se stesso nega la sua dignità di uomo. Un cittadino che non si adoperi per uno stato più inclusivo nega la sua dignità di cittadino. Perchè non siamo che un fascio di relazioni, e senza relazioni come uomini e donne siamo il nulla.
Da ingegnere cinquantenne affascinato dalla fsica, cosa mi ha lasciato questo libro? Tanto.
La prima parte racconta la nascita della meccanica quantistica e la divisione dei fisici tra la squadra dei "Nichilisti" (questo nome è mio), che negano l'esistenza di una realtà che vada oltre la misura e degli "statistici" (nome ufficiale) che insistono in una realtà solida al di là della percezione, e cercano di ingabbiarne la natura sfuggente con complesse ipotesi teoriche (molti mondi, variabili nascoste, ecc). Tra i primi Niels Bohr, Werner Heisenberg, Max Born. Tra i secondi Albert Einstein, Erwin Schrodinger, Paul Dirac. Se parliamo di nomi, davvero impossibile decidere, ma io da cinquantenne e da cristiano facevo il tifo per i secondi.
Intanto perchè Einstein fu personaggio incredibile che suscita isntintiva simpatia e Heisenberg fu filonazista vergognoso e nefando che cercò di consegnare l'atomica a Hitler, ma soprattutto perchè un mondo comunque ordinato e definito anche se impossibile da comprendere appieno lo vedevo molto più rassicurante di un mondo di cui abbiamo capito appieno la natura ma che sprofonda nel caos. Carlo Rovelli mi ha fatto cambiare idea. Il mondo quantistico è bellissimo, e lo è proprio perchè non ha fondamenta. E' uno sfolgorante caleidoscopio di colori in costante mutamento, che reagisce in modo imprevendibile ad ogni nostro relazionarci con esso, anzi, la SUA NATURA è proprio relazionarsi con noi. Niente a che vedere con il freddo mondo della statistica e della teoria della relatività, che è solido ed affidabile ma congelato; un mondo nel quale neppure il tempo passa, nel quale per la libertà non c'è posto.
La prima metà di Helgoland per me è stata appassionante, per chi voglia capire la fisica di adesso è preziosissima. Perchè spiega in modo chiaro e per nulla noioso quello che è strettamente necessario sapere per andare avanti, e nulla più.
Il problema che nasce (in mezzo a tanti altri che sono interessanti ma più tecnici, e non mi sembra opportuno citarli qui), che avevo già intuito ma che qui trova conferma, è che mostrato così il mondo quantistico sembra umano, troppo umano. Davvero noi siamo in grado di cambiare la natura intima dell'universo con una misura? Sembrerebbe che l'universo sia consapevole che noi lo stiamo misurando, e che si comporti di conseguenza. Si capisce, che non ha senso. Perchè al pianeta Gliese 781 che ruota attorno alla sua stella a centinaia di anni luce da noi, dovrebbe importare qualcosa delle nostre misure? Perchè ad un elettrone che viaggia a tre quarti della velocità della luce in un acceleratore di sincrotrone dovrebbe importare qualcosa di noi? In altre parole, che cosa fa di una relazione una misura? Cosa vuol dire misurare, visto che una misura cambia il mondo in modo così radicale?
La risposta è l'interpretazione relazionale. Per la quale se una misura è una relazione che cambia la natura di ciò che viene misurato, tutto ciò che avviene nell'universo è una misura. Qualsiasi tipo di evento su qualsiasi scala, da quella cosmica a quella atomica, cambia la natura degli enti che partecipano a quell'evento, NEL SENSO CHE GLI ENTI SONO QUELL'EVENTO. Tutto ciò che esiste nell'universo non è che l'insieme delle sue relazioni, e non c'è niente dietro. E' un universo davvero instabile ed insensato, ma vivo, mobile e bellissimo.
Con l'insensatezza però bisogna farci i conti. La scienza ci fa i conti ammettendo che non c'è più l'ambizione di spiegarci come è fatto il mondo, ma di spiegarci come il mondo bisogna pensarlo per capirci qualcosa, che è molto diverso, perchè siamo coinvolti nella natura dell'universo come esseri pensanti, l'universo non è qualcosa di separato da noi.
La seconda parte, nella quale si parla di filosofia, politica e società, è meno incisiva (Rovelli non si trova nel suo ambiente), ma più importante, perchè fa un passo indietro il fisico e viene avanti l'uomo. Se gli uomini e le donne di oggi vogliono organizzarsi in una società che sia il più vicina possibile alla loro natura profonda, quella società non può avere l'esclusività del mondo liberale. Il classismo del liberalismo radicale è contro natura, perchè cancella le relazioni. Se non siamo che un fascio di relazioni, la nostra vita sarà tanto più piena e felice quanto più saranno numerose e diverse, quelle relazioni: la multiculturalità è una ricchezza, la diversità è una risorsa. L'amore viene prima, perchè l'amore è la relazione più intensa ed importante di tutte, e che più di tutte ci restituisce senso. Essere indifferenti equivale a non essere. Salvini è uno stolto.
Rovelli è un ateo impenitente e si capisce perchè: la teologica completezza della rivelazione, i precetti religiosi immutabili sono un congelamento, una fredda obbedienza che vanno contro la fantasmagorica mutevolezza del cosmo. Tuttavia non sembra rendersi conto che proprio l'interpretazione relazionale, che mette l'apertura agli altri enti come fondamento dell'essere, è il più spettacolare segno di conferma della visione cristiana che abbia mai incontrato negli ultimi anni. Un ente fisico che non è in relazione con gli altri enti fisici, è un essere che non è. Un essere umano che non ama gli altri, è un uomo che non è.
Per dirla alla maniera dei social network, è l'amore che dà senso al mondo, lo dice la scienzah.