Specchi è una prova lirica ininterrotta che ha la sua origine da un’ennesima sopravvivenza. Dalla necessità di ricostruire stralci di un passato e di un presente attraverso gli oggetti in una stanza che raccontano all’autrice il proprio cammino. Storie di chi ha compiuto il grande viaggio della vita che si prolunga a ritroso nell'infanzia per allargarsi divagando nel mondo. E per fare ritorno a un sé più profondo, a una nuova esistenza ancora da percorrere.
Edith Bruck nome d'arte di Edith Steinschreiber (Tiszabercel, 3 maggio 1931), è una scrittrice, poetessa, traduttrice regista e testimone della Shoah, ungherese naturalizzata italiana. È l'ultima dei sei figli di una povera famiglia ebrea. Conosce, fin dall'infanzia, l'ostilità e le discriminazioni che nel suo Paese, come nel resto d'Europa, investono gli ebrei. Nella primavera del 1944, a tredici anni, dal ghetto di Sátoraljaújhely viene deportata ad Auschwitz e poi in altri campi tedeschi: Kaufering, Landsberg, Dachau, Christianstadt e, infine, Bergen-Belsen, dove verrà liberata, insieme alla sorella, nell'aprile del 1945. Nel settembre del 1948 raggiunge Israele, a ridosso della nascita del nuovo Stato. Qui - per evitare il servizio militare - si sposa e prende il cognome che ancora oggi porta: Bruck. Nel 1954, spinta dall'impossibilità di inserirsi e di riconoscersi nel Paese immaginato "di latte e miele", non riuscendo ad accettare la realtà segnata da conflitti e tensioni, giunge in Italia e si stabilisce a Roma, dove ancora oggi risiede. Inizia una vasta produzione letteraria, che non si limita ai temi dell'Olocausto.
Un rimando continuo tra una casa nel presente e persone e storie nel passato. Ogni oggetto presente nel suo appartamento ha una storia ed è un richiamo ben preciso, che ci porta nella vita di questa meravigliosa autrice. Ci sono passaggi sorprendenti, altri di commozione pura.