Una storia personale, quella di Trina, una giovane maestra che vive, negli anni della seconda guerra mondiale e del dopoguerra, in un paesino del Sudtirolo dove resta fino alla fine, caparbia, e di sua figlia, Marica, che invece fugge dal paese senza farvi mai più ritorno.
E una storia sociale e collettiva, quella di Curon, una piccola realtà in una terra di confine tra Italia, Svizzera e Austria, circondata da valli splendide e immense, punteggiate da masi e pascoli ma che ahimè, pare non avere pace: vi passano prima i fascisti e poi i nazisti, e ognuno cerca di fare suo il territorio, di appropriarsene, di farsene propria proprietà usurpando l'identità e cancellando la libertà di chi vi abita da sempre. E, come se non bastasse, nel 1950, la costruzione di una diga che sommerge completamente il paese, lasciandone solo quel campanile che svetta, limpido e solitario, sullo sfondo di quel lago azzurro in copertina, un'immagine (e una storia) che sì, fa un po' impressione.
Una storia personale e una storia sociale incastonate nel macrocosmo della Storia, quella vera, in un romanzo bellissimo, dallo stile delicato ed essenziale, che si legge tutto d'un fiato, come un soffio.
Il tema della resistenza è trattato con una potenza narrativa da applauso. E i personaggi, non solo Trina, ma anche il marito Erich, altrettanto orgoglioso, il figlio Michael, gonfio di ideali che scoppierranno come bolle di sapone, la madre Mà, che sa "lasciare andare i pensieri", rendendosi sempre libera, hanno una potenza tale che potrebbero uscire dalla pagina e apparirti lì davanti, tutti interi. Persino Marica resta potente fino alla fine, con la sua assenza e col suo silenzio, col dolore sordo in cui lascia tutti.
E' vero quello che molti hanno scritto: "Resto qui" richiama molto “Otto montagne" di Cognetti, vuoi per la straordinaria abilità di descrivere l'ambiente montano, vuoi per lo stile essenziale ma efficace, vuoi per la stessa casa editrice e i colori chiari, un po' sfumati, della copertina. Quello ha vinto il Premio Strega e questo no, e pazienza, ciò non rende uno migliore o peggiore dell'altro, e il giudizio di un buon lettore secondo me non dovrebbe farsi influenzare da questo pensiero.
Onore a Marco Balzano, classe '78, e talento a mio avviso da non sottovalutare.