Da sempre gli scrittori rivolgono il loro sguardo al cielo, dove per secoli si sono inoltrati seguendo le traiettorie della fantasia. Hanno continuato a farlo nel secondo Novecento, durante e dopo l’esplorazione e la conquista dello spazio, attratti e impauriti dalla tecnica che per la prima volta offriva prospettive inedite, ricche di fascino, impensabili e disorientanti. Proprio ora che il cosmo è di nuovo al centro degli interessi globali, riaccesi dalle recenti scoperte scientifiche rivolte alla conoscenza e dai progetti capitalistici e commerciali, questo libro propone un percorso originale nella letteratura italiana contemporanea: indaga e narra come gli scrittori e i poeti hanno rappresentato a proprio modo l’avventura umana al di fuori della Terra, con forme e parole che aiutano a comprendere il mutamento in corso. Insieme a Landolfi e Buzzati, Moravia e Pasolini, Primo Levi e Calvino, Solmi e Zanzotto, Consolo e Rodari, Volponi e Morselli, e ad altri ancora, ci si spinge in immaginari cieli stellati e soprattutto dentro gli immensi territori del cosmo solcati da razzi, sonde e spedizioni, incontro all’ignoto. I telescopi di romanzieri e poeti, puntati sui viaggi nello spazio e sull’allunaggio, si rivelano efficaci strumenti con i quali osservare le innovazioni tecnologiche e la società italiana dal dopoguerra a oggi, ma anche prove di “mirabili spettacoli” nel firmamento letterario.
“È lì che siamo veramente nati, nella sfera del cosmo. Nel mare siamo forse nati una seconda volta. E dunque l’attrazione del mare è profonda, ma quella dello spazio celeste lo è infinitamente di più”.
Con queste parole di Pier Paolo Pasolini, riportate in quarta di coperta, veniamo introdotti all’oggetto del libro di oggi: gli scrittori italiani e la conquista dello spazio. Per tutto il secolo scorso abbiamo assistito ad esplorazioni e conquiste, siamo arrivati sulla Luna, abbiamo iniziato a muovere i primi passi per andare alla conquista di Marte, ci siamo quindi resi conto dell’infinità dell’universo e, con il naso all’insù, abbiamo iniziato a sognare.
Potevano, quindi, animi sensibili come quelli di Pasolini, Moravia, Calvino o Primo Levi restare impassibili di fronte a tale grandezza e a tali prospettive di progresso? Certamente no… e questo libro ce lo dimostra. L’Autrice ci accompagna tra le pagine di grandi opere, con domande, quesiti e mirabili spettacoli di perfezione letteraria, un po’ come se ci fermassimo, guardassimo il cielo e ci trovassimo ad ammirare la notte rischiarata dalle stelle. Attraverso le conversazioni e le citazioni di questi “astri” della nostra letteratura affrontiamo il viaggio nella conoscenza e nella curiosità di una realtà nuova, un tempo sogno, adesso ad un passo da noi.
Pesantino. Alcuni passaggi risultano di difficile comprensione, in quanto scritti in maniera troppo metaforica e/o arzigogolata. L'opera, seppur breve, risulta comunque abbastanza esaustiva, presentando molti autori con tanto di cornice storica e citazioni. Interessante e divertente l'idea di numerare i capitoli al contrario come un countdown.
Il saggio è ben costruito e analizza il tema dello spazio e delle nuove tecnologie nella letteratura in modo puntuale. Peccato che i riferimenti ai testi e le riflessioni ad essi collegate non risultino sempre chiari.
il libro offre qualche interessante spunto di riflessione ma fa gran poco per catturare l'attenzione del lettore, diventando a tratti persino soporifero.