Marta vive ogni giorno in preda a uno strano e costante senso di inafferrabilità: anche le scelte più semplici, le decisioni più ovvie sembrano sempre un passo più in là di ogni suo sforzo. Non sfugge a questa sua irrequieta condizione nemmeno l'amore, che sembra volersi arrendere allo stesso senso di inadeguatezza: mai abbastanza affascinante, mai sufficientemente intelligente, mai all'altezza o idonea a soddisfare le aspettative dei partner. Trovare il modo per ovviare a quelle che ormai ritiene siano delle sue mancanze, diventa per Marta quasi un'ossessione. La sua vita si trasforma in uno slancio sofferto, a tratti agonistico, verso la perfezione, una ricerca continua e a volte dolorosa di quell'immagine che gli altri hanno costruito su di lei, fatta di empatia, ironia, leggerezza e seduzione. Nel suo percorso verso una nuova consapevolezza, Marta scoprirà quanto sia sottile e tagliente la lama che la separa dall'etica dell'imperfezione. In questo difficile cammino il tempo sarà suo alleato. La vita, come questa storia, non è altro che una lunga battaglia contro la sindrome dell'impostore. Ritroviamo un po' di Jane Austen e un po' di Sally Rooney nel racconto di Marta, che parla d'amore senza mai dimenticarsi della realtà, dove, mentre ondeggiano tra lacrime e sorrisi, i personaggi si abbandonano a profonde riflessioni e a coinvolgenti momenti di autoanalisi.
Propongo titolo alternativo per questa fatica letteraria: ho taciuto fino ad ora, ma ecco a voi la storia romantica e d'altri tempi di come io e il mio bf ci siamo conosciuti e innamorati, yay!
Questo libro, che più che libro è un gigantesco post Instagram con tanto di ADV, è proprio, proprio, proprio brutto. Camiok non ha fatto lo sforzo di cambiare nulla, di inventare una storia, ha semplicemente preso la sua versione rimpicciolita e l'ha piazzata tra pagine e pagine di cretinate; la storia """d'amore""" (si vedono du' volte e sono innamorati pazzi, ma davveeeero?) è una versione WATTPAD della sua vera relazione, l'amica del cuore sarà sicuramente l'unione di due-tre amiche sue. Questo libro non ha trama, non ha personaggi, è una marketta della figura mediatica di Camilla: la ragazza semplice ma complicata, bella senza sforzo, che ascolta musica di nicchia e si veste non alla moda, l'evoluzione finale della Bella Swan meets una qualsiasi Hope delle fan fiction sui One Direction degli anni dieci. Neanche lo stile si salva, è scritto male, è difficile da leggere per l'anellamento continuo di parole "forbite", ché presa dalla smania di far vedere a tutti quanto sia brava a usare le parole ne butta uno sproposito ovunque, e questa scelta rende la lettura poco scorrevole e NOIOSA. Inoltre la confusione regna sovrana, ci sono momenti "comici", battute, riflessioni ""filosofiche"" e ""profonde"", dialoghi diretti che nessuno si sognerebbe mai di fare nella vita vera, ricordi d'infanzia ad inizio capitolo che servono solo ad allungare il brodo e, a volte, piccoli momenti alla "LO SAI CHE?". Davvero, questo libro is a mess e quello che mi fa più incavolare è che se Camiok non fosse stata Camiok, una roba del genere sarebbe finita nella cartella spam della cartella spam di un qualche agente di una casa editrice del Bengala Occidentale. Ma tant'è.
Questo non è un brutto libro. È un libro troppo acerbo— non dell’acerbo della scrittura emergente, ma dell’acerbo che ha masticato troppo poco. Scrivere un libro è difficile perché scrivere è difficile, su questo non ci piove. Scrivere grammaticalmente corretto non significa regalare frasi, e in questo libro le frasi, a volte, non suonano. Non sono brutte frasi, ma non hanno la musica, il ritmo, la voce, il tono. Le frasi devono battere in testa, parola per parola, è un solfeggio. Non esiste una punteggiatura scorretta, di per sé, quindi non ha senso che io mi metta a dire che molte frasi sarebbero scivolate meglio con un punto a settare il tono e tutte le altre virgole a spiegare. Non è il mio lavoro. Però gran parte di un libro è dato dalla voce e gran parte della voce è dato dallo stile: cinque frasi corrette in fila non fanno un bel periodo. Tutto qua. Non entro nel merito di personaggi, trama, storia. Si può scrivere su tutto— a me non sono dispiaciuti i protagonisti, non ho da ridire su chi doveva essere simpatico o antipatico, sul fatto che i sentimenti fanno giri immensi e poi ritornano: questa è una scelta, si scrive di tutto. E tuttavia, la regola sarebbe “show don’t tell”. Viene rispettata? No. Si raccontano storie. Ci si mette a sedere e si dice: “ti racconto”, ma quando si scrive le storie devono animarsi, prendere vita, esistere. I dettagli, i piccoli cenni. Ho trovato tutto un po’ vuoto, un po’ troppo scorrevole, troppo incentrato sulla storia— ma la storia non dirmela, mostramela. Io voglio farmi un’idea mia, dammi i mezzi, fammi /vedere/, sentire. Ultima cosa: è scorrevole, sì, ma lo è? Cosa rende un libro semplice e cosa, invece, scorrevole? Perché a me è mancata la naturalezza. I dialoghi, i piccoli gesti che si infrangono tra una parola e l’altra, quelli nervosi. Insomma. I dialoghi sono difficilissimi, ma se i dialoghi non sono naturali, cade il sogno. Chi parla così, a 25 anni, nel 2015+? Il textblock dialogato va infarinato, preparato, sistemato a modino, altrimenti non si fa. Non si fa.
E comunque, È un brutto libro? No, e anzi io speravo mi sarebbe piaciuto, perché Camilla è una ragazza dolcissima e io la seguo sempre con immenso piacere. Ma senza dir queste cose (anche io sono fervente credente del: “se non hai niente di carino da dire, non dirlo”), non si va avanti. Io voglio che la gente scriva, che continui a scrivere. E scrivere è difficile, spesso è brutto. È un processo ostico, si impara solo scrivendo. Quindi ad maiora, quello sì.
Letto per curiosità, mosso dalla tanta gente vogliosa di leggerlo. Per carità, capisco tutto: marketing, l'influencer, fare soldi, la crisi dell'editoria e quindi usarle come mezzo per far soldi ma questo è anche dare occasione di scrivere libri a gente che non sa scriverli (mi dispiace, ma i libri non si scrivono così e c'è tanta gente li fuori davvero capace, che vuole scrivere e viene rifiutata semplicemente perché è un rischio di vendita). Detto ciò, sono arrivato con moltissima fatica al secondo capitolo pieni di lunghe frasi contorte, artificiose (e con dei dialoghi che nella realtà non esistono in nessuna dimensione e in nessuna galassia) per darsi un tono da autrice ma che non hanno fatto altro che appesantire una lettura e una scrittura in realtà banale e con nulla di che da raccontare. Poi voglio lasciar perdere i paragoni a Jane Austen e Sally Rooney da parte della casa editrice, perché davvero. Complimenti comunque a chi è riuscito a finirlo e a trovarlo pure interessante.
Mamma mia aiuto, allora: non scenderò nei dettagli di tutte le singole cose che in questo libro non vanno perché l’idea di scrivere una recensione così lunga mi devasta e soprattutto credo che i limiti di questo romanzo siano davvero sotto gli occhi di tutti, ma comunque: è praticamente una brutta fanfiction. Il personaggio di lei è allucinante, le cose che dice peggio, il personaggio di lui ai confini della realtà veramente neanche all’Opera dei pupi, i dialoghi sono folli, le cose che succedono anche, i ritmi e gli equilibri narrativi sono completamente fuori controllo, eccetera eccetera, ad infinitum. Che l’italiano dell’autrice sia un buon italiano è indubbio, ma purtroppo questo non basta, perché anche quello delle scatole dei cereali è un buon italiano, e scrivere bene, nel senso di fare arte scrivendo, è difficilissimo. Un bravo scrittore dimostra di avere un’assoluta padronanza della norma soprattutto nei momenti in cui la scavalca, e nel modo che ha di farlo, che poi di fatto è ciò che diventa la sua cifra distintiva, il suo stile, appunto. E quindi non basta inchiodare ogni virgola al proprio posto, appesantire artificiosamente i periodi, mettere “ché” al posto di “perché” o infarcire la narrazione di recuperi lessicali che vorrebbero essere colti ma sono solo triti, stagnanti, da scuola dell’obbligo.
Al di là di tutto, comunque, ilvero problema di questo libro non è l’autrice, che giustamente ha avuto un’opportunità e se l’è presa. Il vero problema di questo libro è che la Mondadori l’ha pubblicato in una veste editoriale che normalmente si riserva alla letteratura medio-alta, letteratura medio-alta che, lo dico con il cuore in mano, questo libro non è. Ma neanche lontanamente. Il che chiaramente non significa che non possa esistere anche il libro pop, da ombrellone—e anzi, il libro (e più in generale il prodotto culturale) pop deve esistere, è importantissimo che esista, per mille motivi, non si discute. Però un libro come questo semplicemente non può essere presentato come letteratura, perché dire che questo libro è letteratura è dare un ceffone a chi la letteratura la sa fare - e quindi poi è solo naturale che alla fine ci si ritrovi con un romanzo che risulta fuori luogo perché lo è, e che risulta sciatto perché lo è, almeno entro i margini del segmento editoriale in cui si è voluto forzare.
Detto questo, auguro a Camihawke di poter comunque continuare a coltivare questa sua passione e di ricavarne delle soddisfazioni, però davvero mi dispiace, più di una stella a un libro così non si può dare.
Due stelline perché tutto sommato non è la cosa peggiore che io abbia letto quest'anno, e anche perché l'autrice non è una scrittrice, quindi ci si passa su. Ma i libri non si scrivono così.
Edit del 21 maggio: Camihawke insiste sull'essere presa sul serio come scrittrice? Ok, allora il libro per me è da una stellina, ma solo perché di meno non posso darne.
Questa recensione contiene: - Una maturità nella critica che 10 anni fa non avrei mai avuto; - Una scarsissima esecuzione della lingua italiana; - I Daft Punk; - Turpiloquio; - La mia serie Comedy preferita di sempre; - Una sorta di morale; - Una cosa come 12 ore di Editing perché non son capace;
Tra l'altro, totalmente a caso oggi è il compleanno di Camihawke, che coincidenza pazzesca.
Il primo che riesce a contare quante volte ho detto "Trama" vince un premio.
Seguo Camilla da anni, ma se ho dato una possibilità al suo romanzo d'esordio non è tanto perché la apprezzo come content creator e mi sta simpatica, bensì perché la reputo una persona intelligente e ho più di una volta apprezzato lo stile dei suoi post e delle sue storie.
Purtroppo il romanzo non si è rivelato all'altezza delle mie aspettative per via di dialoghi improbabili e svolte molto prevedibili. Camilla sa essere molto brillante e ha proprietà di linguaggio (e non è da tutti), tuttavia risulta difficile empatizzare con i personaggi e le continue digressioni miste a flashback suonano artificiose e manieristiche, così come i continui accenni a curiosità random (dall'Amarone ai cavallucci marini). Se messi una volta ogni tanto danno personalità al racconto, se ne costituiscono lo scheletro significa che al libro manca una struttura vera e propria. So che Camilla ha messo tutta se stessa in questo romanzo e si vede (a tratti sembrava di leggere una versione feuilleton della sua vita, e dico "a tratti" per non dire "sempre"), ma sono convinta che un libro debba nascere dall'urgenza di dire qualcosa, di esprimere qualcosa, non nascere a tavolino (come temo sia stato il caso). Detto questo, mai dire mai. Magari ci stupirà con il prossimo romanzo.
[Nota di demerito alla Mondadori che non ha fatto passare il libro da alcun correttore bozze, visti i tempi verbali ballerini e un guanto di sfida che viene "accolto", e non "raccolto"]
Premetto che non conoscevo la Boniardi e che questo libro mi è stato imprestato da una ragazza di 13 anni che ci teneva tanto che io lo leggessi perché l’amica della protagonista è mia omonima. Ho scoperto che il libro è stato venduto in prevendita su Amazon e che poco tempo dopo l’autrice ha comunicato che in alcune librerie sarebbe stato possibile acquistare delle copie autografate con dedica, questo ha portato la piccola fedele fan a comprare una seconda copia per un totale di 36 euro. Mi chiedo quante altre siano cadute in questo “tranello”. Tutto questo per dire che l’operazione di marketing della sua agenzia e della casa editrice Mondadori,che si può permettere di pagare un lauto anticipo agli influencer, si merita cinque stelle, il libro dalla sostanza inesistente una sola.
Il paragone con la Rooney è molto pretenzioso, per non parlare del patetico tentativo di imitarla con lo scambio di email tra i protagonisti. Dialoghi imbarazzanti, virgole gettate sul testo come se fossero codette colorare su una torta di aneddoti dell’infanzia condita da periodi contorti per rendere interessante il nulla cosmico.
Dalle recensioni sono venuta a sapere che è una specie di biografia romanzata- peggio mi sento- e molte sono edulcorate dall’affetto nei confronti dell’autrice. Ho letto cose come “Ce l’ha messa tutta, la prossima volta farà meglio, so che ci ha lavorato tanto” come se si trattasse di una ricerca da presentare a scuola.
Alla Boniardi, molto probabilmente, sarà chiesto di scrivere un altro libruncolo date le migliaia di copie vendute sulla fiducia. Buon per lei, un po’ meno per il mondo della letteratura e per chi sa scrivere davvero ma non può compete con la promessa di guadagni sicuri.
Penso che solo un suo follower, condizionato dall’affetto che prova dei confronti dell’autrice, possa apprezzarlo.
La recensione della tredicenne sarebbe stata “Piacere mi è piaciuto,anche se è un po’ triste. Ma preferisco comunque la saga di Hunger Games”.
Mi dispiace davvero tanto, ma ci sono tantissimi problemi in questo romanzo. Molte recensioni negative colgono quelli che sono i problemi di questo romanzo. Il problema più grande è che non lo è. La storia, i personaggi, sembrano purtroppo troppo simili al racconto social che Camihawke fa di sé e di Aimone tutti i giorni. Il peccato più grave è aver mascherato con personaggi da nomi diversi una storia che ha pochissimo della fiction. Se si fosse trattato di auto fiction, ben scritta, magari sarebbe andato meglio. È la patina della finzione che rovina la storia. L'altro gigantesco problema è la scrittura. Molti l'hanno definita acerba. La scrittrice sa scrivere, è padrona di sé. Ma non del tono, che oscilla tra lo stile ironico di un post su Instagram e uno stile inutilmente ricercato, fatto di riflessioni e digressioni. Poi, il testo sembra mancare di un editing serio e anche di una banalissima correzione di bozze. E no, non per la presenza di refusi, ma di frasi sconnesse e di intercalari che non suonano bene e rendono fastidiosa la lettura. Ho fatto fatica a finirlo. E mi dispiace.
Di questo libro se ne sta parlando tanto e ho voluto leggerlo per avere un'opinione oggettiva, basata sul romanzo e non limitata alla questione marketing. Ecco, adesso posso dire con cognizione di causa che sicuramente la questione marketing c'entra molto.
Il libro è molto acerbo, ma c'era da aspettarselo. La cosa che più mi ha infastidito sono stati i cambi di registro: si passa da parti in cui sembra un racconto a parti in cui sembra un post su Facebook (vedi la parte sul Piccolo principe). Non sono un'esperta di linguistica, quindi non posso affermare siano scorrette, ma da lettrice posso dire che l'utilizzo di tutte quelle virgole sicuramente non ha reso scorrevole la lettura, rendendo alcuni periodi molto contorti. Marta è la protagonista, ma a volte ho avuto il dubbio che la vera protagonista fosse l'amica Olivia perché è onnipresente e si finisce per conoscere quasi più lei. Di Marta sappiamo che odia Giurisprudenza perché la cosa viene ripetuta ancora e ancora e ancora e sì, abbiamo capito che "piuttosto che iniziare da capo Giurisprudenza, percorrerei la Siberia con le infradito, la verità". E con questa chiudo.
"La pena che provavo per me stessa era assordante."
Ho aspettato un po' a scrivere questa recensione. Di solito non mi diverto a lasciarne di negative ma eh. Da dove comincio a descrivere tutto ciò che di sbagliato esiste in questo libro? (sì, va particolarmente male quando esco le gif).
Allora, partiamo dal fatto che non seguo Camihawke su Instagram, quindi ho giudicato da normale lettrice. Che a ben vedere è come vorrei essere giudicata io se scrivessi un libro. E purtroppo da lettrice accanita non c'è quasi nulla che posso salvare in queste 300 pagine di supplizio. So che la storia è basata sulla sua relazione con il fidanzato, e so che ai nostri occhi le cose che ci succedono sono fantastiche e degne dei più grandi film di Hollywood. Ancora mi chiedo com'è che nessuno ha bussato alla mia porta per fare un reality basato sulla mia vita, che vi credete. Ma ecco, mio umile parere, la storia d'amore di Camihawke non ha abbastanza spessore per supportare 300 pagine di libro. I personaggi non sono abbastanza interessanti, le cose che succedono non sono abbastanza interessanti, i momenti di "dramma" non dicono nulla e alla fine non ti resta assolutamente niente. Il tutto condito con un modo di scrivere che aiuto.
Un'altra cosa che mi ha fatto dare una stellina al libro è proprio lo stile. Il modo in cui è scritto il libro è, detto finemente, una martellata nelle palle. Non ho altro modo per descriverlo. Dialoghi surreali, un linguaggio pomposo e forbito che non sta né in cielo né in terra e che rende il tutto ancora più lento. Ho speso metà del libro a rileggere alcune frasi almeno tre volte per cercare di capire cosa volessero dire. Sarò io troppo stupida per capire Camihawke? Può essere. Ciò non toglie che se per leggere una pagina ci metto due ore qualcosa non va.
"Ciò che tiene in vita l'immaginazione, però, sono i ricordi: odori, suoni e percezioni sopravvissuti nella memoria esperienziale."
Beh, nella mia memoria esperienziale è conservato l'infausto momento in cui ho deciso di aprire questo tomo ma hey, a ognuno il suo. Mi sono sentita dire che il libro è stato volutamente lasciato così perché è così che Camilla parla. Volete dirmi che una ragazza della mia età dice cose tipo "Per puro caso non avevo messo gli anfibi bordeaux, ma avevo optato per un calzare nero su jeans di lavaggio chiaro". Scarpe, per dio. S-C-A-R-P-E.
Altra cosa che mi ha lasciata senza parole è stato l'editing. Cambiamenti verbali come se non ci fosse un domani, errori di battitura che non sono stati catturati... posso andare avanti per ore. Frasi che fanno venire la pelle d'oca tipo: "Quando ero solo ai primi viaggi, pensavo che questi talebani del trasloco che si erigevano a maestri di vita stessero esagerando nelle loro catastrofiche valutazioni". Io non ci posso credere che un editor ha letto questa frase e l'ha lasciata così.
Insomma, ho avuto l'impressione che l'idea di fondo sia stata: Camihawke ha più di un milione di followers su Instagram quindi non importa quello che facciamo col libro, tanto i suoi followers lo compreranno lo stesso. Beh, i suoi followers meritavano di meglio. Thank you, next.
Ho letto tante recensioni negative su questo libro: scrittura acerba, sembra di leggere una lunga didascalia di Instagram, momenti riflessivi buttati a caso per alzare il tono. Personalmente, ritengo che quasi niente di ciò che è stato criticato rispecchi il libro: è la prima prova letteraria di una ragazza nata sui social e, per quanto mi riguarda, ha superato benissimo l'esame. Che la sua scrittura abbia un che di "instagrammabile" è vero, ma mi sento di dire che è il suo stile (quanto meno quello iniziale, prendendo per buono che scriverà altri libri); come è il suo stile condirlo con riflessioni più profonde, che non ho mai trovato troppo arzigogolate o difficili da seguire. Che la storia rappresenti in buona parte il vissuto della Boniardi me lo aspettavo: basta seguirla un po' sui social per intuire che l'aveva lasciato intendere. E nonostante ciò, non l'ho trovata affatto una brutta storia, tutt'altro: il filone principale, quello tra Marta e Leandro, è delicato e stupendo; le parti in cui si torna ad episodi dell'infanzia lo sono altrettanto, danno quel "più" che serve a noi per capire a fondo Marta. Non penso sia da condannare come trovata pubblicitaria, come detto più volte dall'autrice ci stava lavorando da anni a questo libro, quindi direi che l'intento fosse proprio quello di mettere su carta esperienze personali per creare una storia. Trovo che come primo tentativo di scrittura sia riuscito particolarmente bene, e spero sinceramente che Camilla possa continuare a seguire anche questa strada, perché di sicuro ne ha le capacità.
Lo sbaglio più grande di questo libro è nella definizione: se si conosce un minimo l'autrice (cosa non difficile visto il suo essere a tutti gli effetti un personaggio pubblico) appare chiaro che questo non è un romanzo ma una biografia malcelata. È molto probabile che sia una strategia di marketing, considerando che se fosse stato presentato un libro delle sue memorie non l'avrei assolutamente letto; per cui possiamo anche dire che se l'intento è quello di vendere più copie possibile, la strategia è corretta, ma non credo leggerò mai più qualcosa scritto da lei. Non è tremendo in massima parte, ma di certo non è né un bel libro né un libro scritto bene: è un lunghissimo racconto di come lei e il suo ragazzo si sono conosciuti e innamorati intervallato da noiosissimi aneddoti della sua infanzia e deduzioni fintamente filosofiche che fanno perdere fluidità al racconto e soprattutto interesse nell'andare oltre. Lo stile narrativo è discontinuo, esacerbato da termini volutamente complicati per nascondere la mancanza di contenuti, salvo poi avere dei momenti in cui sembra di leggere le didascalie di un post su Instagram. Lo scambio "epistolare" non sembra scritto da due venticinquenni del nuovo millennio, ma da due avvocati che si scambiano formalità, non mi è sembrato realistico nemmeno per un secondo. Olivia che viene narrata come fondamentale ma che sembra essere utile solo come espediente narrativo per far succedere le cose che lei vuole, dopo di che viene abbandonata a se e mai ripresa e approfondita fino in fondo. Non metto una stella solo perché in fondo in alcune sue considerazioni ho rivisto, purtroppo, una me passata e ho potuto comprendere e un po' empatizzare, ma rimane troppo poco per poterla considerare una lettura piacevole. Lo consiglio se proprio non avete altro da fare e siete alla ricerca di qualcosa di leggero che volendo potete abbandonare sul comodino e dimenticare senza sensi di colpa. Per fortuna scrivere non è il suo primo lavoro, speriamo non lo diventi.
La verità è che scrivere è difficile e se non lo sai fare si vede.
Premetto che trovo Camilla una ragazza anche simpatica e intelligente, ma l’hype che si è creato attorno a questo libro è del tutto immeritato. Lo stile è ingenuo, i dialoghi non realistici, la storia è “raccontata” (cosa che non si dovrebbe mai fare), incentrata sulla spinta emotiva. Certo, la casa editrice ci ha visto giusto decidendo di pubblicare il romanzo di un’influencer da un milione e passa di follower. Ma, mi chiedo, gli editor che l’hanno seguita non avrebbero potuto aiutarla di più? In fondo è ben chiaro che non sia una scrittrice. Mi dispiace essere dura ma questo è davvero un volersi improvvisare. Anche solo un buon (per)corso di scrittura, ad esempio, sarebbe stato utile ad evitarle le gaffe più evidenti (vedi: show don’t tell, dialoghi che nemmeno nel 600, cambi di registro deliranti, ecc). Inoltre, credo sia stato abbastanza scorretto omettere il fatto che si tratti di un romanzo autobiografico. Per chi conosce un minimo Camilla è palese che non si parli altro che della sua vita, forse un pochetto romanzata. Insomma, una grande strategia di marketing. Forse questa è la cosa più fastidiosa ora che ci penso. La presa in giro.
Se il libro è primo in classifica è solo grazie alla community di Camilla che le vuole bene e che ha comprato il libro sulla fiducia. Ma se la lettura in Italia deve ripartire grazie a libri come questo significa che siamo messi male. Date un’occhiata alle riviste indipendenti; là fuori è pieno di ragazzi dotati che si fanno la gavetta e che non hanno la possibilità di pubblicare perché non sono influencer, non sono seguiti, insomma non sono nessuno. Ed è profondamente ingiusto. Ovviamente non è colpa di Camilla, lei ci ha provato e ha fatto benissimo. Ringraziamo le case editrici.
È inutile che io stia qui a rimarcare quanto detto da altri, perché davvero non avrei nulla da aggiungere alle critiche che già sono state mosse a questo libro (scrittura pretenziosa, forzata e dialoghi del tutto irrealistici in primis). Una cosa però la voglio dire: per quanto io ritenga che i libri dovrebbero essere lasciati scrivere a chi scrivere libri lo fa di mestiere, riconosco in Camilla una certa sensibilità e poeticità. Ci sono, infatti, dei momenti carini che mi sento di salvare e per i quali ho deciso di dare due stelline a questo romanzo (che poi, ora che ci penso, più che un romanzo sembra una didascalia di instagram delle sue lunga 300 pagine).
Noioso e pretenzioso in una maniera che non mi sarei aspettata dalla "stellare" Camihawk. Lei sempre pronta con battute acute e taglienti, mai scontata. I paroloni li ho trovati anche qui, ma totalmente fuori posto, non usati con la solita leggerezza tipica dei suoi voli pindarici (mi riferisco ai video). Questa Camilla, tanto stellare non è; infatti al suo libro do una stella solo perché non posso darne zero.
Com’è che si dice? Mai giudicare il libro dalla copertina. Ed in effetti questa copertina è meravigliosa e invita il lettore a tuffarsi a capofitto nella storia, la quale, beh, non è altrettanto interessante. Ho aspettato qualche giorno prima di recensire perché volevo prendermi il tempo per metabolizzare ciò che ho letto, non perché sia un testo difficile da analizzare, ma perché penso sia davvero arduo digerire l’idea che questo libro sia stato spacciato per romanzo che per antonomasia dovrebbe almeno presentare eventi e/o personaggi di fantasia. Questo non è un romanzo, questa è una biografia dell’autrice molto romanzata. Mi ha fatto storcere il naso già dall’inizio, quando scopro qual è il giorno del compleanno della protagonista, il suo corso di studi, e poi le varie ed eventuali curiosità sulla sua famiglia e sul suo passato. Cosa noto da follower di Camilla? Che è la sua vita al 100%. Io sapevo già come si sarebbe evoluta la storia perché conosco Camilla, e tutto ciò che è riportato in questo romanzo è stato ripetuto più di una volta da lei stessa. Questo romanzo mi ha inibito qualsiasi capacità immaginativa, perché quando leggevo Marta pensavo a Camilla, quando leggevo Leandro, pensavo ad Aimone, quando leggevo Olivia ad Alice. Persino i genitori, i fratelli, la nonna. Per onestà intellettuale io credo che Camilla avrebbe dovuto dire che questa era la sua storia, romanzata sì, ma comunque sua. Il problema è che forse sarebbe risultato come il solito libro “da influencer” che (a parte alcuni fan fedelissimi) nessuno avrebbe acquistato. Ma se proprio volessi fare lo sforzo di scindere realtà e “fantasia” e concentrarmi puramente sulla storia e sullo stile dell’autrice, anche qui mi ritroverei abbastanza delusa. Camilla ha una proprietà di linguaggio invidiabile, ma questo lo si può notare anche nelle sue storie o nei suoi post su Instagram. Questo è quello che mi è sempre piaciuto di lei e che, a distanza di anni, mi fa continuare a seguirla quasi giornalmente. Il problema è che in questo romanzo ha voluto strafare. Ha voluto dimostrare di essere brava, così brava che ha provato a capovolgere, allungare, modificare la lingua a suo piacimento e il risultato è qualcosa di pesante, lento, ingarbugliato e a tratti indecifrabile. Esempi:
“Mi dico che se per una volta andassero come me le sono immaginate, le cose della mia vita intendo, sarebbe proprio bello, anzi bellissimo. Perché quando poi scopri che tutto è andato storto, se tutto è andato storto, non è che puoi tornare indietro.”
“Una cosa da mettersi bene in testa è che se una cosa tu te lo senti che, da tanto è bella non sembra mica vera, quella cosa, stai pur certo che vera, mi dispiace, è impossibile che lo sia.”
Troppe virgole, periodi lunghi e contorti, troppi intercalari come “ché, mica, la verità, tutto quanto, e questo è tutto” inseriti in modo assolutamente arbitrario. Il linguaggio usato passa da un registro colloquiale a un registro formalissimo e antiquato a uno super iper giovanile, forse per strizzare l’occhio un po’ a tutti? Non saprei.
La trama, per concludere, non ha nulla da invidiare a qualsiasi altro young adult in circolazione, a parte il fatto che la storia d’amore manca di sostanza. I due non si aprono mai davvero se non verso la fine del romanzo, e quando lo fanno ci viene solo accennato:
“Ci ritrovammo a raccontarci tutto quello che non avevamo mai avuto occasione di dirci” Cosa? Non lo sapremo mai.
Ho faticato ad arrivare alla fine. Romanzo confuso, privo di carattere. Mi dispiace, mi aspettavo tanto di più. Spero possa migliorare in futuro. 2 stelle perché comunque il potenziale c’è.
Prima di tutto, ho trovato poco corretto verso chi si è preso l’onere di spendere 18 euro definire il libro un romanzo. È una autobiografia che non si impegna neanche ad avere la pretesa di un romanzo: sono stati cambiati i nomi, spero i dialoghi tra i vari personaggi o sarebbe davvero cringe fare soldi con la propria storia d’amor— ah, no. Lo ha fatto. Non viene utilizzata una cifra stilistica univoca: i primi capitoli sembrano usciti dritti dritti da una fanfiction scritta male su Wattpad, poi si riprende ma nel tentativo di riprendersi, inciampa nell’abbondanza di virgole, ripetizioni, incisi che possono far presa sotto una foto di Instagram, ma rendono il narrato pesante e difficile da seguire. Di contenuti non ce ne sono: due persone che si innamorano, si perdono, si ritrovano. Non c’è un motivo valido per allontanarli, non sta in piedi l’incidente di Greta e difatti penso che quello sia l’unico pezzo di trama inventato, uno stratagemma per tutelare forse l’unica cosa privata che resta della storia di Camilla e Aimone ( tra parentesi, ho trovato davvero, davvero, davvero inquietanti i dialoghi di lui, troppo simili al modo di parlare del cantante ). La fine è citofonatissima, le scene d’amore ripetitive, i protagonisti che a conti fatti non si dicono nulla. Olivia è l’unico personaggio che sembra vagamente affascinante ma come per tutti gli altri, a parte la protagonista, di lei non si sa nulla se non il fatto che abbia un percorso speculare ( indoviniamo un po’! ) a quello di Marta. Strano che anche lei non abbia trovato l’amore alla fine. Ah, altra cosa che mi ha fatto annoiare da morire: schema che si ripete nella costruzione di ogni capitolo. Inizia con ricordi d’infanzia, si riaggancia a eventi del presente. Non ci sono capitoli introspettivi, deve sempre succedere qualcosa che riguardi Aimon— pardon, Leandro. Spessore livello Moccia ( che comunque scriveva meglio ).
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Premessa: ho letto e giudicato questo libro con i metri che uso di solito, senza fare sconti, perchè Camilla Boniardi (aka Camihawke) mi è sembrata abbastanza chiara sul suo voler essere presa sul serio in quanto scrittrice. Quindi, niente “eh ma cosa ti aspetti dal libro di una influencer”, “eh ma Camihawke non è una scrittrice”, grazie. Stessa cosa vale per il fatto che sia un debutto; se ne leggono tanti di debutti ben scritti o con potenziale, non è una scusante.
Bando alle ciance, il libro non mi è piaciuto. Non dirò nulla di nuovo rispetto a quello che già in molti hanno evidenziato, i problemi sono quelli e, come quasi tutti hanno puntualizzato, sono da imputare soprattutto alla Mondadori (o chiunque all’interno della casa editrice si sia fatto carico della pubblicazione di questo libro). Purtroppo è evidente che non ci sia stato alcun editing in fase di stesura. Proprio nessuno. La scrittura è altalenante e con troppi scarti di stile, alcuni capitoli sono vuoti di contenuto, le digressioni sono davvero troppe e le più non hanno funzione all’interno della storia. Ci sono tantissime cose che si sarebbero dovute fare in fase di editing, sia dal punto di vista contenutistico che di omogeneizzazione di stile. È una negligenza imbarazzante da parte di un gruppo come Mondadori e, francamente, un insulto ai lettori. Ci tengo a ribadirlo, niente di tutto ciò è colpa di Camilla Boniardi; in quanto scrittrice emergente e alle prime armi, avrebbe dovuto essere seguita e curata meglio.
Passando alle “critiche” del libro in sé, non ho troppo da dire. Non ho particolarmente apprezzato lo stile dell’autrice, acerbo e poco inquadrato, con sbalzi di registro un po’ improbabili (tutte cose che potevano essere aggiustate da un team di redattori decente). La più grande ingenuità, tuttavia, è stata il voler romanzare il proprio vissuto personale senza impiegare dei veri e propri escamotage letterari. Cambiare nomi a cose e persone non equivale a romanzare la propria vita e non la rende necessariamente efficace o pubblicabile come romanzo. Per quanto bella o speciale possa essere, questa storia non regge il peso di 300 pagine e non vedo come possa conquistare lettori che non seguono o non conoscono Camihawke. Ci sta voler scrivere un libro ispirandosi alle proprie vicende personali, ma se devo accollarmi la tua storia d’amore a distanza e tutti i tuoi ricordi di bambina, tanto vale aver letto direttamente la tua biografia. Non basta aggiungere metafore pretenziose e vocaboli forbiti per dare valore letterario ad una storia, serve ALTRO. Perchè non pubblicare un memoir a questo punto? E anche qui, come sopra, non voglio “dài, ma si sa che sta parlando di se stessa”, no, dal momento in cui tu mi stai vendendo un romanzo di fiction io te lo valuto come tale e questo semplicemente non funziona.
Detto ciò, il romanzo non è illeggibile o altro, solo poco curato per quanto riguarda la forma. Il contenuto l'ho trovato abbastanza mediocre, ma ho letto di peggio.
Dopo tre giorni dall’inizio, ho interrotto la lettura al 35% circa. Non ce la faccio a continuare perché questo libro è noioso e pesante, scritto in un modo che concilia il sonno dopo due righe. Pagine piene del nulla che fanno perdere il filo della narrazione (es. capitolo sui compleanni), dialoghi inverosimili se si pensa che avvengono tra persone di circa venticinque anni. In alcuni punti sembra di leggere un saggio o una tesi, in altri un post di Instagram. L’unica cosa che mi è piaciuta davvero: la copertina - che poi è anche quella che mi ha attirata fin dal primo istante insieme al titolo.
*respiro profondo* Bene, ho ceduto di nuovo all'istinto di leggere un libro solo perché è scritto da una influencer. Non imparo mai, è ovvio. Ci sono già tante recensioni negative, ma devo aggiungere la mia. DEVO, dopo tutte quelle pagine. *respiro profondo e promemoria che non voglio scrivere parolacce* Che cosa ho appena finito di leggere? Okay, sarò sincera. Le prime cinquanta pagine mi stavano anche convincendo. D'accordo, non è un capolavoro, ma è la prima opera, è acerba (questa parola ricorre in praticamente tutte le recensioni che ho letto), è immatura, eccetera, eccetera. Va bene, ci sta. Era un romanzo rosa un po' da limare, ma nulla di troppo negativo. Alcune frasi risultavano davvero fuori luogo, molto da ragazzina tumblr che deve fare capire di essere quella diversa, ma ancora passabile. A questo punto ondeggiavo intorno alle tre stelle. Poi è entrato in scena Leandro e volevo prendere a padellate qualcuno. Se i dialoghi non erano già del tutto realistici, dopo l'arrivo di Leandro si è perso qualunque contatto con la realtà. Non dico sia facile scrivere i dialoghi, anzi, probabilmente è una delle cose più difficili in un romanzo, però c'è un limite a tutto. Leandro sembra la tipica persona che vuoi evitare come la peste nella vita vera perché suona come un intellettualoide pazzo con qualche mania di grandezza. Se dovevo innamorarmi con le sue e-mail, qualcosa è andato davvero storto. Fra lui e la piattezza della protagonista, Marta, che è caratterizzata dall'odio profondo che ha per l'università di giurisprudenza e dal fatto che "non è come le altre persone" (non è mai detto così, ma il concetto è tristemente questo, come se non fosse il più trito dei luoghi comuni nei libri per ragazze, sopratutto se rosa), salvo ben poco. La mia vera domanda è... L'editor in tutto questo dov'era? Perché di base poteva anche uscirne qualcosa di decente, non eccelso forse, ma decente, però così sembrano le cose che si scrivono a sedici anni quando ci si atteggia a grandi scrittori, ma alla fine si producono frasi profonde quanto una pozzanghera. Immagino che ci saranno altri libri, ma spero che in qualche modo le bozze siano revisionate, perché non basta che le frasi siano grammaticalmente corrette per fare un buon libro.
Probabilmente il libro peggiore letto quest'anno, abbandonato al 40% e di cui rivorrei indietro il denaro speso per comprarlo. Frasi lunghissime che spesso non vanno a parare da nessuna parte, un lessico "alto" per darsi un tono da autrice e personaggi bidimensionali non aiutati da un trama ben poco originale. Certo, che il ghost writer non ci sia è evidente, ma questo non è un merito se poi non sai come si scrive un libro. La scrittura è un'arte e certo, una forma di talento o predispozione sono necessarie come in qualsiasi altra forma d'arte, ma la scrittura è qualcosa che si impara e si affina. Non ci si improvvisa scrittori, non si diventa autori solo perché mondadori ti contatta e tu apri word e inizi a scrivere una storiella d'amore scialba. Questa è l'ennesima dimostrazione che non si guarda più alle capacità reali delle persone, ma solo ai follower su instagram. Questo libro non è letteratura: è un'operazione di marketing, probabilmente riuscita bene visto il successo nelle classifiche, ma non è arte. Spiace.
Mi dispiace veramente molto dover stroncare questo libro, ma per me, è un enorme flop. Ho sempre seguito Camilla e l'ho sempre trovata, fra le influencer che pullulano sul web, spontanea, intelligente e autoironica. Spinta da questo ho deciso di comprare il suo libro. La delusione è stata cocente. Innanzitutto il libro viene passato per romanzo quando in realtà è l'autobiografia dell'autrice mascherata da romanzo. È chiaro fin dalle prime pagine che la protagonista non è Marta ma bensì Camilla. Tutto è una rielaborazione di eventi personali vissuti sulla propria pelle e si percepisce. Poi troppo egocentrica. Va bene che il libro è scritto in prima persona ma ciò non vuol dire che gli altri protagonisti non contano. Nessun personaggio, che sia principale o secondario viene approfondito o descritto. Non sono ben definiti e delimitati e questo porta a non affezionarsi a nessuno e ad annoiarsi anche un pelo. Troppe cose lasciate a metà, digressioni che non portano niente ai fini del romanzo, scrittura un po' troppo artificiosa. Concetti banali, storia scontata. Non consiglio. E me ne dispiace molto.
Ma che roba è? Banale, imbarazzante. Per scrivere un libro c'è bisogno di una storia e non solo di termini antichi e arzigogolati. Sono arrivata al sesto capitolo e l'ho buttato per aria. Ho letto, da altri utenti poi come si è sviluppata la storia e sono molto contenta di non averlo finito.
Non succede niente. I dialoghi senza senso. Personaggi che non possono esistere, non sono realistici. Digressioni lunghissime senza motivo e di cui non ce ne frega niente. Spiegazioni di ogni cosa. Anche dei modi di dire semplicissimi. Tutto raccontato soprattutto nella prima metà del libro.
Sarò sincera: la media di questo libro è di 3.28 stelline, la maggioranza dei lettori ha dato una valutazione molto più che positiva e non riesco a non pensare che sia dovuto più che altro per una questione di affetto nei confronti di Camilla.
Come si può dare 4/5 stelline ad un libro che per 300 pagine parla della stessa band senza dirci mai una volta il nome di questa band? Sembra una cosa stupida, ma molte volte sono dei semplici dettagli a fare la differenza. E paradossalmente questo libro è PIENO di dettagli, dettagli però inutili, discorsi che durano troppo, flashback pensati per costruire un background dei personaggi che però a conti fatti non hanno una vera e propria rilevanza nella storia.
Questo libro è brutto. Non ci sono altre parole per descriverlo. È semplicemente brutto. La scrittura è acerba, di questo comunque non ne faccio una colpa. I personaggi sono piatti, parecchio. Leandro, soprattutto, non ha una vera e propria personalità, la sua sola caratteristica è parlare attraverso superc*zzole. Non so in che altro modo spiegarlo. Apre bocca ed escono superc*zzole. Non sono pensieri profondi. Sono superc*zzole. Senza se e senza ma.
Non c'è molto altro da dire, tranne che fin dalle prime pagine si nota lo stesso vizio di tutti gli scrittori improvvisati: l'uso eccessivo di paroloni. Avete presente gli studenti che cercano di impressionare il professore che deve correggere il loro tema, utilizzando per forza espressioni ricercate? Ecco, è così dall'inizio alla fine. Sembra volerci dire "ehi, guardatemi, conosco l'italiano, guardate che bella metafora vi piazzo adesso. Guardate come vi stupisco!" No Camilla, non ce n'è minimamente bisogno, davvero. La storia di questo libro è così basica (può piacere, ovviamente) da non richiedere tutti questi pensieri profondi.
Detto questo, spero che lei faccia tesoro delle critiche (a questo punto presumo poche?) ricevute perché è l'unico modo per costruire qualcosa di buono in futuro. Coccolarla dicendole che questo è un buon libro non può portare a niente di buono. È un romanzo bruttino, niente di cui vergognarsi. Tutti gli scrittori hanno iniziato così (certo, gli scrittori emergenti non vengono presi e pubblicati all'istante pure se presentano un libro brutto ma questo comunque è un altro discorso).
Comunque davvero, almeno il nome della band. I nani di via Cotogno, tié c'ho messo 1 secondo a farmi venire in mente un classico nome per una band indie italiana. Almeno il caspita di nome della band.
finire questo "libro" è stata un'odissea. a volte ci sono cose che dovrebbero rimanere nelle bozze o non essere scritte direttamente, e questo libro fa parte di quelle cose. scritto con la pretesa di un saggio e un linguaggio presuntuoso e ingarbugliato per mostrare a tutti che la laurea la si ha, a metà libro si capisce di star leggendo un romanzo rosa. per chi conosce l'autrice, è facile cogliere i riferimenti alla vita reale e capire che tutta la storia è una versione romanzata di come ha trovato il suo attuale fidanzato. uno dei problemi aperti a inizio libro era come la protagonista si sentisse sbagliata e che di conseguenza, nelle relazioni, cercasse sempre di cambiarsi. dov'è finito quel problema? lasciato aperto e abbandonato così come altre questioni che si sono perse in una marea di inutili storie d'infanzia che l'autrice vorrebbe far passare come significative e profonde. la trama è insipida e noiosa, i paragrafi non tagliano nei punti giusti e da un capitolo all'altro (o addirittura anche da una frase all'altra) si cambia spazio scenico o temporale senza preavviso e ci si ritrova capitolati nel futuro. non è necessario aggiungerlo, ma quella costante ripetizione di come lei abbia "paura della gente", o sia timida/asociale, o "diversa dalle altre", o anche i riferimenti a problemi alimentari lanciati così per alimentare il fuoco, rendono il libro ancora più vomitevole e palloso. vorrei ritornare a una settimana fa, quando ancora non l'avevo letto.
Mi ricordo distintamente della Instagram story in cui Camihawke ci rivelava di stare col cantante dei FASK (lui che si lanciava nella folla e lei che scriveva "il mio ragazzo è un matto"), e da lì ci siamo chiesti come Cami sia finita insieme al più bono dei cantanti indie (scusa Lodo). ora lo sappiamo. E non c'è niente di male a voler scrivere di una storia d'amore più o meno vissuta (anche quando questa non ha assolutamente nulla di originale), quello che mi dà fastidio sono le pretese letterarie di Camihawke, che ormai vuole passare per scrittrice affermata. Ecco, no. Questo è un esercizio di scrittura ancora acerbo, una pagina di diario di parole inutilmente arzigogolate e senza nessuna trama, che si nutre di personaggi monodimensionali (neanche bi) e di colpi di scena da telenovela. Se può risultare interessante è solo perché stimola la morbosa curiosità di chi segue (o ha seguito, nel mio caso) la coppia Cami & Romi. Camihawke ha voluto pubblicare un libro come scrittrice, ma questo non è altro che il classico libro dell'influncer, con l'unica differenza che qui la storia l'ha scritta lei di suo pugno e non un ghostwriter.
Sorvolo sui paragoni con Jane Austen e Sally Rooney perché se non bestemmio guarda.