Tonino Esposito ci prova, a seguire le orme del padre, defunto boss del rione Sanità, e a diventare un criminale come si deve. Ma per quella vita ci vuole stoffa, e lui quella stoffa proprio non ce l’ha. Goffo, ingenuo, nullafacente e perseguitato dalla sfortuna, sembra incapace di combinarne una buona. Canzonato dalla moglie, dai quattro figli, dai suoceri, dalla domestica ucraina e persino da due iguane e da un coniglietto, è la pecora nera della famiglia e il delinquente più maldestro nella storia della camorra. Quando anche ’O Capitano, lo spirito di un ufficiale spagnolo che gli parla mediante un teschio presente nel cimitero delle Fontanelle, si rifiuta di dare ancora ascolto ai suoi lamenti e lo incita a darsi finalmente una mossa, Tonino capisce di aver toccato il fondo. Decide perciò di cambiare strada e di cercarsi, per la prima volta in quarantacinque anni, un lavoro onesto. Ma i guai non tarderanno a raggiungerlo, così come gli uomini del clan che hanno in mente per lui un compito ‘molto speciale’. Dirigendo un coro di voci esilaranti e di situazioni pirotecniche, Pino Imperatore si conferma un maestro dell’umorismo, quello che unisce l’allegria e l’amarezza, compiendo il grande miracolo di farci ridere delle nostre stesse debolezze e assurdità.
Nato a Milano nel 1961 da genitori emigranti napoletani e vive in Campania dall’infanzia. È autore di quattro romanzi, oltre che di opere teatrali e racconti. Ha vinto i maggiori premi italiani per la scrittura umoristica.
Terzo libro di una serie che, se nel complesso, non mi ha deluso, mi ha però lasciato piuttosto perplessa per la piega assunta dagli eventi nel finale del secondo libro. Dei tre questo è sicuramente quello che mi è piaciuto di meno, in quanto manca molta della leggerezza che accompagna i primi due e, di certo, risente molto del cambio di tono assunto nel finale del secondo. La scrittura di Imperatore è sempre accattivante e il libro si legge anche con piacevolezza, ma la saga della famiglia Esposito, a mio avviso, è giunta alla fine del suo percorso e, sicuramente, anche piuttosto sottotono rispetto alle premesse iniziali.
Non il migliore della serie degli Esposito, forse perché è difficile mantenere alto il livello di humour o giocare sull'effetto sorpresa della prima volta... Ho consigliato a molti amici di leggere le vicende di questa famiglia sui generis, cosa che difficilmente avrei fatto se questo fosse stato il primo volume! Quindi... mmm... Un po' di delusione.