Quando un operaio sardo viene licenziato dalla fabbrica dove lavorava da più di vent’anni, la vita dei suoi due figli cambia da un giorno all’altro. Alessandro, che cercava il suo futuro a Bologna, vede infrangersi il sogno di una carriera accademica. Francesco, falegname in Sardegna, capisce che il suo lavoro sicuro può garantirgli solo una vita di frustrazioni. Le loro risposte sono alternative, quasi opposte: da un lato la realtà alienante delle consegne a domicilio e dei supermercati h24, dall’altro quella feroce di una strada senza ritorno; ma entrambe sono dettate dalla precarietà e dal desiderio di riscatto. “Essere giovani non è una scusa” è una vivida istantanea dei giovani del nostro tempo, un romanzo sulle aspirazioni, le paure e gli amori della “generazione rider”; una denuncia del presente e insieme, tra realtà e fantapolitica, la visione di un futuro possibile.
Un racconto realistico, privo di qualsiasi orpello e patina, su cosa significhi essere giovani e non avere prospettive, senza però perdere quella tenerezza che è voglia di cambiare le cose, cercare una rivalsa sociale. Molto a fuoco anche la narrazione della vita in Sardegna: finalmente si va oltre le solite tematiche, stra-abusate e sempre uguali, di banditismo, pastorizia e magia.
L'autore è un ragazzo che conosce bene gli argomenti di cui parla.
Consiglio di accompagnare questo romanzo alla lettura di "Non è lavoro, è sfruttamento" di Marta Fana.
Descrive sicuramente la situazione e un certo modo di pensarla da parte dei giovani, ma nel complesso la struttura appare come scollata e a volte la scrittura si perde arrotolandosi su se stessa. Il finale fantapolitico è tragicamente ottimista e, mi si passi il termine, buonista. Dopo aver rivendicato un pensiero progressista ben condivisibile ancorché tendenzialmente utopico, la conclusione incarcera tutto in una visione tradizionale venata da suggestioni da “Mulino bianco”. Una contraddizione che trovo estremamente pericolosa.
Un romanzo che ha nelle premesse una critica della società attuale, con particolare riferimento al sistema economico e produttivo; non mancano alcuni spunti interessanti, sulla condizione subalterna di varie classi di lavoratori. Spunti tuttavia confusi, e inseriti in una cornice fatta di stereotipi, soprattutto per quanto concerne la descrizione dell'ambiente antagonista bolognese e della società e cultura sarde. La soluzione proposta ai mali della società attuale, sembra ricalcare appieno il modello culturale e sociale che il protagonista, e l'autore, intendono invece combattere.
In questo libro l’irruenza dei vent’anni sbatte sulla faccia come un vento caldissimo. L’incedere delle pagine avanti e indietro negli anni, infatti, è fulmineo. Si consuma in fretta, come la rabbia e la voracità di quell’età. E poi della sua evoluzione... Pagine sincere, scritte con tanta generosità e nemmeno un briciolo di spocchia. Da un giovanissimo, poi, di cui non possiamo che augurarci di leggere tanto altro ancora. (Non spoilero. Se lo leggete, scrivetemi in pvt)