Fu colonizzazione del Mezzogiorno o nascita di un Paese moderno? A centosessant’anni dall’Unità d’Italia, un’inchiesta storica che prende le distanze dal mito dell’impresa eroica e senza macchie ma ridimensiona soprattutto le ricostruzioni di un Meridione felice e florido sotto i Borbone, aggredito a tradimento dai Savoia.
Il Regno delle due Sicilie era davvero una grande potenza economica in ascesa tra cantieristica, acciaierie, tessile e agroalimentare? Quali erano effettivamente il tenore di vita di un abitante del Regno e il suo livello di istruzione? E nell’impresa dei Mille quanti furono i patrioti di origine meridionale? Quanti i liberali che insorsero e si unirono ai garibaldini? Quale fu in quegli anni il vero ruolo della malavita organizzata e quello del brigantaggio?
I capitoli controversi analizzati e «rivoltati» dall’autore sono dai fatti di Fenestrelle agli incendi di Pontelandolfo e Casalduni sul cui fuoco continuano a soffiare i «neoborbonici». Tappe cruciali per sgombrare il campo dai molti equivoci di parte e comprendere come avvenne il processo di unificazione della Penisola e come si integrarono le regioni meridionali nel nuovo Stato unitario, come nacque la «questione meridionale» a fine Ottocento e come si è arrivati a quella di oggi.
Chi scrive avendo oramai una certa età fa parte di coloro che pur essendo nati a guerra quasi finita hanno ricevuto nella loro non breve permanenza sui banchi di scuola un’offerta formativa come si dice oggi che privilegiava la storia del Risorgimento in assoluto, senza affrontare colpevolmente i molto più cruciali argomenti legati a guerra fascismo antifascismo e democrazia. Le generazioni successive sono state più fortunate avendo potuto usufruire di un insegnamento di storia contemporanea sicuramente più aggiornato e consono ai tempi. Quindi io dovrei essere molto ferrato sulla storia del Risorgimento. Leggendo questo ottimo libro appena uscito mi accorgo che non è così forse a causa del fatto che la storia mi era stata presentata veramente alla vecchia maniera come successione noiosissima di eventi scadendo spesso nella esaltazione patriottica. leggi di più : http://gmaldif-pantarei.blogspot.com/
Una buona raccolta di dati, a volte ripetitiva, non sempre coesa. Riesce bene nella demolizione delle cialtronerie neoborboniche, ma non sempre la mole dei dati e delle consulenze, imponente di per sé, è sottoposta a una argomentazione e a una leggibilità chiare. Questa disorganicità si esprime tanto nella scrittura dei singoli capitoli, quanto nel piano dell’opera, dove la distanza tra il tono narrativo pianissimo dei primi capitoli, le interviste degli ultimi, le rassegne mute delle parte centrali non è giustificata. In un testo che vorrebbe difendere gli storici accademici, in realtà, emerge forte la lontananza da un metodo, anche divulgativo, che il giornalismo non può dare.