Fine è il diario di viaggio di una donna in fuga. Un diario minimo, un viaggio senza possibilità di ritorno. Nel 2042 il passato non conta e il futuro non c’è più, non resta altro che cercare di difendersi dal mondo che impazzisce.Sara vede il mare, la nave che la ospita e se stessa nello stesso tempo, nel momento in cui è diventato inutile anche ammettere i propri errori. Porta con sé un’altra vita che rischia di nascere troppo tardi. Scrive e si domanda come sia stato possibile non accorgersi prima di quello che sarebbe successo.Con il loro romanzo, Giuseppe Civati e Marco Tiberi ci invitano a leggere oggi quello che qualcuno potrebbe raccontare tra trent’anni, mentre siamo ancora in tempo per fare in modo che "Fine" rimanga soltanto un libro di fantascienza.
Giuseppe Civati è un politico italiano, deputato dal 2013 al 2018. Nel novembre 2018 fonda, insieme a Stefano Catone e Francesco Foti, la casa editrice "People" con sede a Gallarate. L'intenzione è di pubblicare libri di argomento sociale.
"Forse è per modestia che siamo portati a pensare che la colpa sia sempre di qualcun altro. Ma è sicuramente la presunzione di innocenza che ci ha portato fino a qui." Una frase spettacolare che perfettamente racchiude come il mondo stia affrontando il collasso climatico.
“Ma quando sono arrivata alla dogana, ho scoperto, quasi delusa, che non c’era banima viva. I confini non erano più presidiati. Non si erano squagliati i ghiacciai, o almeno non si erano suquagliati solo quelli. Si erano squagliate le istituzioni, i confini, le leggi. Dopo un periodo di forte identità, tutto si era rovesciato. Chi prima difendeva le proprie frontiere, ora chiedeva asilo. Chi legava rifugio, lo occupava, anche abusivamente. Piccole comunità, microscopiche. Altro che Stati e Imperi. I confini erano tornati a essere le mura dei castelli come nel Medioevo.”
Sara, figlia del presidente del consiglio si trova da sola. Per la prima volta dovrà affrontare una fuga per provare a mettersi in salvo da una catastrofe che investe lintero pianeta. È il 2042 e i cambiamenti climatici hanno portato ad una pesante crisi con la formazione di gruppi terroristici printi a “punire” la classe dirigente che ha portato nel baratro il pianeta. Le istituzioni crollano, rivolte dappertutto e impossibilità di reperire beni di prima necessità. Sara, così come tutti, cerca una salvezza, se mai fosse ancora possibile salvarsi.
Questo è un piccolo romanzo, una storia. Lascia un sapore amaro perché, per quanto catastofica, delinea un po’ ciò che davvero potrebbe accadere. Forse non tra venti anni ma accadrà se non si farà nulla per evitare che accada. Oltre alla storia di Sara si trovano le storie di tutti noi, della nostra generazione e delle nostre comunità. Il libro è breve e scorrevole. La prosa è diretta e chiara. La lettura è stata poacevole. Lo ritengo qualcosa di più di un romanzo perché fa riflettere molto sui nostri modelli economico sociali e sulle nostre singole scelte.
Brutale, realistico e al contempo delicato nella narrazione. È una sveglia, una sveglia con la scossa. Ma solo per chi è già pronto a svegliarsi. Per tutti gli altri, purtroppo, accadrà esattamente quello chd accade nel libro. Da leggere se si è pronti a farsi scuotere, a farsi ferire e a guardare avanti cercando un futuro, fintanto che ancora possiamo farlo.
Romanzo distopico ottimo per riflettere sul futuro, su come si immagina il futuro attorno a noi tra surriscaldamento del clima e esondazioni dei fiumi.
I libri delle edizioni People sono generalmente caratterizzate dalla capacità di trattare temi importanti, incisivi e politici del nostro tempo che tenderemmo a definire pesanti, ma lo fanno in maniera leggera e divulgativa. Questo breve romanzo rientra nella fattispecie, leggero e pensante, evidenzia il tema troppo sottovalutato del riscaldamento globale e i cambiamenti climatici.