Regno di Taglia, anno della Mattanza Giubilare. In una corsa contro il tempo e loro stessi, i mattatori più letali e sleali della penisola si sfidano in un’epica gara di caccia all'abominio nel nome dell'unica, vera legge: doma o sarai domato! L'acciaio e il piombo celano vecchie e nuove ruggini e dove finisce la fede, comincia la negromanzia. Dalle arene di Penumbria agli intrighi di Fierenze, passando per gli inferni di Silvatroce, le correnti del Maladriatico e gli orrori della Pianura Pagana: terre di strage e di nessuno, contese tra prede e predatori. Squalidi religiose, anabolifanti dorati, balenicotteri urlanti, necromantidi eretiche. Nessun compromesso, nessuna compassione: la Taglia s'è bestia. Per uccidere esistono mille modi. Ma per morire ne basta uno solo. “Mattatori, difendetevi con audacia, offendetevi con ferocia. Che la Mattanza Giubilare abbia inizio!”
Leggendario Balboa è già leggenda. Un'esperienza rivoltante che vi segnerà. Un'ambientazione gretta e marcia come i personaggi da forca che la vivono. Il grimdark impallidisce e va a nascondersi di fronte a tanto scempio.
Stavolta Sensolini e Mazza toccano davvero il fondo e non pienamente sazi del lavoro svolto in "Vilupera" scavano in profondità fino a raggiungere le fogne più ripugnanti e putride del regno di Taglia. Il peggio della gretta natura umana è qui presente in tutta la sua maestosa gloria.
Esattamente quello che mi aspettavo dal duo. Ho riso di gusto dall'inizio alla fine. Un romanzo che come il precedente riesce a mettersi in mostra, a colpi di mattanza giubilare, sul mare troppo omogeneo del genere fantasy.
Astenersi paladini, damigelle benpensanti e gonfi. Qui si raschia il fondo e si lecca con gusto. Solo per stomaci foderati al piombo.
"L'umanità stessa traboccava letame"
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"Here even death shits itself."
Legendary Balboa is already legend. A revolting experience that will mark you. A setting as grimy and rotten as the gallows characters who live it. The grimdark pales and goes into hiding in the face of such havoc.
This time Sensolini and Mazza really hit rock bottom and not fully satiated with the work done in "Vilupera" they dig deeper until they reach the foulest and most putrid sewers of the kingdom of Taglia. The worst of petty human nature is present here in all its majestic glory.
Exactly what I expected from the duo. I laughed heartily from beginning to end. A novel that, like its predecessor, succeeds in showcasing itself, by jubilant slaughter, on the all too homogeneous sea of the fantasy genre.
Refrain paladins and well-meaning damsels. Here we scrape the bottom and lick with gusto. For lead-lined stomachs only.
“La senti la Voce dei Padri? Sta’ in orecchio, mattatore! È antica come il sole, arde come il ceppo. Memento di emozione pura. […] Dice: Mattanza. Qui non c’è Re, né Appeso. Qui i diritti non vengono dall’alto. […] Esisteva prima dell’idea di trono o di altare ed esisterà quando ogni idea sarà tornata selva. Doma o sarai domato!”
Il secondo capitolo di una serie di libri o di film è comunemente inferiore al primo. Ma ci sono delle eccezioni. Mattanza è una di queste.
Secondo volume della saga di Taglia, porta su un livello superiore il primo romanzo, Vilùpera, espandendo l’universo e i personaggi con risultati sorprendenti.
Intorno al filo conduttore della Mattanza giubilare indetta a Pertugia da Bracconio dei Gauci, si svolgono vicende che non hanno “niente di epico, niente di etico”, fatte di intrighi diabolici, disonore, violenza inaudita e riti necromantici. Vincere la mattanza non è solo per il conio, il cavalierato e la mano della marchesina Sciagura, unica erede di Rocca Pacciani, ma un subdolo gioco di potere di loschi figuri decisi a prendere il potere e a scatenare l’inferno, quello vero.
Oltre a mettere tantissima carne al fuoco (forse troppa?), gli autori approfondiscono un roster di personaggi memorabili, ognuno con una personalità e una backstory interessante e originale. Come in Vilùpera, il colpo di scena finale, -a cui si può arrivare anche molto prima leggendo con estrema attenzione-, lascia chi legge appagato e soddisfatto, con la domanda “e ora?” a fil di labbra.
Il punto forte, come già accennato, sono i personaggi. Ho adorato l’onore e l’orgoglio del mattatore mortoghese Leggendario, l’integrità e i muscoli del ghisano Massimale, la risolutezza e la forza della Mascherata. Non mancano le scena “colpo al cuore” e questa volta Mazza e Sensolini ci hanno dato anche un po’ di sano romance (finisce sempre tutto in dolore e dispiacere, vi avviso).
Le tante creature che affollano il romanzo sono frutto di menti fantasiosamente contorte.
Le scene (troppo poche!) con Rogolfo e Apocalessia mi hanno fatto volare.
Ora non resta che continuare questa storia tutta italiana, -peculiare nella scrittura ricca di virtuosismi-, con Sudario e attendere Apocalemme.
L'universo che Jack Sensolini e Luca Mazza stanno costruendo è una meraviglia. Sarebbe più giusto dire decostruendo - partendo dalla geografia reale italiana - e ricostruendo in questo nuovo Regno di Taglia. La cosa che ho amato di più è l'ambientazione: ricchissima, vasta e nutrita di una realtà che diventa surrealissima. Pertugia, Crimini e Orbino, per fare un esempio, richiamano i nomi delle città autentiche ma li distorcono al punto tale da rimodellare le città stesse e calarle in una terra perfetta per un fantasy crudo, spietato, scorretto e spassosissimo. Le illustrazioni di David Genchi, dalla copertina all'araldica, sono uno spettacolo che aumenta il valore del volume. Ci ho perso le ore a guardarmele. Mattanza è una "battle royal" enorme, uno scannatoio di imprese in cui i mattatori - cacciatori, avventurieri, guerrieri alla ricerca di feudi, denaro o scopi più personali e nascosti - si misurano in una caccia alle bestie più epiche che con la resa della loro taglia possano conferire la vittoria al più meritevole. E di certo non c'è esclusione di colpi neanche tra i concorrenti. Solo uno sarà il vincitore e tutti hanno ottime ragioni per arrivare alla fine vittoriosi e più o meno intatti. In particolare Artiglio Maria di Patiboli, il più grande mattatore di Taglia, a cui viene fatto un brutto scherzo che lo mette in condizione di non tirarsi indietro. Oppure è il caso della Mascherata, la mattatrice dal volto nascosto che è stata la mia preferita dall'inizio alla fine. Una menzione speciale a Andrea G. Dei Picchetti, ispirato allo scrittore Pinketts (la G sta per Genio sia per quanto riguarda il nome del personaggio che quello del compianto "Sceriffo di Cattolica"), di cui non ci si può non innamorare. Pinketts è uno spirito che aleggia su tutto il Regno di Taglia, l'ho ritrovato nel linguaggio, nel suono e nell'umorismo tagliente e assurdo, sempre aderente alla situazione. Se chiedete a me, il fantasy italiano ha proprio bisogno di tutta questa igNoraNza eroica. L'unica nota negativa è che non trovo l'araldica della città di Bubbogna da nessuna parte. E ci teNevo.
È da quando sono arrivato a metà di questo libro che mi spremo le meningi per spiegare in queste quattro righe quanto ca**o è bello, pieno di idee vincenti, scritto davvero BENE... Ci proverò, anche se non sono sicuro di riuscire. Di solito, se si parla di grimdark, soprattutto con qualcuno "non addetto ai lavori", si cita Il Trono di Spade. Se mettiamo a confronto il Trono di Spade con la saga dei Fratelli di Taglia, ecco che improvvisamente i primi diventano una banda di attorucci imparruccati e incipriati che recitano, nemmeno troppo bene, una parte e riescono a salvarsi solo perché sono dei mestieranti navigati. Nelle pagine vergate da Sensolini e Mazza, che trasudano sangue a ettolitri, Sanmortese e altri fluidi decisamente meno piacevoli ci ho trovato davvero l'essenza di questo genere: una prosa affilatissima e nervosa che esige l'attenzione del lettore; un dipinto impietoso della natura umana, rappresentata nei suoi aspetti più degradati e degradanti, ma anche maldestri, patetici, e infine in quelli più alti - amore, amicizia, lealtà - ma sempre in modo aderente alla realtà, quindi "impuro". Ho già scritto tanto, e non vi ho detto nemmeno l'1% di quello che vorrei dirvi... sulle storpiature ad arte dei toponimi, degli animali, e di miriadi di oggetti di uso comune e altra roba non mi dilungherò: solo questo sforzo creativo varrebbe l'acquisto dell'intera serie. I personaggi mi sono piaciuti praticamente tutti, ma le menzioni d'onore vanno a: Urna, la barbara della Pianura Pagana; Arlotta/La Matta, da lacrimoni; Broccaccio, che mi ha in qualche modo ricordato la figura di Francisco De Quevedo - perlomeno per come è stato ritratto nei romanzi di Arturo Perez-Reverte con protagonista il Capitano Alatriste - poeta e combattente; e anche Leggendario, col suo mozzo Perverte mi hanno fatto pensare allo scrittore spagnolo. Potrei andare avanti elencaldoli quasi tutti. Tra l'altro, mi sono sbellicato a leggere le autocitazioni di Sensolini e Mazza come rivali letterari del Broccaccio! Credo sia inutile che continui a tormentarvi dicendovi quanto mi è piaciuto, quanto è scritto bene, quanto è necessario che tutti leggano i libri di Ignoranza Eroica almeno una volta nella vita...
Volendo invece trovare per forza qualche pelo nell'uovo, vi dirò questo: avendo la versione digitale non mi sono soffermato all'inizio sulla lista dei personaggi né, andando avanti con la lettura, vi sono ritornato per fissarmi bene in testa chi fosse chi, quindi in questo senso ho sofferto un po', ma non è una colpa imputabile agli autori. Avessi avuto la versione cartacea mi sarebbe stato più facile saltare da una pagina all'altra per ricontrollare. Altra piccola cosa, nei due volumi che ho letto finora si fa uso di alcune espressioni in dialetto credo bolognese e, per quanto il senso e il significato generale sia più o meno desumibile dal contesto, per me che sono del Sudditaglia un miniglossario o qualcosa di simile sarebbe comodo, anche solo per la curiosità di sapere dove sono nate e come si usano certe parole o espressioni. Ma, come dicevo prima, sono davvero piccolezze, che non hanno inficiato minimamente il piacere della lettura.
Vi prego, vi prego, VI PREGO, leggete questi ca**o di libri: non ve ne pentirete!
un libro di forte impatto! scritto da maestri, con una prosa innovativa e unica.. prendete Andrea Pinketts e trasportatelo in un mondo fantasy para italiano medievale... farcite il tutto con sangue, violenza, sangue, dialetti, sangue, animali fantastici reduci da un genetista pazzo, sangue, budella e squartamenti, sangue, personaggi indimenticabili, e.... sangue! sarà un viaggio poco etico, ma molto etilico! con una trama ricca di colpi di scena, cambi di ambientazione, trovate fantasiose a non finire è un qualcosa che difficilmente troverete in italia! le parti sovrannaturali sono da capogiro, quelle di azione da infarto, quelle ironiche da sbrago, quelle da baco... da s**a!
《La morte è giusto un attimo, madama. Basta non esserci.》 . Si torna nel Regno di Taglia, nelle sue atmosfere suggestive, nel suo surrealismo così reale e sconvolgente. Fra vecchi e nuovi compagni, i mattatori sono pronti alla Mattanza! . Mi era mancata la Vecchia Romagma dalla gradazione penumbra e mi erano mancati gli scorci di Taglia, uno più caratteristico dell'altro. In questo romanzo il salto di qualità è stato evidente, sia nella prosa sia nello stile, ma senza rinunciare alla forma poetica tagliente (e letale) che ha sempre contraddistinto la scrittura degli autori! . I personaggi sono sfaccettati, diversificati e ognuno con una propria voce. Incontriamo vecchi personaggi che ci avevano accompagnati nella lettura di Vilupera e ora li ritroviamo immersi in una nuova sfida, accanto a facce nuove, nel sempre suggestivo Regno di Taglia! . Il corollario di bestie che pullulano fra le pagine è a dir poco pazzesco, un serraglio di creature da brivido, una più letale dell'altra (e le potete ammirare nel bellissimo bestiario in allegato!) . Venendo alla trama l'ho trovata più dispersiva rispetto a Vilupera, ma rimane comunque ben costruita considerando che segue molti più personaggi rispetto al volume precedente . Che dire? Come si può non amare il Regno di Taglia? Consiglio questa lettura a tutti coloro che cercano un fantasy dalla voce originale e molto incisiva, ma che non si lasciano impressionare da carnefatti e altre truculenze 💀 . Che la Mattanza Giubilare abbia inizio! ⚔ . Voto: ⭐⭐⭐⭐/5
Secondo capitolo della saga di Taglia, capolavoro del neogrimdark italiano targato Mazza e Sensolini. Una capacità di scendere in descrizioni forti ma mai banali dei personaggi che avevo già riscontrato in Vilupera (primo capitolo della saga) ma che in questa opera viene messa ancora più in risalto. A livello di trama sono stato un po' meno coinvolto nella prima parte del libro rispetto alla seconda metà che mi ha invece travolto di curiosità fino alla fine. Rafforzato ancora di più un worldbuilding già molto ben strutturato nel primo libro, arricchito di un aspetto faunistico così ricco e dettagliato da farti quasi minimizzare un incontro faccia a faccia con una Vilupera in carne e ossa. Poco altro da aggiungere se non che è una saga che merita di essere letta e portata avanti. Baciamo le lame!!
Altro figlio della coppia meravigliosa Mazza - Sensolini. Stesso DNA di Vilupera ma evoluzione rampante: nuovi personaggi e ambientazioni, il Mondo di Taglia si apre come una rosa lorda di sangue. Impossibile schifarsi: pura violenza artistica.
Seguito (prequel) di Vilupera, persino meglio del primo, ti tiene incollato alle pagine e ti fa ridere e disgustare: adorabile! In più si capiscono di più alcuni eventi di Vilupera. Non vedo l'ora di recuperare il resto della saga!
Dopo aver amato Vilupera, mi sono gettato a bomba su questo secondo capitolo della Saga di Taglia ma, purtroppo, l'ho proprio preso nei denti.
Mentre nel primo libro vi era una gran bella storia di fondo, capace di dipanarsi durante la lettura svelando sempre più dettagli e collegamenti, qui ho trovato un insieme di vicende sparse tenute assieme da questa "mattanza giubilare", un escamotage narrativo che passa facilmente in secondo piano sia durante il testo che nel finale, dove il ribaltamento dei piani del "nemico" viene accettato con una semplice scrollata di spalle.
L'ossatura del libro si riduce ad una corsa a chi uccide più animali mostruosamente ibridati, frutto della sicuramente fervida fantasia degli autori. Purtroppo l'interesse per queste fiere muore in fretta quanto loro, e al lettore non resta altro che procedere alla vicenda successiva cercando di ricostruire il piano parallelo a questa Mattanza ordito dai "malvagi", e magari capire come diavolo si collega cronologicamente questo libro con il primo.
I personaggi secondari sono tanti, anche ben descritti, ma ricordano i compagni di viaggio nei telefilm di Hercules e Xena: per quanto interessanti, sai già che non arriveranno vivi alla fine dell'episodio, perdendo quindi gran parte dell'affezione che potresti sviluppare nei loro confronti. La cosa peggiore è quando sopravvivono e, semplicemente, escono di scena perdendosi tra le pieghe della storia, lasciati indietro da improvvise accelerate narrative o cambi di ambientazione.
Altra nota dolente è il linguaggio, tra gli elementi più caratteristici della saga: mentre nel primo era un vero e proprio esercizio stilistico votato all'unicità a dispetto della scorrevolezza, qui troviamo un testo semplificato e privo delle massime argute disseminate in Vilupera. Visti anche i refusi che si trovano soprattutto nella seconda parte del libro, in Mattanza la prosa è decisamente meno curata, e mancano quelle "metriche alte" capaci di rendere Vilupera un titolo da proporre agli amici. Nei momenti di azione, dove il ritmo degli eventi aumenta inevitabilmente, la scrittura crea spesso confusione ed è difficile visualizzare ciò che sta succedendo. Scontri brevi e confusionari: non certo un bene per un libro che si basa su una serie di caccie sempre più spettacolari.
Ultima accortezza: nel primo libro gli autori avevano inserito un proprio cameo, breve, divertente e ben piazzato. In Mattanza questa cosa gli è decisamente sfuggita di mano e i riferimenti a sé stessi diventano così numerosi da apparire banali, noiosi e sintomo di un libro che si sta sgretolando nella propria unità narrativa. Rompere la parete col lettore è un gesto forte che, se ben piazzato, può dare ottimi risultati, ma in Mattanza l'abuso di questa scelta porta alla noia e alla perdita di credibilità verso la storia stessa.
Dopo quanto detto, leggerò il terzo capitolo? Certamente si, il mondo creato dalla fantasia degli autori è spettacolare e gli scivoloni possono sempre capitare. Spero in un ritorno verso le origini, con un lavoro decisamente più curato e capace di sfruttare le enormi potenzialità del contesto immaginato.
Poi arrivó Mattanza e i due bastardoni (lo dico con sommo affetto, ché solo un bastardo, sa godere davvero di ciò che la vita gli riserva) cambiano registro e (a mio parere) schiacciando l’occhiolino al Benni più truculento nonché arruolando lo spirito (in senso alcolico) del supremo Pinketts confezionano in salsa fantasy alcune delle più memorabili storie d’amore che io abbia mai letto (VOGLIO CHE ARMADRID RISORGA O VI MENO) con una pioggia (non metaforica) di sperma che è meglio di un inno alla vita (e di nuovo in c..o alle etichette). o le lame o la fame
Evidentemente l'impressione è meno forte che per Vilupera, dato che lo stile di scrittura è ormai conosciuto, così come molti degli intercalari dialettali, e il Regno di Talia inizia ad avere parti conosciute. Di alcuni personaggi che proseguono il loro cammino in questo secondo episodio si conoscono ormai molti aspetti, anche se non proprio tutti. La trama è appena un poco più lineare, ma le divagazioni sono sempre tante. La Mattanza che ne guida il percorso narrativo appare ogni tanto con debolezze giustificative. Letto sempre con piacere, ma con un poco meno si gradimento del primo
Con il secondo libro di questa serie nutro ancora un po' di perplessità, ma è un leggero miglioramento rispetto al precedente.
In primo luogo, continuo ad affermare che non è grimdark: c'è in sottofondo una linea di fatalismo in chiave umoristica che è abbastanza incompatibile con il concetto stesso di grimdark. Vero che le prospettive di sopravvivenza di un po' tutti i personaggi sono molto basse, ma d'altronde il titolo è "Mattanza".
La trama è interessante, avvincente ed in ogni caso abbastanza intricata. Da quella che sembra una semplice disfida di caccia emerge un intrigo che, da un lato, si ricollega a quanto accaduto nel primo libro, e dall'altro fa cominciare a vedere un arazzo più ricco che proietta verso una trama complessiva della serie.
È anche divertente imbattersi nei nomi delle creature che si sono inventati gli autori, dall'anabolifante, al balenicottero, alla necromantide eretica. Tutti con una dovizia di particolari che li rendono pure sensati.
Quel che non mi è piaciuto, invece, è di nuvo l'enorme ammasso di personaggi che rendono la trama difficile da seguire (anche se, ad onor del vero, iniziano in tanti ma finiscono in molto pochi), ed il linguaggio, ricco di neologismi, espressioni dialettali, ma soprattutto di metafore e frasi a effetto ("nulla di ironico, nulla di iconico") che danno un che di eccessivamente pomposo per essere scorrevole.
Comunque sono abbastanza interessato da voler arrivare alla fine della serie. Nel complesso consigliato, anche se con qualche riserva.
La storia è un po' confusionaria a dire il vero. Alcuni personaggi sono interessanti, altri un po' troppo macchiette. Lo stile rimane bizzarro, anzi grottesco, ma a suo modo intrigante. Tuttavia non mi ha esaltato granché, il primo lo avevo trovato molto più avvincente. 3,5 ⭐
In un mondo dove la cattiveria non la fa solo da padrona, ma è la normalità di ogni giorno, ci sono bestie orribili che divorano chiunque nelle valli e i boschi. Animali aberranti che solo i più violenti e astuti possono cacciare: i mattatori. I migliori fra loro sono chiamati per la grande Mattanza Giubilare che incoronerà il più grande mattatore e signore di Borgo Pacciani.
Come in Vilupera, abbiamo una storia dai molti fili che si intrecciano e si colorano con il sangue e lo scolo dei personaggi presenti. La storia prosegue seguendo le gesta del barbiere, il mattatore che porta con sé un oscuro passato e un sigaro perennemente acceso. Lo stile di scrittura è lo stesso del libro precedente, ma diventa più semplice comprenderlo con il primo volume alle spalle. Mazza e Sensolini è innegabile che si siano divertiti nel creare chimere mostruose sempre più varie e dalle caratteristiche biologiche assurde, basta vedere il… Seme di balenicottero urlante.
La storia di Mattanza, si percepisce, è diversa dal suo predecessore. Alla base non c’è più solo una vicenda di vendetta, ma la creazione di qualcosa di più grande. Flagellanti e i suoi figli hanno maggiore spazio nella narrazione, cosa che ci permette di conoscere meglio la Chiesa dell’Appeso e del Demoniaco Nemico… Fra i due si può scegliere il meno peggio. La narrazione è avvincente e riesce a incuriosire con i nuovi personaggi che porta, oltre ad aumentare il world building per rendere questo mondo più accattivante, oltre che più violento. Forse ci sono troppi personaggi tutti all’inizio, per capire chi è chi ci ho messo un po’, ma una volta compreso si va che è un piacere.
Può essere un testo ostico o eccessivamente violento per qualcuno, ma niente che una preghiera a Padre Mostro e un Carnamen non facciano passare. Altrimenti, un bel “taglio di decapitazione” (cit.) e vedrete che il mal di testa passa.
Gli affezionati degli Ignoranti Eroici del Regno di Taglia possono stare tranquilli: anche questo Mattanza non delude, bersagliando il lettore a colpi di linguaggio funambolico e personaggi (e creature) fantasiosi, il tutto condito da più di un tocco di sano "gore", presente in quantità ben più massicce rispetto a "Vilupera". A proposito di Vilupera, questo capitolo a mio avviso sconta un pochino troppo l'amore per il gioco di parole a tutti i costi, specie nelle scene d'azione che in alcuni casi risultano un po' confuse e difficili da rappresentarsi in testa: trovo che Vilupera fosse, da questo punto di vista, forse più "romanzo" e meno "esercizio di stile" quando non divertissment. Ciò detto, la vera forza di Mattanza è il suo essere una versione dark di "Creature fantastiche e dove trovarle". Le bestie scaturite dalla fantasia (e dal potere della parola, bisogna dire, perché ogni nomen è omen) dei due autori sono davvero sorprendenti, orrorifiche, divertenti e a loro modo coerenti col resto del mondo tossico in cui si muovono. La narrazione si articola in una prima carrellata sui personaggi principali, per poi approfondirne uno alla volta in capitoli dedicati che, volenti o nolenti, ce li fanno amare tutti (sia quelli già conosciuti sia quelli nuovi). Non guastano vari colpi di scena disseminati nella trama, a insaporire il tutto. A questo punto è necessario sfornare il terzo!
Secondo romanzo ambientato nel Regno di Taglia. Che dire? Gli autori non dormono sugli allori è sfornano un'altra romanzo incredibile. Ambientato prima degli avvenimenti di Vilupera, è un libro radicalmente diverso. La storia parla della Mattanza giubilare. Una specie di gara dove i "mattatori" girano tutto il regno in cerca delle belve più feroci e vincere il premio finale. abbiamo quindi modo di approfondire il worldbuilding attraverso il viaggio dei molti personaggi,mentre cacciano le creature più spaventose , una fauna incredibile,dal balenicottero urlante alla necromantide eretica. I personaggi sono uno più bello dell'altro, degni tutti di avere un proprio libro. Quindi, più regno di taglia, più lore, più personaggi...un romanzo che mi è sembrato in tutto un passo avanti dal già ottimo vilupera, anche per la prosa,che ormai è un marchio di fabbrica,che colpisce sempre x i continui giochi di parole ,uno stile unico, difficile da spiegare, ma facile da apprezzare. Stupendo