Bruno Manera e Federica Pesenti sembrano una coppia felice. Lui è un ricco cinquantenne, lei di anni ne ha trentacinque ed è l’erede di una dinastia di imprenditori della “valle”, operoso distretto del Settentrione dove dominano i maggiorenti, l’élite dei capitani d’industria che ha costruito l’ordine del duro lavoro per tanti, del profitto per pochi e delle menzogne per tutti. Su insistenza di Federica, Bruno accetta di trasferirsi in paese, varcando la frontiera invisibile della provincia profonda. Ma quando Manera comincia a subire una serie di gravi atti intimidatori, la situazione precipita. Ad aiutarlo c’è solo Manlio Giavazzi, un vigilante dalla vita sfortunata, convinto che certe faccende vadano risolte tra paesani. Poi il caso gioca un tiro mancino e in una girandola di fulminanti colpi di scena scivoliamo nelle pieghe di un mondo marcio – il nostro – in cui l’amicizia è il vincolo di un’associazione a delinquere, l’amore una speculazione, il matrimonio un campo di battaglia, la solidarietà tra conterranei un patto d’omertà e la famiglia una connection criminale. Massimo Carlotto strappa la maschera a personaggi avvelenati dagli inganni delle loro doppie vite, perché l’avversario è chi ti dorme accanto e il nemico è colui di cui ti fidi. Nel segno della fatalità sovverte la logica del poliziesco, mostrando senza reticenze la ferocia inconfessabile della brava gente e inchiodandoci all’enigma che nessuna detection può risolvere: il mistero di chi siamo davvero.
Massimo Carlotto began his literary career in 1995 with the noir novel The Fugitive, a fictionalized account of his time on the run. In 1998 he published Le irregolari, the semi-autobiographical novel on the Argentine military regime of the Seventies. In 2001 he released Arrivederci, amore ciao, which was adapted into a movie in 2005. In 2004 he published Death's Dark Abyss, a nihilistic noir on the theme of revenge.
Echi di un Carlotto lontano nel tempo, forse il suo titolo migliore, L’oscura immensità della morte… La sensazione almeno fino a metà narrazione di essere tra le pagine di un ‘roman dur’ di Simenon: l’atmosfera che domina queste brevi pagine… Ma anche chiedersi se il migliore scrittore italiano di noir abbia intrapreso una nuova strada, visto che questo è così antico e nuovo al contempo, visto che il precedente, La signora del martedì, era così diverso dal solito…
Ma anche niente di tutto questo: un classico Carlotto, compatto, duro, nero, cattivo, documentato, con la storia che avanza per dialoghi micidiali… Non sarà facile dimenticare questa valle bergamasca, quel paesotto, quelle frazioni... Che poi non sono neppure sicuro che sia mai menzionata quale e dove sia, e magari non è affatto nel bergamasco, anche se… Un ambiente chiuso, ristretto, ideale per lo sviluppo di egoismi, prepotenze, violenza, razzismo. Brrr… Brava gente, quella della porta accanto, unita da un unico interesse: il proprio.
Ha ragione Fofi, Carlotto usa la sociologia, è lui stesso un sociologo, ci porta nelle pieghe di un mondo del quale ci mostra da vicino il funzionamento. La molla del crimine è l’interesse: ma in questo mondo in una valle anche l’invidia, che genera malvagità.
Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora inverno.
Il Trionfo della Morte in facciata dell'Oratorio dei Disciplini (Clusone).
Bruno Manera, Federica Pesenti, Manlio Giavazzi, Stefano Clerici, i fratelli Vardanega…i personaggi messi in scena da Massimo Carlotto in questo noir anomalo sono segnati da un destino comune: la ristretta mentalità di un paese collocato in una imprecisata valle del Nord, dove l’élite dei cosiddetti maggiorenti ha costruito un codice di comportamento basato sulla gerarchia del potere e del denaro. A cui nessuno sfugge.
Con implacabile precisione l’autore perlustra un microcosmo dove le relazioni umane si basano sulla menzogna, la soggezione, la viltà e il nascondimento. Anche se in questo caso conosciamo già gli assassini la trama resta avvincente e intrigante, complice un misterioso quaderno e parecchi marron glacé.
- Da quelle parti si badava al sodo anche quando ci si ammazzava -
Oltre che riassumere lo stile di vita molto pragmatico di questa provincia del nord-est, quello del badare al sodo sembra anche essere lo stile narrativo di Carlotto, che ha il dono di raccontare storie avvincenti e creare personaggi credibili senza fronzoli e con dialoghi fulminanti.
In uno di quei classici paesi dove il territorio comprende ville e industrie, cascine e capannoni, e dove la campagna è tagliata dalla strada statale con quel traffico di tir così rassicurante, qui la società è rigidamente divisa in caste. Mentre i più poveri devono restare al loro posto e non illudersi con sogni di gloria, i ricchi, i maggiorenti, hanno l'obbligo di non cedere a pulsioni o debolezze, e soprattutto di non fallire.
Dove si nasconde allora la felicità? Si trova solo nelle piccole cose come la preparazione di un dolce o una partita a biliardo? Oppure nell'alcool? Con un sistema immunitario sociale così spietato nel ristabilire ordine ed equilibrio, anche a costo della vita, qual è il trucco per soddisfare un po' le proprie aspettative?
Nel divertimento che nasce dall'osservare queste strane creature in una tragedia nella quale più si muovono e più commettono errori, ho trovato anche una disillusa accettazione del male che, come suggerisce il titolo, è ineluttabile come l'avvicendarsi delle stagioni.
Noir che esamina i rapporti di classe in una valle lombarda (non viene specificata la collocazione, ma così sembra dai nomi e dalla descrizione del luogo), con il solito cinismo rinfrancante di Carlotto. I potenti resteranno sempre tali, non c'è da aspettarsi altro. Ogni personaggio interiormente è misero, a modo suo, i poveri come i ricchi, perché tutti fanno parte dello stesso sistema.
Mi è sembrato un po' indeciso sulla scelta del/la protagonista. Non funziona come un vero racconto corale, la storia ha semplicemente un protagonista con cui parte e una protagonista diversa con cui termina. Forse avrebbe funzionato meglio potenziando il punto di vista del personaggio femminile fin dall'inizio, perché quando avviene il passaggio di testimone lo scarto fa un effetto strano, disarmonico.
Il libro comunque è piacevole, al modo di Carlotto (cioè cattivello), e ha il pregio della concisione. Forse negli ultimi anni lo scrittore esagera persino, su quel fronte, perché a volte si ha la sensazione che elenchi una serie di cliché per fare prima, ma tutto sommato questo non è un brutto romanzo. Io lo leggo sempre volentieri.
Un Carlotto alla prima maniera, o quasi. Un buon noir, la cui componente gialla è in chiaro fin dall’inizio, con il quale l’autore scava tra le relazioni umane di persone che vivono in un ambiente ristretto ed esclusivo, mettendo in luce tutte le deviazioni dettate dal dio denaro: potere, interessi, egoismo, menzogna.
La storia non mi ha catturata come le precedenti, e nemmeno i personaggi. Ma la bravura di Carlotto nel raccontare le malefatte di una società marcia non si discute. ...uscì di scena con il passo incerto del pugile sconfitto, che si era illuso di avere l'incontro in mano ma aveva sottovalutato l'avversario.
Un passo indietro per Carlotto. La scelta di rendere anonimi i luoghi (la Valle e la Città, solo Cortina resta Cortina) toglie identità allo sfondo veneto, da sempre protagonista nei romanzi precedenti. Inoltre, troppo spesso i passaggi psicologici dei personaggi, ognuno col suo male dentro, sono semplicistici. Insomma, una mezza delusione.
Un Massimo Carlotto in forma smagliante racconta tutta la grettezza e la meschinità di un piccolo paese sperduto in una valle del Nord Italia. Carlotto negli anni ha dimostrato di sapere bene come e dove colpire, e questo romanzo ne è l'ennesima conferma! PS: per fortuna che i Marron Glaces non mi piacciono ;)
I temi sono quelli graffianti che siamo abituati a trovare in Carlotto. In questo caso però i personaggi sono un po' piatti e la storia non ha il solito ritmo... Non è l'Alligatore, ma di Carlotto non si butta via niente ;)
Incipit Robi continuava ad agitare le mani sotto lo spicchio di luce di un lampione che illuminava il cruscotto dell’auto. E verrà un altro inverno Incipitmania
Romanzo sotto tono di Carlotto che sembra non crederci un granché in questa storia. Non c'è pathos né ritmo e i personaggi sembrano più macchiette che altro. Non è scritto male, intendiamoci, ma di sicuro non è il Carlotto dell'Alligatore o di Nordest (con Viletta). Peccato: dà la sensazione di un romanzo scritto per obblighi contrattuali. E Carlotto ci ha abituati a ben altro. Il voto giusto sarebbe 2,5 stelle su 5, ma arrotondo a 3 per stima all'autore.
Il ritmo è fin troppo veloce e serrato, come usa oggi, quite unlike some of my beloved Scandinavians, e la trama è un po' contorta e macchinosa per risultare credibile, ma il risultato è godibile ed insuperabile è il ritratto della provincia maligna, malata e corrotta.
La provincia non è specificata, e si potrebbe pensare alla solita provincia veneta, forse più che lombarda; il livello di rozzo classismo, anche nel linguaggio, la spocchia dei maggiorenti, suonano platealmente esagerate, e poco plausibili, quasi d'altri tempi, deve essere per forza il Veneto ("no insult is intended"®)... ;-)
Il ritratto che emerge non lascia scampo, nessuno si salva, né morti, né sopravvissuti, né carnefici. A volte alcune circostanze, ad esempio nelle indagini, sembrano inverosimili, ma chi può dirlo? Si ha l'impressione che alcune di queste inverosimiglianze siano una sorta di piccole Easter eggs o sassolini tolti dalle scarpe, magari appena accennati per non essere troppo riconoscibili.
La mezza stella se l’è guadagnata sul finale, plot twist che ci stava. Però complessivamente ho trovo la storia molto veloce, non si empatizza con i personaggi, ed essendo tutto bello spiattellato, non si ha modo di ragionare su chi sia stato, il movente, ecc.
Avrei preferito un centinaio di pagine in più che mi permettessero di ragionare sulla storia e provare a farmi una mia idea.
Per quanto tempo un lettore può continuare a storcere il naso quando legge l’ultima opera di uno di quelli che sono stati tra gli autori più significativi del suo percorso culturale? Con Carlotto e il lettore che qui recensisce sta vicenda va ormai avanti da anni. Massimo, taciti, ti prego. Che senso ha un romanzo come questo? Perché continuare a crogiolarsi nelle brutture dell’alta borghesia veneta arrivando addirittura a imabstire quello che non è un romanzo ma una cronaca stile soap-noir in cui i personaggi entrano e escono man mano senza lasciare traccia? Si legge, forse meglio degli ultimi, e preso a sé va anche bene per un’evasione noirissima con un che di educativo. Ma è il percorso dell’autore, che non capisco e non apprezzo. Spero sempre nel prossimo, che tanto compro e leggo lo stesso. Troppo importante questo autore.
Provo nei confronti degli antieroi di carta una venerazione quasi sconfinata, perché non sempre i colpevoli pagano (anche nei libri polizieschi) e non sempre sono super-cattivi ultra-intelligenti, peró gli sfigati che perdono sempre, quelli si somigliano tutti, quanto meno nei libri di Carlotto.
Storia non troppo intrigante.. Alcune cose mi sono piaciute, tutti i vari intrecci ci stanno, non troppo i continui cambi di direzione improvvisa della trama... e verso il finale il tutto si è un po' appiattito in una sorta di elenco di azioni e conclusioni..
La lettura dell'elenco del telefono ha molta più suspence di questo noir scolorito e tedioso. Pieno di stereotipi datati e forzati, protagonisti poco credibili di una trama che più che criminale sembra comica. Di gran lunga il peggior Carlotto che abbia mai letto. Continuerò a leggerlo, perché qualsiasi cosa scriva in futuro può solo essere migliore di questo soporifero nulla. Spoiler alert: nella storia c'è chi muore pieno di marroni. A leggere sto libro si rischia di morire con i maroni pieni. Io vi ho avvisati.
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Credo che Carlotto sia uno scrittore di successo, se è così mi auguro che questo libro non sia rappresentativo… Chiaramente ambientato in un’Italia di un’altra epoca, (penso agli anni 40/50) malgrado millanti contemporaneità. Non so nemmeno da che parte iniziare per spiegare quanto sia assurda e irrealistica la trama. I personaggi? Macchiette anacronistiche. I dialoghi e la scrittura ricordano le vecchie traduzioni dall’inglese degli anni ‘60, ridicole nella loro artificiosità. Il bello? Si legge in tre ore e penso sia appropriato come lettura da spiaggia, ma il noir è decisamente un’altra cosa, grazie a dio esiste Ellroy.
«La verdad es tan horrible que acabas mirando a las personas de otra manera, aunque las hayas querido momento antes»
Me ha sorprendido su estructura. La primera parte nos revela una sociedad cerrada, todo lo del pueblo se queda en el pueblo y se resuelve por los paisanos. Y me recuerda a esa frase que tanto se dice, Lo que pasa en las Vegas se queda en las Vegas, todo se tratará con la mayor discreción, pero si eliges a dos primos poco resueltos, la historia se va complicando y si el cabecilla tiene pocas luces la cosa toma un giro inesperado. Pero ya lo dice la propia palabra, la discreción no es otra cosa que guardar los secretos para uno mismo, igual que las intenciones y la información.
La segunda parte el dinero corrompe y por él se hacen cosas absurdas y se pierde de vista los detalles, lo que pone en posición de riesgo molesto a los que creen tener la sartén por el mango, porque no hay nada más peligroso que un ser humano entre la espada y la pared, se vuelve impredecible.
No había leído nada de Massimo Carlotto, pero me gusta su estilo pausado, metiéndote en la trama con calma, presentando a los personajes y sus intereses, para luego ofrecer un giro y una reflexión.
Novela negra donde unos personajes se ven en la necesidad de guardar ciertos secretos que pueden pasarles factura. De forma inteligente el autor nos representa un valle de familias adineradas con un inmenso poder, capaces de cambiar los destinos de sus vecinos, menos privilegiados, para que actúen como a ellos les interese. Un lugar donde todos se conocen. Una pequeña sociedad muy cerrada. Carlotto nos muestra el poder de la manipulación y el peso de los secretos y del dinero para gente sin escrúpulos o sencillamente oportunistas. Sin embargo hay ligas que son muy fuertes y en las que resulta difícil jugar, mucho menos ganar. Carlotto nos presenta a unos extraños e inquietantes personajes y nos introduce con calma en la trama. Nos hace dudar y pensar en lo que sucede y en el desenlace, y eso es lo que más me ha gustado.
L’altro giorno ho partecipato alla presentazione di questo libro alla Lovat di Treviso, ed oggi l’ho semplicemente consumato interamente nel giro di poche ore. È ambientato in una valle che sembra la grande provincia settentrionale italiana, che sia la Brianza o il Montebellunese poco importa, colma di apparenze, di caste socioeconomiche, di disprezzo per il diverso e di sprezzante brama per mantenere lo status quo ad ogni costo. Carlotto racconta una storia dura nei contenuti, gretta in certi dialoghi e azioni, senza veri sentimenti di amore, compassione e pietas, quasi a dimostrare che questi sono inutili, se non dannosi, se si vuole vivere una buona vita in questa valle.
E verrà un altro inverno - Massimo Carlotto - pagina ufficiale Un bel noir, come al solito scritto benissimo da Massimo, anche se non al livello dei suoi romanzi migliori. Comunque letto in poco più di una giornata ed apprezzato sicuramente
Trama: Bruno Manera e Federica Pesenti sembrano una coppia felice. Lui è un ricco cinquantenne, lei di anni ne ha trentacinque ed è l'erede di una dinastia di imprenditori della "valle", operoso distretto del Settentrione dove dominano i maggiorenti, l'élite dei capitani d'industria che ha costruito l'ordine del duro lavoro per tanti, del profitto per pochi e delle menzogne per tutti. Su insistenza di Federica, Bruno accetta di trasferirsi in paese, varcando la frontiera invisibile della provincia profonda. Ma quando Manera comincia a subire una serie di gravi atti intimidatori, la situazione precipita. Ad aiutarlo c'è solo Manlio Giavazzi, un vigilante dalla vita sfortunata, convinto che certe faccende vadano risolte tra paesani. Poi il caso gioca un tiro mancino e in una girandola di fulminanti colpi di scena scivoliamo nelle pieghe di un mondo marcio - il nostro - in cui l'amicizia è il vincolo di un'associazione a delinquere, l'amore una speculazione, il matrimonio un campo di battaglia, la solidarietà tra conterranei un patto d'omertà e la famiglia una connection criminale. Massimo Carlotto strappa la maschera a personaggi avvelenati dagli inganni delle loro doppie vite, perché l'avversario è chi ti dorme accanto e il nemico è colui di cui ti fidi. Nel segno della fatalità sovverte la logica del poliziesco, mostrando senza reticenze la ferocia inconfessabile della brava gente e inchiodandoci all'enigma che nessuna detection può risolvere: il mistero di chi siamo davvero.
Un matrimonio combinato per superare il dolore per la morte della prima moglie e per suggellare una vita che per forza di cose deve vederti sposata e finalmente “accasata” con figli. Questo è il punto di partenza di questo noir in cui le vite di Bruno Manera e Federica Pesenti usciranno sconvolte.Un mix pericoloso quasi quanto un cocktail a base di metanolo per un astemio, servito in un bar indonesiano di dubbio gusto . Un incognita che può spezzare una vita, tante vite , specialmente se il caso irrompe per segnare il destino dei malcapitati.Bruno Manera, ricco cinquantenne , sposato a Federica, erede di una dinastia di imprenditori della valle, vedono sconvolgere la loro unione, peraltro già in crisi, da un uomo qualunque che si intromette nelle loro vite, non proprio speculari , inizialmente con l’intento di porgere il suo aiuto , in seguito per cercare quel riscatto da una vita sfortunata dalla quale è rimasto inevitabilmente segnato. “E verrà un altro inverno” racconta così un intrigo fatto di tradimenti, ricatti, mirabolanti colpi di scena , che si svolge in un paese del Nord dominato da famiglie potenti che possono sovvertire l’apparente ordine delle cose , pur di salvaguardare se stessi. I protagonisti di questo racconto hanno il solo scopo di guardare al proprio tornaconto senza farsi troppi scrupoli, ma le cose non sempre si svolgono come previsto perché la beffa è sempre in agguato . Carlotto ci presenta così una galleria di personaggi strampalati , con doppie vite da salvaguardare o l’unica vita rimasta da mettere al sicuro in un vortice di scelte mirate che altro non dimostrano se non come possa essere feroce anche la cosiddetta “brava gente”.
Massimo Carlotto s'è fatto largo nella narrativa italiana, mi sembra, con quel farabutto di Giorgio Pellegrini, il protagonista di Arrivederci amore ciao e con l'Alligatore. A me, però, piace ancor di più quando ambienta i suoi racconti in spazi confinati, dove più che i personaggi risaltano le relazioni di paese, di comunità.
E verrà un altro inverno è la storia di una comunità di valle, in cui non c'è un personaggio principale, ma una serie di attori che s'incastrano tra di loro per formare una trama, un racconto collettivo. Mi è piaciuto molto il modo con cui si cambiano i punti di vista, assumendo quello dei ladri di polli che s'infilano in una situazione per loro difficile da gestire, per passare a quello dello sfortunato del paese in cerca di riscatto per venire a quello della rampolla di una famiglia di 'maggiorenti' della valle.
Insieme a La signora del martedì questo è il mio romanzo preferito di Carlotto.
La mia prossima lettura di questo autore sarà certo Alla fine di un giorno noioso, che ancora mi manca, perché sono molto curioso di vedere cos'ha combinato quella canaglia di Pellegrini, dopo i disastri di Arrivederci amore ciao
Carlotto si conferma, libro dopo libro anno dopo anno, alla sua abituale levatura: che fa sì che le sue pagine piene di dialoghi secchi e trama avvincente si leggano voracemente, pregio non da poco. In più il suo sguardo non si stanca di raccontare ambienti e città (in questo caso una valle non nominata, ma lasciata intuire) con fare persino sociologico.
Rispetto ad altri suoi romanzi la parte nera stavolta deriva non tanto da un concetto di criminalità diffusa o organizzata, quanto dal lato segreto delle persone e dalla ricerca del mero proprio interesse. In tal senso questo libro un po' rimanda a "L'oscura immensità della morte", che considero uno dei suoi migliori frutti. Colpi di scena, uccisioni anche efferate vengono naturalmente ricoperte e ovattate da accomodamenti e dal silenzio benpensante: come i citatissimi marron glacè (per fortuna non mi piacciono) dallo sciroppo.
Storia interessante e molto amara, con un colpo di scena bruciante del tutto inaspettato. Non mi ha del tutto convinto la scrittura, il parlato e lo scritto hanno regole diverse, anche quando si descrivono i pensieri dei personaggi. Forse troppo Tolstoj e Dostoevskij fanno male, ma son diventato un po' rigido sulla qualità della scrittura. Come detto, una storia amara e, sebbene ci possa stare in un noir, avrei apprezzato una certa catarsi alla chiusura della vicenda; troppo cinismo rischia di allontanare. In fondo si legge un romanzo per mettere un momento la realtà da parte. A voler leggere una storia che finisce male malissimo mi rileggo una biografia di Giovanni Falcone. Devo dar atto però che l'intreccio è ben costruito e dotato di rigorosa coerenza. Lo consiglierei a chi già ama Carlotto.
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