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Lo scialle di Marie Dudon e altri racconti

Georges Simenon ha sempre affermato che tra le inchieste di Maigret e i romanzi cosiddetti «duri» c'era una netta se le prime le scriveva fischiettando, per rilassarsi, i secondi gli costavano una gran fatica, fisica e mentale. Allo stesso modo, se le inchieste dell'Agenzia O e quelle del dottor Jean (composte alla fine degli anni Trenta) ci hanno fatto scoprire un Simenon leggero, ironico, persino gioviale, i racconti degli anni Quaranta e Cinquanta sono paragonabili, per argomenti e atmosfere, ai romanzi duri. Il denaro, per esempio (che anche nella vita di Simenon ha sempre avuto un ruolo perlomeno ambiguo), è un nodo centrale di parecchi di quelli riuniti in questo come strumento per sottrarsi alla grettezza della vita quotidiana, o come invalicabile frontiera tra le classi sociali. Analogamente, incontriamo qui alcune figure femminili che potremmo definire la madre castratrice e tirannica, la moglie bisbetica e lamentosa, la prostituta accogliente. Scritti in Vandea nel 1940, questi dieci racconti sono apparsi tra la fine di quell'anno e i primi mesi del seguente sul settimanale « Gringoire » (tranne uno, Les cent mille francs de « P'tite Madame », uscito sulla rivista femminile « Notre Coeur »).

172 pages, Kindle Edition

Published May 15, 2021

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About the author

Georges Simenon

2,695 books2,457 followers
Georges Joseph Christian Simenon (1903 – 1989) was a Belgian writer. A prolific author who published nearly 500 novels and numerous short works, Simenon is best known as the creator of the fictional detective Jules Maigret.
Although he never resided in Belgium after 1922, he remained a Belgian citizen throughout his life.

Simenon was one of the most prolific writers of the twentieth century, capable of writing 60 to 80 pages per day. His oeuvre includes nearly 200 novels, over 150 novellas, several autobiographical works, numerous articles, and scores of pulp novels written under more than two dozen pseudonyms. Altogether, about 550 million copies of his works have been printed.

He is best known, however, for his 75 novels and 28 short stories featuring Commissaire Maigret. The first novel in the series, Pietr-le-Letton, appeared in 1931; the last one, Maigret et M. Charles, was published in 1972. The Maigret novels were translated into all major languages and several of them were turned into films and radio plays. Two television series (1960-63 and 1992-93) have been made in Great Britain.

During his "American" period, Simenon reached the height of his creative powers, and several novels of those years were inspired by the context in which they were written (Trois chambres à Manhattan (1946), Maigret à New York (1947), Maigret se fâche (1947)).

Simenon also wrote a large number of "psychological novels", such as La neige était sale (1948) or Le fils (1957), as well as several autobiographical works, in particular Je me souviens (1945), Pedigree (1948), Mémoires intimes (1981).

In 1966, Simenon was given the MWA's highest honor, the Grand Master Award.

In 2005 he was nominated for the title of De Grootste Belg (The Greatest Belgian). In the Flemish version he ended 77th place. In the Walloon version he ended 10th place.

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Come Musica.
2,219 reviews689 followers
July 31, 2024
Ho letto questa raccolta di dieci racconti, per la parola del mese di Luglio, su Goodreads (che era appunto Maria/Marie).

E sono andata sul sicuro perché Simenon è per me sempre una garanzia.

I racconti sono brevi, dieci storie concentrate, frammenti di vita dei loro personaggi, ma non per questo meno profondi.

Queste storie brevi sono tante finestre aperte sulla fantasia del lettore, che può spaziare per arricchire quei particolari che Simenon accenna soltanto, per arrivare alla conclusione che è sempre aperta. I racconti abbracciano vari generi, dal noir alla commedia, passando per il genere drammatico, divertendo il lettore e al tempo stesso facendolo riflettere sulla natura umana, che è quanto di più variegato possa esistere.

“Non voglio neanche tentare di infiorettare il racconto. Le frasi riportate di seguito coincidono, parola per parola, con quelle stenografate all’insaputa della giovane signora che le pronunciava. Tengo a precisare che, subito dopo averne ricevuto le confidenze, ho sottoposto all’interessata il lavoro che la mia segretaria aveva svolto inosservata in un angolo della stanza.
Il blocco da stenografia è così passato nelle mani della mia visitatrice. Al suo fianco ardeva un fuoco di ceppi, fuoco che, mentre lei parlava, animava di riflessi il suo viso minuto e le infervorava lo sguardo.
«Li bruci, se vuole» le ho detto.
«Cosa pensa di cavare da questa stupida storia?».
«Non le pare che possa servire di lezione ad altri?».
«Ritiene dunque che altri...?».”
Profile Image for Antonio Ippolito.
468 reviews47 followers
May 25, 2025
Un sorprendente Simenon, ancora giovane ma già padrone dei suoi mezzi espressivi, ci offre una vera e propria saga familiare, un romanzone in tre parti ambientato nella stessa Rochelle dove pochi anni dopo ambienterà “Le voyageur de la Toussaint”. I Donadieu sono una famiglia di armatori, ma, come nei Buddenbrook, l’Ottocento patriarcale è finito e le nuove generazioni “dirazzano”, forse proprio perchè non sopportano più l’oppressione del patriarca (non ho mai trovato nelle opere successive di Simenon questa specie di anelito alla libertà delle giovani generazioni); questi comunque muore abbastanza misteriosamente a inizio romanzo, ed è il fattore scatenante della vicenda: più che in sé (non sembra che nessuno, nemmeno i familiari, se ne disperi troppo), per il testamento del titolo, sorprendente: “il capitale diviso tra i quattro figli, alla vedova un quarto dell’usufrutto” (vedi nota 1).; questo sembra scatenare in lei una silenziosa volontà di rivalsa, che la porta innanzitutto a partecipare agli affari dell’azienda di famiglia (anche lanciando inediti “pranzi di lavoro” a casa dove sono invitati altri armatori, non si capisce mai se concorrenti o colleghi di cartello), ma poi a intensificare gli incontri seppur amichevoli con l’amico d’infanzia Frédéric Argens, e infine soprattutto a mostrare ampia tolleranza verso la “fuitina” a Parigi della propria figlia più giovane, Martine, con l’inquieto figlio di lui, Philippe (che il fu Oscar aveva cacciato di casa promettendogli che un’altra volta sarebbe uscito dalla finestra).
Nella prima parte, Les Dimanches de La Rochelle, viene appunto descritta la famiglia in uno stato ancora ottimale: la primogenita Marthe, vera erede Donadieu insieme al marito Jan Olsen; il primo figlio maschio Michel, come tale il più importante nella gestione degli affari; i due giovani nati molti anni dopo, la 17enne ribelle Martine e il problematico 15enne Oscar “Kiki”. Lo stile è ad ampi quadri, con belle descrizioni all’inizio dei capitoli: il porto nella bassa marea, La Rochelle all’ora del passeggio e delle commissioni.. per poi diventare concitato ed espressionistico nel descrivere personaggi e relazioni, come quella clandestina dell’ambiguo Philippe, figlio del banchiere fallito (ma senza colpe personali) Frédéric Dargens, con Martine. È, appunto, un Simenon giovane, che non ha ancora trovato il suo stile maturo ed essenziale, e ci offre con un certo compiacimento scene “balzacchiane” con abbondanza di particolari (peraltro già considerate “sintetiche” rispetto al vero Balzac..): questo è un vero romanzo dalla struttura ottocentesca, non un novecentesco romanzo breve a tema come buona parte della produzione successiva dell’autore: sia per durata nel tempo (si svilupperà negli anni) sia per coralità dei personaggi.

Nella seconda parte, Les Dimanches de Saint-Raphael, la famiglia noleggia una villa in Costa Azzurra, “Les Tamaris” (come quella dove l’autore scriveva), per esiliarvi il debole e vizioso Michel, con il pretesto della salute: in realtà per allontanarlo da uno scandalo: ha sedotto e poi indotto ad abortire la segretaria Odette; si teme la vendetta di Baillette, il padre di lei. Philippe, tornato insieme a Martine da Parigi per un discreto matrimonio riparatore (come auspicato dai due giovani), aiuta a far sì che il processo contro il padre di Odette, che ha brutalmente ucciso il dott. Lamb (autore del foglio scandalistico dove si denunciava tra le righe la di lei seduzione e conseguente aborto), si svolga senza scandalo per Michel Donadieu e famiglia (tutti concordi, vittime comprese, nel togliere di mezzo chi aveva annunciato la verità; ma Michel deve rinuciare a una candidatura politica); ma per la povera Odette non finisce lì: riceverà una rendita dal suo seduttore, ma il padre, non pago di essere stato assolto dal suo omicidio in quanto “delitto d’onore” (altro che le nostre attenuanti di una volta al “delitto d’onore”: qui non c’era nemmeno la flagranza.. e in questo caso la vittima senza giustizia è un uomo! ), la caccerà di casa: non ha creduto più di tanto alla versione addolcita dei fatti (ferroviere comunista sì, ma con ferreo senso dell’ “onore”). Peraltro Michel si è già trovato un’altra poveraccia da molestare: la 17enne Nine Pacelli, cameriera d’albergo (anche la donna delle pulizie della villa è italiana: quanto eravamo poveri), che finirà con lo stuprare, purtroppo sempre senza conseguenze giudiziarie; e non sarà l’ultima. Michel anticipa già i borghesi bisognosi di soddisfarsi con una ragazzina di condizione sociale inferiore; anche se, a differenza per esempio del protagonista di En cas de malheur, Michel non ha avuto un freddo matrimonio di interesse, ma al contrario è sposato con una moglie troppo passionale, “troppo poco Donadieu” per lui (Eva Grazielli: un’italiana che sta in casa scalza, con le unghie dei piedi smaltate! E ha una statua del Buddha.. e abbandona il marcio marito).
La terza parte, Les dimanches de Paris, è dedicata alla fulminea ascesa imprenditoriale di Philippe: grazie all’appoggio della vedova Donadieu si impadronisce di buona parte degli affari dei suoi affini (peraltro poco brillanti: siamo negli anni dopo la crisi del ’29..) e li rilancia, poi grazie al finanziamento del ricco e ingenuo amico Grindorge crea una serie di imprese di successo, con uffici sui Campi Elisi. Non è chiarissimo quanto siano solide e quanto invece speculative queste imprese, ma i contatti sono addirittura a livello ministeriale.
SPOILER
Purtroppo quello che poteva essere un personaggio brillante si rivela per un cinico manipolatore: come seduceva la povera Charlotte per entrare nottetempo in camera di Martine, così seduce Paulette, l’ingenua moglie di Grindorge, che presto erediterà la fortuna del padre, promettendole di sposarla: e lei avvelena il marito per accelerare i fatti.. Al cinico Philippe, in realtà, non sarebbe dispiaciuto affatto che lei avvelenasse il marito Albert per poterla sposare (o manipolare meglio), ma farlo prima che il padre di Albert fosse morto lasciando la sua fortuna al figlio, e quindi a seguire alla di lui vedova, per lui non ha nessun senso! La cosa per lui è così ovvia che non si rende conto che per lei non è ovvia per niente: lei crede davvero di potersi o doversi guadagnare così l’amore (e il divorzio) di lui; e così la bomba gli scoppia in mano.. Dopo il delitto, Philippe potrebbe forse ancora salvarsi se alle incalzanti domande della moglie Martine (che vorrebbe forse offrirgli ancora una possibilità, magari fuggendo insieme, addirittura lasciando il figlio alla nonna..) lui rispondesse con un minimo di pentimento o empatia: ma è paralizzato dalla sorpresa, del tutto incapace di uscire dal suo egocentrismo; e quindi a lei non rimane altra soluzione per salvare la dignità e l’onore.. che la catastrofe definitiva.
Un romanzo quindi con una robusta trama e diverse sottotrame, come quella di Kiki e il suo precettore Edmond negli USA, con il contrappunto comico di Mme Brun, la vicina pettegola, e quello tragicomico di Charlotte (che cerca e subisce la “brutalità” di Philippe.. un dettaglio nell’ultima pagina che illumina retrospettivamente). Il tema delle tare: i figli nati troppo tardi, la TBC ereditaria, la “nuova dinastia, diversa dai Dargens e dai Donadieu” a cui Philippe vuole dar vita, e che richiede però “un vecchio ceppo su cui innestarsi”..
Nota 1: non mi è chiaro quanto sia effettivamente strano il testamento: anche da noi, fino al ’75, la regola era che la proprietà andasse ai figli e alla vedova toccasse il solo usufrutto. Forse è strano che abbia fatto parti uguali tra i figli, senza distinguere “capaci” da “incapaci”; e che alla vedova non vada l’intero usufrutto.
Nota 2 linguistica : Administrateur délégué, Argent liquide, arrière-pensée.. « faiseuse d’anges« . È incredibile quanto risulti moderno il linguaggio di questo romanzo di 90 anni fa (almeno a me, che troppo moderno non sono!): è vero che Simenon era uno scrittore “anti-letterario” e in questi suoi inizi di carriera anche un po’ “alla moda” come linguaggio, ma questo dimostra quanto la cultura francese fosse più avanti della nostra, ancora impegolata in una “prosa d’arte” oggi pressocchè illeggibile; anche genii rivoluzionari come Pirandello e Svevo usavano un linguaggio che oggi sentiamo lontano, anche se efficace. Si può capire che nel linguaggio comune un fiume di concetti, espressioni, modi di dire arrivasse dalla Francia a noi, a maggior ragione una volta ottenuta la democrazia; almeno finchè l’influenza francese non fu soppiantata da quella britannica e statunitense.
Profile Image for Daniele.
190 reviews
April 28, 2022
Una raccolta di racconti firmata Simenon. Bozzetti efficaci, storie brevi che lasciano spazio alla fantasia del lettore con una conclusione sempre aperta. Dal noir al drammatico alla commedia, una lettura molto piacevole e coinvolgente.
Profile Image for Romina Guglielmetti.
29 reviews3 followers
August 10, 2021
È una raccolta di racconti brevi, direi troppo, quasi bozzetti di potenziali romanzi, che rimangano un po’ troppo in superficie per apprezzarne l’intensità, che si intuisce sul fondo.
Lettura comunque piacevole, in attesa che Adelphi pubblichi il prossimo romanzo “duro”.
98 reviews1 follower
July 20, 2021
Simenon riesce a descrivere l' animo umano come pochi anche nei racconti riesce a trasmettere il senso di mediocrità delle persone Da leggere
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