Quando scoppia, nel 2004, il caso delle “Bestie di Satana”, è tutto chiaro fin dal primo giorno: un gruppo di ragazzi satanisti ha ucciso 4 persone negli anni. O forse, molti di più. I processi e le condanne che sono seguiti non si sono mai posti, però, alcune domande: quanto c’era di satanista nei loro crimini, a parte il nome? Quali altri moventi li spinsero a uccidere? Dove portano le contraddizioni nelle testimonianze dei pentiti? Sono stati davvero sempre affidabili e onesti? Perché i componenti del gruppo sono descritti in modo opposto da chi li conobbe? C’erano prove per dimostrare la colpevolezza di tutti? È paradossale che in tutta un’indagine su omicidi a sfondo satanico non sia mai stato sentito un esperto riconosciuto di nuove religioni, per capire cosa sia davvero il satanismo e la reale caratura “satanica” del gruppo. Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani tornano indietro negli anni della caccia alle streghe, incontrano chi fece parte di quella storia, ripercorrono i luoghi, rileggono gli atti dei processi per cercare nuove risposte a domande che quasi nessuno, sulla vicenda delle “Bestie di Satana”, si è fatto.
Fabio Sanvitale è nato nel 1966. Giornalista investigativo, scrittore, ripperologist, docente, è esperto di cold cases. I suoi libri hanno contribuito a gettare luce su importanti casi criminali del passato, tra cui l’omicidio di Pier Paolo Pasolini e quello del "Canaro della Magliana". Ha studiato criminologia con Franco Ferracuti e Francesco Bruno, è laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche ed ha conseguito un Master in Criminologia alla "Sapienza" di Roma.
All'inizio la scrittura in forma di dialogo mi infastidiva, ma la solidità degli argomenti ha surclassato tutti i difetti. La vicenda viene raccontata attraverso fonti istituzionali e spiegata anche psicologicamente, confutando le versioni delle varie autobiografie dei personaggi. Questa è la bibbia sul caso.
Testo ben documentato che aiuta a comprendere un caso complesso, soprattutto per quanto riguarda le dinamiche di gruppo e la dimensione simbolica attribuita alla violenza.