Mal comune mezzo gaudio.
Ieri sera, tornando in macchina dall'incontro con il gruppo romano, con il quale ci siamo scambiati le impressioni derivate dalla lettura comune de «L'assassino ipocondriaco», a un certo punto mi sono sentita avvampare e il respiro mi si è quasi strozzato in gola. Cosa sarà questa volta, ho pensato tra me e me, infarto menopausa o una qualche sindrome ancora a me ignota?
Sorprendentemente sono arrivata a casa viva, ho sospeso ogni ragionamento e me ne sono andata a dormire.
Poi, questa mattina, dopo aver fatto l'aerosol per le orecchie otturate e aver preso un Oki per il mal di testa da cervicale che mi tormenta praticamente da più di vent'anni (la cervicale, non il mal di testa), ho riflettuto su tutti i commenti della serata a questo romanzo e consolidato il mio: sarà che io tendenzialmente ipocondriaca lo sono, che ascolto il mio corpo molto più di quanto lui si immagini di essere ascoltato, che nella mia vita penso di aver già avuto almeno due diversi tipi di infarto, un paio di tumori e sicuramente almeno un aneurisma (cerebrale o addominale a scelta), che la mia dottoressa di base una quindicina di giorni fa si è preoccupata perché era quasi un mese che non mi sentiva, sarà tutto questo e molto altro di più (probabilmente anche qualcosa che ancora ignoro) ma a me questo Signor Y., assassino ipocondriaco, praticamente sicuro di morire «a essere ottimisti, domani», ma non prima di aver portato a termine l'ultimo incarico, perch�� di assassino trattasi ma di «morale kantiana», ovvero l'eliminazione del Signor Blaisten, mi è piaciuto proprio tanto, e forse per affinità, o per pietà, perché quando ci si riconosce in qualcosa spesso si è più indulgenti di fronte agli altrui difetti, mi sono ritrovata più volte a ridere da sola mentre leggevo.
Sapere poi, di godere della buona compagnia non solo del Sig. Y, ma anche di quella di grandi malati immaginari o reali, scrittori poeti e filosofi come Kant, Poe, Tolstoj, Proust, Spinoza, Coleridge e Byron, solo per nominarne alcuni, delle cui storie il Sig. Y ci racconta mettendo a confronto le sue patologie con quelle di questi personaggi, è rassicurante: non mi resta che scrivere un libro, oppure diventare un killer: il più è fatto.
E poco importa che ci siano personaggi come Joseph Merrick, l'elephant man, a ricordarci che altre sono le vere disgrazie e che solo quelle come la sua sono le malattie vere, perché anche chi è solo convinto di stare male alla fine soffre per davvero, perché «un disturbo psicosomatico può danneggiare un sistema come quello cardiovascolare, quello gastrointestinale o respiratorio. E se la sua causa ultima si trova in una effettiva alterazione fisico-chimica a livello corticale, non capisco davvero cosa ci sia da ridere.»
Assurdo, surreale, nero elettrico.
«La mattina del sabato di quest'ultima settimana, finalmente, mi sono svegliato morto. Ho chiamato diversi servizi di emergenza, eppure, quando sono arrivati, per qualche potente miracolo il mio cadavere mostrava i segni di uno straordinario miglioramento.»