Fumetto molto complesso. La storia è di un giovane che vive a Bologna, durante le famose proteste del 1977. Le storie, però, vanno oltre questo contesto storico e sociale d'inizio.
Pentothal, dichiaratamente Andrea Pazienza, passa la maggior parte del suo tempo a sognare e le sue visioni oniriche si mescolano alla realtà della gioventù di quegli anni. Da una parte c'è il desiderio, questa forte volontà di vivere la vita in tutte le sue forme e i suoi piaceri: il sesso, la droga, il viaggio, ma anche le assemblee e la partecipazione politica. Il problema è che il desiderare non porta sempre alla soddisfazione, anzi: ci si perde, ci si confonde, non si riesce a capire bene cosa effettivamente si desideri. Dall'altra c'è la realtà borghese, con i suoi miti e i suoi giudizi: il giovane deve essere sempre all'altezza, adeguato, ben inscrivibili all'interno di parametri perbenisti che uccidono ogni forma di espressione personale. Questi due fattori, desiderio e conformismo, lottano all'interno di un disegno che mescola i significati, gli stili, i generi: si passa da un tratto fortemente realista e dettagliato a uno minimalista e grottesco, attraversando pagine ricche di dettagli e altre al limite della pagina bianca. Un forte senso di spaesamento coinvolge il lettore, che non può far altro che aggrapparsi a piccoli sprazzi di senso all'interno di un vortice che è prima di tutto sensoriale. Questo si richiede al lettore: lasciarsi andare nella bellezza del tratto, nell'accostamento straniante, nel bislacco e portentoso. Solo allora la realtà giovanile può essere vista in tutta la sua forza, nella sua capacità di fare dell'estetica vitalistica di ogni forma esistenziale, anche quella più degradante.
C'è un che di psicoanalitico nell'arte di Pazienza: ogni tratto, ogni parola, serve alla soddisfazione di una voluttà latente e inconscia, che non sempre è chiara. La scena che meglio rappresenta ciò è quella in cui un ragazzo fa esplodere un brufolo: il primo piano su quel puntino ci mostra come il godimento sia qualcosa di fisico, un fastidio che diventa ossessione fino a quando non viene lasciato esplodere, dilatarsi sulla pagina (i riferimenti sessuali credo che siano espliciti).
Ogni segno si collega all'altro in maniera forzata, estrema, come nei sogni: tutto trae spunto dalla realtà, eppure tutto viene trasfigurato. E il lettore non si perde nella straordinarietà dell'altro mondo fumettistico, ma in quella di questo mondo visto da un occhio che sa fantasticare col reale.