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Mi richordo anchora

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Pietro Ghizzardi è nato alla Corte Pavesina nel 1907. Nella vita ha fatto il contadino e lo stradino. Verso il 1940, deriso da tutti, cominciò a dipingere; riscatto e rifugio di una vita di stenti e sofferenze.
Questa è la sua straordinaria autobiografia. scritta nella lingua piena di errori di uno che a scuola i è andato poco (Ghizzardi ha ripetuto tre volte la prima elementare), che nel 1977 gli valse il Premio Viareggio.
Oggi è tra i pittori irregolari più apprezzati e conosciuti anche all'estero.

229 pages, Paperback

First published January 1, 1976

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Pietro Ghizzardi

2 books1 follower
Pietro Ghizzardi was an Italian outsider artist, painter and writer.

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Displaying 1 - 2 of 2 reviews
Profile Image for Domenico Francesco.
304 reviews31 followers
August 27, 2021
Bizzarro libro autobiografico di uno dei più grandi pittori naif e outsider italiano. Completamente autodidatta e proveniente da una famiglia contadina estremamente povera, Ghizzardi racconta la sua vita difficile in maniera totalmente in linea con la sua pittura priva di formazione canonica; il libro infatti è un insieme di vignette scritte in maniera totalmente sgrammaticata e priva di ogni forma di puteggiatura, sforzandosi il più possibile di trascrivere la sua realtà, il suo modo di esprimersi. Una lingua che si fa mondo e viceversa, comprensibile se per il lettore medio una scrittura così involontariamente ostica possa risultare difficile da seguire fino alla fine.
Un documento storico prezioso in quanto prodotto fuori dalla storia comune, raccontando una parte del nostro paese ignoto ancora oggi, che sembra inimmaginabile oggi (i fatti raccontati risalgono a meno di cento anni fa e sembrano estremamente più lontani). Interessantissime inoltre le riflessioni sull'arte e sulla sua contemporaneità, la quale diviene evidente un rimpianto per il mondo arcaico rurale che Ghizzardi avverte come in lenta scomparsa di fronte ad un mondo consumistico e capitalistica che sta avanzando distruggendo il mondo fisico quanto quello interiore delle persone. Da segnalare inoltre le testimonianze dall'interno della società fascista e della seconda guerra mondiale, non sempre facili da trovare quando raccontate da persone comuni. Curioso.
Profile Image for Gianluca.
314 reviews1 follower
September 8, 2021
"poverino quando anno schavato la sua [del padre] fossa io ero quazi prezente e o visto le sue ossa e mi faceva chozi tanta compassione a vedere le sue ossa e si chonoseva la sua ghamba rotta" (p. 51)

"avevo la passione di andare a girare nei champi a vedere le piante a chresere la passione a sentire gli ucélli a cinghuettare sulle piante nei rivali di pioppi di alberotti di cespugli e altre piante" (p. 64)

"io quando vedevo pomponescho di notte per me era una ghrande sodisfassione circhondato tutto dai suoi borghi e la via del champanaio" (p. 74)

"io mi richordo che mi sembrava un sogno
quando la mia chaza nél cholmo dellestate nella mezza notte veniva inspechiata dai bagliori della nostra luna che mi sembrava perfino un sogno" (p. 131)

"doppo unora circha lo [il padre] avevo visto spalanchare gli ochchi edera morto poverino chon gli ochchi aperti e i suoi denti inchrocciati era morto arrabbiato chome un chane arabiato poverino per la sua bochcha non passava piu nemeno una ghoccia di aqua era morto che non aveva piú nemeno una ghocia di sanghue in tutte le sue vene poverino lo avevano portato al cimittero proprio il giorno della viviglia di nattale del 1933 [...] e io in poi nel primo inverno délla schomparsa di mio padre avevo molto sofferto per la sua perdita
tutte le choze che io vedevo nella nostra chaza tutto mi faceva richordare lui e mi dava sempre una ghrande pena anche quando andavo in champagna e che vedevo tutti i lavori che erano stati chostruiti da lui era per me sempre una pena per il mio chuore che in poi mi ero anche amallato per il dispiecere della sua schomparsa" (pp. 146-147)

“al mio funerale io voglio essere trasportato al cimitero sensa bandiere di nessun cholore
io non faccio per rifiutare la bandiera io faccio perche a dietro a me non voglio del lusso io voglio ésere trasportato sopra un charo tirato da 2 buoi di sétte anni altrimenti se non trovano i buoi andrebbe bene anche un bél chavallo di quélla rassa che ezisteva 100 anni fa attachato alla sua bara chome uzavano 100 anni fa chon il suo charettiere dalla parte che adogni tanto gli facesse sentire qualche squillo di frusta
io voglio essere achompagnato da unessere nimale un chreato da gezu christo ma non chon una machchina ché é stata creata da un mechchanico
io voglio éssere trasportato al cimitero chon unanima che sia stata chreata da gezu christo o due buoi o un chavallo da charetieri ma pero una rassa di chavalli che ezistevano cento anni fá" (p. 185)

"e io anche trovarmi tutto solitario in mezo a uno specchio di aqua che faceva paura ma io ero chontento lostesso basta sentíre una buona notissia per mia madre anche per tutti i míei parenti e amici e tutte le persone di questo mondo e quando sentivo una buona notissia per mía madre e che laqua stava chalando io ero luomo piu chontento del mondo e giorno per giorno dezideravo sempre di rivedere la nostra terra e le nostre strade schoperte dallaqua io mi sembrava di vedere unaltro mondo" (p. 237)

"lo angelo del suéen alma prezenta la maéstra la ma ceta vuntera e me dopu aiu chuntinua tott linveran andar a li scholi saradi quant li nera mai verti e la cerano tante belle raghassine dai tredici ai quattordici anni e poi cerano anche dei maschi che facevano un bacchano che non si poteva vivere" (p. 247)
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