Nome altisonante e trama che riconduce questo libro alla magnificienza dei Pilastri della Terra di Follett. Così Newton Compton presenta La cattedrale dei Vangeli perduti. Ebbene, la curiosità mi ha spinto a prenderne una copia che ho lasciato in libreria per quasi un anno, prima di metterci mano.
Le mie aspettative sono andate in frantumi nel giro di trenta pagine. Le avventure dell’onnipotente Raphael Dardo, agente segreto di Cosimo de’ Medici, ma allo stesso tempo una macchina da guerra impossibile da fermare, sono una miscellanea di piattume e misteri talmente scontati che mi hanno spinto a mettere il libro su Vinted non appena l’ho finito.
Messer Dardo, guardia del corpo di Pio IV, deve fare i conti con un assassino che disegna una croce di sangue sulla fronte delle sue vittime.
La trama non è originale, ma nemmeno brutta. Il punto è che è sviluppata male. La prosa si fa piccola piccola, vicino a dei dialoghi lunghissimi e non sempre brillanti. Anzi, per la maggior parte delle volte, sono una sequela di battute piatte, prive di personalità. I dialoghi, infatti, sono davvero il punto più debole dell’intero romanzo.
In quelle brevi sezioni di prosa, dove i personaggi combattono o esplorano la Roma sotterranea, infatti, Delizzos dà davvero il massimo. Peccato che non abbia utilizzato la sua abilità nella prosa anche per descrivere la Roma dell’epoca, le case e gli edifici in cui si muovono i suoi protagonisti, i suoi protagonisti stessi.
Davvero uno spreco.
Questo libro avrebbe davvero potuto fare concorrenza a Follett, se avesse attraversato un percorso di editing atto a potenziarne i punti di forza.
Dardo è molto interessante come personaggio, ma vediamo ciò che è solo in superficie. Tutti gli altri, addirittura, sono ridotti solo al loro nome e a qualche dettaglio sparuto del loro aspetto.
Anche il mistero ha una struttura e una ramificazione troppo semplice e prevedibile. Quando inizia la storia, sai già come andrà a finire. Non ti sorprende, non ti stupisce in nessun modo, aggiungendo personaggi stereotipati a un cast che già non brilla per profondità.
Peccato.
I punti forti del romanzo sono subissati da una superficialità diffusa che lo rende dimenticabile.