I quartieri più veri, quelli dove frequentare le kafane (osterie) dove perdere intere giornate a parlare di politica e fratellanza, il Danubio e la Sava, le vene d’acqua che attraversano Belgrado e la trasformano in una città di mare anche se il mare non c’è. Un viaggio a piedi e in bicicletta con la sua amica d’infanzia è lo spunto per riscoprire la propria città, lasciata nel 2000, poco prima della caduta di Milosevic. La musica, il cibo, le piazze, le vie che attraversano la capitale, i bombardamenti NATO, gli anni Novanta, i personaggi incrociati e conosciuti: la Lalovic ci svela l’anima di Belgrado più profonda e inedita con gli occhi di chi ha lasciato la propria città e la guarda con lucidità e malinconia, con razionalità e affetto allo stesso tempo. "Belgrado non è una città bella che costringe i visitatori a una perenne ansia da prestazione. È l’ultimo posto in Europa che ancora mantiene la propria autenticità senza sforzarsi di venderla e renderla attraente ai turisti".
L'ho comprato solo perché l'ho trovato di seconda mano al Libraccio. Ed è stato un acquisto molto fortunato.
Marina Lalović arriva in Italia per studiare all'Università per Stranieri a Perugia, portandosi dietro tutto il suo vissuto serbo. Il libro racconta sia il suo percorso italiano, sia la sua storia belgradese. Vero che i salti temporali a volte possono confondere, però ho adorato questo libretto che parla di identità scisse e di Belgrado.
Ho apprezzatto le varie citazioni da altri autori, specialmente quelle di Paolo Rumiz, autore di cui ho letto molto ultimamente.
Mi sono ritrovato nelle varie cose che ha scritto l'autrice e che rivedo nell 'esperienza di mia moglie, serba e belgradese. Cercando di setacciare il legame affettivo che ho con questa città, il libro offre uno squarcio intrigante della Città Bianca, che resta ad oggi ignorata da gran parte degli italiani (provate a chiedere dove si trovi Belgrado...). Un libro che ho letto tutto d'un fiato perché scritto bene e con grande abilità.
Una raccolta di ricordi personali dell'autrice, mescolati a riflessioni sul passato e sul futuro del suo Paese e a qualche, per me forse troppe, citazione di scrittori e giornalisti, passando dal piano della biografia a quello, più freddo, del saggio breve. Gli ultimi capitoli racchiudono probabilmente il senso del libro, o almeno sono stati quelli che ho letto sentendo la maggior "vicinanza" con l'autrice. Nei panni dell'editore avrei tuttavia fatto un maggior lavoro di revisione del testo: il filo si perde di capitolo in capitolo, con troppe ripetizioni di nomi ed eventi, una linea temporale non sempre chiara e qualche errore di ortografia che, a correggerlo, avrebbe potuto rendere la lettura più fluida e piacevole.
Spesso mi viene chiesto ma perchè leggi? Beh, leggo perchè esistono libri come questi. Marina Lalovic ti fa assaporare, toccare, annusare, percepire Belgrado e amarla, con le sue virtu e i suoi tantissimi difetti, ma sopratutto amarla. Ma La cicala di Belgrado non è una guida turistica, o non solo, è il percorso vitale di una emigrante-immigrata, e quelli di noi che lo siamo, non importa da dove veniamo o dove siamo andati, non possiamo che vederci riflessi in questo rapporto di indeterminatezza, né carne ne pesce, sia con la nostra città di origine sia con quella che ci ospita.
Libro bellissimo, non me l’aspettavo. Ho scoperto una nuova autrice che ha saputo descrivere con minuzia e stile l’atmosfera balcanica. Non essendo mai stata a Belgrado , pensavo fosse difficile immedesimarsi in quella città Invece Marina Lalovic ha saputo descrivere perfettamente la sua storia, le sue emozioni e la vita della sua gente