Senza un uomo accanto, una donna non è nulla. Teresa ha sempre sentito l’eco di questa frase, come il vento durante la tempesta, ma non ci ha mai creduto. Lei che è quiete e fuoco, rabbia e tenerezza, lotta contro il pregiudizio da quando è nata. Rimasta orfana, non ha avuto nessuno a proteggerla dalla propria intelligenza, oltre che dalla propria bellezza. Un intero paese la rinnega, impaurito di fronte alla sua indipendenza, alle sue parole e alle sue azioni. Perché in fondo sono solo queste a renderla diversa dalle altre donne. Neanche aver creato una famiglia con l’uomo che ama ha messo a tacere le malelingue e i pettegolezzi. Nessuno crede che la sua fortuna, derivante da un emporio e una taverna che ha costruito e gestisce con le sue forze, sia frutto di fatica e tenacia. Ma le voci sono sempre rimaste solo voci, anche quando a rispondere a tono è Maria, la bruja del villaggio, che vaga per le strade senza una meta precisa. Quando tutto cambia, Teresa deve difendere ciò che ha conquistato e dimostrare che può farcela da sola. Che non rinunciare a sé stessa significa essere libera. Vuole dare a quel vento, pieno di parole feroci, un afflato nuovo; ma il pregiudizio è forte e saldo, come una radice ancorata alla terra. Non capitava da anni che un esordio venisse accolto con tanto entusiasmo dalle libraie e dai librai che l’hanno letto in anteprima. Valeria Usala ha scelto di dare voce a una donna dimenticata, una donna che ha deciso di resistere contro tutto e tutti. Una giovane autrice rompe il silenzio che avvolge una storia che ha molto da raccontare. Una storia in cui la Sardegna è protagonista attraverso la sua natura, le sue leggende e le sue contraddizioni. Una storia di coraggio e rinuncia. Una storia di amore e potere. Una storia di rinascita e di speranza.
All'inizio ho pensato di aver sbagliato: il libro mi sembrava lento e pesante. Ma poi la storia mi ha preso ed è stata una corsa alla fine, in un racconto che mette bene in mostra i sentimenti e le azioni di uomini e donne in un piccolo paesino, dove tutti conoscono tutti e dove la mentalità chiusa e arroccata sulla tradizione costringe chi vuole staccarsi dal gruppo e vivere la propria vita a dover combattere ogni giorno contro l'ingiustizia e i soprusi. Belli e ben caratterizzati i protagonisti. Alla fine resta tristezza e amarezza per quello che la vita ha riservato alla protagonista.
Un libro intenso che racconta una storia familiare in modo delicato, accogliente e travolgente. La Sardegna viene trasmessa al lettore come fosse un’infusione, perché la penna di quest’autrice riesce a raccontare profumi, sapori e cultura sarda in modo naturale e scorrevole. Teresa Murru diventa una protagonista in tutto e per tutto, per lei sarete costretti a sospirare, pregare e probabilmente anche a lasciar scendere qualche lacrima. Nel paese di Lolai la bellezza si trasforma in colpa e in uno scotto da pagare, oltretutto, se aggiungiamo le doti di questa meravigliosa donna il tutto diventa ancora più difficile da domare. Teresa è come Teresa d’Avila, la Santa. Con lei condivide l’intelligenza, l’integrità, il coraggio, lo spirito di libertà e l’intraprendenza; tutto troppo... per un piccolo paesino, in cui la gente mormora per noia e per ignoranza come le pecore delle greggi che pascolano lì accanto. L’ invidia che si confonde con ammirazione ed una donna che non ha paura di nessuno, indomita fino all’ultimo. Teresa è la dimostrazione di una vita di prove quotidiane da prendere come esempio, da portare nel cuore e da raccontare come Valeria Usala ha saputo fare, con poesia in alcuni momenti ed intensità in altri. Una trama che racconta tanto ma che non svela abbastanza di quanto ci sia di prezioso in queste pagine. Potrei continuare raccontandovi della sua cara amica Gavina oppure di Maria sempre accanto come un’ombra, considerata come se fosse la strega del paese, e di tante altre anime che popolano questa terra e questa storia; tutti complici e tutti legati, come le famiglie Collu e Murru dai destini incrociati ma divisi. Una saga familiare che merita d’esser conosciuta e che non faticherà a farsi largo negli scaffali delle vostre librerie perché questo romanzo è un grande esordio.
Speravo di assaporare i profumi della Sardegna, invece ho solo sentito la puzza dell'ignoranza e del bigottismo degli abitanti di un piccolo paese, in cui tutti sanno tutto di tutti, dove il parroco è il personaggio più influente, un uomo che sputa sentenze nascondendosi dietro al "timor di Dio".
Teresa è una mosca bianca. Una donna rinnegata perché diversa, una donna che non si lascia spaventare facilmente.
«La pace è per i deboli, padre. E a me nessuno mi ha insegnato a stare in ginocchio.»
«Mi sono sempre guardata le spalle, ma mai voltata indietro Gavi’»
Una donna che non si inginocchia nemmeno alla comunità, che non accetta di dover sposare un uomo solo perché lo decidono gli altri.
Meglio sole intere che accompagnate da uomini a pezzi.
Se una donna deve chiedere perdono di quello che è, per salvarsi, tenetevi pure il vostro Dio. Il mio ha ben altra giustizia in mente.»
Ma purtroppo donne così, per amore del proprio orgoglio, dei propri diritti e della propria libertà, sono destinate a soccombere. Un libro che mi ha scatenato una rabbia dentro da lasciarmi senza parole, soprattutto perché, ancora oggi, questo racconto è uno specchio di vita di molte altre realtà.
«Ma ricordati che la libertà non ha terra promessa, è una lotta continua. La gente continuerà a fare finta di nulla, non importa quanto grande è l’ingiustizia. Tocca a te rimanere in piedi.»
Un bel romanzo d'esordio. Storia toccante e la scrittrice ha dimostrato di saper fare il suo mestiere. Una bella penna, sensibile, che riesce a far breccia nelle emozioni del lettore. Tuttavia do tre stelle perché il libro poteva sicuramente essere meglio. Qualche pecca qua e là nella narrazione c'è e non avrei disdegnato qualche approfondimento in più. Diciamo che rimane in superficie. Si denota il suo talento ma ancora leggermente acerbo. Spero di poter leggere qualcos'altro prossimamente per vedere come evolve e cresce questa autrice. Intanto posso dire bello ma si poteva fare di più.
voci. voci di donne. voglio giustiziaaaaa non mi basta sentire le loro vociiii la devo smettere di leggere queste saghe familiari ambientate nei paesini di campagna abruzzesi/sardi/campani/siciliani perché sto malissimo a ogni ingiustizia. fanculo gli uomini sempre
(scherzi a parte, stupendo romanzo d’esordio. terrò sicuramente d’occhio usala e i suoi prossimi lavori)
Siamo in un paesino della Sardegna, a Lolai, agli inizi del novecento. Teresa è una donna bellissima sposata con Bruno e madre di tre figli, possiede una taverna, lavora, sta bene economicamente e per questi motivi è oggetto di desiderio da parte degli uomini del paese e di invidia da parte delle donne.
🌾Rimasta vedova a causa della prematura scomparsa del marito, Teresa rifiuta una proposta di matrimonio da parte di uno spasimante molto insistente, peggiorando ulteriormente le malelingue nei suoi confronti. Teresa è una donna che si ribella all'idea di dover avere per forza un uomo accanto, è troppo bella e indipendente e per questo viene rinnegata da un paese intero in quanto non si sottomette alla mentalità ottusa predominante. È troppo selvaggia, troppo libera, troppo testarda. È fuoco, mare e vento, come la sua terra, la splendida Sardegna.
📖"La rinnegata" ci ha catturato già dal prologo, fortemente evocativo e capace di trasportare il lettore nella natura incontaminata dell'entroterra sardo. È una storia vera tramandata di generazione in generazione(come spiega l'autrice nella postfazione), in cui il pettegolezzo, l'invidia e il bigottismo arrivano ai massimi livelli. Da sardi abbiamo amato tantissimo questo meraviglioso romanzo e siamo certi che riceverà molti riconoscimenti letterari. Valeria Usala ha talento da vendere e lo dimostra con questo suo eccellente esordio. Da leggere assolutamente!
Sin dalle prime battute emerge la durezza di Teresa. Con la sua corazza pronta a ricevere colpi, ma mai a piegarsi. Donna che si è costruita da sola la sua indipendenza e ogni giorno deve lottare per non veder violata la sua libertà. Il pregiudizio, le voci, i pettegolezzi si insinuano nella testa perché il segreto è ancora segreto e in questo piccolo paese non è possibile che rimanga tale. Tutti devono sapere. È necessario per mantenere vivo il vociare degli anziani riuniti sulle panchine ad osservare la vita altrui. È necessario per alimentare le chiacchiere delle donne che non sono come Teresa. Teresa combatte. Teresa resiste. Teresa ha coraggio.
La scrittrice, al suo esordio con questo romanzo, esprime queste caratteristiche con una penna fluida, ma decisa facendoci conoscere gli uomini, le donne, la natura della Sardegna.
La Rinnegata racconta una vicenda familiare come ce ne sono state tante (tra l’altro vera, tramandata sotto voce grazie alle donne, dice la Usala) che lascia alla fine una brutale sensazione di realtà. L’autenticità della storia dà forza ad una scrittura che, se per alcuni aspetti risulta ben riuscita, è in alcuni punti ancora acerba. Usula è molto visiva: bravissima nel farci toccare con mano il sapore dell’entroterra Sardo attraverso sapori, profumi e inquadrature caratteristiche, la scrittrice ci restituisce alcuni dettagli molto caratterizzanti (ad esempio le apparizioni del parroco, accompagnate dalla descrizione di un paramento sempre più costoso che sacro). Anche i dialoghi risultano per la maggior parte delle volte naturali e credibili. Per contro, a parer mio, ci sono diverse ingenuità: a parte il prologo e l’epilogo eccessivamente lirici e l’eccesso di metafore poco pertinenti e originali (opinioni opinabili), mi sono saltati subito all’occhio alcuni problemi più strutturali. Primo tra tutti la bidimensionalità di alcuni personaggi, soprattutto i figli di Teresa, raramente nominati dall’autrice o dalla protagonista, che vengono reinseriti solo nei momenti in cui sono funzionali alla storia; i personaggi di Tore e Rita, dipendenti della protagonista, di cui non conosciamo la storia, né capiamo la psicologia; ma anche il marito di Teresa o, i tre assassini. È invece ben approfondita e descritta la psicologia di gruppo e di paese. Infine ho trovato a volte un po’ superficiale la scelta di ampliare alcuni concetti rispetto ad altri: ad esempio la storia di Maria (madre di Teresa), a cui viene dedicata un’ampia sezione all’inizio e che viene però raramente ripresa nel resto del romanzo e che non sembra avere particolari conseguenze sulla psiche della protagonista o il personaggio di Gavina, che compare d’emblée a metà del romanzo.
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‘Everything about this book says—“elegant”, the writing, the translation (faultless), the cover art….This feminist narrative is heartbreaking. Such courage and independence juxtaposed against a system that defeats and wears down strong women…I ask, has much changed?’ Reading, Writing and Riesling
‘A powerful and impactful novel that I highly recommend. Beautifully translated from Italian.’ Theresa Smith Writes
‘A moving, timely novel.’ Age
‘Beautiful, lyrical, poetic.’ Pip Williams, ABC RN The Bookshelf
Una donna coraggiosa, fuori dalle convenzioni che non rinuncia alla sua libertà anche a costo della vita. La sua origine non le lascerà scampo, la storia si ripete.
"La rinnegata" di Valeria Usala è un racconto che guida il lettore in un mondo che sembra quasi sospeso nel tempo e nello spazio e che quindi allo stesso tempo è attualissimo e lontanissimo da noi. I personaggi del racconto sono ben descritti e ben costruiti, ognuno funzionale a descrivere una situazione e allo stesso tempo presentano una loro complessità interna. La narrazione è semplice, chiara e scorrevole. Il ritmo non è mai veloce ma nemmeno troppo lento. Questo romanzo rappresenta una lettura pesante, che non si può fare al solo scopo ricreativo poiché implica una riflessione riguardo a temi quali il pregiudizio, l'invidia, il perdono. E' inevitabile ritrovarsi a vivere la vicenda insieme ai personaggi e sentire sulla pelle l'ingiustizia e la preoccupazione per una difficile condizione a cui è impossibile sottrarsi. Secondo me la scelta di dare una dimensione di distacco dal tempo e dallo spazio è voluta consapevolmente dall'autrice a significare che realtà così esistono ancora oggi, nonostante le aperture mentali di cui tanto si parla. Questa storia è infatti un viaggio dentro l'essere umano, le sue debolezze e la sua paura per tutto ciò che è nuovo o diverso quindi che non si conosce e capisce ma che viene bollato come "male" senza nemmeno provare a capirlo. Spesso ci si nasconde dietro comportamenti subdoli, come accade anche in questo romanzo, per affermare se stessi e vedersi in modo positivo e l'altro su cui esercitare il "potere", qualunque esso sia (anche la critica, il pettegolezzo, il distruggere o soverchiare l'altro emotivamente), può essere chiunque, anche la persona più simile a noi.
La rinnegata racconta un segreto nascosto nel passato di una famiglia.
Si presenta senza continuità o particolare precisione nella descrizione dei personaggi, dei luoghi e dei fatti; come accade per tutte quelle storie che sono giunte a noi attraverso generazioni e che nel lungo percorso hanno perso tanti pezzi e ne hanno acquisito altrettanti.
È la storia di Teresa una donna emarginata dal paese per un motivo non chiaro.
Forse perchè è bella? Forse perchè è ricca? Oppure perchè figlia illegittima del signorotto del paese e la sua serva?
L'intero paese cospira contro di lei, ma a parte un profondo riserbo, Teresa non agisce verso un vero e proprio riscatto verso un gesto di liberazione concreta, ma resiste e sopporta e quando comincia a pensare ad una via di fuga è ormai troppo tardi.
Il romanzo tratta il tema della comunità contro il singolo, quasi sempre donna, che cerca di distinguersi e creare una frattura all'interno di una societá arcaica e precostituita come quella sarda di fine Ottocento, primi dell Novecento.
Sono argomenti e ambientazioni fin troppo cari agli autori sardi che cercano di ricostruire la cartolina nostalgica di un passato più semplice e vicino alle tradizioni, ma che spesso li porta a raccontare personaggi poco caratterizzati e trame evanescenti.
In questo caso fa eccezione la breve parentesi di Maria, mamma di Teresa, con la sua storia di seduzione e abbandono che la rende più credibile della stessa protagonista.
Mi aspettavo più vita, più passione, più veritá, meno imprecisioni e meno clichè.
Preferisco più attenzione alle vicende, ai sentimenti e le relazioni tra personaggi e meno nostalgia dei bei cortili fioriti dei nonni e dei loro abiti tradizionali.
Libro abbastanza scorrevole e breve, sulla scia de L’Accabadora e l’Arminuta: una protagonista femminile del Centro-Sud Italia e una narrazione veritiera e rievocativa che si incastra perfettamente con le espressioni dialettali, un libro che va quasi sul sicuro visti i precedenti letterari. E per quanto possa sembrare una trama trita e ritrita, la differenza quasi sostanziale si ha ed è nel finale, inaspettato ma neanche troppo. Il tema del femminicidio, della violenza e del rapporto familiare s’intersecano con maestria in un epilogo dal sapore amaro, che come una fiaba ha una morale che ti segna. Tre stelle e mezzo, quasi quattro. Gli manca quel quid in più per essere perfetto: essendo il romanzo d’esordio di Valeria Usala, l’ho apprezzata molto come autrice e sono sicura sarà in grado di produrre opere dalla qualità in crescendo.
Bel libro d'esordio di questa autrice italiana. Quasi una saga familiare, anche se le protagoniste indiscusse rimangono solo due, Teresa e... la Sardegna. Romanzo intenso e ricco di emozioni, il duro trattamento riservato alle donne senza uomo, per scelta o per esserlo diventate per sfortuna, fa male, in questi territori aspri la donna non vale nulla o quasi, nonostante si prodighi per fare di tutto non le verrà mai riconosciuto il giusto merito. Una storia che alla fine lascia tristezza e amarezza per tutto quello che Teresa deve sopportare e subire, con figure secondarie ma non meno importanti, come Maria, la sua ombra, e un'amica cara. Ascoltato in audiolibro, bello e sicuramente consigliato.
La bella e intraprendente Teresa, moglie di Bruno Murru, vive nell’immaginario paese dell’entroterra sardo di Lolai e gestisce sia un emporio che una taverna. Per quanto instancabile, la signora Murru alla fine ha però dovuto assumere la giovane Rita per occuparsi dei tre figli mentre Bruno è ricorso a Tore come bracciante, per badare al bestiame e per vegliare su Teresa e i bambini in sua assenza. Maddalena ha otto anni e Francesco ne ha sei, mentre il piccolo Emilio è nato solo da poche settimane.
Teresa ha iniziato lavorando come serva dai Collu, famiglia di proprietari terrieri del luogo, finché all’età di diciotto anni ha conosciuto il minatore Bruno nella casa del suo padrone Vincenzo. Dopo essere rimasta incinta, Teresa avrebbe voluto sposarsi in chiesa, ma si è dovuta accontentare di un matrimonio civile visto che il parroco si è rifiutato di celebrare la loro unione per via dell’ateismo di Bruno.
Con i soldi della liquidazione di Bruno, i coniugi Murru hanno comprato un piccolo terreno e da lì è iniziata la loro fortuna, divenuta ben presto oggetto di invidia e maldicenza.
Gli uomini di Lolai al mattino amano riunirsi di fronte alla casa di Teresa solo per vederla, suscitando così la gelosia delle mogli che però non hanno alcuna intenzione di lasciare perché loro, al contrario di Teresa, sono sottomesse e ubbidienti.
Le donne, meno schiette degli uomini, si recano invece in chiesa dove da perfette ipocrite e in totale contrasto con l’autentico spirito cristiano inframmezzano le loro preghiere con parole di disprezzo per Teresa. Le donne di Lolai si limitano a essere mogli e madri e detestano Teresa per la sua volontà di distinguersi scegliendo la strada del profitto. L’unica voce fuori dal coro è l’anziana Maria, considerata da tutti la bruja, cioè la strega, del paese.
Rincasando, Maria passa per il ruscello e i ricordi la portano indietro di trent’anni, a quando era solo una quindicenne appena arrivata a Lolai. Trenta più quindici uguale quarantacinque… L’anziana Maria ha dunque solo quarantacinque anni? Pare sorprendente, eppure un tempo si invecchiava sicuramente prima.
I genitori di Maria lavoravano per il signor Collu, che aveva accumulato vari possedimenti grazie ai proventi della compagnia mineraria di cui era a capo.
Un giorno, mentre va a prendere l’acqua al ruscello, Maria si imbatte in un ragazzo di nome Vincenzo che ha due anni meno di lei e che scopre essere figlio dei nuovi padroni.
Vincenzo la guarda e le parla in modo sfacciato. Il signorino vuole solo approfittarsi della serva? Il giovane Vincenzo Collu è lo stesso uomo poi sposato con una certa Margherita per il quale anni dopo lavorerà l’ignara Teresa. L’attrazione tra Maria e Vincenzo sembra immediata e reciproca, ma il loro diverso status sociale non promette nulla di buono per la ragazza.
Vincenzo e Maria iniziano a frequentarsi di nascosto finché lei inizia ad avere la nausea e vomita davanti alla madre. Ovviamente è incinta. Ah, l’ignoranza è proprio una brutta bestia!
L’ingenua Maria crede che Vincenzo la sposerà, ma il ragazzo si lascia invece convincere fin troppo facilmente ad accettare il matrimonio combinato con Margherita, figlia di un amico del padre. Perché è tutto così prevedibile?
Maria mette al mondo una bambina e la chiama Teresa… Teresa la moglie di Bruno Murru è forse figlia di Maria la strega?
Ferita dal rifiuto dell’arrendevole Vincenzo, Maria preferisce dedicarsi ai lavori domestici delegando a sua madre la cura della neonata finché un giorno, vedendo Vincenzo ridere insieme alla sua promessa sposa, aggredisce l’ignara rivale e incalza lui a parole che però, in un’apoteosi di falsità e spregevolezza, la liquida come una semplice serva. Maria non può sopportare oltre e decide di abbandonare la casa dei Collu e una figlia che non sente sua.
Dopo aver camminato per un giorno intero, la diciassettenne Maria incontra un anziano pastore che le offre pane, formaggio e vino rosso. La ragazza lo segue fino a un paesino montano dove si offre di aiutare il parroco nelle faccende domestiche ricevendo in cambio vitto e alloggio.
Quasi due anni più tardi, colta dal rimorso, Maria decide di tornare a Lolai dalla figlia Teresa, ma per la bambina lei è solo una sconosciuta. Per di più, Margherita nel frattempo ha sposato Vincenzo ed è incinta. Vincenzo, ormai barbuto e irriconoscibile la spinge a terra, la schiaffeggia e la minaccia di morte mostrandole un coltello. Che reazione spropositata! Il porco ha forse paura che Maria racconti tutto alla sua signora panzona? Ecco cosa succede a restare zitti! Se Maria avesse spiattellato la verità a Margherita quand’era ancora una signorina, magari sarebbe riuscita a mandare a monte quell’odioso matrimonio di convenienza. Un essere spregevole come Vincenzo è meglio perderlo che ritrovarlo, ma non può farla franca. Deve soffrire, deve pagare. Un figlio si fa in due e l’unica vita rovinata non può essere solo quella della donna.
Terminato il flashback di Maria, la narrazione torna a seguire la vita della signora Murru, intenta a cucinare nella taverna mentre Rita serve ai tavoli. Da un po’ di tempo a Lolai lavorano due carbonai di un paesino montuoso al centro dell’isola, e uno di loro ha posato gli occhi su Teresa. Carlo pur sapendola sposata è così sfacciato da corteggiarla di fronte a tutti i clienti, non facendo che alimentare il fervore delle malelingue.
Quella stessa sera Bruno torna a casa dalla visita alla madre morente, ma il viaggio non ha fatto che aggravare la polmonite cronica di cui l’uomo soffre dai tempi in cui lavorava in miniera. Bruno esala l’ultimo respiro, preoccupato per la sorte che attende la moglie. Due giorni dopo viene celebrato il funerale e c’è già chi lo definisce un povero cornuto, addossando alla consorte colpe inesistenti.
Sei mesi dopo la morte di Bruno, l’imperterrito Carlo consegna una lettera a Teresa, al contempo infastidita e stuzzicata nella sua vanità. La donna però a malapena sa leggere e decide perciò di mostrare il foglio alla fidata amica Gavina.
È una dichiarazione d’amore, ma irruenta, spudorata e minacciosa. Carlo vuole che Teresa diventi sua moglie e che si decida in fretta, prima che lui perda la pazienza. I buoni presupposti del futuro femminicida ci sono tutti, direi.
Teresa non sa che fare con Carlo e Gavina allora le consiglia di ignorarlo, ma di respingerlo con fermezza qualora dovesse insistere. Teresa non è però così sicura di riuscire a non cedere.
Carlo, nel frattempo, si è rivolto persino al parroco, promettendogli una generosa offerta qualora fosse riuscito a convincere Teresa ad accettare la sua proposta di matrimonio.
Fallito anche il tentativo di persuasione dell’avido don Giuseppe, Carlo prova a violentare Teresa nella taverna, ma la sua ignobile azione è fortunatamente interrotta dal sopraggiungere del fidato tuttofare Tore.
A questo punto, la narrazione accelera bruscamente e il temuto tragico epilogo arriva fin troppo in fretta.
Dopo nove giorni di pioggia incessante, il sole torna a far capolino su Lolai e l’intero paese si reca a messa. Vedendo anche Teresa, lo spregevole don Giuseppe ne approfitta per indirizzare contro di lei la sua predica. Teresa ha tutti gli occhi puntati addosso e allora avanza verso il parroco, sputa in terra e se ne va.
Il resto del paese, invece, dopo la celebrazione raggiunge la foresteria, per partecipare al pranzo comunitario organizzato dai tre carbonai e annunciato dal parroco. Tommaso, infervorato dal socialismo di tziu Lodde, aveva avuto quell’idea qualche settimana prima, spinto da un’esigenza di adozione che il paese sembrava pronto a concedergli.
Mentre alcune donne sparlano di Teresa, Tommaso si intromette dicendo che è proprio quello l’argomento che devono affrontare e chiama con un fischio Carlo e Giovanni che, udendo il segnale, radunano tutti i presenti davanti a Tommaso che inizia quindi a parlare. Sciaguratamente, il capitolo si conclude repentinamente qui, con una cesura netta come un taglio d’accetta. Qual è il contenuto dell’arringa di Tommaso?
Carlo si introduce nottetempo in casa di Teresa insieme ai compagni di lavoro Tommaso e Giovanni, grazie alla finestra lasciata appositamente aperta dall’ingrata Rita, stipendiata da Teresa come cameriera e bambinaia, ma con la mente obnubilata dal fidanzato Giovanni.
I compaesani sentono dei rumori, ma non alzano un dito per aiutare l’invidiata Teresa, più bella e ricca di tutte ma disprezzata per non essersi limitata a essere moglie e madre. Ma cosa sanno esattamente? E cosa sperano di ottenere?
Carlo colpisce furiosamente Teresa di fronte agli occhi della figlia maggiore Maddalena. Il carabiniere Efisio conterà ben trentadue coltellate.
Uno dei complici spara a Tore e l’altro ha una sacca piena. Il primo pare essere Tommaso e il secondo Giovanni. Sono riusciti a mettere a segno il furto? Tore muore? Avrei preferito una narrazione più esplicita.
Tommaso e Giovanni raggiungono Carlo e il primo intima all’ultimo di fuggire. Maddalena riconosce Tommaso che allora la ferisce a un braccio con il coltello di Carlo e la minaccia affinché non racconti nulla. Maddalena non risponde, ma il suo sguardo dice che non tacerà.
L’autrice paragona il coraggio sfrontato della bambina a quello della madre, ma io non riesco proprio a farmi andare a genio Maddalena, ben ricordando l’episodio in cui la madre le dice di prendere due monete per farsi riempire una bottiglia di latte. Cosa fa l’ingorda Maddalena alla vista del tesoro di famiglia, una botte da oltre duecento litri riempita per due terzi con monete d’oro? Invece di afferrare solo due monete, ne trafuga altre quattro che le cadono poi inavvertitamente mentre paga il latte a Tonio, suscitando la curiosità dell’uomo al quale scioccamente conferma che la sua famiglia ha molto altro denaro ben nascosto in casa. Maddalena va via con il latte, ma poco dopo arrivano Elio e don Giuseppe e Tonio spiffera tutto.
Quel che è certo è che Teresa esala l’ultimo respiro tra le braccia della bruja Maria che finalmente le rivela di essere sua madre. All’ultimo istante, non uno prima, come il disinnesco di un ordigno nella trita sceneggiatura di un film d’azione.
Venticinque anni dopo, Maddalena incarica il figlio Minuccio di consegnare una cesta con pane e vino a Giovanni, appena tornato in paese dalla prigione.
Ma chi ha cresciuto Maddalena e i suoi due fratelli dopo l’assassinio della madre? Anche Carlo e Tommaso finiscono meritatamente in galera come Giovanni? E perché Maddalena decide di aiutare quest’ultimo dopo che ha scontato la sua pena? Le è bastato davvero così poco per perdonarlo? Diciamo che questo finale conciliante e buonista dopo tanta ferocia poteva tranquillamente essere evitato.
Mettere nero su bianco gli anni in cui si svolgono le vicende narrate, ispirate a fatti realmente accaduti per ammissione della stessa autrice, avrebbe inoltre giovato alla contestualizzazione dell’opera.
La rinnegata è tutto sommato un bel romanzo, ma troppi interrogativi restano aperti. Il finale meritava sicuramente maggiore chiarezza e approfondimento.
Buon esordio. Finalmente una stori senza tempo, in un contesto ancora molto arcaico ma moderno per il ruolo che ricopre la protagonista. Una donna forte, coraggiosa che cerca di imporre il suo ruolo e la sua personalità. Peccato che come nel mondo moderno molte volte non basta. Da leggere
This was such a powerful debut. Set in rural Sardinia in the early twentieth century, where old world superstitions coexist with judgement, the enabling of male violence, and the encouragement of female suppression. The author hints that the story is based on a real woman from that area who has since been martyred through death.
‘We resist, Teresa, because that’s how we’re made. Better alone and whole than in pieces with men.’
Within this story, Teresa dies at the hands of man who is filled with rage at her for not accepting his marriage proposal. Yet, while she is murdered by one man, there are many within the village where she lives that bear the blame as well. They encouraged the man to teach her a lesson, to put her in her place, because she had gotten too bold with her independence, risen too much above them and was not behaving in line with what they deemed as appropriate for a woman. It’s a tragic story that has an impacting and timeless message. A novel set long ago, yet a story that is as modern and relevant as they come.
The end fast forwards decades to Teresa’s daughter, now a mother herself. As a child, she witnessed her mother’s brutal murder. In the final pages of this story, we see her acting with a grace and compassion that not many would be capable of. It was an unexpected ending to the novel, but it worked well.
A powerful and impactful novel that I highly recommend. Beautifully translated from Italian.
Un romanzo molto doloroso. La storia di tre donne Maria, Teresa e Maddalena, anche se quest'ultima compare solo in pochissime pagine alla fine del libro. Ispirata a racconti, passati di bocca in bocca, avvenuti all'inizio del secolo scorso, tocca un tema che è stato e continua ad essere molto scottante: l'indipendenza delle donne, che non si emancipano mai e pur lavorando come muli e avendo un'intelligenza pronta come Teresa vengono considerate meno di niente senza un uomo a proteggerle (?), ma quel che è peggio, nemmeno la solidarietà femminile le protegge. Da allora di strada ne è stata fatta, ma molta ne deve ancora essere percorsa, un monito è la recrudescenza di femminicidi in Italia e nel mondo.
I would have rated it higher but I think some of its power and profundity may have been lost in translation. Possibly, also, some of the skill of the craft.
“Ma ricordati che la libertà non ha terra promessa, è una lotta continua. La gente continuerà a fare finta di nulla, non importa quanto grande sia l’ingiustizia. Tocca a te rimanere in piedi”
Quanto deve essere forte una donna per non sentirsi ferita dai pregiudizi, continuare a lottare per quello in cui crede e sognare senza abbattersi davanti alle ingiustizie subite soltanto perché diversa?
Teresa, figlia illegittima del signorotto del paese, vivrà in prima persona tutto quello che comporta essere emarginata perché non si attiene alle tradizioni e abitudini di un paesino dove le donne e le male lingue fanno da capobranco, dove il prete della chiesa del paese detta le leggi non soltanto morali ma anche quelle sociali e culturali con il potere di bandire e isolare chi non rispetta i suoi precetti.
Non importa cosa lei faccia, sarà giudicata e criticata da tutti gli abitanti di un paesino che, nascosto nell’entroterra della Sardegna, sembra essere rimasto fermo nel tempo, con tradizioni e costumi che l’autrice ha saputo descrivere sapientemente durante tutta la storia.
Pregiudizi e tradizioni da un lato, una donna sola dall’altro, nella perenne guerra di cercare il proprio spazio, la propria identità… con un finale che dimostra purtroppo che la Storia sempre si ripete.
Però, anche se ha una trama accativante, potrei sintetizzare la mia opinione su questo romanzo in una sola parola: “piatto ”, perché non mi ha trasmesso quasi nessuna emozione. Ho letto una storia dalla quale mi sono sentita “lontana”, “inerte” davanti a quello che mi raccontava. Personaggi poco definiti, senza carattere e quella sensazione che “sta per accadere qualcosa” che dopo non si avverava.
Nuovamente ringrazio le mie care amiche lettrici @miss_shepherd_12 e @tiziananigro per questo viaggio letterario…
Ti sei mai sentito/a condizionato/a per i pregiudizi e il “cosa dirà la gente”? Quanta forza credi avere per andare contro le tradizioni importanti nella tua famiglia?
Aunque no está disponible en castellano, para poder leer mi reseña haz clic en la frase “ver traducción” al final del post
Il Mer 3 Nov 2021, 12:06 Canale, Gabriella Cintia ha scritto: LIBRO: LA RINNEGATA AUTRICE: VALERIA USALA DATA D’USCITA: 26 APRILE 2021 GENERE: LETTERATURA ITALIANA “Ma ricordati che la libertà non ha terra promessa, è una lotta continua. La gente continuerà a fare finta di nulla, non importa quanto grande sia l’ingiustizia. Tocca a te rimanere in piedi”
Quanto deve essere forte una donna per non sentirsi ferita dai pregiudizi in contra sua e continuare a lottare per quello che crede e sogna senza abbattersi davanti alle ingiustizie subite soltanto perché diversa? Teresa, figlia illegittima del signorotto del paese vivrà in prima persona tutto quello che comporta essere emarginata perché non si attiene alle tradizioni e abitudini di un paesino dove le donne e le male lingue fanno di capobranco, dove il prete della chiesa del paese detta le leggi non soltanto morali ma anche quelle sociali e culturali con il potere di bandire e isolare chi non rispetta i suoi precetti. Non importa cosa lei faccia, sarà giudicata e criticata da tutti gli abitanti di un paesino che, nascosto nell’entroterra della Sardegna sembra essere rimasto fermo nel tempo, con tradizioni e costumi che l’autrice ha saputo descrivere sapientemente durante tutto il relato. Pregiudizi, tradizioni da un lato, una donna sola dall’altro, nella perenne guerra di cercare il proprio spazio, la propria identità… con un finale che dimostra purtroppo, che la Storia sempre si ripete. Però… anche se ha una trama accativante, potrei sintetizzare la mia opinione su questo romanzo in una sola parola: “piato”, perché non mi ha trasmesso quasi nessuna emozione. Ho letto una storia dalla quale mi sono sentita “lontana”, “inerte” davanti a quello che mi raccontava. Personaggi poco definiti, senza carattere e quella sensazione di “sta per accadere qualcosa” che dopo non si avverava.
"In quell'istante, la donna capì che crescere non significava smettere i panni di se stessa per diventare un'altra, ma ritrovare la bambina che era stata e tenderle la mano, senza vergogna"
Valeria Usala ha scelto di dare voce a una donna dimenticata, una donna che ha deciso di resistere contro tutto e tutti. Specie contro i pregiudizi e le convenzioni, che vogliono relegare la donna a ruolo sottomesso all'uomo.
Teresa è la nostra protagonista e intorno a lei gravitano una serie di personaggi, devo dire ben caratterizzati dalla scrittrice. Chi legge ha l'impressione di conoscerli da sempre.
Rimasta orfana, non ha avuto nessuno a proteggerla. Un intero paese la rinnega, e la invidia sia il forte temperamento, da ribelle, impaurito di fronte alla sua indipendenza, sia la bellezza e i suoi occhi color miele. Proprio il suo carattere e questo forte senso di lotta, la rende diversa dalle altre donne del paese in cui vive, Lolai.
Neanche aver creato, come tutte, una famiglia con l’uomo che ama, Bruno, ha messo a tacere le malelingue e i pettegolezzi. Nessuno crede che la sua fortuna, derivante da un emporio e una taverna che ha costruito e gestisce con le sue forze, sia frutto di fatica e tenacia. Ma le voci sono sempre rimaste solo voci, anche quando a rispondere a tono è Maria, la bruja del villaggio, che vaga per le strade senza una meta precisa. Quando tutto cambia, Teresa deve difendere ciò che ha conquistato e dimostrare che può farcela da sola. Che non rinunciare a sé stessa significa essere libera. È questo che vuole tramettere ai suoi figli, in particolare a Maddalena.
Anche la Sardegna è protagonista attraverso la sua natura, le sue leggende e le sue contraddizioni.
La Usala, a fine libro, ci dice che ha deciso di rompere il silenzio che avvolge una storia che ha molto da raccontare e che si connota per essere colma di coraggio e rinuncia. Ma è pure una storia di amore e potere, di rinascita e di speranza. E soprattutto sul senso della giustizia.
È una narrazione-fiume, sono stata letteralmente inghiottita da questa storia estremamente avvincente, specie per un romanzo d'esordio. Il finale non mi ha convinta del tutto, avrei voluto fosse arricchito da più spiegazioni sui fatti narrati e questo mi lascia molto perplessa; lo stile è semplice, fluido. Un romanzo con cui farsi avvolgere, totalmente.
Innanzitutto una piccola premessa: sono americano e perciò preferisco scrivere qualche mio parere (povero che sia) in inglese anche se ho letto il romanzo in italiano...
(A spoiler-free review.)
Captivating. The story totally drew me in from the very beginning and never lost me. Perhaps part of that was the familiarity of the time and setting (and voice even), from having read a good number of Grazia Deledda's novels: echoes of Deledda's Sardinia — the physical setting, the storytelling, the characters, the culture, the plot, everything — permeate this novel too. I feel like this novel was inspired (in a good way) by some of Deledda's work, even if indirectly.
The writing style struck a perfect balance — neither too modern nor too flowery and faux literary. Description was offered in thoughtful, measured doses, well balanced with crisp dialogue and clear action. The pacing was perfect, languid at times (to fit the setting) but never slow or boring. The voice was pitch-perfect as well.
The ending was a bit shocking (in a profound and memorable way), and the final, 4-page chapter set many years after the main events of the novel was a perfect coda. (I think the book could/should have ended there: that last 1-page "epilogo" didn't add anything, in my opinion.)
I was debating between 4 and 5 stars, but the difference hardly matters: this is a softly powerful, well-written book that will linger in my memory, and it's a fine addition to the list of literature set in Sardinia. Although the main characters are women, and I could understand why some might label it a "women's lit" or a feminist work, I see it as a much deeper work of introspection into our society, one which encourages some thought about those who don't necessarily fall into lock-step with cultural norms and expectations. I was also struck by the additional theme of crime and forgiveness.
Anyway, I want to close with what I intend as some constructive criticism: Neither the front cover illustration nor the blurb/summary on the back cover serve the book well in my opinion. After reading that blurb, and looking at the cover, I almost put the book back down. Happily, I instead decided to read the first couple of pages right there in the bookstore. Blurbs are difficult to write, but this one doesn't really capture the spirit or tone of the book, and while the cover illustration (photo) is attractive, I think it also fails to represent the tone and content of the book very well.
Non è facile parlarvi di questo romanzo che fin dal prologo mi è entrato sotto pelle per arrivare a far vibrare il mio dna sardo, anzi sardissimo. Non posso e non devo fare paragoni, ma in questo timbro narrativo ho percepito subito il sanguigno stile deleddiano, quello che parte dalle radici della terra e penetra nell'animo umano, quello che descrive come una istantanea color seppia la vita tra i campi e le vie strette dei paesini senza una geolocalizzazione precisa. Una storia che ha radici in un fatto realmente accaduto ma che è andato sbiadendo nel tempo, passando di bocca in bocca e di generazione in generazione e restituendoci tutto l'ardore degli abitanti di un piccolo e pettegolo paese di campagna. Perché l'omertà sarda è famosa, ma concorre con il "fardettare" delle donne che sanno essere solidali quanto ostili tra loro. Il romanzo è ambientato un secolo fa, ma certi atteggiamenti e costumi ce li portiamo dietro ancora oggi e in contesti sociali ristretti e isolati è più facile si percepisca come un fastidioso sfogo sulla pelle. La rinnegata è un asprigno concentrato di femminilità, di resistenza e resilienza, di dolore, rinuncia e perdita. La storia di due donne molto simili, forti e testarde, che non si sono mai sentite veramente parte della comunità nella quale loro malgrado vivono. Maria, ingenua e sognatrice, Teresa orgogliosa e disincantata. La vita con loro è stata particolarmente dura, ma loro sono cresciute in fretta e hanno dimostrato di poter combattere, seppur in modo diverso, contro la onnipresente invidia del paese. Mentre leggevo il romanzo, mi sono ritrovata spesso in balìa di emozioni davvero forti, ho sofferto prima accanto a Maria e poi ho stretto i denti accanto a Teresa. Quando una lettura diventa fisicamente emotiva, allora il suo autore ha raggiunto lo scopo per cui scrive: far partecipare il lettore alla storia, farlo diventare personaggio. In questo romanzo, tutta la comunità diventa protagonista, con i suoi chiaro scuri, ogni sguardo e ogni parola che pesa come macigno. Valeria Usala ha scritto una storia senza tempo, che oggi ci invita a riflettere sul valore della solidarietà e della sincerità, sull'amicizia che esula da qualsiasi secondo fine e sul complicato quanto insondabile animo femminile.
Una tematica attuale e delicata è quella che troviamo in questo romanzo.
In un paesino Sardo, Lolai, dove la gente non fa altro che spargere cattiveria e parole non vere, troviamo Teresa, suo marito e i suoi tre figli. Teresa è una donna dal carattere forte e determinato, un carattere avvincente, che da sempre lotta contro i pregiudizi della gente e le male lingue su di lei solo perché si guadagna il pane lavorando e particolare da non sottovalutate è bella, di una bellezza unica, e per tutte queste male lingue la bellezza in una donna è motivo di parole crude e pregiudizi.
Questo romanzo vuole farci capire come spesso le parole della gente, del popolo, possono ferire ed essere causa di disagio. Attraverso l'infanzia della protagonista e delle sue lotte continue, che conoscerete leggendo, la scrittrice ci narra come Teresa non si sia mai arresa un solo giorno, e come abbia lottato anche per guadagnarsi la famiglia che ha creato col marito.
Solitamente non ci si aspetta una parola di troppo e per di più negativa da una persona che si conosce, ma si spera sempre che essa possa essere gentile ed educata, tutte queste brutte espressioni influenzano la vita delle persone che le ricevono e chi le canta non ci pensa a questa conseguenza. La nostra protagonista si ritroverà a poter contare solo su poche persone, personaggi ben inseriti nel romanzo e con un compito preciso, come Tore amico d'infanzia, Maria e Gavina, persone che si contano su una mano, ma persone vere, come dice lei stessa.
La Rinnegata non è un semplice romanzo di narrativa da leggere per passare il tempo ma è un romanzo con un messaggio ben chiaro che non potete che cogliere e farne tesoro come né farò tesoro io. La forza, l'orgoglio e la voglia di vivere sono i punti forti della protagonista che non si arrende mai ma cammina sempre a testa alta lo fa per se stessa per suo marito e per i suoi figli.
Una verità che ancora oggi in alcuni paesi si manifesta per ignoranza del branco. Vi consiglio di prendere questo libro come spunto di riflessione. La scrittura, seppure il libro narra un argomento particolare, è facile da leggere e capire, la penna di questa scrittrice mi ha affascinata, un modo di scrivere fluido e dettagliato ma allo stesso tempo tratta un tema importante.
Un libro intenso che racconta una storia familiare in modo delicato, accogliente e travolgente.
La Sardegna viene trasmessa al lettore come fosse un’infusione, perché la penna di quest’autrice riesce a raccontare profumi, sapori e cultura sarda in modo naturale e scorrevole.
Teresa Murru diventa una protagonista in tutto e per tutto, per lei sarete costretti a sospirare, pregare e probabilmente anche a lasciar scendere qualche lacrima.
Nel paese di Lolai la bellezza si trasforma in colpa e in uno scotto da pagare, oltretutto, se aggiungiamo le doti di questa meravigliosa donna il tutto diventa ancora più difficile da domare.
Teresa è come Teresa d’Avila, la Santa. Con lei condivide l’intelligenza, l’integrità, il coraggio, lo spirito di libertà e l’intraprendenza; tutto troppo... per un piccolo paesino, in cui la gente mormora per noia e per ignoranza come le pecore delle greggi che pascolano lì accanto.
L’ invidia che si confonde con ammirazione ed una donna che non ha paura di nessuno, indomita fino all’ultimo.
Teresa è la dimostrazione di una vita di prove quotidiane da prendere come esempio, da portare nel cuore e da raccontare come Valeria Usala ha saputo fare, con poesia in alcuni momenti ed intensità in altri.
Una trama che racconta tanto ma che non svela abbastanza di quanto ci sia di prezioso in queste pagine.
Potrei continuare raccontandovi della sua cara amica Gavina oppure di Maria sempre accanto come un’ombra, considerata come se fosse la strega del paese, e di tante altre anime che popolano questa terra e questa storia; tutti complici e tutti legati, come le famiglie Collu e Murru dai destini incrociati ma divisi.
Una saga familiare che merita d’esser conosciuta e che non faticherà a farsi largo negli scaffali delle vostre librerie perché questo romanzo è un grande esordio.
La Rinnegata è il libro di esordio di Valeria Usala. La storia si ispira a una vicenda familiare di cui per tanto tempo nessuno ha voluto parlare e che si è tramandata di bocca in bocca.
Le vicende raccontate si svolgono in Sardegna, nel paesino di Lolai, agli inizi del novecento.
Teresa, la protagonista, è una donna bella e instancabile lavoratrice; è sposata con Bruno ed è madre di tre figli. Possiede due attività insieme al marito. Il suo lavoro le permette di avere una vita agiata e per questo è oggetto di desiderio da parte degli uomini del paese e di invidia da parte delle donne.
Rimasta vedova, Teresa rifiuta la proposta di matrimonio da parte di uno spasimante molto insistente, peggiorando ulteriormente le malelingue nei suoi confronti.
Il romanzo denuncia come i pregiudizi siano in grado di influenzare le persone, portando a stravolgere la vita di chi è oggetto delle malelingue e come possano avere delle gravissime conseguenze.
Teresa è una donna che si ribella all’idea di dover avere per forza un uomo accanto, rifiuta in maniera categorica il suo spasimante. La sua tenacia è la goccia che fa traboccare un vaso ricolmo di pettegolezzi infondati. Teresa viene rinnegata da un paese intero in quanto non si sottomette alla mentalità ottusa. Cerca di andare avanti per la sua strada, lavorando sodo, badando ai suoi figli, onorando il marito e cercando di farsi scivolare le malelingue, ma la cattiveria e l’invidia sono troppo forti da essere gestite e, purtroppo, riescono ad avere il sopravvento. Teresa è una donna forte, complessa e un po’ troppo emancipata per il periodo e il lungo in cui ha vissuto.
Il suo essere indipendente ha generato pettegolezzo, cattiveria e invidia da parte di chi non è riuscito ad avere una donna bella e risoluta come lei. E ci sono state anche persone divorate da un senso di frustrazione e inadeguatezza nei suoi riguardi che, nonostante l’abbiano ammirata in silenzio e avrebbero voluto essere come lei, hanno preferito andarle contro.
Nel romanzo l’autrice si sofferma sulla solidarietà femminile. Teresa ha infatti accanto delle donne che la sostengono, andando contro un paese. Ci sono, purtroppo, altre che preferiscono scegliere il lato “più forte” a causa dell’invidia e del senso di inferiorità che provano, anche a costo di risultare delle irriconoscenti.
Oltre Teresa, un’altra protagonista indiscussa è la Sardegna con la sua cultura, i colori e i suoi odori, anche se viene mostrato l’altro lato della medaglia (comune anche ad altri luoghi, ovviamente), che riguarda la mentalità che vuole le donne sottomesse all’uomo.
Consiglio il libro? Sì, lo consiglio. Valeria Usala ha uno stile scorrevole e accattivante. Nel romanzo viene descritta una Sardegna a 360°. La storia è molto triste e viene raccontata la lotta per la libertà di una donna forte e tenace. Teresa è una protagonista risoluta, in grado di incassare colpi, ma di non piegarsi alla mentalità retrograda che la circonda. Lotta con tutta se stessa contro l’idea che vuole il suo essere indipendente sinonimo di una ribellione malevola.
Se avete amato L’Arminuta di Donatella di Pietrantonio o Accabadora di Michela Murgia, non potete far altro che tuffarvi nelle pagine de La Rinnegata.
"La rinnegata" di Valeria Usala ci trasporta in una piccola realtà della Sardegna dove seguiamo le vicende di una donna mal vista e perennemente biasimata da chi la circonda, compreso il parroco del paese. L'elemento positivo di questo romanzo è, sicuramente, il modo in cui l'autrice ci parla di Teresa. Non abbiamo più la concezione maschilista della donna forte intesa come una creatura che resiste ai drammi in modo banale e quasi passivo, ma la forza femminile qua ci viene descritta facendo riferimento al portare avanti ciò in cui si crede andando oltre il disappunto altrui e oltre gli stereotipi e i ruoli che ci vengono imposti dalla società. Il carattere della protagonista è duro e non cela le sue parti negative e i suoi errori. Il problema di questa opera è che ci sono davvero tanti buchi di trama. Perché ci viene raccontata la storia della madre di Teresa? Perché Teresa non è apprezzata nemmeno in presenza del marito? Perché Carlo e gli altri personaggi spuntano come funghi senza darci spiegazioni sul loro passato e sul perché dei loro pensieri? Perché alla fine c'è un perdono da parte della bambina divenuta adulta? Questo romanzo è un ottimo esercizio di scrittura che ci mostra le capacità che la scrittrice ha nel descrivere le vicende, ma non è da considerarsi un'opera completa.
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