Prima esperienza con Baricco e siamo partiti decisamente col piede sbagliato. Nonostante, paradossalmente, io mi trovi generalmente d'accordo con molti dei ragionamenti che vengono delineati dallo scrittore, penso che questo libro contenga un aspetto quasi agghiacciante.
Mi riferisco al fatto che tradisce la responsabilità fondamentale che credo dovrebbe avere ogni scrittore.
Personalmente, mi piace pensare ad uno scrittore come ad un individuo che, indicando il cielo stellato, aiuti chi lo ascolta a intravedere delle forme nel vuoto. Quell'infinità di puntini luminosi erano già lì, sopra le nostre teste, li guardavamo confusi non vedendo altro che caos e disordine, poi, magicamente, seguendo il dito dello scrittore, iniziamo a scorgere anche noi decine di personaggi che si rincorrono fluttuando nel cielo. In altre parole, lo scrittore per me è colui che, più o meno consapevolmente, riesce a identificare delle forme nel disordine della vita. Un'altra immagine che mi piace è quella di un pescatore paziente che lancia il suo amo nel mare dell'ignoto e ogni tanto tira fuori un riflesso del mondo. Non penso che nessuno scrittore capisca il mondo, penso semplicemente che un buono scrittore abbia l'abilità necessaria a distillare dall'oceano della realtà un bicchierino di liquido dolciastro che chiunque possa poi ingurgitare senza farsi scoppiare lo stomaco. Da questo punto di vista il lavoro dello scrittore (o più in generale forse dell'artista) è molto simile a quello dello scienziato. Anche gli Scienziati, con la S maiuscola, che godono di uno status quasi divino, vi assicuro, non capiscono il mondo, ma proprio per niente. Si limitano a impugnare la canna da pesca e a mettere insieme delle considerazioni razionali su quella che sembra essere la realtà. Cosa cambia allora tra uno scrittore e un fisico delle particelle? Beh, credo che fondamentalmente cambi solo il livello di dettaglio al quale si osservano le cose. Lo scienziato osserva la realtà partendo dai principi primi, dalle domande più semplici ed elementari possibili, dal primo gradino della scala. Si può pensare ad uno scienziato come ad un orafo che, calandosi sugli occhi degli imponenti occhiali di precisione, cerchi di rifinire, rifinire e rifinire ancora i dettagli di una pietra preziosa. Ma non inganniamoci, questo livello della realtà è il più semplice, di conseguenza quello di cui possiamo avere una comprensione più dettagliata e precisa (seppure mai completa ed esaustiva). Mano a mano che ci allontaniamo dai principi primi che studia la scienza, salendo la scala della complessità del mondo, le cose diventano sempre più incomprensibili. Dalla meccanica quantistica alla fisica dello stato solido ci sono enormi approssimazioni inevitabili, se passiamo all chimica poi... oramai stiamo puntando solo all'utile, non importa se una cosa come la super celebre 'legge di Lavoisier' è concettualmente completamente sbagliata, e poi, a questo punto siamo ancora solo all'inizio. La medicina? Come mi sono sempre sentito ripetere da mio padre, medico, 'in medicina 2+2 non fa mai 4, a volte fa 3, a volte fa 5', e via ancora con psicologia, antropologia, sociologia, politica, storia... mano a mano il tipo di pesca che viene effettuato cambia, si utilizzano altre esche, nuovi tipi di ami e si pescano pesci completamente diversi. Lo scrittore, per me, sta in cima a questa scala, si sobbarca il compito impossibile di pescare dalle acque turbolente del tutto, senza mezzi termini e senza troppe protezioni. La cosa fondamentale da capire a questo punto è che, se per lo scienziato-orafo, che sta tranquillo nel suo laboratorio con gli occhiali calati sul naso, ci sono mille precauzioni da considerare e precise procedure da seguire per evitare che il suo minuzioso lavoro vada in mille pezzi, invece la situazione è diametralmente opposta per lo scrittore, che cerca di tenere la canna da pesca nelle mani, in piedi sulla punta dell'albero maestro di un vascello che sta affondando, in una tempesta che esplode di fulmini, in un mare che ringhia di mostri marini. Lo scrittore pertanto è infinitamente più libero, addirittura può, immaginare. Tutto vale contro un avversario così immenso come la realtà nuda e cruda.
Bene, a questo punto, perché dico che in questo libro c'è un elemento agghiacciante? Perché mi sembra che Baricco abbia mentito, che si sia camuffato nei panni dello scrittore per poi affrontare tematiche specifiche di sociologia e politica. Trovo questo comportamento incredibilmente spaventoso e preoccupante. Il motivo è che consente di utilizzare la libertà propria della scrittura, unita alla forza e persuasione del linguaggio letterario, in un dibattito che ha un altro linguaggio e altre regole. E' semplicemente barare. Penso invece che uno scrittore dovrebbe tener fede alla responsabilità di rimanere all'ultimo gradino della scala. Questo perché, se si rompe questa responsabilità, si crea potenzialmente una profonda disinformazione. In breve, le persone si troveranno a poter fruire allo stesso modo delle idee tecniche dei veri esploratori di un ambito della conoscenza oppure delle considerazioni arbitrarie e libere di uno scrittore, che per di più si pone come narratore abile e personaggio carismatico, offrendo risposte veloci e comode.
Forse sono stato troppo duro con Baricco, ma leggendo quest'opera sono stato preso dal terrore di finire un giorno a scrivere qualcosa di simile, di infrangere la responsabilità dello scrittore. Ecco cosa mi porto a casa da questa lettura: un giuramento a rimanere sull'ultimo gradino.