Tutto ha inizio con una cena come tante: una madre e una figlia sedute a un tavolino sulla Darsena, a metà giugno, con un bicchiere di vino in mano e molti pensieri in testa. Le due chiacchierano del più e del meno, soprattutto del meno, con una tensione che cresce dietro ogni parola. E poi, scena dopo scena, l'impensabile. Mentre la madre sta facendosi un bagno, il gas invade l'appartamento e la figlia esce da quella casa per non tornare. Cos'è successo davvero quella sera? Dov'è Elisa, perché è fuggita? Perché si è inventata per anni una vita che non era la sua? E soprattutto perché Ada, mentre indaga seguendo le sue tracce, fa di tutto per coprirla? Un romanzo che non riesci a smettere di leggere grazie al montaggio ipnotico e alla magia di una scrittura calibratissima. Carmen Totaro, con un incedere senza scampo, con una sensibilità unica per i dettagli che racchiudono il senso di intere relazioni, scrive la storia indimenticabile del distacco tra una madre e una figlia, e forse del loro ritrovarsi. Così, quando giri l'ultima pagina di questa storia familiare che indaga quel confine sottilissimo tra ciò che è normale e ciò che non può dirsi tale, senti che quello che stringi tra le mani non è solo un noir psicologico di fortissimo impatto: è molto di più. È un libro che ci contiene tutti e che ci porta in acque profonde
Un gran bel mah. O forse addirittura un meh. Il tema è quello del rapporto tra madre e figlia, le incomprensioni e lo scontro generazionale. Le cose nascoste, le fughe. Non ci ho trovato dei personaggi particolarmente interessanti o ben descritti e niente di entusiasmante. Sono tre stelle e non due perché l'ho ascoltato, e Iaia Forte è veramente una voce di livello. Sconsigliatissimo, se non, appunto, per un ascolto abbastanza veloce e non impegnativo.
Una vicenda assurda, una narrazione lenta, personaggi insignificanti e un finale che non sta in piedi. Da questo romanzo non se ne trae nulla, se non la frustrazione di avere a che fare con una storia che non porta da nessuna parte. Ci si ritrova invischiati in una rete di detti e non detti, di episodi buttati lì in ordine sparso, di comparse senza nessuna utilità, di aspettative deluse e accuse velate, ma mancano l'intensità dei sentimenti, le urla, le litigate che servirebbero a sbloccare le situazioni.
Una buona partenza e un affetto sincero per la protagonista, madre suo malgrado di una stronza. Un sacco di spunti e un buono slancio... E poi? Boh, tutto si risolve, o meglio non si risolve, e le cose dette pesano troppo poco per un finale aperto spalancato. È come vedere una serie a metà, e non è la metà migliore. Mica male eh, solo che non si trattano così le storie.
« Devi trovare tua figlia ma anche badare a te stessa. I tuoi condomini non dimenticheranno che hanno rischiato di saltare in aria.» « Sono appena stata al Centro dopo dieci giorni in spedale piena di sensi di colpa, che altro vuoi? » replicò. « Che fossi un po' piú cordiale con Gemma e con i vicini, visto che ti hanno aiutata, e soprattutto che non raccontassi storie su Elisa. È andata in Puglia, al mare, sulla luna. » Abbassa la voce, avrebbe voluto dirle, ci penso io a spiattellare la mia vita sul marciapiede, se voglio, ma non lo fece. « Ah, a proposito, conosco una psicologa che si occupa di adole-scenza. Parlerebbe volentieri con tua figlia. Senza impegno. » « Mia figlia non è piú un'adolescente » si riprese Ada. Estrasse dalla borsa la denuncia di scomparsa di Elisa, era tentata di sbatterla in grembo ad Assunta per mostrarle che lei era una persona pratica, capace di prendere decisioni.
5 ⭐️ Mi è davvero piaciuto! Con la naturalezza della scrittura di Carmen, un libro sul rapporto mamma-figlia.
Interessante il tema del romanzo ossia il rapporto tra una madre e la figlia, incomprensioni, parole non dette, menzogne. Una madre che, nonostante l'evidenza continua imperterrta a nascondere e giustificare comportamenti non edificanti della figlia. Una figlia che non esita a puntare il dito verso la madre. Ma nessuna delle due si rimette in discussione per trovare un punto d'incontro e poter instaurare un rapporto più stabile e sincero. È una storia che rimane un po' così, sospesa a mezz'aria e forse è proprio perché è troppo difficile ammettere le proprie debolezze e più facile rimanere sulle proprie convinzioni e ritenersi sempre e comunque dalla parte della ragione
totaro ha un modo di scrivere molto conciso e semplice, cosa che mi attira per una lettura estiva nel momento in cui ti vuoi rilassare. la storia non mi ha convinto del tutto bella ma troppo effimera.
Un libro che indaga senza indugio sul rapporto madre figlia. Una conflittualità che nasce dallo scontro tra il conservatorismo della madre e la volontà della figlia di cambiamento. Una bugia che travalica e diventa un peso così forte da costringerti a scappare.
Ne sono rimasta delusa.. Nulla si spiega se non un evidente incomprensione tra madre e figlia ma non si approfondisce mai, se non qualche aspetto della madre.. Si galleggia sempre tra le pagine, libera interpretazione finale del testo è la conclusione.. Peccato
La narrazione attraversa una serie di eventi abbastanza angoscianti e tristi che non trovano una risoluzione effettiva, lasciando un finale aperto con numerosi dettagli in sospeso. La scrittura è piacevole e scorrevole, si legge davvero in poche ore. Nonostante questo, il testo offre la possibilità di riflettere sul rapporto tra genitori e figli. Madre e figlia rincorrono l'immagine che l'una ha dell'altra senza provare a conoscersi davvero; così Ada si scontra con la realtà dei fatti e scopre che sua figlia non è quella che lei stessa continua a descrivere in modo ottuso e cieco. Le sue (discutibili) azioni sono costantemente giustificate, come se il conflitto e la ribellione fossero esattamente quello che ci si dovrebbe aspettare, rafforzando ancora di più la narrazione distorta di una madre che non vuole sapere davvero chi è sua figlia. Da parte sua, Elena contribuisce alla farsa, forse anche perché, nella ricerca della strada da seguire e nel caos che ne deriva, è lei la prima ad avere paura di non sapere chi è e cosa diventerà. Scoprire di aver cresciuto un individuo con proprie idee, desideri, capacità e aspirazioni è un momento difficile per molti genitori. Soprattutto, è difficile accettare che questo si evolva secondo criteri talvolta casuali e autonomi, anche contrari a ciò che ci si aspettava.
Madre e figlia sono le protagoniste di 'Un bacio dietro al ginocchio'. Una serata apparentemente tranquilla si trasforma in un incubo quando,rientrate a casa dopo un aperitivo,la madre,Ada, si ritrova chiusa a chiave in bagno e la figlia,Elisa, pare essere sparita nel nulla. Da questo episodio ha inizio la descrizione, la definizione e la comprensione del loro rapporto,fatto di bugie,sotterfugi,rancori e disagi psicologici di entrambe. Da qui, dunque, si sviluppa l'idea di un bruttissimo rapporto madre-figlia, completamente privo di momenti piacevoli o ricordi positivi, e, nonostante le aspettative o le speranze del lettore,la situazione non migliora nemmeno in conclusione! In questo romanzo, personalmente,non ho avuto modo di empatizzare né con la madre, donna estremamente debole e marionetta nelle mani della figlia, nè tantomeno con la figlia stessa, chiaramente disturbata,egocentrica, cattiva e anaffettiva. Anche lo stile di scrittura appare,a volte,un po' confusionario,frettoloso e distaccato. Purtroppo non ho apprezzato queste pagine e,forse,non ho nemmeno compreso il messaggio intrinseco. Questo testo ha avuto la capacità di innervosirmi e di farmi provare molta antipatia per le protagoniste. In conclusione,quindi, non ho apprezzato questo libro,sia per i caratteri delle protagoniste,sia per ciò che mi ha lasciato una volta concluso.
Due donne, una madre e sua figlia. Della madre alla figlia non piace nulla, dal comportamento al modo di vestire, al tipo di vita che conduce; eppure lei stessa è una giovane donna inaffidabile e bugiarda, ancora preda di crisi quasi adolescenziali, alla ricerca di una qualche forma di stabilità. La madre di certo è una donna assai depressa, con la vocazione della crocerossina, ancora avvolta nella perdita di un uomo che non la meritava, con una unica amica e pochi contatti sociali; a sua volta ha un pessimo rapporto con la madre. In una strana serata di compleanno affiorano alcune scomode verità: la ragazza si allontana, la madre la cerca e infine la trova.
Libro strano, interessante, scritto in maniera molto essenziale e per questo molto scorrevole, ha avuto incoraggianti recensioni. Un racconto molto amaro sulle incomprensioni, speriamo poco realistico. Non mi è dispiaciuto leggerlo, ma personalmente avrei gradito qualche maggior approfondimento. Accattivante il titolo.
Questo racconto di emozioni tutte fisiche lascia uno strascico. Non è conciliante, non è risolutivo. Rimangono sensazioni, ferite aperte, "perché" insoluti. Si sente tutto nel corpo: il sudore, la testa che gira, il senso di vuoto, quel disgusto così tante volte ripetuto nel testo. L'impotenza contro un rancore, così radicato perché tanto profondo che non riesce ad emergere, è una sabbia mobile, ogni movimento produce un avviluppamento maggiore.
Un romanzo così intimo e personale è narrato in terza persona...ma forse solo una terza persona, neutrale, può non prendere posizione, può permettersi questa sospensione senza esiti.
Un bacio dietro al ginocchio non finisce e non finisce quando si chiude il libro, rimane impresso come quel tatuaggio sbagliato a cui fa riferimento il titolo. È inutile porsi la domanda "a che serve?". Serve a farsi domande.
La storia è affascinante, restituisce un'atmosfera un po' realistica un po' "thriller". Ho apprezzato che l'autrice sia stata capace di disegnare dei protagonisti imperfetti, molto reali nei loro difetti, senza però accanirsi e bilanciando il buono e il meno buono di ognuno. Anche la scelta di non far affrontare alle protagoniste "l'elefante nella stanza" ha un suo realismo, non credo sarebbero in molti in grado di farlo.
Mi hanno lasciata perplessa, invece, alcuni salti temporali nell'ultima parte molto più netti rispetto ad altri presenti nella prima, quindi sicuramente voluti ma che in alcuni momenti sembrano un espediente per correre verso il finale.
Mi aveva attirata la copertina di questo libro, senza nemmeno leggervi la trama onestamente. Mi è piaciuto, si percepisce la sofferenza e il dolore di entrambe, madre e figlia. Ho provato compassione per Ada, per la sua angoscia e per il senso di protezione innato nei confronti di sua figlia, nonostante probabilmente non lo meritasse pensandoci razionalmente. E poi avrei voluto abbracciare Elisa, è fragile e giovane, si sente sola ed è chiaramente ferita da tutte le cose successe nella sua vita. Ma c’è un unione forte in questo racconto, il bisogno l’una dell’altra è comunque più forte degli episodi dolorosi e delle incomprensioni. Forse è proprio questo il legame naturale di madre e figlia.
Madre e figlia, un rapporto conflittuale costruito sulle incomprensioni e l'impossibilità di una comunicazione sincera. È un racconto intimo, emotivo, che si svolge più che altro nei silenzi delle due protagoniste incapaci di vedersi come persone complete al di fuori dei ruoli di madre/figlia. È senza dubbio un racconto che fa riflettere; mi ha suscitato più simpatia Ada (forse anche per la simile età), ma anche la lotta della figlia per staccarsi dalle aspettative è molto ben scritta. Unico neo forse il finale che arriva all'improvviso. Forse c'è stata la volontà di un "non-finale" più realistico, ma troppe domande restano in sospeso.
Insomma, un libro così e cosi. La trama non è male, il rapporto complicato e conflittuale tra madre e figlia, ma la scrittura non mi convince. Cose accennate, ritorni al passato che non dicono nulla o quasi, rapporti familiari difficili ma motivi appena accennati. Un episodio che inizia e conclude il libro ma che lascia il lettore insoddisfatto... Cosa è successo quella sera, come è successo, chi ha colpa e chi dice e non dice...? Troppi interrogativi lasciati in sospeso, l'unica cosa che ho capito è quello a cui si riferisce il titolo, per il resto ni.
C’è un’ansia che come una corrente elettrica attraversa questo romanzo e ne caratterizza lo stile: sincopato, ricco di aggettivi, metafore e fin troppi stati d’animo. Il tema del rapporto madre-figlia è onnipresente ma non viene osservato dall’alto, descritto; il lettore è impantanato nelle incomprensioni e nei dolori. Niente viene spiegato, nonostante si descriva ogni passaggio talvolta troppo dettagliatamente. Se ne ricava un malessere pervasivo, che lascia stanchi, prostrati, sebbene credo sia tutto voluto.
La storia prometteva bene, poteva sicuramente avere mille risvolti e invece nella seconda parte cede ad un finale molto semplice, poco risolutivo è poco psicologico. In un rapporto madre-figlia è un po’ riduttivo un episodio di rabbia o di follia senza cercare alla fine una soluzione. Mi aspettavo di più.
Mi è sembrato tanto un "vorrei ma non posso" (essere paragonabile ai romanzi della Ciabatti). La storia difficile di una madre e una figlia, il disagio della madre, la cattiveria della figlia, la voglia di essere graffiante nel tono ma scatenando solo fastidio e antipatia. Non mi ha convinta per niente.
Ho comprato il libro senza leggere alcuna recensione, mi ha colpito il titolo e la foto in copertina. Leggendolo ho capito sempre più che non si tratta di una storia dove sei guidato nella direzione indicata dall'autore. L’idea di partenza è buona, incalzanti le prime pagine. Poi la confusione, il nulla, sensa senso, senza finale. Non ho smesso di leggerlo perchè mi aspettavo la svolta, ma è stato solo masochismo andare fino alla fine.
Non saprei bene cosa farci di questo libro. Perché la gente si ostina a voler scrivere di rapporti tra madre e figlia usando paroloni, farmaci, tentati suicidi se non peggio, rivalsa adolescenziale e fughe, spacciandosi per esperto di questi temi e lasciando tutto in mano ad una scrittura senza senso che non fa bene al mondo della salute mentale? Perché?
lettura eccessivamente emotiva, troppe analogie madre-figlia che mi hanno fatta perdere e poi ritrovare. opinione puramente critica ed esule da ogni sentimentalismo è che la seconda metà perde moltissimo ed è totalmente, non dico superflua, ma comunque di troppo rispetto a quello che all'inizio si legge
Che patema. Ma poi i dialoghi e le reazioni delle due protagoniste sono surreali rispetto alla gravità della situazione, o sbaglio? Trama sconclusionata, personaggi principali e secondari irrilevanti. Sconsiglio.
Un libro aperto a molte interpretazioni, una trama sottile e impalpabile che si percepisce appena ma una scrittura con una potenza evocativa di emozioni davvero unica.