Il signor E. ha un problema: che sogna, ma non può saperlo. E quando si sveglia, continua a sognare - ma non può saperlo. Fra le mille e mille immagini scatenate dalle sue visioni notturne, comincia a delinearsi un'idea di base, un chi, e tanti perché: treni diretti al limite del mondo conosciuto, tigri dai denti a sciabola; cosa ci fa il Taj Mahal in Egitto? ...Il tempo di domandarlo, e un'altra corsa è già avviata, c'è un'altra realtà in cui precipitare, un altro sogno, quel baratro di paure e desideri che non può più scegliere di non vedere. Una menzogna, una chimera saggiamente sofisticata - o una verità nuda, semplice, incapace di essere imperfetta. Una discesa labirintica nei mondi interiori di un individuo attraverso una scrittura informale, visionaria e a tratti sregolata che rivela lo stile di un sorprendente giovane autore.
Con "Fuga a cinque voci" mi sono lanciato in un'avventura a metà tra il sonno e la veglia, e che in un certo senso trascende entrambi, seguendo il signor E. attraverso i vari mondi onirici creati dalla mente e dalla penna di Valerio, che ringrazio per avermi mandato il suo libro e per la fiducia accordatami.
Il protagonista di queste vicende è il sopracitato signor E., che nella prima scena ci viene presentato a tavola con altri tre commensali a guardare lo scorrere del Nilo... in India. E già qui c'è qualcosa che non va, anche lui lo intuisce. Ma è solo l'inizio di un viaggio caotico e inquietante nei meandri di mondi onirici e sempre nuovi. E. infatti è prigioniero di un loop di sogni dal quale non riesce a svegliarsi, ma non può saperlo; non subito, almeno. Finché non comincia a intravedere una trama di fondo, come se qualcosa si fosse messo in moto, qualcosa di potente e inquietante. Qualcosa che E. dovrà fermare, se vuole tornare al mondo della veglia. Ammesso che questo sia possibile, ovviamente.
"Fuga a cinque voci" è un'opera che vive di immagini, con una serie di capitoli dalla trama verticale collegati da un accenno di trama orizzontale che si fa sempre più presente e importante man mano che si procede nella narrazione. Se ho apprezzato la storia di fondo, altrettanto mi sono risultati graditi i diversi mondi onirici, sempre nuovi e pieni di situazioni inquietanti e assurde, che hanno fatto nascere in me la curiosità e al contempo il timore di sapere cosa sarebbe successo nel prossimo capitolo, nel prossimo mondo. Il protagonista, E., da spettatore passivo delle vicende tenta di acquisire sempre più consapevolezza di sé e della non-realtà che ha intorno, nel tentativo di combattere una battaglia che sembra disperata già in partenza. Il mistero dietro al continuo loop di sogni nel quale è intrappolato è intrigante e la sua risoluzione, devo dirlo, piuttosto soddisfacente.
Come ho detto, questo è un libro che vive di immagini, e che fa della sospensione dell'incredulità un suo punto di forza. Il lettore è infatti portato a vivere lo smarrimento in modo al contempo simile e diverso rispetto ad E.: il protagonista dapprima non si rende conto di essere in un sogno, e questo giustifica e permette all'autore di osare con l'estro creativo, proponendo immagini e situazioni che nella quotidianità sarebbero assurde, ma che risultano perfettamente plausibili in un mondo onirico, dove del resto, si sa, tutto è possibile. E man mano che E. procede nella sua presa di consapevolezza, il lettore si ritrova ad abituarsi allo stile quasi allucinato dell'autore - a volte freddo e analitico, altre volte costruttore di immagini ispiratissime - e a familiarizzare con mondi sempre nuovi e assurdi.
L'opera non è poi scevra di interrogativi filosofici: cos'è reale? Dove finisce il sogno e comincia la realtà? Cosa succede a una mente pensante che non può pensare di pensarsi? Chi prende consapevolezza di essere in un sogno può ancora dire di star sognando? Domande che spero stimoleranno la vostra curiosità, e vi inviteranno a scoprire quest'opera che ho trovato davvero, ma davvero gradita.
Da oggi, sia nelle migliori librerie che negli store online, è possibile trovare Fuga a cinque voci di Valerio Dalla Ragione.
Fuga a cinque voci è il primo libro che leggo di quest'autore, nonostante ne abbia già pubblicati altri, e devo dire che inizialmente mi sono resa conto che non è un romanzo semplice da leggere, a volte a tratti confusionario e disorientante, eppure capace di diventare una piccola coccola, una coperta per avvolgersi ed evadere dalla realtà.
Valerio dalla Ragione inizialmente sembra non curarsi del lettore, evoca soltanto le emozioni e la necessità di raccontare una storia onirica, creando e mescolando pezzi di un puzzle invisibile che sta al lettore cercare di comprendere e visualizzare nella propria mente... se poi non riesce, pazienza.
Questa totale assenza di razionalità nello stile di scrittura, porta il lettore a immergersi completamente nella storia e, riga dopo riga, a divorarne le pagine, trascurando il resto intorno.
Sono proprio le parole, le frasi scritte dall'autore che martellano nella nostra mente con un minimalismo emozionale via via sempre più in crescendo dove, a ogni pagina, sarà capace di trasmettere emozioni sempre più forti e a giungere alla conclusione che in realtà il romanzo è molto più limpido e lucido di quanto si creda.
Come se Valerio Dalla Ragione, con Fuga a cinque voci, volesse ricordarci di come la mente a volte può creare una realtà diversa, alienarsi dallo stesso quotidiano pur di non sentire più dolore per poi arrivare a quel momento dove le maschere di cera vengono sciolte, dove i sogni diventano porte della stessa realtà, mostrando la verità più cruda.
Lo stile così minimale, ma intenso allo stesso tempo, spinge il lettore a cercare una spiegazione a ciò che succede ai personaggi della storia che, pagina dopo pagina, sembrano diventare il suo stesso riflesso. Nella mia esperienza di accanita lettrice, divoratrice di pagine, accumulatrice seriale di libri e come vecchia libraia, ho avuto il bisogno di collocare Fuga a cinque voci al di là di ogni genere possibile, visto come l'autore spinge il lettore all'interno di un sogno che si incastra con la realtà con così tanta naturalezza, portandolo poi a pensare di dar per scontato di conoscere già la fine, mentre in verità la conclusione arriva come un pugno dritto allo stomaco.
Fuga a cinque voci è un viaggio emotivo difficile da accettare: a volte troppo crudo, a volte confusionario, a volte riflesso di noi stessi, ma allo stesso tempo chiaro e più lucido che mai. I personaggi di Valerio Dalla Ragione non sono poi così complessi, basta solo lasciarsi andare e smetterla di usare lo stesso copione che un lettore utilizza durante la lettura: il bisogno di analizzare, il bisogno di trovare sempre lo stesso identico personaggio.
Fuga a cinque voci è atipico, è un taglio su una tela completamente bianca, è quel tutto in mezzo al niente.
Fuga a cinque voci con la sua trama accattivante mi ha spinta senza indugi alla lettura, ma devo ammettere che fin dalle prime righe mi ha veramente spiazzata. Pur non essendo voluminoso ammetto che non mi è stato di facile comprensione per cui ho impiegato più tempo del previsto nella lettura che mi è risultata alquanto ostica in alcuni punti a causa dello stile narrativo e del lessico e, malgrado io abbia compreso che facciano parte della scelta stilistica per farci immergere in quel caos che sono i sogni, l’ho trovato un po’ troppo articolato e confusionario.
“Non sa di sognare, e non può sapere di sognare.
Non può nemmeno immaginare di poter stare sognando.
Se potesse saperlo, se potesse solo immaginare di potersi immaginare di poterlo sapere e così via,
non starebbe sognando”
Da questa frase si intuisce il delirio in cui è immerso il protagonista, che però via via acquista consapevolezza e riesce a diventare padrone della situazione cercando così di dipanare l’intricata matassa in cui si è trovato avvinghiato e che sembra annodarsi sempre di più a ogni salto onirico della storia, arrivando a un finale onestamente inaspettato ma decisamente in linea con tutto il resto della storia. Come accade nei sogni le scene cambiano continuamente e a volte ci sono passaggi che diventano molto crudi, ma tutto fa parte del gioco, perché nei sogni è proprio quello che accade: un attimo prima sei seduto comodamente su un treno e un attimo dopo cadi da un aereo o vedi mozzare una testa senza che ci sia un evidente senso. Dalla lettura emerge la grande cultura dello scrittore che spazia su vari argomenti che trovano posto fra i vari tasselli del racconto. Trovo che la storia di fondo sia veramente molto bella (considerando anche il fatto che parte di ciò che è scritto è frutto di sogni che appartengono all’autore) ma non sono riuscita ad apprezzarla come avrei voluto per la lentezza con la quale procede e per l’utilizzo di giri di parole con termini così forbiti che in alcuni passaggi mi hanno innervosita e fatta sentire come se fossi seduta al banco di scuola invece che rilassata sul mio divano. L’immagine scelta nella copertina trovo descriva benissimo il contenuto del libro: un mix di caos, disorientamento e confusione che ti accompagnano dalla prima all’ultima riga.
Ho iniziato e finito questo libro in pochi giorni, quasi senza accorgermene tanto era coinvolgente e immersivo. L'autore riesce perfettamente a farti catapultare nel mondo dei sogni, in una realtà onirica confusa e in continuo divenire, facendoti immedesimare perfettamente nel protagonista e riuscendo a far percepire questa costante ed incomprensibile lotta agognante tra il cercare di rimanere svegli uscendo dalla trappola del sogno e l'ineluttabile incapacità di riuscirci ricadendo ogni volta in un sogno diverso. Il lessico e lo stile narrativo si adattano perfettamente alla realtà descritta, rendendo, in maniera chiara e fluente seppur impegnativa, questo stato di confusione e di fuga continua che il protagonista vive costantemente. I mondi e le realtà in cui il protagonista si ritrova sono descritti attentamente, tanto da percepirli intorno a se durante la lettura, come se fosse il sogno stesso del lettore. L'organizzazione del romanzo quasi ''a livelli'' un sogno dopo l'altro rende questo percorso di lettura avvincente e ricco di suspense, portando il lettore a sfogliare sempre una pagina in più per vedere dove questa scalata porterà. Personalmente ho amato questo romanzo e lo consiglio a tutti, da divorare in un sol boccone.
"Si aggrappa alle funi della realtà, ma la presa cede, mentre il respiro riprende a fluire, e dolcemente appoggia la testa sul cuscino, nuovamente cadendo nella botola aperta che trascina in un altro "dove", in diversi e altri "quando", in troppi "così" senza alcun "come", ci cade dentro, una caduta di un milione di anni."
Gettarsi a capofitto nell'inferno onirico personale del signor E., a tratti buffo e a tratti crudo, è decisamente un'esperienza particolare, e più si prosegue nella lettura, più aumenta la curiosità di vedere cosa succede nella pagina seguente. Una delle tante cose belle di questo racconto è che ci si riesca ad affezionare ai personaggi, nonostante siano volubili nelle intenzioni ed effimeri nell'aspetto, tanto quanto sono instabili tempo e spazio nella dimensione onirica.
Consigliato a chi ha un rapporto curioso con sogni ed incubi, ama David Lynch, Schopenhauer, Kierkegaard, John Carpenter e mille altre cose (impossibili da riportare tutte quante), e soprattutto non teme arzigogoli e flussi narrativi un po' ingarbugliati.
Un altro lavoro complesso che Valerio ha pubblicato, qua si raggiungono vette inesplorate nei libri precedenti e forse è questa la peculiarità di quest’opera: si va oltre l’onirico, oltre il lisergico, lo definirei “oltre la ragione di dalla Ragione”. Personalmente sento come se più vado avanti a leggere le tue opere, più mi accorgo di avere dei limiti nella comprensione totale dei passaggi che avvengono nella trama, ma va bene cosí. Consigliato a chi si vuole perdere