"Vecchie conoscenze" is the latest novel in Antonio Manzini's detective series about Rocco Schiavone, and it's the fourth I've read, after first encounting Rocco and company in the TV series.
By now I'm so totally enamored with Rocco and the accompaniying cast of characters that I find it hard to be objective about the book. And why should I? I loved every bit of it, to hell with objectivity.
Antonio Manzini's masterful writing could be used as a textbook example for a successful novel: an ensemble of complex and unique characters, each with his own baggage, his own dramas, his quirks and distinct speech patters. Naturally, when these characters interact with each other, the situtions and the dialogue are to die for. Besides the new detective case, each book adds a new twist in Rocco's personal story and in the stories of some of the supporting characters, and leaves the readers eagerly waiting for the next meeting with Rocco and friends.
Some of the many delightful quotes I couldn't help marking on my Kindle:
Here's Rocco expressing his unflattering opinion about mystery writers:
«Perché? È una mia cugina col marito, sono scrittori, persone divertenti».
«Non mi azzarderei a mettere nella stessa frase il sostantivo scrittori e l’aggettivo divertenti». «Lui scrive gialli, lei invece libri di inchiesta».
«Peggio me sento».
The legendary table of the levels of busted balls keeps growing:
«Buongiorno dotto’...» lo salutò D’Intino, testa bassa come un cane bastonato.
«Buongiorno!» gli rispose con voce severa il vicequestore. D’Intino, paralizzato, in stato di sudditanza davanti all’ufficio agenti, osservava il vicequestore avvicinarsi alla lavagna delle rotture di coglioni e scrivere una parola brevissima, forse un numero, per poi entrare nel suo ufficio accolto dall’abbaio di Lupa. D’Intino si avvicinò al cartellone per controllare cosa avesse messo Schiavone all’ottavo livello. Lesse: Io.
It's never dull when D'Intino is speaking;):
"Quello che dice lu paese... che si fregassero in petto. Guarda, pure je so’ state... com’è la parola degli ebrei?».
«Ghettizzato» suggerì Deruta.
«Ecco, ghettizzato a Mozzagrogna. Tutti tenevano Juventus, io invece Napoli! E mi hanno... ghettizzato». «Non è proprio lo stesso, sa’?».
«No, è lo stesso. Perché o fai come tutti, e allora vai bene, o sennò se sei un po’ diverso ti danno addosso mazzate, pure.»
«Gli racconto questo fatto a mio cugino?».
«Sì. Secondo me è un bel prologo».
«Che vuoi dire?».
«Gli esempi che raccontava Gesù pe’ fa’ capi’ alla gente le cose difficili».
«Parabola, no prologo» lo corresse Deruta. «Manco il catechismo hai fatto?».
«Due volte, al primo tentativo non ce l’ho fatta».
«Come fa uno a essere bocciato al catechismo?».
«Ho vomitato l’ostia. Lu prete a Mozzagrogna mi voleva fa’ l’esorcismo».
In this book Deruta often takes central stage. Here he is with Rocco:
«Alla fine è semplice, vivi come ti pare, basta non rompere i coglioni al prossimo».
«È il dogma di Schiavone?» chiese l’agente guardando il suo superiore.
«In pratica sì, anche se non sempre ci riesci. Tu vivi senza rompere i coglioni al prossimo?».
«Ci provo. Però è il prossimo che li rompe a me».
Rocco knows his Latin, as usual;):
«Vuoi la mia opinione?».
«Mi dica».
«Sbattitene, prendi la strada che ti fa felice. Vivi senza quest’ansia, e se qualcuno ti mette in croce è un minus habens e non merita neanche considerazione».
«Che vuol dire minus habens?».
«Fa’ conto D’Intino».
And the exchanges between Rocco and Dr Baldi are always pure delight:
«Stanno ripitturando la mia stanza. Per due giorni mi tocca lavorare qui».
«Non la chiamerei stanza» disse Rocco indicando la fenditura. «Sembra più una cantina».
«Sì, ha ragione, un ripostiglio?».
«Già, uno sgabuzzino».
«Io i sinonimi li ho finiti, lei?».
«Mi viene in mente pure bugigattolo».
«Topaia!» gridò Baldi.
«Sì. Stanzino?».
«Ci vogliamo mettere a lavorare o passiamo il tempo a compilare il Devoto-Oli?»
«Questo è un cadavere scomodo».
«Scomodo è un eufemismo, dottor Baldi. È una rottura di coglioni di livello dieci con lode, bacio accademico, stretta di mano, applauso e pompa atenea».
«Atenea? Cioè nel senso che attiene alla dea Atena?».
«No, sarebbe ateneo al femminile. Universitaria, insomma».
«Mai sentita».
«Neanche io, dottor Baldi. Era uno sfogo».
«No, il bacio accademico sì, anche la stretta di mano, l’applauso l’ho trovato sempre un po’teatrale ma alla pompa atenea non ci sarei mai arrivato. Che ne pensa di pompa cattedratica?».
«Dipende chi ha la catedra».
«Vero».
«Ci stiamo perdendo, dottor Baldi». «Tanto, finché non arrivano, non abbiamo altro da fare».
Rocco lo guardò. «Secondo lei, in più di venti anni di professione quante persone ho interrogato? Diciamo un migliaio?».
«Ma anche di più, duemila» disse Baldi.
«Duemila? Un centinaio all’anno? Non è un po’troppo?».
«Giusto. Facciamo una media di cinquanta all’anno. Per venti fa mille. Aveva ragione».
«Bene, mille persone, e lei, Delicato, crede che io non mi accorga di quando qualcuno me rincojonisce de bucìe?».
«Bucìe?» chiese il portiere.
«Cazzate, stronzate, menzogne, falsità, frottole». Baldi sembrava non riuscire ad arrestare la sfilza di sinonimi. «Balle, fandonie, imposture, panzane...».
«Grazie, dottor Baldi, credo che il signor Delicato abbia compreso il concetto. Quindi torno a chiederle, e stavolta mi dica la verità: con chi era?».
Rocco on rhetorical questions:
«Ammazza... me la devo leggere?».
«Non lo so, forse...».
«Era una domanda retorica, Case’, mai rispondere alle domande retoriche».
«E allora perché le fa?».
«Si fanno quando uno non ha il coraggio di affrontare una rottura di coglioni o cerca di prendere tempo» disse Rocco sconfitto.
Rocco and Michela:
«Voi fatemi avere la calzatura» disse Michela combattiva, «e io lo crocifiggo come un tenebrionidae con lo spillo».
«Non puoi dire bacarozzo?» propose Rocco.
«Mi sconvolge tu conosca il nome scientifico della famiglia dei coleotteri polifagi».
«Sono a conoscenza di molti dettagli che ti stupirebbero, Michela».
«Schiavone, tu non sai una beata minchia».
«Vi dispiacerebbe andare a disquisire altrove?» si intromise Costa.
Rocco and his childhood pals:
«Allora una carbonada», e la cameriera sorridente posò il piatto fumante davanti a Brizio. «Per lei invece gratin di tagliatelle, buon appetito».
«Che cazzo so’’ste striscioline?» disse Brizio osservando il piatto.
«Carne, de vitello me sa».
«Ma non è la carbonara!».
«No, infatti se chiama carbonada con la d».
«Io pensavo a un errore di stampa sul menu. E mo’che faccio?».
«E che fai, Bri’? Te la magni, è buona...»,
Rocco:
«Il fuoco ha questo di bello, basta un soffio di vento e cambia direzione. Ne ho visti tanti convinti di preparare una grigliata e trasformarsi in bistecche. Con permesso».
Marina:
«Mi chiedi se vale la pena di vivere? Te li ricordi quei versi del poeta russo? In questa vita non è difficile morire, vivere è di gran lunga più difficile?».