Nelle alterne vicende dell'esistenza terrena, la percezione della bellezza costituisce per l'anima un'esperienza fondamentale per l'intensità e la qualità degli affetti e dei pensieri che suscita, e per i cammini e le prospettive che può in vario modo dischiudere. Per Plotino infatti la bellezza rappresenta un elemento imprescindibile di quello che possiamo chiamare il romanzo dell'anima: racconto drammatico e insieme meditazione filosofica che ha per oggetto la vita della psyché oscillante tra i due poli dell'intelligibile e della materia, fintanto che non si produca, nella folgorazione istantanea, il contatto ineffabile con il principio primo della realtà. Dal visibile all'invisibile, dal materiale all'immateriale, dalla dimensione dei corpi al regno della mente e del pensiero assoluti, dal dispiegamento del molteplice all'unità assoluta: questo è il viaggio iniziatico cui i trattati plotiniani qui raccolti (Il bello, Il bello intelligibile e Il bene e l'Uno) invitano il proprio lettore, questa è la traiettoria di una philosophia, di un "amore della sapienza" che, giorno dopo giorno, è esercizio e pratica di sé, impegno vitale e sforzo strenuo di accedere a un altro piano di coscienza e a una diversa forma di esistenza.
Un trattato filosofico che ho analizzato per il corso di Immaginario mitico e simbolico della Grecia antica all’università; anzi, parte del trattato “Enneadi” di Plotino, un sapiente vissuto nel III sec d.C. I brani analizzati riguardano, come dice il titolo stesso, tre argomenti capitali; la bellezza, l’anima e l’Uno, quel principio primo scaturigine di qualsiasi cosa, origine del cosmo e di tutti gli esseri che lo abitano. L’ho trovato fin troppo filosofico per i miei gusti, soprattutto considerando che questo doveva essere un corso di Letteratura greca e non di filosofia.