Uscito nel 1983 presso Longanesi, il libro è una sorta di autobiografia, in cui Bene ripercorre in modo libero e fuori da ogni schema tradizionale i paesaggi geografici, sentimentali, intellettuali della sua vita.
Carmelo Pompilio Realino Antonio Bene, known as Carmelo Bene (1 September 1937 – 16 March 2002) was an Italian actor, poet, film director and screenwriter. He was one of the greatest figures in Italian avant-garde culture.
Also famous for his eccentric behaviour and for mocking the Italian theatre tradition, he took to the extreme the concept of Artaud's Theatre of Cruelty. His first work was the italian version of Caligula, requested to his friend Albert Camus in 1959. Some of his dramatic works were interrupted by police for his supposed blasphemous and outrageous contents, as his play Cristo '63 (Christ '63).
He was also a filmaker, but claimed to have little sympathy for almost all the film-making made after Buster Keaton and Sergei Eisenstein, all his movies were higly criticized by the time of their release for their unusual and cryptic mise-en-scène but gained cult following in the following years.
Lettura essenziale per comprendere appieno la visione e le gesta di C.B. Compendio richiesto per integrare le sue magnifiche interviste. Di seguito il link alla più spettacolare:
Innovatore a teatro, controverso, intelligente e indubbiamente anche molto furbo, Carmelo Bene è stato un personaggio letteralmente eccezionale perché nessuno è stato (e probabilmente mai sarà) come lui. Leggendo questa autobiografia, datata 1983, sembra proprio di sentirlo parlare e in alcuni passaggi del testo ci si perde letteralmente nel fluire del suo linguaggio, che diventa il vero significato di quanto scritto in quanto appaga dello spettacolo che Bene, attore fino in fondo, offre per il tramite di questo libro. Un piccolo assaggio di Carmelo Bene, che credo piacerà a chi lo apprezzava e da cui invece è opportuno stare lontani in caso contrario. Il mio giudizio finale chiarisce la mia preferenza a riguardo.
La scrittura di Carmelo Bene si legge con la sua voce e la sua intonazione, per quanto è riconoscibile. È una lettura non semplice, nella quale emerge la ricchezza e complessità di C.B, genio misantropo, antiumanista e nietzschiano.
Riporto parte della postfazione, scritta da Piergiorgio Giacchè. Carmelo Bene non è un attore di prima grandezza ma di spropositata altezza. A lui interessa l'elevazione e lo sprofondamento di un asse che, conficcato nella scena, prende la mira verso l'unico appetibile punto di fuga: non quello dell'odiata prospettiva rinascimentale ma quello dove s'appendono le glorie del teatro barocco, e non perché da lì discende il deus ex machina della consolazione ma perché lassù lo spinge una macchineria ascensionale che si dà il compito impossibile di far evadere l'attore dal teatro e perfino da se stesso.
Prova della verticalità di C.B. è la Lectura Dantis sulla Torre degli Asinelli a Bologna, dove è apparso alla Madonna , unica spettatrice del suo spettacolo. C.B. si annulla e resuscita in ogni sua interpretazione.
Mi auguro di aggiornare in futuro questa recensione con un pensiero più personale, ma ho bisogno di tempo per approfondire la figura di C.B. e comprenderlo.
Bene elucidates his approach to theatre and acting in just two words. he tears the classic works away from "scenes" and "genre" — that is, he's an "OB-SCENE DE-GENERATE."
incidentally, it would be pedantic to call CB a misogynist, because he's really just a misanthrope, but there are a lot of Theories About Women in this book which tend to reduce the interest/amusement level considerably.
I wanted this to be incomprehensible in a 'this guy has an utterly arcane worldview when it comes to art and acting and this book is a half-lost guide to that belief system' type of way, but unfortunately that worldview seems to have an advanced level of misogyny to a level that could strip the paint off of the walls.
“L'essermi come Pinocchio rifiutato alla crescita è se si vuole la chiave del mio smarrimento gettata in mare una volta per tutte. L'essermi alla fine liberato anche di me.”