3,5
Kitty è una sposa in fuga. Letteralmente. E' fuggita durante il ricevimento, dopo aver visto qualcosa che l'ha sconvolta. Non ha soldi. Non ha con sé il telefono. O vestiti di ricambio. O documenti di identità. Ovviamente, questa situazione la spaventa ma, se c'è una cosa di cui è certa, è che non ha alcuna intenzione di tornare indietro. Mentre è seduta sul marciapiede, intenta a dare fondo a tutte le sue lacrime, qualcuno giunge in suo soccorso su un minivan arancione. Fortunatamente per lei non è un serial killer o un tizio strano, ma un autore e illustratore di libri per bambini: Jack Duffy, 31 anni, irlandese, idolo indiscusso dei bambini, uomo che ha trasformato il minivan citato prima nella sua casa. A corto di risorse, Kitty accetterà un passaggio ma, per varie vicissitudini, quella che doveva essere una semplice cortesia, dà il via a un rapporto più duraturo. Rapporto che farà bene a entrambi, visto che li aiuterà ad affrontare i rispettivi traumi.
Kitty sta fuggendo da un marito che, ha pensato bene di (SPOILER tradirla il giorno stesso delle nozze....con la mamma di lei! FINE SPOILER). In apparenza, Ethan è l'uomo perfetto, ha un ottimo lavoro, si prende cura di lei. Ma la realtà è molto diversa. L'andazzo è diventato molto chiaro fin da subito, fin dalla prima volta in cui Kitty ha detto di essere andata a convivere con lui a 16 anni. 16. Mentre lui ne aveva 24. Ethan l'ha isolata dagli amici e dalle persone che le volevano bene. Le ha impedito di raggiungere la sua indipendenza, non solo a livello economico (per esempio l'ha scoraggiata dal prendere la patente in modo da dover fare sempre affidamento su di lui, che così poteva controllare tutte le uscite della ragazza). Ma perché una ragazzina di 16 anni è andata a convivere con un adulto? Forse perché la situazione in casa sua non era delle migliori. Genitori divorziati e una madre con manie di controllo. Il tempo passato con Jack ha permesso alla povera Kitty di fare ordine nella sua vita, di capire che simili atteggiamenti non sono accettabili e nemmeno giustificabili. Tanto per dirne una, quando è stato il momento di organizzare il matrimonio, le opinioni di Kitty non sono nemmeno state prese in considerazione - senza contare che la poverina aveva perso il padre, stava ancora cercando di venire a patti con il suo dolore e quindi, forse forse, non era nemmeno il caso di organizzare una festa -, con madre e fidanzato impegnati nella loro personalissima competizione "chi sa interpretare meglio i bisogni di Kitty". Risposta: nessuno dei due. Questi personaggi sono davvero schifosi sotto tutti i punti di vista. Quando Kitty trova la forza di affrontarli, i due merdoni cercano di sviare la cosa puntando alla presunta instabilità mentale della ragazza (solo perché, dopo la perdita del padre, ha avuto un momento di sbandamento emotivo). Le hanno fatto dubitare della sua sanità mentale pur di pararsi il culo. Hanno cercato di manipolarla fino all'ultimo nel tentivo di riportarla sotto il loro controllo. Fortunatamente gli è andata male.
Jack, dal canto suo, non ha fatto davvero i conti con la morte prematura della moglie - un evento improvviso (è stata investita), il senso di colpa per non essere stato in grado di fare nulla, per non essere stato al suo fianco. Un dolore che l'ha spinto a scegliere una vita on the road, senza radici, focalizzata tutta sul presente. Gia perché, se Kitty fa fatica ad affrontare il suo passato (per larghi tratti del romanzo si rifiuterà di prendere anche solo in considerazione l'idea di parlare al telefono con i due merdoni, figurarsi tornare a casa e trovarseli davanti di persona), Jack cerca di non pensare al futuro. L'importante è stare bene ora. Jack è una persona gentile, ha la tendenza a salvare tutti i randagi bisognosi d'aiuto, ma rifiuta di farsi aiutare, di cercare supporto, non solo psicologico . La relazione tra lui e Kitty si sviluppa molto velocemente nell'arco di pochi mesi, però, a dispetto del sentimento sincero che prova per lui, la ragazza sa benissimo che non potranno passare tutta la vita a girovagare su un minivan, con Jack che si rifiuta categoricamente di dormire sotto un tetto. Con Jack che non fa nulla per affrontare il proprio dolore, il proprio senso di colpa. E proprio da questo partirà il momento drama che poi ci porterà al lieto fine - finale un tantino affrettato, in cui si liquida tutto con uno schiocco di dita. Questo è stato l'unico elemento che mi ha fatto storcere il naso e che mi ha portato ad abbassare la valutazione. (SPOILER non so nemmeno se ho gradito tanto l'aggiunta finale della gravidanza...mi sarebbe piaciuto di più vedere questo fantomatico percorso intrapreso da Jack di accettazione ed elaborazione del dolore, un tema che meritava decisamente più spazio. Mi sarebbe piaciuto anche qualche capitolo ambientato qualche mese o anno dopo per vedere come procedevano le cose FINE SPOILER).
Questo libro mette l'accento sul tema delle relazioni tossiche. La violenza non è solo di tipo fisico, come nel caso della zia di Kitty, Julia (anche se ci sarà una rivelazione bomba riguardo a questo), ma anche di tipo psicologico, come quella esercitata da Ethan sulla protagonista - niente lividi, ma un atteggiamento volta a isolarla da tutto e da tutti, in modo da diventare il suo unico punto di riferimento. E quando lei prova a far valere la sua opinione? Non esita a farla sentire in colpa, a farle credere che è lei quella che ha torto e che lui sa sempre cosa è meglio per lei. Sempre. Inutile dire che, quando si ha a che fare con gente del genere, è sempre meglio darsela a gambe senza voltarsi più indietro. (E Jack farà lo stesso sbaglio quando deciderà di lasciarla perché convinto che sia la cosa migliore per lei...ma che ne sai?).
In questo romanzo si parla anche di elaborazione del lutto, dell'importanza del chiedere aiuto quando ci si sente sopraffatti. Il dolore è un'esperienza molto personale, non bisogna mai vergognarsi della propria sofferenza perché nessuno ha il diritto di giudicare. Ognuno ha il diritto di muoversi secondo i propri ritmi, però è importante affrontare il dolore, altrimenti è impossibile andare avanti. Come nel caso del povero Jack.
Insomma, Mary Jayne baker è ormai una garanzia, con romanzi che sì spingono tanto sul lato romance, ma che lasciano vari spunti di riflessione. Una lettura carina e, a tratti, emozionante. Peccato per il finale un tantino frettoloso.