Nota soprattutto per le poesie, Antonia Pozzi ha distillato la sua voce purissima anche in numerose lettere, naturale propagazione di quei versi che Eugenio Montale efficacemente definì, a suo tempo, «diario di un’anima». Da questi scritti in prosa emergono infatti i tratti più caratteristici della personalità di Antonia: un’umanità fuori dal comune, una sensibilità acutissima, il desiderio incontenibile ed estremo di «donarsi» all’uomo che tragicamente ama – il professore di greco Antonio Maria Cervi. Questo volume, che raccoglie le sue lettere più belle, guiderà lettrici e lettori alla scoperta dell’opera di un’autrice che, «fiore purpureo fiorito sul filo di una lama», ha molto da rivelare anche su ciascuno di noi.
L'immensità di una personalità viva, vivace, coltissima, fanciullesca, profonda come il mare aperto. Un fiume di descrizioni definite che crollano, d'un colpo, nell'ultima lettera. Come due vite diverse, parallele: prima pensi di aver scoperto un'Antonia, quella dei sorrisi, dei viaggi, degli abbracci alla zia Nena, all'amore per la mamma, al suo essere fiolina, all'amore per il Prof. Cervi; poi rimani spiazzato dalla sua《disperazione mortale》che conclude tutto, tutto!, a cui non avresti mai pensato. E ti chiedi: perché? E vorresti sapere di più, infinitamente e profondamente di più, ma non puoi, perché la fiolina ha deciso che deve finire, deve finirla... e la sua personalità, coi dubbi che ti ha innescato con quel gesto così lontano ma possibilissimo per una donna osservatrice come lei, rimane lì, nell'aria, flebile, indistinta. E non ti molla. Ti entra dentro, e proprio per la sua "impalpabilità", non ti libera più. Antonia Pozzi di entra dentro, ti straccia, ti accartoccia, e ti fa crescere. Ti fa pensare, amare, riflettere, migliorare. Accresce un bagaglio emotivo personale che teniamo rattrappito sotto l'inerzia della vita addormentata. Lei la risveglia. Antonia è uno di quegli incontri che ti capitano una volta sola nella vita, che ti cambiano, e che non scorderai mai, non vorrai mai farlo.
si tratta di una raccolta epistolare e familiare. toccante. trasuda bontà d'animo, amore, sofferenza ed un invito alla gentilezza verso la vita, per quanto dura può mostrarsi delle volte.
Una breve raccolta epistolare di una poetessa dalla sensibilità infinita e dalla vita troppo breve. Dalle maggior parte delle lettere appare un’Antonia spensierata, tra viaggi e gite in montagna, tra studio e divertimento, con una forte sensibilità alla bellezza della natura e della vita, adombrata però a tratti dalla malinconia (anche dovuta all’amore contrastato verso il suo professore di liceo). Molto triste l’epilogo, che porta via quella spensieratezza che sembrava esserci fino a poco prima. Chi ha letto le poesie di Antonia Pozzi ritroverà il suo registro, anche se il tono prevalente è in tanti testi più leggero. Per apprezzare i contenuti dei testi è utile, a mio parere, qualche piccola conoscenza biografica dell’autrice.
"Ho imparato che cosa sia il dolore. Tu non immagini che cosa fosse lui per me. Io avevo avuto la fortuna di incontrarlo nell'età inquieta in cui tutto il nostro essere sboccia e anela alla vita, in cui ogni influenza esterna lascia nell'anima una traccia indelebile, in cui ci torturiamo ricercando l'inizio della nostra via e l'indirizzo del nostro cammino nel mondo."
Antonia Pozzi é stata una scoperta per me tardiva ma illuminante, una personalità intensa, una giovane donna sensibile, passionale nelle sue relazioni sia familiari che con l’amore impossibile della sua vita. Una poetessa, una ragazza, una donna, una scrittrice che attraverso le sue epistole si mostra a noi dopo quasi cento anni ma cosi vicina a noi, ho amato le sue descrizioni dei luoghi visitati e il suo amore per tutti i componenti della sua cerchia familiare. L’ultima lettera é un colpo al cuore, credo che oltre alle vicissitudini personali abbia inciso e non poco il vivere in un contesto sociale e politico che probabilmente le ha inflitto notevoli sofferenze.