Nella sterminata letteratura sul Terzo Reich quest'opera, interamente revisionata e ampliata rispetto alla precedente edizione, rappresenta un unicum: essa infatti porta in rassegna in maniera dettagliatissima tutti gli aspetti della storia personale di Hitler, della sua interazione col popolo tedesco, e dell'organizzazione del genocidio perpetrato dalle politiche naziste, che possono avere una pertinenza psicopatologica. Si passa dai numerosissimi tentativi interpretativi e diagnostici che molti psichiatri, a partire dall'epoca della Seconda guerra mondiale, hanno attuato sulla personalità del Führer ― giungendo a risultati diagnostici eterogenei ma che, nel complesso, concordano nell'evidenziare la presenza di numerosi aspetti psicopatologici nella sua personalità e nel suo comportamento ―, all'analisi della regressione di massa trascinata dal legame ipnotico con un leader carismatico: un intero popolo evoluto sul piano scientifico, tecnologico, culturale e filosofico, composto da persone comuni e normali, è stato trasformato nell'esecutore efferato di convinzioni totalmente irrazionali. Pur muovendosi nell'ambito di uno scetticismo metodologico rispetto a una seducente spiegazione psicopatologica del complesso fenomeno storico del nazismo, che ovviamente è stato sostenuto soprattutto da fattori politico-economici e anche ideologici, scientifici e para-religiosi, gli Autori hanno inteso di porre in risalto la particolare regressione psicologica necessaria alla esecuzione criminale delle decisioni politiche, che porta alla luce alcuni meccanismi psichici basici evidenziabili anche a livello di micro e macro-gruppi in ogni contesto antropologico. Prefazione di Paolo Francesco Peloso.
Il libro mi ha intrigato - del resto, chi non si lascerebbe intrigare da una raccolta di aneddoti sulla personalità di una delle figure chiave del '900? - ma lo ritengo concettualmente sbagliato e scientificamente piuttosto carente.
Questo libro raccoglie tutti i tentativi di analisi a posteriori della personalità di Adolf Hitler, sfociati nella diagnosi dell'intero spettro di disturbi psichici conosciuti: dalla psicosi alla depressione, passando per il disturbo bipolare, l'autismo, l'epilessia e il disturbo da stress post-traumatico.
L'operazione è concettualmente sbagliata perché focalizza l'attenzione su una singola persona. Questo è stato l'abbaglio di una intera generazione, ma la facile individuazione di un capro espiatorio non alleggerisce il peso delle responsabilità collettive. Libro consigliato: Modernità e Olocausto di Zygmunt Bauman, in cui Hitler non è mai (o quasi) citato, e in cui vengono analizzati alcuni aspetti della modernità che l'autore ritiene possibili concause di ciò che accadde.
Le ipotesi qui presentate sono scientificamente carenti: non si diagnostica alcunché in assenza del paziente e sulla base di testimonianze indirette. Infatti, si è riusciti nell'intento di diagnosticargli praticamente tutto - del resto, lo scopo dichiarato dell'operazione era "mostrificare" Adolf Hitler.
È vero che l'autore si limita a raccogliere e valutare criticamente studi fatti in passato, offrendo anche una panoramica di come sia evoluta la disciplina; è vero che l'autore riconosce i limiti di tutti quegli studi e aiuta il lettore a individuare quelli meno infondati; tuttavia continua a sfuggirmi l'utilità di questo saggio, che riesce solo nello scopo di solleticare il lettore con ipotesi fantasiose, e possibilmente consolarlo addossando tutta la colpa al Nerone di turno.
Un continuo lanciare il sasso e nascondere la mano.
Non avrei mai immaginato diappassionarmi in maniera così intensa e radicale a un saggio storico-medico. Gli autori ripercorrono la storia diagnostica di hitler e del nazismo, contribuendo a tracciare una storia della psichiatria e della psicologia delle masse dal 1940 ad oggi. Credo si tratti di una delle migliori letture dell’anno.
lungo. alle volte pedante. ma oggettivamente interessante e in certi punti assolutamente agghiacciante. come si può concepire certe nefandezze? impossibile.