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Noi schiavisti. Come siamo diventati complici dello sfruttamento di massa

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Gli spaccapietre cinesi, i braccianti macedoni, le badanti ucraine, i rider africani, i bengalesi nei cantieri navali, gli allevatori sikh. Da una parte la necessità delle aziende di competere a livello globale sui mercati, dall'altra la rivoluzione digitale, da un'altra ancora la possibilità di usufruire di servizi e merci a prezzi bassi ci portano a nuove forme di schiavismo, più sottili, più opache, talvolta legalizzate. Attraverso le storie e le testimonianze di questi lavoratori emerge un paese che utilizza gli schiavi perché servono a tutti: ai padroni, ma anche ai consumatori che vogliono spendere meno, a chi si oppone agli sbarchi ? ma poi assume manovalanza in nero ?, a chi sostiene idee progressiste ? ma poi usufruisce di prodotti sottocosto grazie alla manodopera sottopagata. Nessuno può chiamarsi fuori: né la politica, né i grandi sindacati, né le istituzioni, né i cittadini consumatori, né le aziende. Neppure i migranti che spesso, una volta capito come funziona, diventano loro stessi sfruttatori dei propri connazionali. Siamo tutti ingranaggi di questo meccanismo che sembra stare bene a tutti, ma mette tutti in pericolo.

216 pages, Paperback

Published January 1, 2021

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Valentina Furlanetto

5 books4 followers

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Profile Image for Angela.
134 reviews41 followers
December 8, 2021
Il lavoro non rende liberi proprio per niente: almeno, non al tempo di un tardocapitalismo ordoliberista improntato all'iperflessibilità, alla delocalizzazione contrattuale oltre che fisica e al più completo asservimento delle istituzioni alla logica feroce del mercato (il cui potere è concentrato nelle mani di alcuni).

E' questo il quadro che emerge da questa inchiesta giornalistica, a tratti compendio di economia e sociologia del lavoro. Valentina Furlanetto, esperta di migrazione, illustra in una serie di reportage tematici vari episodi di sfruttamento lavorativo che si traducono in varie e proprie pratiche schiaviste: dalla più famosa forma di caporalato in agricoltura, ai subappalti selvaggi dei cantieri navali, dalla tratta delle badanti ai rider e oltre ancora, pagine e pagine di dati, interviste, analisi si accumulano per levare il velo su quanto ormai la nostra società poggi quasi necessariamente sulla violazione dei più basilari diritti e vincoli normativi.

In questo scenario, ogni ingranaggio al di sotto del vertice padronale rischia di essere allo stesso tempo vittima e boia di qualcun altro, nessun escluso: non i migranti irregolari che passano da sfruttati a caporali, non noi clienti che usufruiamo dei discount e delle app di food delivery. Certamente non le istituzioni che paiono arrancare contro il sommerso dell'illegalità e dello sfruttamento di massa.

Menzionandolo qui e là, anche se a volte non esplicitamente, Furlanetto dimostra come ormai le meccaniche del capitalismo per autoconservarsi abbiano prodotto distorsioni strutturali che generano sfruttamento: se è vero che la badante moldava è sfruttata dalla famiglia italiana che la assume a nero e la costringe a orari massacranti, è altrettanto vero che la famiglia italiana di reddito medio-basso non trova posto per il parente anziano non autosufficiente in strutture di cura pubbliche né può permettersi rsa private, date ulteriormente in subappalto ad aziende interinali che vincono gli appalti al ribasso abbattendo i costi del personale oss con contratti capestro al di sotto della soglia sindacale. Perché il vertice deve guadagnare, perché il profitto va generato, perché il sistema sociale è al collasso, dopo decenni di tagli neoliberisti.

Insomma, una lettura dura, ostica non nella lingua bensì nello stomaco, però necessaria ed estremamente attuale (si parla anche infatti delle conseguenze della pandemia che non hanno fatto che peggiorare certe situazioni).

Avvertenze: sono quasi 200 pagine di rabbia continua, quindi da leggere con una bella tazzona di camomilla accanto :)
Profile Image for Michele Pinto.
Author 17 books12 followers
June 7, 2021
Valentina Furlanetto ci apre gli occhi verso una realtà scomoda, che avremmo preferito non conoscere.
E lo fa senza alcun giudizio morale, mostrando come i meccanismi dello "schiavismo" sono così complessi e pervasivi che anche senza volerlo ci ritroviamo coinvolti.
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