Come ogni Color Fest, questo è veramente un bell'albo. Io devo essere sincero, ogni Color Fest che ho letto mi è piaciuto: tutti tutti, da quelli con quattro storie dentro dove queste sono veramente di poche pagine - come i primi Color Fest -, a quelli con una sola storia dentro che occupa l'intero albo, e non so perché mi siano sempre piaciuti tutti, forse per questa voglia intrinseca di sperimentare, portare sempre autori nuovi, diversi, con tutte le loro peculiarità, senza essere i classici fissi e stabili disegnatori dell'indagatore dell'incubo e in aggiunta a questo abbiamo sempre storie particolari, uniche, piccole pietre preziose di genere. E quindi via alla diversità: Recchioni, Dell’otto, Rincione, Tanzillo, Simeone, Bonaccorso… tra i disegnatori, De feo, Rincione, Torti, Rizzo, Di Gregorio… tra gli autori.
Poi cosa abbiamo? Color Fest n.37 “Doppio orrore” di maggio 2021, con la copertina di Helena Masellis; 96 pagine, 5.90€; composto da due storie: 1. “Quell’inutile complicazione”. Testi: Diego Cajelli; Disegni e colori: Arturo Lauria. 2. “La fossa degli angeli”. Testi: Dario Sicchio; Disegni e colori: Riccardo Torti.
Tornano dunque a trovarci, questa volta in veste colorata, i disegni di Arturo Lauria, l’autore che ci aveva sorpreso con il suo particolarissimo bianco e nero sulla scorsa serie regolare.
Vi ho già spoilerato come quest’albo mi sia piaciuto da matti? Sia la prima che la seconda storia sono fantastiche, sebbene, secondo me, la seconda abbia un quid in più…
La prima è molto scorrevole e molto intrattenente, si legge veramente in un quarto d'ora e ha grandissimi richiami sci-fi che ho apprezzato tantissimo, per non parlare poi dei disegni di Lauria… mi sono piaciuti un casino, ha un che di psichedelico, di cyberpunk, con quei colori, quello stile, quel tratto… non può che essere cyberpunk, non può non essere un omaggio alla “fantascienza tech”. La storia poi… non ci vuole molto a capire come tutto ruoti attorno ad un essere mutaforma, una sorta di aberrazione creata dall'essere umano che ovviamente porterà a scompiglio nella vita di Dylan. Questo forse ha ben poco a che vedere con i classici incubi Dylandoghiani, ma rimane assolutamente godibile. Veramente una bella storia.
Arriviamo però alla seconda, questa mi ha entusiasmato ancor di più, sia per la storia stessa, che è un tantinello più lenta, con più dialoghi e un filino di cose in più per cui stare attenti durante la lettura, sia per i disegni di Torti, accesi di crudo realismo. Veramente qualcosa di grandioso. Lo scorso Magazine di cui vi ho parlato un po' di tempo fa sempre su questi schermi aveva come tema il “folk horror” ovvero quell’horror bucolico dove - semplificando - il protagonista va in campagna e viene accolto da una di comunità completamente isolata dove si venerano dèi antichi, si fanno sacrifici umani e dove il resto del mondo è ignaro di tutto quello che succede. Ok, questa storia è un richiamo fortissimo al folk horror ed è veramente: WOW. Questo storia è bestiale, inquietante e un bel po' sanguinolenta, c’è un po' di splatter ma è tutto incastonato perfettamente nella trama, e se non vi ho ancora entusiasmato con il mio entusiasmo allora vi devo dire che questa storia ha un chiaro richiamo a “La cosa” di John Carpenter e se questo film vi è piaciuto da matti come è piaciuto a me, allora l'ultima pagina di questo albo, che è l'ultima pagina della seconda storia, vi farà letteralmente esplodere la testa. è un omaggio fighissimo e neanche troppo campato in aria. Geniale.
Anche questa, secondo me, è un’uscita assolutamente da avere.