Storie vere di persone e luoghi appartati o ribaltati, testimoni di un passato che non passa, profeti di un futuro che forse non sarà, nascosti anche quando ci stanno sotto gli occhi, violenti, fossili, dolci, sognanti, contraddittori.
Come nel resto della trilogia, anche questo libro è attraversato da un reportage fotografico. Stavolta il fotoreporter Luca Rotondo è entrato nel laboratorio di un tassidermista padovano e nelle case di alcune persone che hanno deciso di imbalsamare i loro animali da compagnia, per provare a sconfiggere il tempo, o chissà.
Che figata. Tutto. Un cofanetto, tre libri: trilogia normalissima. Di normale non c’è proprio niente.
Dovreste provare a tenerne uno in mano, accarezzarlo. Oggetti perfetti morbidi e rigidi, seri e sagaci, pudici ed erotici.
Ogni libro ha un tema e raccoglie reportage narrativi scritti da gente che sa scrivere, madonna se sa scrivere, che intervista altra gente (tutta italiana) che fa cose strane. Ogni libro ha un reportage fotografico.
GLI ULTRAUOMINI. Persone umane ma più o meno. Transumanisti e crioconservazione. Uno speleologo scende a 900 m di profondità per vedere un buco nella roccia. Irene che è una tanatoesteta e trucca i morti, li massaggia e scioglie il rigor mortis, ne sigilla gli orifizi. (foto: maschere e mamuthones)
I DIMEZZATI. Persone a metà (come tutti). Dimezzata come quando cresci con due genitori sordi e non è vero che in casa c’è silenzio; c’è sempre casino perché non sentono quanto rumore fanno muovendosi. Dimezzata come una lumaca spaccata a metà da un colpo di vanga. Dimezzata come me dopo aver incontrato Tom Cruise. (foto: ex ospedale psichiatrico)
GLI ESTINTI. Persone che furono. Disturbi ossessivi compulsivi, lavarsi le mani. Odore di asfalto. Fare il soccorritore alpino e scoprire quanto sia facile scomparire: 1344 persone l’anno. Mai trovate. (foto: tassidermista)
Bellezza, creature ai margini e ricerca. CTRL: assumimi Nicola Feninno: prefazionami la vita.
Vorrei avervi letto da piccola per capire che avrei potuto fare QUALSIASI cosa. Anche piastrare i capelli ai morti.
“È nel riverbero delle vite degli altri che ho sempre riconosciuto il rumore della mia”