La scalata dello sperone Mummery, sul Nanga Parbat: una delle vette più ostiche per gli alpinisti.
“Lo sperone appartiene al massiccio del Nanga, è un dito di roccia e ghiaccio che punta dritto alla cima. Eppure è sempre il raggiungimento della vetta ciò che conta, il traguardo che ogni alpinista tiene fisso nello sguardo, pensavo.”
Per chi ha praticato un po' di alpinismo, per chi ama le montagne, questo libro è, in alcuni punti, musica che fa vibrare le corde del cuore, in altre invece è vento gelido che parla di morte.
La montagna è maestra di vita, ti porta a fare i conti con i propri limiti, ti porta a svuotarti di te per riempirti di lei. Non fa sconti. È una maestra severa, implacabile, esigente. E a mio avviso, ti insegna, come il mare, che è meglio non sfidarla.
Cos'è il Nanga Parbat per Daniele Nardi? “Il Nanga Parbat è una spina.
Starci sotto ti mette addosso una pressione violenta. E non è solo il peso della sua storia: è una montagna fuori scala.”
La montagna porta con sé l'esplorazione e "L'esplorazione dà una gioia elettrica, ti fa sentire vivo con la massima intensità possibile."
“Un alpinista è un esploratore, non resiste a una via di cui si è innamorato [...]
Perché la visione iniziale è diventata un’idea, e l’idea un progetto a cui pensa tutti i giorni e a cui dedica le sue energie migliori.”
Il Nanga Parbat gli parla e continua a chiedergli implacabile "Qual è il tuo limite?"
Ma Daniele ha le orecchie e il cuore chiusi. Vuole farcela ad ogni costo. Vuole arrivare in vetta e non sente ragioni. Non sente i segnali che gli invia la montagna, non sente i segnali che gli invia il suo corpo. Non sente perché forse non si è completamente svuotato di sé.
Non sente la voce del suo amico Louis che lo aveva messo in guardia: “Ho letto la tua ultima email due volte, ci ho pensato su. Non so se faccio bene a dirtelo, ho la sensazione che ci sia ancora molto del Nanga nel tuo cuore. Non so che cosa esattamente, dolore, rabbia, un sentimento di ingiustizia.
Scalare una montagna, specialmente il Nanga, non risolverà niente.
Non si scala per scappare da qualcosa, per dare prova di qualcosa, per dare senso a qualcosa. Non sono buone motivazioni.
Te lo dico di nuovo, la montagna non risolverà niente, anzi, peggiorerà le cose. Personalmente, penso che durante una spedizione raccogli sempre quello che porti sulla montagna.
Se porti dolore, tristezza, rabbia, accanimento, avrai in cambio piú dolore, piú tristezza, piú rabbia.”
Non sente. E noi però sì, sentiamo il suo grido che risuona ad alta quota.
“Appesi alla corda, senza piú la forza di muoversi, con lo scorrere dei minuti, il gelo se li prende. Forse sono riusciti a parlarsi per l’ultima volta, in un saluto breve, pieno dell’amore fulgido e potente che si sprigiona sul confine con la vita. Alla fine hanno chiuso gli occhi.
Prima di abbandonarsi Daniele ha svuotato il suo cuore di ogni cosa, perché potesse essere abitato per sempre da Daniela, da Mattia.”
Di Daniele Nardi resta questa impresa immane, questa sua ostinazione pervicace nel raggiungere la vetta, nel realizzare il suo sogno.
“Almeno una volta nella vita, a tutti dovrebbe capitare di incontrare un Daniele Nardi che con un sorriso ti spinge ad andare a vedere cosa c’è oltre la linea dell’orizzonte, e a camminare insieme a lui sul ghiacciaio.”