Forse uno dei romanzi italiani più simpatici, divertenti e significativi che abbia letto da parecchio tempo a questa parte; mi ha ricordato le cose migliori di De Silva (non l'insopportabile saga dell'avvocato Malinconico, più cose tipo Mancarsi o Terapia di coppia per amanti) senza comunque togliere nulla allo stile personale di Fillioley, sicuramente un autore da tenere d'occhio.
Lo scenario è quello della Sicilia orientale, tra Siracusa e l'Etna; il racconto è un contrappunto di voci in prima persona, tutte di personaggi, diciamo così, di media giovinezza (tra i trenta e i cinquanta) che da quelle parti vivono e giocano all'amore nelle maniere più svariate: due professori di scuola (un lui e una lei), un giovane ricercatore di veterinaria e una insegnante di tennis divorziata che per arrotondare lavorano in pizzeria, l'ex marito di lei e vari altri. Le storie, beninteso, non sono molto intrecciate tra loro, ma è proprio il gioco degli incontri e degli sfioramenti casuali e spesso inconsapevoli una delle cose più divertenti. Oltre alla capacità dell'autore di immedesimarsi in punti di vista molto diversi, per sesso, età e ruoli (in un caso perfino in quello di una cavalla, la beniamina del ricercatore di veterinaria).
Non è un romanzo erotico; ma è bellissimo questo sesso vissuto con leggerezza e senza nessuna possessività (altro che la Sicilia delle gelosie soffocanti e dei delitti d'onore…) sul confine sottilissimo tra carnalità e amore; sesso più e sesso meno infatti non significa tanto "all'incirca" ma appunto sesso addizionato a passione e sentimenti, o da essi depurato.
Dopo aver letto gli angosciantissimi libri di Leila Slimani, o la ancora più angosciante distopia del tempo presente di Dave Eggers, questo è stata proprio la boccata d'aria fresca che ci voleva. Peccato solo che è finito troppo presto.