Se fosse vissuto più a lungo, quasi certamente sarebbe incappato nelle purghe staliniane.
Se vivesse oggi, sarebbe una star televisiva. Da talk show, per intenderci.
Pare impossibile che questo affascinante libertino, avvezzo all'alcool e ad ogni tipo di relazione bisessuale (con tanto di matrimoni -diremmo oggi- promozionali), sia riuscito a cantare soprattutto la Russia rurale ed arcaica del suo tempo.
In molte delle sue liriche si legge la nostalgia del passato: la vecchia casa, i nonni, la campagna. Ma è capace anche di mettersi a nudo (L'uomo nero, Confessioni di un teppista), raccontandosi in una breve prosa, "Di se stesso", dove scrive: "Negli anni della rivoluzione fui interamente dalla parte dell'Ottobre, anche se accolsi il tutto a modo mio, dal punto di vista contadino". Beata ingenuità.
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In questa raccolta è contenuta anche la sua lirica più celebre, "Congedo", estremo saluto al suo ultimo amante prima del suicidio:
Arrivederci, amico mio, arrivederci,
O vecchio mio, tu mi sei nel cuore.
E' giunta l'ora della separazione
Ma un incontro promette un futuro.
Arrivederci, amico, senza parole e gesti,
Senza tristezza e lacrime.
Non è nuovo morire, in questa vita,
Ma neanche vivere.
(1925)
Io tuttavia preferisco quest'altra traduzione:
O caro amico, ci vedremo ancora,
ché sempre nel mio cuore tu rimani.
Ormai di separarsi è giunta l'ora,
ma promette un incontro per domani.
O caro amico addio, senza parole,
senza versare lacrime o sorridere.-
Morire non è nuovo sotto il sole,
ma più nuovo non è nemmeno vivere.
P.S.
Ironia della sorte, ricordo adesso che proprio oggi si commemora l'Holodomor (la Grande Carestia, organizzata intenzionalmente dal regime sovietico) che colpì l'Ucraina negli anni 1932-1933. Il frutto di questo uso della carestia come strumento di normalizzazione della struttura di classe nelle campagne fece milioni di vittime...