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La trionferà

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Attraverso la storia incredibile di una terra dove la fedeltà al Partito era sacra e il vento dalla Russia soffiava forte, Massimo Zamboni fa i conti con la grande utopia del Novecento in modo davvero originale: al centro di questo appassionato racconto corale, ci sono l’Emilia e la cittadina di Cavriago, e le peripezie dei suoi abitanti. Quando nel 1919 spedirono un telegramma di solidarietà alla Russia rivoluzionaria e qualche mese dopo, nel giorno della fondazione dell’Internazionale comunista, Lenin nel suo discorso lodò il coraggio di «quell’angolino sperduto», che aveva cercato invano sulla carta geografica. O quando parteciparono alla «conferenza del secolo» al teatro di Reggio Emilia: un dibattito sull’opportunità di concedere l’autorizzazione alle riprese del film su Peppone e don Camillo. O quando, nel 1970, inaugurarono con «un brivido di commozione» il busto di Lenin nella piazza del paese, davanti a una delegazione ufficiale del Pcus. Per poi saltare fuori dai loro letti caldi a montare la guardia al monumento di bronzo minacciato da qualche tentativo di decapitazione. Sognatori e realisti, gente con la testa dura e un senso fortissimo di fratellanza, i protagonisti di questa storia sono donne e uomini dall’inesausta passione politica, cittadini del grande mondo, nelle cui vicende c’è tutta la forza e la persistenza, infine la nostalgia, di quello slancio ideale, folle e meraviglioso che li faceva sentire di essere dalla parte giusta. Con «una dose di commozione, una di sarcasmo, una di pratico ed emiliano senso di disincanto», Massimo Zamboni ha spesso scritto e cantato la dissoluzione di quel tempo, ma qui ce lo spalanca di fronte agli occhi intatto e pieno di vita, di rabbia e struggimento, regalandoci l’epica di una memoria da cui ripartire, l’epica di una terra dove la bandiera rossa sventolava piú in alto di tutti.

234 pages, Hardcover

First published May 18, 2021

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About the author

Massimo Zamboni

19 books16 followers
Massimo Zamboni (Reggio Emilia, 1957) è un chitarrista, cantautore e scrittore italiano. È stato chitarrista e principale compositore dei CCCP e dei successivi CSI.
Musicalmente è considerato uno dei padri del punk rock e del rock alternativo italiani. Dotato di uno stile e sound molto personali, la sua musica è stata d'ispirazione per numerosi gruppi rock italiani, tra cui Subsonica, Marlene Kuntz e Africa Unite, e molto apprezzata da critica e altri musicisti, tra cui Franco Battiato, ammiratore di lunga data di CCCP - Fedeli alla linea e CSI.
Ha pubblicato cinque libri, uno dei quali con Giovanni Lindo Ferretti: In Mongolia in retromarcia (Giunti Editore) nel 2000. Gli altri sono Emilia parabolica (Fandango) nel 2002, Il mio primo dopoguerra (Mondadori) nel 2005, una nuova edizione di In Mongolia in retromarcia (NdA Press) nell'anno 2009 e Prove tecniche di resurrezione (Donzelli Editore) nel 2011.

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Profile Image for B L U.
68 reviews9 followers
June 2, 2021
Del perché sono e convintamente mi rivendico COMUNISTA.
Non sono mai stata a Cavriago, ci separa il Tirreno; Enrico è morto prima che conoscessi gli Offlaga, che ho sempre ascoltato solo in disco purtroppo; dei CCCP, dei C.S.I. e di tutte le declinazioni artistiche Zamboniane faccio abuso perenne, ma questo libro... questo libro è una delle più belle dichiarazioni d’amore all’Emilia rossa che io abbia mai letto.
Grazie.
July 6, 2021
Amarcord

Premetto che il nome di Zambroni e dei “Cccp fedeli alla linea” mi erano perfettamente sconosciuti. Anche di Cavriago sapevo a mala pena che la chiamavano la Leningrado d’Italia per il busto di Lenin. Dell’Emilia coltivavo l’idea che fosse rimasta l’ultima enclave comunista nonostante la svolta suicida della Bolognina.
Nel novembre 1999, dieci anni dopo, in una Bologna ammantata di neve fuori stagione e totalmente impazzita, l’ autobus che mi portava alla Fiera per un congresso medico si blocca tra il traffico e i cumuli di neve. Scoppia una mezza rivoluzione. Una ha un cellulare in mano e grida all’interlocutore all’altro capo:- Siamo bloccati a Stalingrado!
Mizzica, mi dico: questi qua sono così comunisti da paragonare quel caos a Stalingrado alla faccia delle lacrime di tal Occhetto nell’’89. Guardo dal finestrino e leggo: “Viale Stalingrado”. E’ il nome della via.

Con Zambroni ci separano sette anni che sono quasi niente ora, entrambi over 60, ma allora facevano la differenza: io sessantottina, lui “di quelli del 77” che non amavo molto: figlia di proletari mi vedevo scippata da questi “figli di papà con il loro diciotto politico” della cultura “anche di classe” che avevo conquistato e che mi avrebbe permesso, qualora la lotta avesse lasciato solo macerie, almeno di capire chi e come ti avrebbe sodomizzato.
Entrambi nati in famiglie non comuniste, la mia per ignoranza anche dell’idea, la sua perché “anti” ma circondata da generazioni di comunisti; lui spettatore dal vivo delle baruffe chiozzotte tra preti e mangiatori di bambini mentre io solo nella serie “Peppone e Don Camillo” ( Guareschi, il monarchico reazionario ), personaggi che non si allontano, però troppo, da quelli “veri” da lui raccontati.
Io, mai con tessera del PCI dopo un tentativo abortito di iscrizione alla FGCI proprio la mattina d’agosto in cui i praghesi si ritrovarono con i carri armati a Piazza San Venceslao.
Lui ,passato agli indiani metropolitani dopo una militanza adolescenziale tra i ragazzini comunisti.
L’ eroe del libro: Il Principe, un operaio sempre ben vestito perché ” “Non dovete togliervi più il cappello di fronte a nessuno, di fronte al padrone, perché siete uguali agli altri” (Giuseppe Di Vittorio). Forse alter ego dello stesso Zambroni nella sua lunga e sofferta parabola di deluso dal comunismo reale della piana padana.

Cosa condivido con lui delle cose che inevitabilmente mi coinvolgono perché vissute, più o meno, come quotidianità negli ultimi miei cinquant’anni?
Intanto il “Fedele alla linea” a mia insaputa: nell’ospedale dove ho lavorato mi chiamavano la stalinista, quando l’unico moto di sdegno per i detrattori di quest’uomo l’ho avuto leggendo “Koba il Terribile di Amis” e che ho abbandonato non potendo sopportare la rabbia. Chiaro l’intento di identificare Stalin con il comunismo.
Poi, pur non essendo mai iscritta al PCI né nutrendo mai particolari simpatie per il partito, l’avere capito ciò che sarebbe successo dalla Bolognina in poi perché i fatti erano iscritti nel DNA mutato di quella sinistra.

E ora: io sono una comunista da poltrona di casa ( non da salotto) in cui cerco, con i libri in mano, di capirci qualcosa della lotta politica ( altrimenti della “cutra”, cioè denaro, potere e diritti) senza la speranza di potere fare ancora qualcosa ma credendo ancora fermamente che è sempre meglio capire di che morte morirai piuttosto che andarci incontro bendata.
Di lui, si avverte nel libro una punta di nostalgia quando va in pellegrinaggio, con altri pochi nostalgici, al vecchio palazzo dov’era la sede della FGCI. Io no. Non ho nessuna nostalgia perché del passato vedo i troppi errori che commettemmo e che torneremmo a commettere perché mai abbiamo avuto il coltello dalla parte del manico.
Una cosa era occupare le fabbriche, pensavo a sedici anni, un’altra occupare le scuole: solo una manifestazione senza che la realtà si spostasse di un millimetro. Un movimento che con il tempo si è trasformato in un rituale building-romance di tutte le generazioni post sessantottine.
Profile Image for Francesca Moretti.
35 reviews2 followers
June 27, 2021
“E se non saremo noi a vederla trionfare, e se non sarà da noi e avrà altri nomi forse, altri modi, chissà dove, duecento, trecento, mille anni, vedrete: la trionferà”. Storia d’altri tempi, ma per chi come me vive qui in provincia di Reggio Emilia e ne vede e ne sente ancora l’impronta nei servizi sociali, nei diritti, nella cultura del lavoro, nella solidarietà questo libro è un gioiellino che celebra la nostra Emilia rossa ( o quel che ne rimane). Bravo Zamboni, almeno tu sei rimasto fedele alla linea!
Profile Image for LauraT.
1,403 reviews94 followers
October 28, 2023
Libro doloroso sulla nascita, crescita, ma soprattutto morte di un sogno, di un'utopia. Io c'ero, anche se, avendo 10 anni meno dell'autore, avevo già chiaro, in adolescenza, che non saremmo andati da nessuna parte. Ma questa chiarezza non mi ha mai portato conforto: dove saremmo comunque andati non mi piaceva, non mi piace e mai mi piacerà...
Molte canzoni in questo libro; molte canzoni popolari che io cantavo ancora prima di capirne il senso. Bello, forse anche per questo. Parlavo pochi giorni fa, in occasione della morte di Paolo Pietrangeli, con un mio amico - con cui su questi argomenti difficilmente andremo mai d'accordo - che mi diceva che il Comunismo, quando si è concretizzato nella storia, ha sempre prodotto delle situazioni che definire distopiche è dire poco. Vero - come si può controbattere una simile affermazione, anche se bisognerebbe comunque approfondire e non è questo il posto - ma io ribattevo che l'idea per me rimane giusta. Che poi nella sua trasformazione non solo se ne perda il meglio ma addirittura se ne realizzi il peggio - l'opposto alle volte direi - è un po' quello che diceva, mutatis mutandis chiaramente, il buon Platone. Io però ribatto - e a lui così ribattevo - che l'idea, o l'ideale, forse non sarà realizzabile, ma un tenderci asintoticamente è la cosa migliore che possiamo provare a fare a questo mondo. Visto che io ad un altro non credo. E che ci credano ancora milioni di persone ha fatto - da sempre - comodo a chi il potere l'ha gestito (Carletto e l'oppio). Quindi, per dirla con Renato Covino, la Rivoluzione non credo che sarei in grado di sostenerla: l'acqua calda, ammetto, è un valore. Come gli assorbenti di cellulosa. Però facciamo del nostro meglio, please!
Mai una gioia, compagna Taramelli, mai una gioia
(e per le citazioni parto dal fondo, mi piace sperarci...)

"Se la tradizione prevede di liberarsi di qualche vecchio oggetto nella notte di San Silvestro per rompere con ciò che è stato e aprirsi al nuovo, a quella stoffa rossa in missione spaziale affidiamo il compito di portare a universi ulteriori l’eco di un ritornello che diceva: «la trionferà». La trionferà, certo che trionferà. E se non saremo noi a vederla trionfare, e se non sarà nei tempi a venire o non sarà da noi e avrà altri nomi forse, altri modi, chissà dove, duecento, trecento, mille anni, vedrete: la trionferà."

Chiama a sventolare le bandiere quando dice tutti gli imbrogli della Chiesa e che il cristianesimo significa autocrazia politica e psichica, parole che nessuno capisce di significato, ma di suono sí, le capiscono bene. Bonavita riabbassa il vocabolario, urla: «Noi non vogliamo abbattere il cristianesimo, non immediatamente, almeno; ma la gerarchia cattolica sí, la vogliamo abbattere, ché difende i privilegi degli uomini e di Dio sugli uomini»

"La fede nell’avvento di una società di uomini liberi e uguali progressivamente entra in loro, il silenzio si fa parola e anche se poco o nulla sanno si ritroveranno ogni anno per commemorare la tortura sul rogo clericale del filosofo Giordano Bruno, ritenendolo uno di loro, quasi un contadino, per la persecuzione subita; cosí come in seguito si riuniranno per celebrare lo scrittore Edmondo De Amicis nei giorni della sua scomparsa. E dietro la testata del letto, in camera, non hanno appeso il crocifisso ma il ritratto di Garibaldi." Ecco, fino a che si vorrà interpretare il socialismo come fede, non ne verremo fuori.

"In città, per ordine del vescovo Socche, ai funerali degli uccisi rimarranno serrate tutte le porte delle chiese al passaggio dei feretri di quei senza cristo, accompagnati e pianti dall’intera popolazione, centomila e piú cittadini. Da qua alla fine dell’anno una settantina di reggiani verranno incriminati per i fatti del 7 luglio, rei di essersi costituiti come bersaglio."
https://youtu.be/oHc18XMhFpY

«Oggi il XXIIo Congresso del PCUS ha preso atto della avvenuta costruzione della società socialista e ora si appresta ad avanzare verso il comunismo. Una fase piú alta dove tutte le esigenze umane vengono razionalmente e giustamente soddisfatte». Chiude gli occhi. «Solo coloro che chiudono gli occhi possono affermare il contrario». Si riscuote. Toglie il cappuccio al pennarello nero. Aggiunge un commento in fondo all’ultimo foglio: «E pensare che ci credevamo». Guarda meglio. È rimasto un angolino libero a destra. Lo riempie: «Ci credevamo. In piena convinzione e buona fede». Chiude il pennarello. Richiude agli occhi. - Io forse non ci ho mai creduto, sperato si, ma creduto mai. Essere nata 10 anni dopo ha avuto questo "vantaggio"

"È il 1981. Il suo secolo è finito: si entra nell’età dello stagno, quella dell’impero sovietico di Leonid Brežnev, della scoperta dell’Aids, dell’eroina di massa" - Ecco, io sono figlia di questa deprimentissima età
Profile Image for Marilù Cattaneo.
185 reviews18 followers
February 14, 2022
Nel paese
Dove è nata Orietta Berti
C'è Piazza Lenin
Ed in mezzo, un busto di Lenin…


E in mezzo la Pravda che parla di Cavriago, i CCCP, Valentina Tereskova in missione nella bassa, la nebbia, palazzo Masdoni e tante altre cose
Profile Image for Sara Rocutto.
513 reviews9 followers
June 20, 2021
Un racconto delizioso. Che fa pensare su quel che è stato ed è da molti rimpianto, da volerlo rivivere uguale.
(Mentre occorre oggi una fatica più grande)
Profile Image for Bandw53.
101 reviews4 followers
April 2, 2022
E’ un libro pieno di amore e nostalgia. Nato per raccontare il passato, ma soprattutto per raccontare una terra e la sua gente: “Noi, questa terra, la sua unicità. Cantarla per costruire non una memoria, ma un’epica della memoria, magnificarla come nell’antico e con quel canto creare un fondamento per ciò che sarà”.
E’ il racconto di speranze nate nelle lotte contadine e operaie della fine del 1800 e dell’inizio del 1900, a Cavriago, oggi 9000 abitanti a un tiro di schioppo da Reggio nell’Emilia; è la Storia del mitico “sindaco del mondo nuovo”, Cesare Arduini, il primo eletto da una maggioranza Socialista; di Albo Partisotti, detto il Principe, che “Quell’Albo che i genitori avevano magari tratto da un libro da messa, dal latino albus, bianco, suonava troppo accomodante a lui che rosso è sempre stato” lui mutò in Abbo in ricordo di Pietro Abbo, partigiano; della Casa del Popolo, del cinema popolare, del dancing Caprice, tutti edificati dai cavriaghesi; del busto di Lenin, sindaco onorario; di Valentina Tereshkova, la prima donna dello spazio in visita a Cavriago nel 1987, per rendere omaggio all’ortodossia di quell’isola comunista padana.
Ma è anche la Storia di Massimo Zamboni e un po' di tutti quelli che nell’ideale comunista si sono riconosciuti e che porteranno per sempre dentro.
Così che quando il 31 dicembre del 1991 in piazza Lenin a Cavriago, allo scoccare della mezzanotte, dagli altoparlanti si alza L’Internazionale tutti la cantano. E una bandiera rossa viene liberata attaccata a dei palloni. E qualcosa muore. Ma, forse, qualcosa può cominciare.
“Una dose di commozione, una di sarcasmo, una di pratico ed emiliano senso del disincanto. (…) siamo nell’anno nuovo, stanotte si canta, si balla, si beve. Io sono con una ragazza, i fuochi scoppiano, ci baciamo, siamo sposati da febbraio, io sono disoccupato, lei licenziata, il comunismo è finito, qualcosa inventeremo”


PICCOLA PIETROBURGO (Max Collini)

Nel paese
Dove è nata Orietta Berti
C'è Piazza Lenin
Ed in mezzo, un busto di Lenin
Se uno ci pensa
Non ci può credere

Faceva un po' schifo piazza Lenin
Ma ora, la stanno aggiustando
Una testa di metallo scuro
E ai suoi piedi qualche dedica
E qualche fiore

C'è scritto
Che è stata fusa nel 1920
E poi donata da una sezione
Del partito Comunista dell'Unione Sovietica

Perché, ed è la cosa davvero pazzesca
Lenin, è il sindaco onorario di Cavriago
Da sempre
Nessuno ha mai revocato la delibera
Del consiglio comunale di allora

La piazza, è rimasta Piazza Lenin
E gli abitanti
Ne sono fieri

Novemila anime
Alle porte di Reggio Emilia
Il sindaco, è stato eletto con una maggioranza di sinistra
Senza centro
Da fare invidia ad Enver Hoxha e Kim Il Sung

Avevano chiuso il cinema
E molti hanno deciso che Cavriago
Non poteva non avere il suo
Hanno fatto un circolo, due progetti
E in un anno, ecco una multisala in pieno centro
Con film di prima visione
Che viene gente anche da fuori a vederli

Cooperativa Cinema teatro Novecento
I soci sono centinaia
Tutti volontari, come alla festa dell'Unità

E delle sere a strappare i biglietti c'è un assessore
Delle sere Jukka Reverberi
Delle sere Federica
La figlia del sindaco
Una giovane compagna
Molto bellina

Ricordate la madonna
Che piangeva sangue a Civitavecchia?
Qualche anno fa, tutti i giornali ne parlavano
Dando per buona la possibilità del miracolo

Ebbene
In un impeto di ribellione per tanta imbecillità
In quei giorni
Anche il busto di Lenin cominciò a lacrimare

Ne parlò perfino
La Komsomolskaya Pravda
"Vicino a Reggio Emilia, in Italia
Travolta da insolito disgusto
Una scura statua del compagno Lenin
Ha pianto lacrime bianche
Come le navi del porto di Arcangelo"
Profile Image for Fra.
56 reviews1 follower
November 21, 2022
Oltre un secolo di storia - principalmente politica - narrato e spiegato attraverso una meravigliosa scrittura
Profile Image for Alberto.
62 reviews11 followers
July 5, 2021
Un tempo passato, scritto, raccontato e cantato da molti, ma in questo caso ci viene descritto un tempo pieno di tutto, rabbia, vita, morte e "miracoli".
Si può ricreare da zero una terra dove la bandiera rossa sventola più in alto di tutti?
Poco probabile.
Si può ripartire dalla memoria, da fatti indelebili che gente ha vissuto e superato grazie ad un senso di fratellanza e ad un'insensata passione che li faceva sentire tutti uniti e dalla parte giusta?
Speriamo.
Magari in qualche angolino sperduto, ma speriamo.

- E se non saremo noi a vederla trionfare, e se non sarà da noi e avrà altri nomi forse, altri modi, chissà dove, duecento, trecento, mille anni, vedrete: la trionferà.
17 reviews
June 7, 2021
Meravigliosamente malinconico
Un libro che ti fa sentire orgogliosamente comunista nel profondo del l’animo
Profile Image for Palomar.
84 reviews18 followers
February 2, 2022
Subito dopo la fine della guerra frequenta la scuola convitto Luciano Fornaciari – il partigiano Slim – alla Villa di Rivaltella, dove docenti come Lucio Lombardo Radice si affiancano a chi insegna un mestiere ai combattenti partigiani e ai reduci di guerra.
A quei futuri lavoratori insegnano le leggi della fisica e della meccanica, accompagnandole – anzi, ne vengono precedute – con la letteratura e la filosofia.
Intuizione straordinaria, e si rimane commossi a sfogliare quei quaderni da scolaro di Albo, dove lui prende appunti rigorosi senza una cancellatura, rilega in viola i suoi quaderni di bella, chiama «stupido» il barocco, ammira «concretamente» quel poeta fantastico e sognatore – l’Ariosto – che alla morte del padre riesce a mandare avanti alla meno peggio una famiglia di dieci orfani, s’indigna per lo svanire del corpo del frate Savonarola arso sul rogo.
Si chiede, è stato un debole Galileo? Scopre che è esistito il Seicento, secolo «triste politicamente».
Se in Sezione ha imparato la X, quella dell’ora finale, a scuola scopre la ipsilon; la scrive, Y, e accanto riporta la pronuncia di quella lettera che mai avrebbe pensato di dover usare.
Impara Poliziano e Machiavelli, il Pulci e l’Arcadia, e come tutto questo venga considerato necessario per la carriera di un capocantiere getta una luce d’invidia su quei tempi e quegli uomini.
Suo insegnante, e fondatore e futuro direttore del Convitto è Loris Malaguzzi, inventore di quel modello educativo che tutto il mondo conosce come Reggio Emilia Approach. Scuole della Rinascita si chiamano quei convitti per adulti, una decina in tutta Italia, nati dall’accordo tra l’Associazione partigiani italiani e il ministero della Pubblica istruzione. Funzionano cosí bene che vengono costretti a chiudere per la cessazione dei fondi governativi, cui segue un continuo sabotaggio da parte dello Stato che non vuole permettere l’esistenza di luoghi ritenuti covi di addestramento alla sovversione. Montesquieu, Goethe, Torquato Tasso: in mano a un edile potrebbero diventare armi improprie per la rivoluzione.
Profile Image for Elenapetulia.
188 reviews18 followers
August 3, 2021
Cavriago caput mundi: un libro pieno di passione, amore per le storie, dolcezza e ironia incantevole. Perché rosso non e’ un colore. Grande sempre Zamboni.
Profile Image for Elena Colasante.
170 reviews3 followers
June 13, 2021
Un libro in cui ho ritrovato tanta della mia storia personale. E dell’amarissimo doveroso finale. Le cinque stelle sono tutte emotive
Profile Image for Giorgio Comel.
230 reviews1 follower
August 14, 2021
"La trionferà, certo che trionferà. E se non saremo noi a vederla trionfare, e se non sarà nei tempi a venire o non sarà da noi e avrà altri nomi forse, altri modi, chissà dove, duecento, trecento, mille anni, vedrete: la trionferà."
Profile Image for EMILIO SCUTTI.
243 reviews23 followers
September 11, 2021
L’idea di fondo del libro era quella di raccontare la storia degli ultimi 50 anni di questo Paese, del pci, della Russia sovietica attraverso quella della provincia emiliana ovvero Cavriago ma a mio avviso l’esperimento non è riuscito appieno. Il limite del libro è quello di risultare noioso e non appassionante perché gli eventi storici visti dalla provincia risultano essere un duplicato della realtà conosciuta ed oramai divenuti retorici e superati storicamente, peccato perché sia lo stile che la padronanza dei fatti e personaggi è buona ma è mancata probabilmente la tensione e la drammaticità storica dei fatti stessi gli unici che emozionano ed appassionano il lettore .
Profile Image for Angela.
53 reviews6 followers
November 1, 2022
Un amarcord. Un excursus dagli inizi alla fine del 900 di cosa significhi la fede politica a Cavriago, piccolo paese nel cuore dell'Emilia, dove ancora oggi campeggia nella piazza principale il Busto di Lenin.
Un viaggio interessante, raccontato con una certa nostalgia dall'autore Massimo Zamboni, che i più ricordano come musicista del gruppo CCCP. Un libro da cui si evince forte il legame col passato e che aiuta a capire meglio un presente dove tutto sembra aver perso di valore.
Profile Image for Luca malagoli.
131 reviews3 followers
September 7, 2021
Da leggere. Null'altro da aggiungere. Per chi, come me, è emiliano, ha vissuto più o meno direttamente le vicende e i luoghi descritti, il testo rappresenta uno spaccato chiaro, serio, fedele e non macchiettistico di una zona, ampia, capace di scrivere pagine imprescindibili per la storia del Paese e del Partito.
Profile Image for Boll_weevil.
34 reviews1 follower
January 6, 2022
I CCCP non hanno mai capito niente dell'Emilia post 54. La parte sugli anni prima è molto bella comunque.
Profile Image for Angela - flâneries.
73 reviews12 followers
March 4, 2022
“Siamo stati comunisti nel non aver attuato il comunismo”. E se non saremo noi a vederla trionfare, e se non sarà da noi e avrà altri nomi forse, altri modi, chissà dove...
Profile Image for ellepuntogi.
19 reviews
March 29, 2023
Il freddo più pungente, accordi secchi e tesi segnalano il tuo ingresso nella mia memoria
Profile Image for Abîme.
39 reviews
June 2, 2023
Un libro che racchiude la storia di un paese, un ideale, un piccolo mondo rivoluzionario. Assolutamente da leggere
Profile Image for Rossella Ratti.
234 reviews
August 2, 2023
Piacevolmente sorpresa da questo libro che ripercorre la storia di Cavriago, una piccola filiale russa e comunista in territorio emiliano.
Profile Image for Martina Spinaci.
155 reviews7 followers
April 9, 2024
Ah che bella lettura! Non conoscevo lo scrittore, devo dire che è stata una bella scoperta!
Profile Image for Gaglioz.
364 reviews13 followers
June 2, 2025
Zamboni ha saputo rendere in modo esemplare la storia di un frammento dell’Emilia e dell’essenza del suo popolo, fino all’amara conclusione che l’utopia è vitale fino a che non si verifichino le condizioni per concretizzarla. Libro bellissimo, onesto nella sua partigianeria.
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