E’ un libro pieno di amore e nostalgia. Nato per raccontare il passato, ma soprattutto per raccontare una terra e la sua gente: “Noi, questa terra, la sua unicità. Cantarla per costruire non una memoria, ma un’epica della memoria, magnificarla come nell’antico e con quel canto creare un fondamento per ciò che sarà”.
E’ il racconto di speranze nate nelle lotte contadine e operaie della fine del 1800 e dell’inizio del 1900, a Cavriago, oggi 9000 abitanti a un tiro di schioppo da Reggio nell’Emilia; è la Storia del mitico “sindaco del mondo nuovo”, Cesare Arduini, il primo eletto da una maggioranza Socialista; di Albo Partisotti, detto il Principe, che “Quell’Albo che i genitori avevano magari tratto da un libro da messa, dal latino albus, bianco, suonava troppo accomodante a lui che rosso è sempre stato” lui mutò in Abbo in ricordo di Pietro Abbo, partigiano; della Casa del Popolo, del cinema popolare, del dancing Caprice, tutti edificati dai cavriaghesi; del busto di Lenin, sindaco onorario; di Valentina Tereshkova, la prima donna dello spazio in visita a Cavriago nel 1987, per rendere omaggio all’ortodossia di quell’isola comunista padana.
Ma è anche la Storia di Massimo Zamboni e un po' di tutti quelli che nell’ideale comunista si sono riconosciuti e che porteranno per sempre dentro.
Così che quando il 31 dicembre del 1991 in piazza Lenin a Cavriago, allo scoccare della mezzanotte, dagli altoparlanti si alza L’Internazionale tutti la cantano. E una bandiera rossa viene liberata attaccata a dei palloni. E qualcosa muore. Ma, forse, qualcosa può cominciare.
“Una dose di commozione, una di sarcasmo, una di pratico ed emiliano senso del disincanto. (…) siamo nell’anno nuovo, stanotte si canta, si balla, si beve. Io sono con una ragazza, i fuochi scoppiano, ci baciamo, siamo sposati da febbraio, io sono disoccupato, lei licenziata, il comunismo è finito, qualcosa inventeremo”
PICCOLA PIETROBURGO (Max Collini)
Nel paese
Dove è nata Orietta Berti
C'è Piazza Lenin
Ed in mezzo, un busto di Lenin
Se uno ci pensa
Non ci può credere
Faceva un po' schifo piazza Lenin
Ma ora, la stanno aggiustando
Una testa di metallo scuro
E ai suoi piedi qualche dedica
E qualche fiore
C'è scritto
Che è stata fusa nel 1920
E poi donata da una sezione
Del partito Comunista dell'Unione Sovietica
Perché, ed è la cosa davvero pazzesca
Lenin, è il sindaco onorario di Cavriago
Da sempre
Nessuno ha mai revocato la delibera
Del consiglio comunale di allora
La piazza, è rimasta Piazza Lenin
E gli abitanti
Ne sono fieri
Novemila anime
Alle porte di Reggio Emilia
Il sindaco, è stato eletto con una maggioranza di sinistra
Senza centro
Da fare invidia ad Enver Hoxha e Kim Il Sung
Avevano chiuso il cinema
E molti hanno deciso che Cavriago
Non poteva non avere il suo
Hanno fatto un circolo, due progetti
E in un anno, ecco una multisala in pieno centro
Con film di prima visione
Che viene gente anche da fuori a vederli
Cooperativa Cinema teatro Novecento
I soci sono centinaia
Tutti volontari, come alla festa dell'Unità
E delle sere a strappare i biglietti c'è un assessore
Delle sere Jukka Reverberi
Delle sere Federica
La figlia del sindaco
Una giovane compagna
Molto bellina
Ricordate la madonna
Che piangeva sangue a Civitavecchia?
Qualche anno fa, tutti i giornali ne parlavano
Dando per buona la possibilità del miracolo
Ebbene
In un impeto di ribellione per tanta imbecillità
In quei giorni
Anche il busto di Lenin cominciò a lacrimare
Ne parlò perfino
La Komsomolskaya Pravda
"Vicino a Reggio Emilia, in Italia
Travolta da insolito disgusto
Una scura statua del compagno Lenin
Ha pianto lacrime bianche
Come le navi del porto di Arcangelo"