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L'isola dei topi

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Le sistoli e le diastoli che fanno pulsare questo libro sono il ricordo e la dimenticanza, che si alternano fin dalla prima poesia in una dialettica che non sembra poter trovare sintesi. C’è una pulsione a ricordare e una a dimenticare. C’è una volontà di tagliare legami e una di rafforzarli, di difenderli dal tempo. In questo percorso, movimentato dalla presenza di animali reali e simbolici – uccelli, gatti, cavalli, insetti -, si attraversano luoghi e persone come intravisti da una porta di casa che non si sa se tenere aperta o chiudere una volta per tutte. La voce che ci conduce vorrebbe essere distaccata, disprezzare la nostalgia, salvo riaccendersi improvvisamente per passioni non sopite (in primis le corse di trotto) o per antiche e moderne idiosincrasie. Ma inquietanti immagini di topi (l’ennesimo, definitivo animale del libro) si insinuano parossisticamente tra i versi dell’ultima sezione. Nemici spietati o solo messaggeri di qualcosa che non si riesce ad avvertire compiutamente, l’oscura minaccia dei topi porta il ritmo delle poesie alla fibrillazione. L’elegante controllo delle ambivalenze si sgretola lasciando spazio a un profondo disagio, ma anche, simmetricamente, a un estremo attaccamento al mondo interiore ed esterno.

144 pages, Paperback

First published May 18, 2021

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2,068 reviews631 followers
June 26, 2021
Nel paesaggio modenese, in battere e levare, si elevano i versi di Alberto Bertoni. Tra i versi si intravedono personaggi amati e animali famigliari. Cosa accadrebbe se un mondo sommerso di topi prendesse il sopravvento?

“Chilometri e chilometri di cunicoli, diramazioni, punti di ristoro e di sosta. Famiglia, anzi clan di famiglie: cosí, mentre avanzo, penso che se durante la mia traversata di deserto il capo-topo, lo stratega, il pater familias chiamasse le sue truppe a raccolta e istigasse il mondo-topo all’attacco, non ci sarebbe storia. Il consorzio umano, la superficie superna, il nostro avamposto di civiltà cadrebbero all’istante e – al modo del fumetto Maus di Art Spiegelman – la topizzazione del mondo diventerebbe in un amen cosa fatta, come dopo un Blitzkrieg nazista.”

Tra nostalgia e dimenticanza, scorrono i versi alla ricerca della chiave universale del linguaggio.


“Salutz

Ogni giorno ricomincia
qualcosa di antichissimo
Enea che da Troia sbarca
dove il Tevere s’insala

Guardo tutto dal faro
i gradini scoscesi, la fila dei giorni
intanto che il mio saluto
e qualche bacio accogli

dall’isola dei topi”

“Scriverti

La luce dura un po’ di piú
ma è grigia come gli scoiattoli
velocissimi sugli alberi

Il cielo piange
emanando accordi tristi
fra il mio cuore messo a nudo
e una strada cosparsa di tornanti
e di battaglie
da vincere di notte
rannicchiato su una branda
allineata agli angoli
in attesa dei fantasmi
che sventerò scrivendoti
sugli slabbrati margini del diario
estraneo dopo molti anni
all’essenza segreta del tuo tempo
ai tuoi spazi”


“Belle Arti

LE MONDE OU RIEN
la scritta d’oggi sul muro ridipinto
vicina a un’altra piú bella
IO TI CREDO SORELLA!

Ma, nel parcheggio,
un ordine

LASCIATE LIBERO IL PAESAGGIO, voi
ch’entrate cercando
la chiave universale del linguaggio”
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