"Quanto somiglia Cabras, Sardegna, paese natale di Michela Murgia, ad Avalon, Britannia, luogo mitico di Re Artù e della spada nella roccia? Se Morgana, Igraine e Viviana, le ""Signore del Lago"", hanno il potere di sollevare le nebbie con le parole e influenzare le vite dei cavalieri della Tavola Rotonda, Michela Murgia, nata in mezzo alle acque di Cabras, ha il potere di sollevare le nebbie intorno alle storie e alle idee che ci circondano, raccontandoci la versione delle donne, nel solco ideale di Ave Mary. In un viaggio che comincia in mezzo al mare e in mezzo al mare ritorna, una delle maggiori scrittrici italiane racconta come e perché è diventata femminista, come e perché ha cominciato a temere le gerarchie religiose, come e perché non ha mai smesso di giocare di ruolo nel mondo magico di Lot, come e perché certi libri che ci hanno fatto crescere, in effetti, li abbiamo mangiati più che letti, e soprattutto come e perché creare ogni giorno il mondo che ci circonda è un gesto politico."
Michela Murgia è nata a Cabras nel 1972 ed è stata a lungo animatrice in Azione Cattolica. Ha fatto studi teologici ed è socia onoraria del Coordinamento teologhe italiane. Ha pubblicato nel 2006 Il mondo deve sapere che ha ispirato il film Tutta la vita davanti e nel 2009 il bestseller Accabadora, vincitore del Premio Campiello 2010.
Che voi conosciate o amiate “Le Nebbie di Avalon” non avrà alcun effetto sulla lettura e sull’apprezzamento di questo volumetto. Michela Murgia ha la capacità di spiegare complicati concetti in poche pagine, con molta semplicità, anche a chi ne sa poco. “L’Inferno è una buona memoria” è, sopra ogni altra cosa, una riflessione sulle figure femminili nella letteratura e, in generale, nella finzione. Donne rappresentate con o senza potere, siamo sempre lì: rappresentazione, donne, potere. Cosa siamo, come siamo percepite, come ci raccontiamo e come ci raccontano gli uomini; quale impatto ha questo sulle nostre esistenze. Ci si chiederebbe come si può parlare di tutto questo in poco più che 100 pagine; la risposta è in questo libro. Leggetelo.
"Riaccostarmi a una storia che conoscevo benissimo, ma raccontata da voci per me inaudite, mi dimostrò non soltanto che quella storia in realtà non la conoscevo per nulla, ma che il ribaltamento del punto di vista invertiva anche la scala dei valori contenuti nella leggenda che credevo di sapere...Le nebbie di Avalon dmostra che non solo la Storia ma anche le storie sono scritte dai vincitori. Senza quel ribaltamento io non avrei mai capito che gli sconfitti dell'epica di ogni tempo non sono gli eserciti nemici, di cui comunque, come nell'Iliade, persino i vincitori finiranno per cantare le gesta: sono le donne, private di ogni narrazione."
Sto centellinando i libri di Michela Murgia che ancora non ho letto e stavolta a toccato a questo piccolo volume in cui la Murgia parla e in parte intepreta quello che è il messaggio racchiuso tra le pagine de Le nebbie di Avalon. Io non l'ho letto ma lo farò, avevo però ascoltato la puntata del podcast Morgana dedicato a questa sorta di rivisitazione del mito arturiano. In queste poche pagine Murgia offre la sua personale intepretazione de Le nebbie di Avalon, parla di quanto la lettura di quel romanzo abbia cambiato la sua percezione su molte cose. Si sofferma, attraverso Morgana, Ginevra, Viviana, Igraine e Morgause, sulla figura della donna nella letteratura, sul ruolo che le viene affibiato, sul potere, reale o finto, che le viene attribuito. Come sempre interessantissimo, ricco di spunti su cui riflettere, e vibrante della voce di Michela che, attraverso i suoi libri, mi sembra ancora di sentire forte e chiara.
Interessante punto di vista sulla figura femminile nel romanzo "Le nebbie di Avalon" di Marion Zimmer Bradley che narra la più famosa storia del ciclo arturiano. Consiglio la lettura di questo testo dopo aver letto "Le nebbie di Avalon" (io non l'ho letto e spero di farlo) perché secondo me può essere visto come una post fazione che approfondisce il tutto. Consigliato!
Ho letto Le nebbie di Avalon millemila anni fa e ne serbo una bella sensazione, tanto bella da poter dire che al tempo l’ho adorato. E voglio tenermela stretta, questa sensazione.
La Murgia, con la sua scrittura fluida e godibile, in poche pagine ce ne offre una sua personale interpretazione, allargando la visione sul ruolo e sul potere che le personagge, come lei definisce le protagoniste, hanno nel romanzo. Non solo: anche gli uomini e la religione trovano una loro giusta collocazione. I primi ne escono abbastanza malamente. La seconda può dare adito a confronti e discussioni.
Confesso di non aver notato questi aspetti durante la mia lettura del romanzo, all’epoca il mio romanticismo era alle stelle, ma - oggi - le parole della Murgia mi hanno fatto riflettere e mi hanno offerto alcuni tasselli mancanti da incastrare nella struttura della trama, modificandone la sostanza. Molto interessante.
Questo bel libretto si può leggere a prescindere... ma vi consiglio di fare una visitina all’Isola di Avalon: vi assicuro, ne vale la pena.
Comprato all’aeroporto di Cagliari, iniziato a Berlino un giorno fa e finito di leggere sul volo Berlino-Stoccolma, questo breve e interessante scritto mi ha innanzitutto fatto ricordare i vecchi tempi, quando ero appassionato di fantasy e giocavo anche di ruolo. E il gioco di ruolo è, come dice Murgia, pura letteratura. Soprattutto, è un libro che offre molti spunti di riflessione. Mi toccherà leggere Le nebbie di Avalon.
Non ho letto Le Nebbie di Avalon e forse non sono nemmeno così ferrata sulla storia di Artù, malgrado ciò il libro mi è risultato chiaro e comprensibile. Michela Murgia fa un'analisi letteraria che riesce ad avvicinare qualsiasi lettore alla storia, a prescindere dal suo bagaglio di informazioni a rigurdo. Molto interessante la riflessione sul mondo femminile e maschile, apre le porte a ulteriori riflessioni personali senza imporre il suo pensiero come verità assoluta.
Una lettura leggera ma ricca di spunti, illuminante a tratti. Michela Murgia ci spiega perché dovremmo leggere (o rileggere) Le nebbie di Avalon e lo fa così bene che adesso mi toccherà cambiare i piani di lettura dei prossimi mesi. Si può leggere questo piccolo saggio anche senza sapere nulla dell'opera di Zimmer Bradley, ma il rischio è proprio quello di venirne conquistati e di voler rimediare.
"Le nebbie di Avalon" non l'avrei mai letto, se non su suggerimento della stessa Murgia qualche anno fa al festival letteratura di Mantova, perché è un genere che non mi attrae. Invece ho seguito il suo consiglio e, anch'io come l'autrice, sono rimasta colpita e lo suggerisco sempre come lettura a chi mi capita.
Non ricordo nei particolari le vicende; ci pensa in parte questo libro in cui sono riportati alcuni passi relativi ai personaggi femminili, tra cui spicca la figura di Morgana che è la protagonista e narratrice del romanzo, insieme al percorso autobiografico dell'autrice, verso una presa di coscienza della condizione femminile. Io ricordo però, molto bene, il conflitto determinato dal passaggio travagliato attraverso il cambiamento antropologico con l'arrivo e l'affermarsi del cristianesimo, a scapito delle tradizioni in cui le donne avevano ruolo, considerazione, potere, accettate per le loro caratteristiche peculiari e non per questo perseguitate o messe le une contro e altre. Il resto è storia.
Come non lasciarsi prima illuminare dal romanzo della Zimmer Bradley e condividere poi l'analisi che la Murgia solleva dalla sua lettura? Ciascuna può trovare riferimenti sociali o particolari biografici che danno ragione della propria e altrui condizione, ancora lontana dal pieno riscatto.
Libro divorato in una notte, perché anche nel buio più nero l’intelligenza di Michela Murgia risplende. Michela manca e mancherà sempre, perché è una le pochissime donne del mio tempo che sia riuscita a sollevare le nebbie. E non solo quelle di Avalon.
Michela Murgia che mi racconta la storia di Avalon, Re Artù e tutto il ciclo bretone, what else? Questo libro è una disamina dei personaggi (principalmente) femminili arturiani, e chiaramente grande parte del libro è incentrato sul far riflettere il lettore su determinate tematiche femministe e del ruolo storico della donna. Quando mi sono accorto che era effettivamente questo l'intento dell'autrice (potevo arrivarci già prima di leggere la prima pagina, lo so), ho un po' sbuffato e pensato "che palle non c'ho voglia di leggere di questo argomento ancora" E INVECE. Federico, hai ancora tanto da imparare. Sicuramente sono anche stato molto condizionato dal fatto che il ciclo arturiano mi affascina moltissimo ma questo libro mi è davvero piaciuto, in particolare alcuni monologhi che aveva scritto la Murgia per teatro in cui vengono fatte parlare le donne della storia di Avalon, veramente molto belle. Lo consiglio, anche a chi non ha a casa tavole rotonde.
Vorrei dire tanto di più, su questo libriccino, ma sono giornate strane, che mi scivolano via troppo facilmente, e non riesco a mettere insieme troppe cose. Non avevo mai letto Michela Murgia. Avevo letto Marion Zimmer Braldey, invece, e "Le nebbie di Avalon". L'ho letto tante volte, a dire il vero, quando ero ancora troppo piccola per comprendere davvero un romanzo del genere, e poi di nuovo, quando avevo appena cominciato ad affacciarmi all'adolescenza. È un romanzo che ho amato moltissimo, sebbene ora sia molto lontando dal genere di libri che leggo abitualmente (non migliore o peggiore, solo lontano). Vorrei dire che l'ho amato per gli stessi motivi che qui elenca la Murgia, ma temo che all'epoca fossi davvero troppo giovane per riuscire ad andare oltre la semplice trama. Non cercavo altro, in un libro, e all'epoca quelle storie che in qualche modo sfioravano radici note, ma che andavano oltre, presentandomi donne che ammiravo e nelle quali mi sarei voluto rispecchiare mi erano sufficienti. Non lo sapevo, allora, di quanto fosse innovativo dare voce a donne che, sostanzialmente, di voce non ne avevano mai avuta. E non potevo sapere quanto quel potere in mano alle donne non fosse qualcosa di così scontato.
"Solo dopo aver letto "Le nebbie di Avalon" ho cominciato a sospettare che il romanticismo fosse un'invenzione letteraria degli scrittori per dare alle loro personagge qualcosa con cui giocare che non fosse il potere".
Ho fatto tanti passi avanti, rispetto alla bambina che sfogliava di nascosto i libri "presi in prestito" dalla libreria dei suoi genitori. Di femminismo ne so qualcosa in più, e pure di rappresentazione, e di certo anche di letteratura. Qualcosa, forse, lo avevo intuito, confusamente, anche durante le mie prime letture acerbe. Negli anni ho riflettuto molto su questi temi, ci sono tornata sopra con una consapevolezza diversa, con una stora di vita diversa, e nuovi, migliori strumenti. Eppure, mi piace pensare che un semino minuscolo sia nato anche fra un sospiro e l'altro perché avrei tanto voluto essere come Morgana. La Murgia mi ha preso per mano, mi ha indicato col dito ragionamenti che già avevo affrontato più volte, ma l'ha fatto riportandomi lentamente a casa. La voglia di rileggere ora "Le nebbie di Avalon", lo ammetto, è tantissima. Altrettanto grande è la paura di affontare lucidamente i difetti che ora ci troverei.
"Senza quel ribaltamento io non ho mai capito che gli sconfitti dell'epica di ogni tempo non sono gli eserciti nemici, di cui comunque, come nell'Iliade, persino i vincitori finiranno per cantare le gesta: sono le donne, private di ogni narrazione".
Molto interessante anche il paragone delle tre protagoniste con le figure bibliche.
In linea di massima, mi piace molto questa nuova collana della Marsilio: ho già aggiunto in wishlist gli altri due titoli che la compongono (che, guarda caso, sono scritti da autori che non conosco, ma parlano di libri che ho apprezzato molto).
Interessantissimo! Fondamentale dopo la lettura de Le nebbie di Avalon: è un saggio breve ma spiega tutto a pennello e fa riordinare i pensieri. Mi è piaciuta un sacco l'esperienza personale della Murgia con questo libro e tutte le sue riflessioni sulla rappresentazione delle donne in narrativa.
Piccoli grandi ri-incontri. Ogni tot nella mia vita c'è un bisogno viscerale di Michela, per questo centellino ormai a fatica le sue letture. Amo ritrovarla e riconoscerla nelle pagine, è una delle poche autrici che riesco a leggere ma sentire chiaramente in testa e che riconoscerei anche se scritta nella sabbia perché il suo modo di parlare, di ragionare e tutto quello che è il suo mondo e che ci dona sono inconfondibili. La ringrazio per le lacrime i sorrisi e la forza che le pagine scritte da Michela ti donano. Ma sopratutto per l'impellenza (prima lieve ora vitale) di leggere Le Nebbie di Avalon. Sia per la curiosità che ti scatena sia per ritrovarsi nei suoi passi. Ci manchi tanto, grazie per averci dato altrettanto.
Avevo tante aspettative per questo libro, e mai avrei pensato di dire una cosa del genere (in generale di un qualsiasi libro), ma è stato, per me, uno spreco di tempo e carta.
Metà del libro sono brani presi da "Le Nebbie di Avalon" (capolavoro indiscusso), mentre l'altra metà è l'autrice che riassume il suddetto libro. Quindi, se lo avete letto passerete buona parte della lettura a pensare: "si so cosa è successo, l'ho letto…”, se non lo avete letto invece… beh ve lo racconta dall'inizio alla fine, quindi non avrete il gusto della scoperta.
Purtroppo le uniche considerazioni fatte dall’autrice che mi sono rimaste sono: la Ginevra presentata nel romanzo è (fortunatamente) diversa da quella del ciclo arturiano classico (cosa che viene ripetuta praticamente in ogni capitolo), e l'uso della parola personaggE (non me ne vogliate, però proprio non si può sentire) per sottolineare, inutile mente direi, l’impronta femminista sia del libro citato, che di quello che si sta leggendo.
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Michela Murgia ti riconcilia con la lingua italiana, ultimamente, usata troppo spesso in modo magnieloquente in dicorsi vuoti. Lei sa semplificare concetti complessi con parole semplici e precise. Al di la che abbiate o meno letto e amato Le nebbe di Avalon, questo è un saggio agile ed intelligente, piacevole da leggere e tutto sommato soprattutto oggi, femminista in modo necessario.
Questo libro è un piccolo grande gioiello che si legge in una manciata di ore, Murgia scrive in modo semplice e colloquiale, mi ha fatto venir voglia di leggere "Le nebbie di Avalon".
Ero intorno ai vent’anni quando ho scoperto il ciclo delle Sacerdotesse di Avalon, letto in ordine cronologico fino a Le Nebbie di Avalon, e quelle letture hanno avuto su di me lo stesso effetto che descrive Michela Murgia in questo saggio. E qui ho ritrovato proprio il mio percorso con la visione del femminile che ho scoperto tramite le Sacerdotesse di Avalon, dall’entusiasmo per questo potere che non sapevo di poter avere in quanto donna alla critica di una visione troppo perfetta di donna che la spogliava di realismo (ho adorato l’accenno a Galadriel come esempio non solo di come far incarnare la perfezione dalla donna sia pericoloso, ma come Tolkien fosse consapevole di questo... altro che le donne angelicate che gli vengono attribuite! Mi fa felice vederlo scrivere da qualcun altro che non sia io e altre sparute fanwriter del legendarium). Bellissimi i ritratti (che altro non sono che fanfiction, di quelle che sono abituata a leggere e scrivere) di Morgana, Igraine, Morgause e Ginevra corredano tutte queste riflessioni delle voci di donne diverse ma che sempre donne sono e incarnano alcuni degli aspetti che ci caratterizzano.
Devo ammettere: Michela Murgia mi piaceva come "opinionista" nelle interviste che ho avuto il piacere di vedere ma non mi aspettavo fosse una scrittrice così brava, forse perché erroneamente mi sono fatta influenzare negativamente da un amico su questa scrittrice.
Il libro in se rappresenta una differente chiave interpretativa dell'analisi di figure femminili iconiche dalla letteratura del ciclo bretone , nello specifico "le nebbie di Avalon" nel quale le donne non fanno più da cornice ai personaggi maschili, ma per la prima volta sono approfondite come vere protagoniste. Ne risulta quindi un nuovo punto di vista, finalmente una rivendicazione di genere nella storia delle storie, un cambio di ruolo in cui potersi inserire non più in ragione esclusivamente di una relazione con il maschile ma come individuo femminile a se stante
Un discorso "femminista" senza sbandieramenti ne assolutismi, ma idee e considerazioni argute per dare il POTERE di rimpossessarsi dell'identità raccontata fino ad ora da quacun'altro.
L'ho già scritto in qualche altra recensione, ma non mi stancherò di ripeterlo: l'iniziativa Solidarietà digitale mi ha permesso di conoscere libri che a loro volta mi hanno fatto venir voglia di leggere altri libri. Questo è il caso de "L'inferno è una buona memoria", riflessione di Michela Murgia sulle pagine del libro "Le nebbie di Avalon" e, in particolare, sulle sue figure femminili. Cosa siano e come esse vengono rappresentate in un mondo con una visione prettamente maschilista. Non avere letto il libro oggetto di analisi non pregiudica né la lettura, né la comprensione del libro della Murgia. La sua analisi mi ha incuriosito, spero presto di poter leggere anche il libro della Zimmer Bradley.
3.5⭐️Il libro è una riflessione sulle figure femminili nella letteratura, in particolar modo delle donne che hanno circondato re Artù (Ginevra, Morgana etc) Va riconosciuta all’autrice la capacità di semplificare concetti complessi con parile precise e adeguate. Come sempre molto stimolante
“Gli sconfitti dell’epica di ogni tempo non sono gli eserciti nemici, ma solo le donne private di ogni narrazione”. P.62 Interessante il capitolo dedicato a “Le tre età della donna” di Klimt.
Purtroppo non ho letto le nebbie di Avalon, racconto protagonista dell’analisi di questo libro. Questa mia mancanza credo abbia contribuito a non farmi comprendere appieno 2/3 del libro portandomi a confondermi con le varie storie. Le intenzioni le ho capite ma mi è rimasta una grande confusione da non riuscire a dare più di due.
Michela Murgia si pone in continuità alla tradizione orale del ciclo arturiano e quindi dichiara sin dall’inizio il diritto ad amorosamente manipolarne la storia partendo dalle “nebbie di Avalon”. La sua scrittura arguta, leggera e ironica ti porta in un fiato nel fantastico, nelle genealogie e nelle storie di potere femminili di Avalon. Ci manca sempre 🫶
"Morgause, la sorella oscura delle tre ragazze di Avalon, mi ha insegnato che potevo essere femminista e allo stesso tempo non essere affatto "buona"".
- Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un'onesta recensione -
«Non esistono libri innocui, perché non siamo innocui noi.» Michela Murgia, L'inferno è una buona memoria, Marsilio editore
Una rivoluzione è avvenuta in modo silenzioso ma inesorabile: quella della donna nella letteratura. E complice di questo moto improvviso fu Marion Zimmer Bradley.
Ai più questo nome suonerà forse sconosciuto oggi, ma qualcuno forse ricorderà una trilogia (capitanata da “Le nebbie di Avalon”) e pure una serie televisiva.
Ecco io vidi quella: la serie tv e ne rimasi sconvolta perché tutto era cambiato nel classico ciclo arturiano e dei suoi cavalieri della tavola rotonda.
Le «personagge», come le chiama Murgia, non erano più semplici figurette («accenni di creatura») utili solo per definire un ruolo (“regina”, “strega”); erano donne vive, consapevoli, complicate, manipolatrici alcune, «strateghe» altre.
Il primo contatto di Michela Murgia con “Le nebbie di Avalon” avviene, invece, qualche annetto prima del mio e per via cartacea. Perché un bel tomo corposo e scritto piccolo è quello che serve alla scrittrice per superare nove ore di traghetto e restare vigile.
Da lì si dipana un mondo: cosa che - okay - dovrebbero in teoria fare tutti i libri, ma nella pratica scovare un libro illuminante è molto complesso.
Perché qui non si parla solo di gentil dame e potere e cavalieri senza macchia: si parla di ambizione, di odio e rivalità, di piani calibrati e di sentimenti repressi. Si parla di donne, madri, mogli, serve, mere pedine, ma in primo luogo donne! Si invertono dei canoni; si guarda una storia classica da un punto di vista diverso, quello femminile.
“L’inferno è una buona memoria”, nell'ambito nella nuova collana targata Marsilio PassaParola, è quindi una sorta di introduzione, di invito alla lettura in cui "visioni" da un libro compongono un'analisi davvero eccellente e affascinante da parte della nostrana autrice con qualche accenno personale.
Adesso? Adesso non posso far altro che andarmi a leggere la trilogia di Marion Zimmer Bradley.
Ogni libro dovrebbe avere una breve premessa firmata Murgia. Io lo comprerei al volo.
Quando lessi Le nebbie di Avalon ero un'adolescente, e quel libro mi aprì la mente, perché compresi che le storie tradizionali nascondono tanti personaggi (di solito le donne) e i loro punti di vista. Questo libro di Michela Murgia farà venir voglia di rileggere il libro di Zimmer Bradley a chi come me lo ha amato profondamente, e incuriosirà chi invece non ne ha mai nemmeno sentito parlare.
Ho letto tardivamente “le nebbie di Avalon” e pur avendone apprezzato il punto di vista originale sulle protagonisti femminili del ciclo Arturiano, purtroppo la mia capicita di apprezzamento è stata negativamente influenzata dalle accuse che negli ultimi anni sono state rivolte all autrice. Michela Murgia invece mi ha aiutato a dare a quest opera il valore sociale che merita
Ho letto Le Nebbie di Avalon più o meno a quindici anni, e da lì mi è entrato sotto pelle. Dire che il personaggio di Morgana trasposto da Marion Zimmer Bradley mi ha segnata è un eufemismo, visto che ho fatto la tesi triennale sulla sua evoluzione letteraria. Ho amato questo saggio. Ho amato ritrovare riflessioni cominciate intimamente anni fa e messe su carta con competenza e occhio critico, con un'analisi meta-letteraria che io non avevo azzardato nei confronti della Bibbia, perché i miei studi si erano concentrati sul canone prettamente arturiano e sulla mitologia celtico-irlandese/gallese (intrinsecamente cristiana e pagana, contemporaneamente). Se è bello trovare qualcuno che ha visto quello che hai visto tu, è ancora più bello trovare nuove sfumature e angolazioni attraverso gli occhi degli altri: porsi nuove domande e nuove direzioni. Questo libro può essere una bellissima occasione di tornare a casa per chi ha amato il romanzo, ma anche uno scorcio per incuriosire e incantare chi non l'ha letto. Vi sfido a non farvi ipnotizzare dai personaggi ritratti dalla Bradley, le personagge, come le chiama la Murgia, alle quali l'autrice italiana da nuovamente voce, riportandone lo spirito originario attraverso spezzati sui loro pensieri a posteriori. Morgana, Viviana, Igraine, Ginevra, Morgause... le figure femminili del romanzo principali vengono analizzate, con pregi e difetti, controverse come il romanzo stesso, che è femminista e non lo è. Ho apprezzato moltissimo l'analisi di Viviana, una vera forza della natura, e anche di Morgause, che negli anni avevo perso di vista e forse sottovalutata; non avevo considerato l'importanza del suo essere "cattiva", non avevo apprezzato quanto il suo essere egoisticamente ambiziosa la rendesse un "modello" in termini di femminismo tanto quanto le altre donne del romanzo. A questo punto direi che le mie conclusioni sono: devo leggere un romanzo di Michela Murgia, devo leggere Il gigante sepolto di Ishiguro, e devo assolutamente rileggere Le nebbie di Avalon.
Un breve ma fulminante saggio sul romanzo fantasy Le nebbie di Avalon, di Marion Zimmer Bradley. Il commento e la rilettura di Michela Murgia mi hanno fatto aprire gli occhi su tante cose, di questa epica saga basata sulla materia di Britannia, ovvero sulle vicende di Artù e dei suoi paladini. Diciamo che ne dà una lettura femminista e analizza la contrapposizione tra il culto della Dea (delle dee) e il monoteismo cristiano. Non ho mai letto Il ciclo di Avalon, ma ho studiato a fondo i roman originali: maschi, epici, eroici, cristianissimi. Dopo questo saggio sono quindi molto curiosa di leggere l’ormai cult romanzo di Zimmer Bradley. Murgia ci accompagna lungo le sue pagine raccontandoci come il cambio di prospettiva stravolga il senso dell’intera vicenda: sono le donne, qui, a condurre. E questo è un romanzo femminista, in cui le donne non esistono solo se sono in relazione con un uomo, ma a prescindere. Sono potenti, ambiziose, forti, spregiudicate. Non sono necessariamente migliori degli uomini: non si fanno prendere dalla sindrome di Ginger Rogers, che fa le stesse cose di Fred Astaire, solo all’indietro e con i tacchi a spillo. I capitoli saggistici sono intervallati dai monologhi delle protagoniste: Morgana, Igraine, Morgause, Ginevra. Meravigliosi.