Il mondo si divide in due. Ci sono quelli che amano i gatti, Londra e l’Inter. E quelli cui piacciono i cani, Parigi e la Juventus. L’Inter (come i gatti e Londra) è fascinosa e imprevedibile. La Juve (come i cani e Parigi) è solida e rassicurante. Il resto è contorno.» Lo scudetto 2021 ce lo ricorda, perché segna il ritorno alla vittoria dei nerazzurri allenati da Antonio Conte. Ma anche la batosta dei bianconeri del divo Ronaldo, e la fine di un’epoca, dopo nove scudetti di fila. Beppe Severgnini torna a scrivere della sua squadra del cuore, che negli ultimi vent’anni ha saputo raccontare con passione e ironia, dal disastro (5 maggio 2002) al trionfo (Triplete, 22 maggio 2010), dal post-Mourinho all’arrivo di Conte, su cui non ha mai avuto dubbi: «Un ottimo allenatore e un grande attore». Inter nos vuol dire «tra di noi». In questo libro si intrecciano l’interiorità del tifoso nerazzurro, le difficoltà del lungo interregno (2011-2021), le interposizioni con i fulminanti ritratti della formazione titolare (finalmente ce n’è una!), le interruzioni di un campionato affaticato dalla pandemia. E le interferenze. Come il goffo tentativo, ispirato da Real Madrid e Juventus, di creare una Superlega europea. Inter nos è una dichiarazione d’amore, divertente e serissima, che va oltre il calcio e arriva alle radici della passione sportiva: ricordi e famiglie, figli e amici, ansie ed euforia, fibrillazioni e fantasia (Lautaro e Lukaku, quanto li abbiamo aspettati!). E poi lo scudetto, finalmente.
Anch'io come Beppe "sono andato a riprendere la mia bandiera a scacchi nerazzurri dalla cassapanca dove stava dal 2010 e l'ho appesa al balcone; luminosa come sempre, aveva soltanto bisogno d'aria".
Imbarazzante. Da sempre detesto Severgnini nella sua veste di interista perdente che si crogiola nella sconfitta che lo fa diventare più simpatico e vendere di più. Libro che non racconta nulla, non dice niente se non qualche cliché sparato a caso "hakimi corre, Handanovic parla poco" ah ah che ridere. Che pena.
Una lettura ovviamente consigliata ai super tifosi interisti sulla scia dei precedenti libri che l'autore ha dedicato alla sua squadra del cuore. Apprezzo molto il lavoro di Severgnini, che seguo orami da tantissimi anni, anche se quando si tratta dell'Inter trovo che gli si accenda un po' troppo la vena del tifoso. Comunque FORZA INTER!
Molto carino. Chiaramente anche molto veloce, è in sostanza una analisi della stagione 2020-2021 terminata con il 19esimo scudetto dell'Inter. Scorre bene, pieno di aneddoti e statistiche. Molto valide pure le interviste, le citazioni a poesie italiane e i ricordi legati al passato del mondo Inter.
Ho un problema di bipolarismo con Severgnini: lo leggo e mi incazzo, decido che non leggerò più altro. Poi vedo i suoi libri in cataloghi della biblioteca e su piattaforme di audiolibri e mi torna la curiosità. Mi respinge e mi attrae al tempo stesso: è un fenomeno di cui probabilmente sarebbe lusingato di essere messo a parte. Il primo volume della saga, Interismi, mi aveva esaltata tanti anni fa; questo, che per il momento è l'ultimo, ha fatto quello che l'autore sa fare meglio: intrattenermi con garbo e intelligenza. Difficile infilarci la propria visione del mondo, parlando del calcio, almeno fino a un certo punto: ecco perchè non ho carburato la solita insofferenza. Certo non esiste una struttura nella maggior parte delle cose che Severgnini scrive: descrizioni letterarie su calciatori e allenatori interisti (godibilissime), interviste a coach espatriati con successo, memorie di vecchie partite, omaggi a rimpiante personalità della squadra, riflessioni generali sul calcio (quando scrive che cos'è razzista lo decidono i neri, allo stesso modo in cui le donne stabiliscono chi le sta molestando, ero vicina alle lacrime): tutto nello stesso allegro calderone senza né capo né coda. Ma la panoramica è interessante, tiene compagnia, mi fa ritrovare un gusto per questo sport che avevo intorno ai vent'anni e che oggi non riesco a tollerare perché mi ritrovo a condividerlo insieme ad ultras, bestemmie e livelli di ignoranza epocali. Probabilmente con un tifoso come lui, sobrio, ironico e acuto, andare allo stadio sarebbe uno spasso (finché non parliamo d'altro).