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blues per i nati senza cuore

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Un trafiletto di cronaca nera, la fotografia di un volto fin troppo familiare e quelle parole come una sentenza sospesa: non ancora imputata. Michele Sabella torna a Milano, deciso a scagionare l’unica donna che abbia mai amato da una possibile accusa di omicidio. Elena ha davvero ucciso il marito? E cosa significano gli strani movimenti di denaro attorno alla ditta della vittima, passata dal fallimento a un’ascesa inspiegabile? Mentre Elena appare determinata a dichiararsi colpevole ed entrambi cercano di venire a patti con un passato che non ha mai smesso di tormentarli, le indagini di Michele lo portano nel cuore di un operoso villaggio della Brianza dove tutti sembrano nascondere qualcosa. A pochi giorni dall’Avvento, le tragiche conseguenze di un antico baratto vengono alla luce, reclamando un credito di sangue, e Michele scopre a poco a poco di non essere il cacciatore, ma la preda.

260 pages, Paperback

Published May 13, 2021

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Ferdinando Salamino

10 books20 followers

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Tracce D'Inchiostro blog.
434 reviews52 followers
May 21, 2021
L'attesa è terminata e per me anche in anticipo, grazie a Ferdinando Salamino e Golem edizioni che ringrazio. Ma soprattutto Michela Sabella è tornato. Ufficialmente per una notizia legata a suo padre. Ufficiosamente perché Lei è nei guai. Milano è sempre la stessa, come la palestra di Frankie e il Westfalia, il vecchio camper e rifugio di tempi lontani. Uguale ma non identico: il corso di boxe, quello che toglieva i ragazzi dalla strada, che dava loro uno scopo è stato cancellato. Sarà lui, con una “proposta accattivante”al nuovo proprietario a ricostituirlo e questo lo porterà a incontrare Kamel, uno dei personaggi che non potrete non amare. Kamel, ha 13 anni, vive la realtà difficile della periferia e delle baracche, è un ragazzo arrabbiato col mondo che è dovuto crescere in fretta. Proprio per questo Michele lo prende sotto la sua ala, un po' come Frankie fece con lui in passato. Un cerchio che si chiude, e non sarà l'unico.
Ma il vero motivo che lo ha ricondotto in Italia è l'omicidio di Rodolfo Serrani, il marito di Elena. La stessa che era fuggita da lui, che lo aveva abbandonato e spezzato. La stessa che non riesce a odiare. Qualcosa non quadra in una sentenza già scritta, senza processo. E nelle sue indagini si imbatterà nella cittadina di Centesio, un paradiso di perfezione e tranquillità costruito sulle sue macerie sotterranee.
La ricerca della verità si intreccia con i suoi sentimenti per Elena. Tra realtà e menzogna, tra decisioni e strane morti, Michele si troverà davanti qualcosa più grande di lui, rendendosi conto, forse troppo tardi, che lui è la preda da braccare e non il cacciatore.
Devo dire che molto complesso parlare di questo romanzo senza rivelare troppo o fare spoiler. Ritroviamo il nostro antieroe preferito in una lotta contro il tempo e la verità. Lui fortemente cambiato, appare come persona nuova: lo confessa anche a una vecchia conoscenza che vi farà piacere rivedere, anche se in veste diversa. Michele è un uomo nuovo, ma da solo non ce la fa a comprendere il ginepraio in cui si trova, in cui tutta la città è coinvolta: ed ecco che le voci nella sua testa si ripresentano a indicargli la via. Perché si può cambiare, migliorare, ma non si può nascondere la propria natura.
In un gioco della parti, in una caccia serrata, il protagonista sarà accompagnato da un nuovo personaggio, Virginia. Lei è una giovane ragazza amante dei gialli di Agatha Christie ( aspetto che ho molto apprezzato!) che, suo malgrado si troverà coinvolta in una situazione più grande di lei e non senza conseguenze. Vi cito anche alcuni personaggi secondari, ognuno ben calibrato e con un ruolo preciso: abbiamo Matilde, la cognata di Elena; l'avvocato Lenzi, Veronica che ha una sua sottotrama interessante e un ruolo ”chiave” in tutti i sensi per Michele. La battuta ci stava tutta, chiedo venia! Ma la capirete a lettura ultimata.
E poi c'è la protagonista, Elena. Una donna rassegnata al suo destino, profondamente umiliata e svuotata da un dolore difficile da superare. Lei cercherà di tenere a distanza Michele, mostrandosi distante, sminuendo il filo che, nonostante tutto, li lega e solo alla fine, ammettendo la sua vera natura, non scappando più, anche lei avrà la sua liberazione interiore e sarà pronta ad affrontare ciò che l'aspetta.
Con un ritmo serrato, una curiosità crescente, le indagini da vero ex poliziotto sull'omicidio, si intersecano con le questioni in sospeso del protagonista: dal capitolo relativo al padre, ai ricordi che lo riportano con la mente a Frankie, a un confronto col suo vecchio psicologo.
Troverete di tutto in questo romanzo: il dolore, la lotta, il non arrendersi. C'è la manipolazione, il ricatto, in un certo senso anche la vendetta. C'è il mistero che ne intreccia una scomparsa tragica. Ci sono i bambini, paragonati a quelli di Chernobyl e per comprendere dovrete leggere. C'è la tenacia di una ragazza che non si dà per vinta, c'è la voglia di riscatto di una madre che si ribella per i propri figli. Un sistema che si cerca di scardinare. Michele non è un eroe e lo sa bene: non si possono salvare tutti, ma le colpe dei padri non posso ricadere sui figli.

Posso dire che questo autore è uno dei pochi che riesce a scardinare l'ordine delle cose, a rendere quasi accettabile il labile confine tra bene e male. Con uno stile crudo, ricco di immagini che riesce a cristallizzare nella mente di chi legge, sa dosare il giusto mix tra emotività, suspence e curiosità investigativa. In più il tratto psicologico e introspettivo e quello che cattura di più: entrare nella mente di Michele, cercare di comprendere le sue azioni, il suo modo di fare risulta molto affascinante. Forse è proprio questo il punto di forza di questo personaggio: lui sa di non essere perfetto, anzi si reputa un mostro e combatte contro i suoi fantasmi. Almeno fino a che non li accetta con consapevolezza, facendo pace con la sua natura e assecondandola. Michele sa chi è e non ha più paura di dimostrarlo, lezione che impartirà alla sua Elena liberandola dalle sue catene emotive. E per sapere se i due avranno un futuro condiviso o meno dovrete armarmi di pazienza, un paio di giorni fino all'uscita ufficiale, e poi conoscerete la verità.
Ci sono molti temi affrontati (alcuni sono certa di averli dimenticati!) e altrettanti parallelismi con la realtà da cui fare scaturire spunti di riflessione. Posso solo dirvi di leggerlo, in alcuni punti il vostro cuore potrà cedere e sfrantumarsi, in altri vi arrabbierete, sorriderete per il carattere frizzante di Virginia. In ogni caso arrivate alla fine, perché anche nelle ultime righe troverete delle rivelazioni sconcertanti. Proprio per non farci mancare nulla e finire col botto!
5 reviews27 followers
May 21, 2021
"ll Male non può essere fermato, è un fiume nero che esonda e puoi soltanto cercare riparo o, se ti senti fortunato, tentare di deviarlo. È quello che sto facendo io, sto deviando il fiume nero da qualche altra parte. Lontano da me, lontano da Elena.”
Le parole escono dalla bocca del protagonista de Il kamikaze di cellophane e Il margine della notte che ritroviamo in questo capitolo finale che chiude la trilogia. Michele è ormai abituato a stare con il Male attorno; negli anni ha avuto un rapporto conflittuale: l’ha scansato senza riuscirci, ha imparato a conviverci, l’ha cercato ardentemente e ora vuole liberarsene, ma non lo fa per lui. L’ho sempre visto come un eroe anche se le sue mani si sono macchiate di sangue e il suo amore per Elena è così intenso e disinteressato, come un kamikaze che sacrifica tutto e annienta sé stesso pur di arrivare all’obiettivo. E’ un amore bastardo il loro, sfuggente ma grande. Il Male non ha attaccato Michele ma Elena e per salvarla è pronto a tutto, a rimettersi in gioco, a indossare i guantoni e a prendere a pugni la sofferenza. La loro storia nasce da un bacio rubato nell’istituto dove sono stati entrambi ricoverati. Si sono amati a modo loro, il Male li ha avvicinati, aiutati e ostacolati. Poi il tradimento, il rancore e la vita li ha divisi. Elena è accusata di aver ucciso il marito, tutto riconduce a lei. Michele non vuole e non può crederci e fa di tutto per cercare indizi e possibili soluzioni. Elena mi ha fatto impressione in questa storia, molto più rispetto al primo libro dove indossava solo un vestito di ossa appuntite. Qui l’ho vista fragile, traballante sui tacchi, sfibrata, sfiancata, quasi rassegnata al suo destino. Michele invece l’ho trovato maturato e più consapevole ma sempre con il suo strato di cellophane che lo protegge e la sua immancabile vena di follia che lo incita e che me l’ha fatto adorare sin dall’inizio. Ferdinando Salamino mi ha stupito anche stavolta per l’attenzione che ha dedicato alle descrizioni, all’ambientazione, al profilo psicologico di tutti i personaggi coinvolti. La sua scrittura si riconferma cruda, tagliente, diretta, ironica, malinconica, a tratti molto violenta. E come non menzionare le sue immancabili metafore agghiaccianti che mi lasciano sempre senza parole, chiusa a riflettere e allo stesso tempo con la mente aperta per recepire tutti i messaggi nascosti tra le righe. Ci sono due personaggi che mi hanno incollato alle pagine, una mi ha incuriosito, l’altro impressionato. Virginia è una giovane stagista stravagante, intraprendente, colorata, sia esteriormente che nell’anima, che affianca Michele e si rende disponibile in prima persona nella ricerca della verità. E poi c’è l’antagonista di Michele, la personificazione del Male, un uomo a cui l’autore non dà un vero nome, ma descrizioni mirate che lo identificano. Tra le tante lo chiama “Denti Gialli” per il suo eccessivo fumare, ma quello che mi ha dato i brividi sono state le sue affermazioni, le parole pesanti sputate qua e là nei discorsi e la sua passione per la morte. Non so dirvi se sia stato per la fine di un viaggio che non ero pronta ad affrontare o per il coinvolgimento emotivo negli eventi narrati; ad un certo punto mi sono trovata a precipitare su uno scivolo, a leggere senza riprendere fiato e quando l’adrenalina è scemata, ecco arrivare un fiume, mi sono commossa; ed è strano per un noir dove l’attenzione è rivolta all’indagine, alla trama tessuta di bugie, non certo ai meri sentimenti. Quando ti rendi conto che il Male è dappertutto, che la sua ragnatela è intricata e infinita, che non c’è un solo colpevole ma si accetta tutti di essere assassini; allora capisci che gli orrori del mondo non si fermano né si accettano se la morte si è portata via tutto, senza guardare in faccia nessuno e rimangono solo le lacrime, mie e quelle di tutti i personaggi, nessuno escluso.
Michele e Elena non posso dimenticarli e se leggerete questa trilogia non lo farete neanche voi. Di Michele mi sono rimaste le cicatrici indelebili, il rasoio, il sangue, i pugni presi e dati; di Elena ho impresso il suo passo a volte deciso, a volte traballante, l’eleganza e la sua forza. Vi faranno credere di essere due persone fredde, insensibili, vuote.
Per un po’ ci ho creduto anche io, poi li ho visti soffrire in silenzio, sanguinare copiosamente e piangere: un cuore ce l’hanno eccome, gonfio di dolore ma soprattutto di amore.
Quello che ricorderò tatuato sul cuore è anche la poesia che apre il libro e ti fa scivolare subito nella storia: parole pesanti e potenti di Claudia Speggiorin, un inno alla libertà che ha sempre un prezzo da pagare. E non si tratta di poter scegliere tra il bianco e il nero, il vero traguardo è non essere costretti a fare alcuna scelta
38 reviews
January 6, 2026
Della trilogia, supera il secondo mentre il primo rimane imbattibile.
Coinvolgente, costruito bene. Michele ed Elena che mescolano le loro vite, il desiderio di andare a fondo, 'forse dobbiamo varcare la soglia dell'imperdonabile, per scoprire se l'amore è reale'.

'forse nei gialli funziona in questo modo, ma gli orrori del mondo reale si consumano perché accettiamo di essere tutti assassini'
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Alessandra Les fleurs du mal blog.
371 reviews15 followers
January 5, 2022
Come posso esimermi dallo scrivere questa recensione, senza ascoltare un po' di blues?
Impossibile.
E sarà anche difficile parlavi dell'ultimo capitolo delle avventure tragiche e educative almeno per noi lettori di Michelino.
Oggi mi da il suo addio, lui e i suoi demoni lui e quel cellophane che conosco bene, perché ricopre anche il mio di cuore.
Ovattato contro un mondo difficile, tosto, duro e forse incapace di accettare e accogliere ogni persona fuori dagli schemi.
Michele, io e forse molti altri apparteniamo alle schiera degli invisibili che per sentirsi anche solo guardati, si tagliano non tanto faccia e braccia, ma cuore e anima.
Perché è il dolore che ci fa esistere, proprio quando ci sembra di scomparire.
Ed è cosi che inizia la sua avventura.
Con quel terrore strisciante di diventare solo un lontano evanescente ricorso.
Di scomparire tra la massa di quegli ultimi di cui ci parlerà i margini della notte.
Ogni libro è unito all'altro da un cordone ombelicale che profuma di rimpianti, di e se e di sogni distrutti.
Da noi stessi, perché abbiamo dovuto, e mi ci metto io in primis, romperli per avere delle armi contro quel mostro che minacciava ogni istante la nostra speranza.
Speranza di trovare un appiglio a un mare in burrasca.
Speranza un giorno di essere sermplicemente guardati.
E accettati con tuta la stranezza che gravava sulle spalle.
Perché io sono convinta che se Michelino fosse stato visto, la sua storia non sarebbe stata scritta.
Che se solo avesse avuto intatto il suo mondo segreto, Salamino non si sarebbe preso l'onere di raccontare questa storia e non lasciare che si fondesse con il nulla.
Ogni libro racconta un pò il dramma di oggi.
Lo scomparire, che sia dietro un segreto, un sottobosco urbano, un margine, un istituto o una chimera.
Bella, raggiungibile e a portata di mano, parco giochi di chi è vinto e si sente vinto dal mondo.
Ecco che il blues continua a suonare.
E ogni nota è una goccia di sangue a bagnare il nostro oggi.
Una nota amara, una nota disperata, una nota rassegnata.
Un grido o solo un bisogno, il nostro bisogno di essere visti.
Da chi in questo blues esce privato dalla dignità e quindi più comprabile, reso oggetto nelle mani del padrone di turno.
Il blues non smetta di suonare.
E nel mio cuore avvolto dal cellophane compie il miracolo: le sue adunche mani lo rigano, lo lacerano, fino a liberarmi.
Ed è come rinascere.
E' come respirare di nuovo.
Cosi come oggi, in questo dramma che è un po' il nostro, Michele respirerà anche lui.
Liberandosi dai suoi tentativi di combattere i demoni.
Abbracciandolo questo male e facendosi trascinare con lui.
E cosi un un ultima struggente nota, di chiude il sipario.
Forse non si sono riparati tutti i torti.
Ma la realtà ci viene mostrata senza veli, senza fronzoli senza la patina di rispettabilità.
Ed è simboleggiato dal quartiere modello, nelle cui viscere si agita lo stige, tenuto lontano dalla vita apparentemente stabile.
E non abbiate paura.
Quando il fiume infernale invade le perfette strade, quando la verità erutta come un vulcano distribuendo lava e lapilli allora inizia la vera rinascita.
E forse Michele non è mai stato tanto vero come nelle ultime battute: quando sconfitto china la testa e piange, accettandosi per cose è sempre stato, un piccolo spaventato guerriero vittima di un mondo che forse, non ci h MAI voluto cosi tanto bene.
Eppure in quell'attimo di sconfitta, in quell'attimo in cui il mondo ghigna vittorioso, lui è mai stato cosi vivo e vincente.
Grazie Michele.
Per avermi accompagnato fino a qua.
Adesso tocca a me accettare il dolore, la sconfitta e la mia imperfezione.
E abbracciare, un po' come ahi fatto te la verità: siamo tutti in cerca di un sorso di paradiso.
Siamo tutti alla ricerca di un occhio compassionevole che ci possa guardare.
Ma il problema è che quello che cerchiamo, è dentro di noi.
E solo guardando l'altro, il suo amore perduto Michele si ritrova.
A volte è solo abbracciando la sconfitta...che si vince davvero...

Il blues si ferma.
E' notte e la nota sfuma nel silenzio.
E' la fine, la pellicola si riavvolge.
Forse è conclusa.
Forse ha detto tutto ciò che poteva dire.
Allora non ci resta che brindare alla notte, con un calice di luce di stelle.
E ringraziare chi adesso è solo un ricordo sbiadito.



Non so spiegarmi
È come se adesso
Trovassi la mia liberazione
Come staccarsi da un mondo
Che non ti ha mai voluto bene
Indifferenza, la gente che non ha più niente da dire
Adesso io posso, adesso io voglio
Per l'ultima volta respirare
Michele Pecora
Profile Image for OfficinaWeWrite_WeWriteBlog.
61 reviews5 followers
November 8, 2021
Ferdinando Salamino non delude. È il suo terzo libro che recensisco, e ogni volta riesce a stupirmi. Fermo restando che ammetto che aprire un suo libro, per me, è come tornare a casa, tuttavia, il risultato di ogni lettura è sempre all’altezza della mia aspettativa.

Ambientazioni misurate, precise come una lama di bisturi e cupe, immersione totale nella storia, (senza i fastidiosi fronzoli che talvolta vengono fuori dai libri degli emergenti), lo stile di scrittura che si fa via via sempre più delineato e riconoscibile in tutto: personaggi, storia, luoghi, incipit, chiusura, climax e struttura delle frasi.

Ho gia conosciuto Michele, il protagonista di Ferdinando. Ognuno dei suoi libri comporta un arco di trasformazione del personaggio che si rinnova, affondando nelle tenebre dell’animo umano per scoprirne l’abisso. Il motore di tutto ciò? L’amore!

Michele è un uomo talmente sfaccettato e imprevedibile da poter pescare nella sua personale scorta di scala di grigi e trasformare il nero estremo in rosso sangue per rovesciare le sorti. Non c’entra il fatto che l’autore sia uno psicologo per mestiere, questo, a mio avviso, è vero e proprio talento misto a duro lavoro. E d’altronde, da un pugile, che si sottopone determinato ad allenamenti massacranti, non mi aspettavo nulla di meno!

In questo libro troviamo anche dei subplot che “addensano” gli avvenimenti e creano, anche mediante gli articoli di giornale, una tridimenzionalità sociale tangibile. Ogni trama secondaria è calibrata con cura, misurata. Gli archi narrativi sono chiusi con una sutura ineccepibile.

Non vi dirò altro. Solo DOVETE leggerlo.

Non si tratta del fatto che è il mio prediletto. Non siamo amici, ma solo conoscenti che scambiano due parole ogni volta che pubblica un libro. È che ritengo sacrosanto non rinunciare a un viaggio come questo, sia per un lettore che per un autore. Questo libro, questo autore, scatenano riflessioni e contaminazioni creative che non troverete in giro tanto facilmente. Con orgoglio inserisco Ferdinando nella mia Top Ten 2021, e, di nuovo, gli auguro di sfondare come autore, ancora di più di quanto sta già facendo.
Profile Image for Marco Paganini.
86 reviews2 followers
August 5, 2021
BLUES PER I NATI SENZA UN CUORE - FERDINANDO SALAMINO

RECENSIONE: 8

Ferdinando Salamino ormai non può essere classificato come esordiente. E non per i tre libri pubblicati, ma per la qualità che non solo è rimasta inalterata, ma per come è riuscito in tre libri a mutare, crescere e stupire come solo i grandi sanno fare.
I personaggi sono profondi, taglienti, veri. La storia non smette di stupire e regala emozioni.
Anche questo capitolo, forse ultimo, di Michele Sabella, non delude: un misto fra passione e violenza, fra realtà e fantasia, ma neppure troppa. Blues per i nati senza un cuore vi farà immergere in quella parte di anima oscura che forse, per natura, tutti abbiamo ma che tutti rinneghiamo, ogni giorno.
Bellissimo.

SCHEDA:

Editore: Golem Edizioni
Collana: Ombre
Anno edizione: 2021
In commercio dal: 13 maggio 2021
Pagine: 260 p., Brossura
EAN: 9788885785953
Profile Image for Kin.
2,330 reviews27 followers
November 15, 2025
Ottimamente costruito, grande suspense, completa una serie di tre noir da leggere.
Displaying 1 - 7 of 7 reviews

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