Dopo il successo di Pranzi di famiglia, Romana Petri torna a raccontarci di Lisbona, le sue ombre, i suoi intrighi. Lisbona. Dopo la mostra in cui la pittrice Albertini ha ritratto l'intera famiglia del marito, la coppia è costretta a trasferirsi a Roma. Gli "sgorbi" hanno divertito solo Rita (la figlia nata deforme e che la madre Maria do Ceu ha fatto rattoppare chirurgicamente più volte). La Albertini d'altro canto se ne frega: detestava i silenziosi pranzi di famiglia della domenica. Quando entra in gioco un abile gallerista di Milano è il successo, soprattutto a partire da una serie di quadri su santa Teresa d'Ávila. Non solo: i critici notano che - basta guardarli con attenzione - quei quadri prendono vita. Pittrice ormai ricca e famosa, la Albertini potrebbe finalmente vivere una bella vita con il marito Vasco, abituato, a differenza di lei, ad avere un patrimonio alle spalle. E tuttavia il rapporto coniugale si complica, innescando una sorta di conflitto che è al contempo torbida sfida e luminoso riscatto. È forse l'amore solo una "rappresentazione"? In un continuo, drammatico andare e venire tra Roma e Lisbona, la Albertini si prepara a combattere, a crescere, a guardare al di là dello specchio in cui ha rischiato di vedersi prigioniera: lo specchio dei glaciali, interminabili e quasi invincibili silenzi. Romana Petri si muove con insinuante agilità fra l'ottusità dei rituali famigliari, il teatro morbido e morboso della bellezza di Lisbona e il gesto rivelatore e magico dell'arte. Passione, scandaglio di anime, saga famigliare, La rappresentazione è un romanzo che esplora i suoi confini, e li supera.
Romana Petri (Roma, 1965) è una scrittrice e traduttrice italiana. Figlia del cantante e attore Mario Petri, vive tra Roma e Lisbona. Insieme al marito Diogo Madre Deus dirige la casa editrice Cavallo di Ferro. Critica letteraria, traduttrice dal francese, dallo spagnolo, dal portoghese di autori come Jean-Marie Gustave Le Clézio, Alina Reyes, Adolfo Bioy Casares, Anne Wiazemsky, Helena Marques, Ana Nobre de Gusmão, Inês Pedrosa, João Ubaldo Ribeiro, ha recentemente tradotto dall'inglese "Il diario di Adamo ed Eva" di Mark Twain. Autrice di radiodrammi per la Rai, ha pubblicato diversi contributi per le testate Leggere, Nuovi Argomenti e l'Unità; collabora oggi con Il Messaggero e La Stampa. I suoi libri sono tradotti e pubblicati in Germania, Stati Uniti, Olanda, Inghilterra, Francia e Portogallo.
Ovunque tu sia è un romanzo bellissimo e in quello successivo, Pranzi di Famiglia, ho ritrovato gli stessi personaggi che hanno raggiunto un'ottima profondità e, quindi, anche il secondo lo avevo apprezzato. Ed ecco che compro il terzo, La Rappresentazione: delusione incredibile! Non sembra nemmeno scritto da Romana Petri: lungaggini inutili ( l'ascetismo dell'Albertini che vuole essere Santa Teresa davvero eccessivo ), ripetizioni, uso di espressioni linguistiche di basso registro....
Non metto meno di due perché sono affezionata a questa saga familiare...ma devo dire che sono rimasta davvero molto delusa. Non ho riconosciuto il personaggio di Vasco, era praticamente un'altra persona rispetto ai primi di libri. La Albertini a un certo punto del libro sembrava una caricatura di sé stessa. Forse è voluto, non so. Pochissimo spazio al personaggio di Rita, buttate lì alcune righe su importanti scoperte del passato della loro madre...come se non fossero importanti. Non so, mi aspettavo tanto dopo aver letto i primi due e sono rimasta molto delusa. Non sembra neanche scritto dalla Petri. Ci sarà un quarto? A questo punto lo spero e spero riprenda lo stile dei precedenti.
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Romana Petri ha un’ottima penna e anche con ‘la rappresentazione’ lo dimostra ma ancora una volta la trama l’ho trovata scarna. Ovunque io sia, il primo dei tre romanzi, è a sé e resta il mio preferito. Ritrovo in questo terzo libro certi aspetti che non mi avevano convinto anche in ‘pranzi di famiglia’: l’andatura del racconto è lenta, in alcuni passi risulta ripetitiva.
"La Rappresentazione" Romanzo di Romana Petri Editore Mondadori - Uscito il 11/5/2021 - INTRODUZIONE Romana Petri esordi' nel 1990, con "Il Gambero blue ed altri racconti", esordio ben valutato e promosso da Giorgio Manganelli, questi tanto "scontroso" (detto bonariamente) quanto ai vertici della Critica Letteraria di sempre; primo libro e per ora unico esempio nel racconto di diversa lunghezza, poi seguirono romanzi di vario genere, due anche biografico/autobiografico (suo padre e lei stessa) e storico/biografico su Jack London ed uno con protagonista proprio Giorgio Manganelli, mimetizzato sul nome ed immaginario ma non tanto. Questo per dire che tutto il percorso letterario, stilistico ed inventivo, della Petri inizio' molto bene e continuo' fino a questo suo ultimo 23esimo, sempre su linea di altissima qualita'. Quel suo primo libro, 1990, aveva una dedica: "Alla memoria di mio padre - Mario Petri - irripetibile Macbetto" (Mario Petri e' stato cantante lirico di grande pregio, fu un "Macbeth", di Giuseppe Verdi, insuperabile). Citazione questa, sul padre, per dire di una parte dei temi sempre emersi da allora, in un modo o nell'altro nella narrativa della Petri, i rapporti familiari, diversi suoi libri sono incentrati su figure paterne. Romana Petri ha una sua cifra stilistica molto originale, oltre alle sue "invenzioni" narrative spesso di alto virtuosismo nel far correre la mente del lettore in un caleidoscopio di avvenimenti e riflessioni, usando neologismi particolari che in una parola riassumono un concetto. Letti 22 libri e 23 con questo vien da dire che se un lettore apre a caso un libro, se e' della Petri ne riconosce l'autore abbastanza facilmente dal suo stilema. Altro tema di Romana Petri e' la narrazione in Portogallo (ed isole Azzorre) e la relativa "portoghesita'", di carattere e socio-ambientale, l'autrice visse diversi anni in Portogallo e ne ambiento' cinque libri, con quest'ultimo. Altro tema ricorrente e' la presenza di cani e gatti, presenza "attiva", per sentimento e narrazione. Ovviamente anche altre tematiche, piu' in sottotraccia. Dice Romana Petri (per capirne lo spirito narrativo): ###" Certo una parte di autobiografia molto spesso nei romanzi viene fuori. Però il bello della letteratura è che il realismo non esiste. Sono sempre stata del parere che quando uno ha detto nome e cognome, luogo e data di nascita, il realismo finisce lì. Tutto quello che si aggiunge è fantasia, letteratura, sovrapposizione." e "Tutto quello che nei romanzi sembra inverosimile e' vero e tutto quello che e' vero sembra inventato."### - IL LIBRO Dalla fascetta di copertina: "Dopo il successo di "Pranzi di famiglia", Romana Petri torna a raccontarci la bellezza di Lisbona, l’ottusità dei rituali famigliari, il gesto rivelatore e magico dell’arte." - In citazione di apertura: "La libertà di scelta si smarrisce nel labirinto delle generazioni, e in questo labirinto ogni atto è in sé un asservimento, poiché sgombra il campo da tutte le alternative e ci lega sempre più strettamente alle costrizioni di cui è fatta la nostra vita." (CORMAC McCARTHY, Città della pianura) Frase chiave per capire uno degli aspetti piu' importanti del libro, di uno degli scrittori piu' amati dalla Petri e concetto ripetuto in diverse sue presentazioni sul libro stesso. - Citazione sopra da unire a quello riportato in quarta di copertina: "In quella famiglia sembrava sempre che tutti interpretassero un ruolo imparato male, ma che non sapessero nemmeno più essere se' stessi perché quello, forse non l'avevano imparato mai" - La "famiglia" e' una famiglia portoghese, di Lisbona, padre patriarca, il "dinosauro", tre figli, maschio e femmina gemelli, dai caratteri contrapposti, una figlia dalle pessime vicende di salute, un genero. Nella "famiglia" entra/esce veloce una italiana di Roma, pittrice, il personaggio pur col nome diverso e stesso cognome esiste davvero con carattere e stile di vita come nel libro, amica trentennale della Petri, ottima pittrice appunto nella realta' e persona molto simpatica. Nella storia fanno da bordone un cane, un gatto e Santa Teresa d'Avila, un gallerista di quadri, altri personaggi. - La "famiglia" tipicamente portoghese, nel carattere chiuso e quasi scontroso, nel mimetizzare i sentimenti, entra subito in contrasto affettivo e comportamentale con "l'italiana" in quello che e' uno scenario de "La rappresentazione" di stampo teatrale. "Rappresentazione" e' termine che ricorre 17 volte nel testo, al netto del titolo/indice a raffigurazione del racconto. Viene istintivo citare lo Shakespeare delle tragedie per delle "scene di orrore" (mimetizzato, ma reale nei personaggi) in particolare per i "pranzi e ricorrenze tipiche", nei ristoranti in genere, uno sbranarsi sul filo dei sottintesi e delle battute taglienti, sempre con flemma molto "english" che fa parte del comportamento della maggioranza dei portoghesi, alcune pagine sono dei veri capolavori stilistici. - Da quarta di copertina: "Lisbona. Dopo la mostra in cui la pittrice Albertini ha ritratto l’intera famiglia del marito, la coppia è costretta a trasferirsi a Roma. Gli “sgorbi” hanno divertito solo Rita (la figlia nata deforme e che la madre Maria do Ceu ha fatto rattoppare chirurgicamente più volte). La Albertini d’altro canto se ne frega: detestava i silenziosi pranzi di famiglia della domenica. Quando entra in gioco un abile gallerista di Milano è il successo, soprattutto a partire da una serie di quadri su santa Teresa d’Ávila. Non solo: i critici notano che – basta guardarli con attenzione – quei quadri prendono vita. Pittrice ormai ricca e famosa, la Albertini potrebbe finalmente vivere una bella vita con il marito Vasco, abituato, a differenza di lei, ad avere un patrimonio alle spalle. E tuttavia il rapporto coniugale si complica, innescando una sorta di conflitto che è al contempo torbida sfida e luminoso riscatto. È forse l’amore solo una “rappresentazione”? In un continuo, drammatico andare e venire tra Roma e Lisbona, la Albertini si prepara a combattere, a crescere, a guardare al di là dello specchio in cui ha rischiato di vedersi prigioniera: lo specchio dei glaciali, interminabili e quasi invincibili silenzi. Romana Petri si muove con insinuante agilità fra l’ottusità dei rituali famigliari, il teatro morbido e morboso della bellezza di Lisbona e il gesto rivelatore e magico dell’arte. Passione, scandaglio di anime, saga famigliare, La rappresentazione è un romanzo che esplora i suoi confini, e li supera." - IN SINTESI Un romanzo molto bello per lo stile e ritmo narrativo, interessante per l'ambientazione ed i personaggi, apprezzabile sia da chi non conosce questa scrittrice che da chi ha gia' letto altri suoi libri, ne vedra' un filo conduttore da altre letture con altri elementi narrativi. - Video-foto dei 23 libri di Romana Petri https://youtu.be/pqddDCQ6DEs - Presentazione del libro con @Paolo Di Paolo https://www.facebook.com/watch/live/?... - Brunella Schisa intervista Romana Petri https://www.facebook.com/romana.petri... - Rita Albertini (Luciana nel libro) http://www.spazio121.it/artisti/alber...
Per due terzi del libro sono stata indecisa sulla valutazione da dare a questo romanzo, che naviga tra le menti dei protagonisti (una pittrice in ascesa piena di originalità e un po' di follia, e il suo compagno portoghese prigioniero di un vissuto familiare che ne castra ogni azione), saltellando dall'uno all'altra con un'incredibile nonchalance. Scarna di fatti la trama, il libro è uno spaccato di una coppia con tali differenze che è difficile capire quale ne sia il collante se non un irrazionale grande amore. L'intimità dei pensieri narrati è totale, al punto da risultare quasi ripetitiva. Ma se come lettore ci si può un po' annoiare a rileggere in varie salse sempre gli stessi concetti, è anche vero che questo è probabilmente ciò che avviene tutti i giorni nelle nostre menti, avvilupparci senza via d'uscita intorno agli stessi pensieri, fino a che qualcosa non si rompe definitivamente. I capitoli finali sono emotivamente trascinanti, e valgono da soli tutto il libro.
D’accordo, non è “Ovunque io sia” e questo già lo sapevamo. Eppure ogni volta che finisco un romanzo di Romana Petri sento subito la mancanza dei suoi personaggi. Mi capita addirittura prima che il romanzo finisca. È vero, in questo caso il tutto era un filo ripetitivo, ma è stata chiaramente una scelta. A mio avviso anche volta a sottolineare le due personalità dei protagonisti principali. Molta umanità, due e più città da vivere, l’amore patetico. E l’uomo, che sa essere piccolo piccolo e grandioso allo stesso tempo. Splendida la Albertini, una personaggia insostituibile.
Mi aspettavo che la Rappresentazione terminasse in tragedia, avrei preferito un finale tragico on effetti in quanto se la recita dura tutta una vita, meglio che il sipario si chiuda sull'ineluttabile morte del protagonista tormentato. Ho trovato questo terzo capitolo migliore di Pranzi di famiglia e ovviamente di tono minore rispetto a Ovunque io sia... ad ogni modo Romana Petri mi piace molto nella narrazione di questa famiglia portoghese, complessa ed inquieta.
Ho amato tantissimo "Ovunque io sia" mi è piaciuto molto " Pranzi di famiglia"ma,ho trovato quest'ultimo libro troppo ripetitivo, a tratti surreale. Non ho capito perché la Petri si sia dilungata tanto. Sono pure rimasta con il dubbio di sapere se la Albertini ci è o ci fà!