Basta bugie. Lo zio Cesare è morto. Non riusciamo a pensare ad altro, io e Peppino.Paura, nemici in agguato nel buio, occhi che ci osservano, terrore per i rumori, terrore per il silenzio, terrore per le tenebre, terrore per la troppa luce che mostra dove sei...Tutti tacciono. Noi non sappiamo neanche se dobbiamo andare a scuola, domani. Se possiamo andarci. Uccideranno anche nostro padre? Uccideranno anche gli altri parenti?Un racconto colmo di pagine inedite e di particolari mai rivelati, che si dipana a partire da un comune della città metropolitana di Palermo, Cinisi, e da una famiglia di agricoltori legati alla mafia il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, e suo cognato, Cesare Manzella, ucciso in un attentato, era il capomafia del paese, uno dei boss che per primi individuarono nel traffico di droga il nuovo strumento di accumulazione di denaro e potere.È in questa famiglia che nasce Peppino, e cinque anni più tardi anche Giovanni, dopo che un altro fratello che portava lo stesso nome era morto ancora piccolissimo. È da qui che si sviluppa la vicenda rivoluzionaria, drammatica, coraggiosa e libera del ragazzo destinato a diventare il più contagioso degli attivisti della lotta antimafia.Una storia che non si interrompe affatto con l’uccisione di Peppino, ma che continua peraltri quarant’anni intrecciandosi a quella del nostro Paese, e disvelandone spesso complicità e opacità. Quella storia Giovanni l’ha vissuta tutta, camminando con Peppino ben oltre i cento passi che per convenzione distanziavano la loro casa da quella di Gaetano Badalamenti, ’u ziu Tano.Invecchiando, lui sì, mentre Peppino, suo fratello maggiore, restava per sempre ragazzo.Ma quei passi ora sono diventati milioni.
GIOVANNI IMPASTATO: "MIO FRATELLO. TUTTA UNA VITA CON PEPPINO"
9 maggio 1978. Lungo una ferrovia a Cinisi vengono rinvenuti i resti di Peppino Impastato. I carabinieri, trascurando completamente importanti indizi che deponevano a favore di un omicidio e conseguente posizionamento del cadavere sui binari, sentenziano che Peppino, noto per il suo attivismo antimafia e la sua appartenenza alla sinistra estrema, sia morto mentre preparava un attentato dimostrativo, vittima di se stesso.
Ci vollero 6 anni perché fosse riconosciuto il delitto di mafia e ce ne vollero molti molti di più perché il mandante di quel delitto fosse condannato, si dovette aspettare il 2002.
Peppino, 30 anni intensi, dedicati all'impegno civile e alla lotta contro la mafia e il malaffare, senza paura, senza fermarsi di fronte a nulla, Peppino senza riguardi per nessuno, in nome della verità e della pulizia, Peppino, anima che ancora aleggia, presente e tangibile a "Casa memoria", l'associazione portata avanti da suo fratello Giovanni e dalla nipote Luisa.
Questo libro, scritto appunto da Giovanni, ci racconta di come tutto è nato, si è evoluto, è partito nell'etere dai microfoni di Radio Aut, ha piantato semi buoni in una terra sofferente, che hanno generato frutti e che rendono il sacrificio di Peppino generativo. Lui è morto, ma non lo sono le sue idee, che continuano a vivere e a contagiare le persone che attraverso film, canzoni, libri, parole, racconti arrivano a conoscerlo. Di recente la Regione ha acquisito il casolare in cui Peppino fu ucciso e in quel luogo di morte verrà creato un centro culturale. Il modo migliore per celebrare la vita.
Metto questo libro tra quelli "doverosi", quelli che vanno letti, è tra l'altro una bella lettura, interessante e scorrevole, anche se l'ho letta con un macigno sul cuore. Ero una bambina quando morì Peppino, ma nel 2000 vidi un film, si chiamava "I cento passi", e dalla storia di quest'uomo coraggioso non mi sono potuta più staccare.
Leggete questo libro. E cercate il film. Dovete.
"La mafia uccide. Il silenzio pure" Peppino Impastato
La storia di Peppino Impastato la conosciamo, questo libro però è il racconto del fratello, e ha valore soprattutto per questo. Descrive l'atmosfera familiare e come si vive in un paese ad alta densità mafiosa. Da leggere a scuola e far riflettere su cosa siano i poteri forti e il loro legame con la mafia.
«”Sapeva tutto, la mafia non gli piaceva e non gli piace ma la sopportava, la subiva…” dice. “A me questa idea di sopportare una cosa così orribile non può andare bene, per nessun motivo! È così che la mafia va avanti senza problemi: perché la gente la tollera, la sopporta, pensa sia un male inevitabile, necessario, persino utile per alcune cose…”». -Giovanni Impastato, Mio fratello
Libro molto scorrevole. La storia mi ha colpito molto (anche se la conoscevo già, letta in questo modo è stato molto più triste di come la conoscevo). Personaggi veramente reali è studiati bene. Devo dire romanzo fantastico
La storia di Peppino Impastato vista, e narrata, dagli occhi del fratello Giovanni. Dai primi giochi innocenti tra fratelli, cresciuti con mamma e papà e contornati da un'infinità di zie e zii, sino alla svolta sociale e politica di Peppino, con la conseguente morte. La ribellione di un ragazzo e la lotta verso il crimine in un paese dove anche solo rispondere male al boss del quartiere era visto di cattivo occhio. La vita oltre la morte, con l'associazione gestita ora da Giovanni e che porta avanti gli ideali del fratello.
Consigliato a chi conosceva poco la storia del protagonista, consigliato ai giovani che non sanno chi sia e magari se lo trovano menzionato in qualche programma tv e, soprattutto, consigliato a chi non vuole mai smettere di lottare.